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LA PIAZZA ANNO XIV N. 3 MARZO 2017

PD tra scissione e primarie

 

Il numero di Marzo sarà reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Marzo 2017.

 

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DJ Fabio e le questioni del fine vita - di Ivano MORESCHINI

 È tornata al fulgore delle cronache una questione che occupò qualche anno fa il dibattito pubblico italiano, con l’eutanasia di Eluana Englaro: le scelte sul fine vita. La persona che ha voluto far diventare pubblico il suo dolore e la sua scelta è stata Fabiano Antoniani, 40 anni appena compiuti, famoso nel suo ambito come Dj Fabo. Cieco e tetraplegico da oltre 3 anni a causa di un incidente d’auto, viveva subendo dolori lancinanti, ed aveva espresso la volontà di accedere al suicidio assistito, cosa che è avvenuta in Svizzera il 27 febbraio scorso. È dovuto andare in Svizzera, perché in Italia non ci sono ancora leggi sulle questioni del fine vita: eutanasia attiva e passiva; testamento biologico e suicidio assistito. Nei box tentiamo di spiegare quali sono le differenze tra l’una e l’altra vicenda del fine vita. Il grado di intervento della legge italiana è diverso: si va dalla punibilità penale dell’eutanasia e del suicidio assistito, che sono atti entrambi punibili dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale, alla discussione della proposta di legge sul testamento biologico, che il 13 marzo dovrebbe iniziare il suo percorso nell’aula della Camera. Composta da 5 articoli, la proposta all’articolo 3 stabilisce che “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere (...) il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali”. L’eutanasia è permessa per uno stato di “costante e insopportabile sofferenza fisica e psichica del paziente”, in Belgio, Lussemburgo, Olanda, e in Oregon, negli Stati Uniti. In Portogallo per casi di estrema gravità si possono autorizzare atti per l’interruzione dei trattamenti terapeutici. In Svezia l’eutanasia attiva è vietata, ma è tollerato il suicidio assistito, così come in Germania. In Svizzera, come abbiamo visto sopra, è tollerato il suicidio assistito. In Francia la legge relativa ai diritti dei malati terminali riconosce loro la possibilità di richiedere una “degna morte”: sono praticabili le cure palliative e l’eutanasia passiva. Resta vietata la possibilità di praticare l’eutanasia attiva. Nel Regno Unito, l’eutanasia è assimilata all’omicidio. Negli Stati Uniti, la Corte suprema ritiene legittima l’eutanasia passiva e il governo federale ha autorizzato i singoli stati a regolamentare tale materia. In Cina, dal 1998, gli ospedali sono autorizzati dalla legge a praticare l’eutanasia ai malati terminali. Nonostante l’apertura con la poesia di Giuliano De’ Medici, sono questioni delicate che non possono essere decise con un sì oppure con un no. Sono in gioco la libertà di scelta di ognuno di noi, ma anche le esigenze sociali ad una regolamentazione dell’accesso a questi trattamenti, con particolare riguardo al suicidio assistito. Quale è il grado di sofferenza fisica e psichica che giustifica tali trattamenti? E quale medico decide su tutto ciò? Chiediamo ai nostri lettori di esprimere la loro opinione sul giornale, e ringraziamo anticipatamente chi vorrà farlo.

Che cos’è l’eutanasia attiva e passiva
L’eutanasia attiva consiste nel porre fine alla vita di un paziente, consenziente, che ne ha fatto richiesta, per il quale non si attestano possibilità di guarigione o di condurre una vita in modo dignitoso, secondo il loro personale intendimento. Consiste in una somministrazione letale. L’eutanasia passiva prevede la sospensione di un trattamento necessario per mantenere in vita un paziente.

Che cos’è il suicidio assistito
Il suicidio assistito è l’atto vero e proprio che pone fine alla vita. È il paziente a compierlo con l’aiuto e il supporto di altre persone. È compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti terzi, che si occupano di assistere la persona per gli altri aspetti: ricovero, preparazione delle sostanze e gestione tecnica e legale post mortem. La differenza con l’eutanasia consiste in particolar modo nelle implicazioni etiche, e nella responsabilità personale. In Italia il suicidio assistito, così come l’eutanasia, è punibile dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale.

Che cos’è il testamento biologico
Si tratta della dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari ed è un documento in cui indicare a quali terapie ricorrere e soprattutto quali trattamenti rifiutare, in caso di grave incidente o malattia terminale, quando si è incapaci di comunicare espressamente il proprio volere.

 

 
 

  Il PD tra scissione e primarie - di Ivano MORESCHINI

 RenziIl Partito Democratico è nella tempesta, dopo l’esito del referendum costituzionale, e le dimissioni di Renzi da Presidente del Consiglio.

Alle prese con una scissione, che ha dato vita alla nascita del Movimento Democratici e Progressisti, nel quale sono confluiti personaggi importanti della storia della sinistra italiana, come D’Alema e Bersani.

Ed anche alle prese con le primarie per l’elezione del nuovo segretario del Pd, dopo le dimissioni da questa carica di Matteo Renzi, che dal 2014 aveva cumulato le due cariche.

Gli sfidanti nelle primarie del Pd, che si terranno il 30 aprile, sono Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia e magistrato in aspettativa, e Andrea Orlando, Ministro della Giustizia e uomo che viene dalla tradizione del Pds, è ligure, e viene sostenuto anche da Prodi.

Il Movimento Democratici e Progressisti non sembra avere un grande seguito nelle nostre zone, anche perché i politici di riferimento del Partito Democratico, come Andrea Ferro, deputato di zona, e Marco Vincenzi, consigliere regionale, avevano già sostenuto Renzi nelle precedenti primarie.

Per adesso quindi, la scissione sembra solo riguardare alcune aree del paese, e bisognerà aspettare le elezioni amministrative, che si terranno a quanto pare nel mese di giugno 2017, per avere un concreto riscontro sui voti che potrà prendere l’area di sinistra. Anche perché nel frattempo c’è stato il lancio del movimento di Giuliano Pisapia, ex Sindaco di Milano, nonché la trasformazione di Sel in Sinistra Italiana.

L’impressione è quella di una grande confusione di sigle e di personaggi, che potrebbe danneggiare un’aggregazione di sinistra. In realtà questi cambiamenti nel panorama politico della sinistra derivano senz’altro dal ritorno della proporzionale nelle elezioni politiche.

La sentenza della Corte Costituzionale di febbraio scorso ha infatti eliminato il ballottaggio, e leggiamo nei sondaggi che le varie sigle, dai 5stelle alla Lega, da Forza Italia allo stesso Pd sono molto lontani dalla soglia del 40% che potrebbe far scattare il premio di maggioranza.

E considerato che di una nuova legge elettorale non si parla, né per la Camera né per il Senato, l’esito più probabile dopo il voto, che ormai è assodato che ci sarà nel febbraio 2018, sarà quello di una coalizione di larghe intese.

I sondaggi recenti danno in vantaggio i 5stelle: secondo le convenzioni costituzionali che si erano consolidate nella cosiddetta Prima Repubblica, quindi, il capo dello Stato dovrebbe incaricare per la formazione di un Governo proprio un rappresentante di questa lista. Ma è tutto così incerto che ogni previsione sembra azzardata.

Faremo come la Spagna, che è tornata alle elezioni senza una chiara maggioranza? C’è chi afferma che tanto ormai le decisioni che possono prendere gli Stati nazionali, soprattutto in tema di economia e lavoro, sono piuttosto limitate.

Ci abitueremo ad essere governati dall’esterno, con le procedure di infrazione dell’Unione Europea per ogni manovra di bilancio? Intanto la crescita della ricchezza nazionale, il Pil (Prodotto Interno Lordo) rimane più bassa degli altri Stati europei, tanto che negli ultimi dieci anni abbiamo perso qualcosa come venti punti di crescita in rapporto alla Francia, e trenta rispetto alla Germania.

Eppure andiamo a votare per le politiche con la certezza che il giorno dopo non ci sarà un vincitore che possa governare subito, con un programma chiaro. Perché dai sondaggi di oggi nessuno sarà in grado di governare da solo.

 

 

 

 Le Comunità Montane del Lazio diventano Unioni di Comuni Montani - di Ivano MORESCHINI

Comunità MontaneLe Comunità Montane del Lazio dovrebbero diventare tra poco tempo Unioni di Comuni, che dovrebbero continuare a svolgere i servizi ed esercitare le funzioni delle cessate comunità montane. Infatti la legge regionale n. 17 del 31 dicembre 2016, nei commi da 126 a 138, disciplina questo passaggio.

L’antefatto della legge regionale n. 17/2016 è una legge nazionale, la n. 56 del 7 aprile 2014, intitolata: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comune, che al comma 31 stabilisce:

Il limite demografico minimo delle unioni e delle convenzioni di cui al presente articolo è fissato in 10.000 abitanti, ovvero in 3.000 abitanti se i comuni appartengono o sono appartenuti a comunità montane, fermo restando che, in tal caso, le unioni devono essere formate da almeno tre comuni.

Le Comunità Montane attualmente nel Lazio sono ventidue, con circa 240 Comuni interessati, nella maggior parte inferiori a 5000 abitanti.

La legge regionale prevede la nomina di Commissari liquidatori, che di norma dovrebbero coincidere con i Presidenti in carica, i quali devono svolgere tale compito a titolo gratuito. La legge stabilisce anche un termine perentorio di dieci giorni dall’entrata in vigore della legge (quindi il 10 gennaio) per la nomina dei Commissari liquidatori da parte del Presidente della Regione, ma non si trovano in rete le nomine, quindi c’è da pensare che non siano state ancora fatte.

Nel caso in cui i Comuni aderenti alle Comunità Montane più piccole, cioè che non raggiungano il limite minimo di 3.000 abitanti, possono avanzare una proposta di gestione delle funzioni fondamentali alla Regione Lazio, aggregando altri Comuni, oppure aderendo ad un’altra Comunità Montana vicina.

Sempre nella legge regionale veniva fissato un termine di novanta giorni per i Commissari liquidatori per l’inventario, la gestione del personale, il bilancio di liquidazione. Non è noto nulla in merito, come detto sulle nomine dei liquidatori.

Alla fine di questo percorso di liquidazione, l’Unione dei Comuni Montani eredita le situazioni attive e passive della disciolta Comunità Montana. Per quello che riguarda il personale, le Unioni dei Comuni Montane erediteranno il personale delle Comunità Montane, mentre i comuni aderenti, mentre il personale comune si applicherà l’articolo 31 del testo unico sul pubblico impiego che riguarda il passaggio di dipendenti per effetto di trasferimento di attività.

Il numero dei dipendenti della Unione dei Comuni Montani non potrà essere superiore al totale dei dipendenti previsti nei singoli comuni. Le spese del personale attualmente dipendente dalle Comunità Montane resteranno a carico della Regione Lazio, mentre quello del personale conferito dai Comuni resterà a carico dei medesimi. Il dubbio principale che sorge su questo nuovo assetto dei comuni montani, dipende dal fatto che la gestione associata non ha mai veramente attecchito nei Comuni del Lazio, forse per mancanza di cultura associativa. Il rischio è che questo passaggio possa essere vissuto come un’imposizione dall’alto, e quindi che possa dare pochi risultati positivi per i Comuni Montani.

 

 

 

 Consiglio Comunale del 2 Marzo 2017: Minoranza forza di Governo - Il Gruppo Consiliare “TUTTA UN’ALTRA STORIA”

Il 2 marzo si è svolto, dopo mesi di inattività, il consiglio comunale con iscritti all’ordine del giorno 8 punti di cui ben 6 proposti dal gruppo di minoranza “Tutta un’altra Storia”.

Il primo dato politico che emerge in maniera evidente è che l’amministrazione Pascucci bis, nonostante l’importante rinnovamento avuto al suo interno, non riesce a produrre risultati positivi né sotto l’aspetto amministrativo, né tanto meno sotto l’aspetto del rispetto delle regole democratiche a tutela degli interessi collettivi di cui i consiglieri comunali sono, o dovrebbero, essere portatori. Ed infatti, l’ultimo consiglio comunale riassume in sé questi importanti limiti.

I consiglieri di minoranza, visto l’immobilismo dell’amministrazione, hanno chiesto un confronto su temi importanti per la qualità della vita dei cittadini di Castel Madama attraverso gli strumenti istituzionali a disposizione, ovvero sono state presentate interrogazioni e mozioni su temi come: Richiesta urgente di regolamentazione per il condono delle sanzioni per le entrate tributarie ed extra tributarie riscosse a mezzo ingiunzione; Obblighi e divieti dei detentori di cani; Segnaletica relativa ai parcheggi per disabili; Rinnovo vestiario dipendenti comunali con mansioni di operatori tecnici ed operatori ecologici; Gestione dei costi di telecomunicazione dell’Ente; Mozione sui gravi disservizi relativi al trasporto pubblico Co.Tra.L.

Purtroppo, la discussione di ogni singolo punto ha messo in risalto i limiti di una maggioranza che non riesce a comprendere che amministrare un paese significa effettuare scelte mirate a migliorare la qualità della vita dei cittadini che questo paese lo vivono, dando la percezione di una sostanziale indifferenza verso i problemi collettivi e verso, nota ancora più dolente, i problemi delle fasce di popolazione più in difficoltà.

Così è stato per la richiesta regolamentazione della “rottamazione della cartelle esattoriali”, che avrebbe consentito di poter usufruire del condono delle sanzioni per i tributi locali (come avviene nella stragrande maggioranza dei comuni italiani), consentendo alle famiglie perbene ma con difficoltà economiche di poter pagare il proprio debito con un risparmio di circa il 100%.

La risposta da parte dell’amministrazione comunale è stata, con motivazioni urlate perché prive di fondamento, che tale regolamento non si farà. Stessa superficialità e stessa indifferenza è stata dimostrata per tutti gli altri punti, dove con disarmante naturalezza è stato detto che ci sono domande per nuovi parcheggi per disabili fatte diversi mesi fa e rimaste inevase, senza che ciò andasse a scaturire sdegno per chi dovrebbe per prima cosa garantire le fasce di popolazione più deboli.

Stessa coerente disarmante superficialità in tutti gli altri punti affrontati nel consiglio comunale, dove la ciliegina sulla torta è stata messa nell’ultimo punto, la mozione presentata sui disservizi Co.tra.l. a danno dei cittadini di Castel Madama: anche qui, nonostante l’approvazione all’unanimità della mozione e l’impegno quindi di creare una delegazione composta da maggioranza, opposizione e rappresentanti dei pendolari, per andare al competente assessorato regionale, l’Amministrazione ha voluto emendare il documento pensando bene di inserire “l’imponente” attività svolta nell’ultimo anno a difesa dei diritti dei pendolari: una lettera datata gennaio 2016 indirizzata all’assessorato regionale, ed un’altra della stessa data della nostra mozione e nulla più. Discorso a parte invece sulle due delibere proposte dalla maggioranza.

La prima riguarda un finanziamento regionale di 2.000 euro per l’iniziativa promossa dalla biblioteca comunale denominata “Cinema e Cibo”. Ovviamente approvata all’unanimità, i consiglieri comunali di minoranza hanno fatto però notare come tale contributo regionale poteva essere rivolto anche ad altre attività, magari più importanti per la storia del nostro paese, come ad esempio il Palio, l’archivio storico, gli sbandieratori: meglio sorvolare sulla risposta dell’assessore competente. La seconda delibera riguarda l’approvazione del regolamento in materia di accesso civico e accesso generalizzato ai dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni, adempimento previsto dal D. Lgs. 33/2013: anche questo regolamento è stato approvato all’unanimità, poiché consente un’importante apertura in materia di accesso agli atti comunali, a tutela e nel rispetto del diritto di informazione e di trasparenza che una pubblica amministrazione dovrebbe naturalmente garantire a tutti i cittadini: la nostra preoccupazione, già espressa in aula, è che tale regolamento rimanga inapplicato, come purtroppo già accade rispetto ad alcuni regolamenti, come quello del consiglio comunale, sulle cui inadempienze da parte dell’amministrazione comunale abbiamo dovuto informare il Prefetto di Roma.

 

 

 

  Economia di Comunione - Una Rete di Economia Alternativa per una Cultura del Dare - di Italo CARRARINI

 

“A differenza dell’economia consumista, basata su una cultura dell’avere, l’Economia di Comunione è l’economia del dare. Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico. Ma non lo è perché l’uomo, fatto ad immagine di Dio che è Amore, trova la propria realizzazione proprio nell’amare, nel dare”. (Chiara Lubich, Trento 1920 - Rocca di Papa 2008)

EconomiaSabato 4 febbraio, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato oltre 1.100 attori dell’Economia di Comunione di 51 Nazioni, convenuti per il Congresso Mondiale organizzato dal Movimento dei Focolari presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo per dire ‘no’ a un’economia che uccide, che esclude, che inquina, e per riaffermare i valori di una cultura economica ispirata ai valori di ‘comunione’, ‘gratuità’ e ‘reciprocità’. L’Economia di Comunione (EdiC) nasce nel maggio 1991 in Brasile dall’intuizione carismatica di Chiara Lubich, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare ‘agenti di comunione’ per aiutare i più bisognosi e costruire un sistema economico fondato sulla cultura del ‘dare’ attraverso l’opera di uomini ‘nuovi’ adeguatamente formati.

Fu il sociologo Tommaso Sorgi ad attribuire il nome ‘Economia di Comunione’ a quella novità arrivata dal Brasile, termine ideato tenendo presente il pensiero espresso da uno dei cofondatori del Movimento dei Focolari nonché pioniere di EdiC, il tiburtino Igino Giordani, quando scriveva: “non comunismo ma comunione”. “In questo nuovo modo di fare economia che Chiara stava elaborando - ricorda Sorgi - ritrovavo l’applicazione di quel concetto: era un mettere in comunione le proprie risorse economiche, le proprie capacità di lavorare e il proprio ingegno, ma liberamente e non per costrizione politica”.

Oggi quella visione precorritrice è diventata realtà. Dopo 25 anni l’EdiC è venuta a strutturarsi come rete di imprenditori, operatori economici, lavoratori, consumatori, risparmiatori, studenti e studiosi impegnati a favorire una nuova rappresentazione dell’agire economico, con stili di vita basati sulla fraternità e sulla condivisione dei profitti per sradicare la povertà in contrapposizione ai postulati del pensiero economico dominante, causa di non poche ingiustizie.

L’iniquità dell’attuale sistema emerge con tutta evidenza dal rapporto Oxfam (2017), secondo il quale otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità, confermando come la forbice della disuguaglianza si sia estremizzata al punto da condannare alla miseria centinaia di milioni di persone. Nonostante l’inarrestabile ascesa di questi dati l’esperienza di EdiC si diffonde e si afferma nel mondo come nuova via per uno sviluppo equo e solidale, offrendo un cambio di prospettiva e soluzioni alternative alla dilagante cultura edonistica e consumistica.

Al momento genera vita di comunione in 860 imprese (di cui 250 in Italia) sparse in 51 Nazioni portando sollievo ai più svantaggiati. Grazie alla rete internazionale, con hub presenti in alcuni poli produttivi, mette in atto progetti a sostegno dei giovani imprenditori stimolando una riflessione culturale sul concetto di mercato e sulle categorie economiche di ‘reciprocità’, ‘dono’ e ‘gratuità’.

Dal primo Polo ‘Spartaco Lucarini’ nato in Brasile, al più recente intitolato a ‘Giosi Guella’ in Portogallo, i Poli, costituiti da piccole e medie aziende che lavorano per il bene comune continuano ad alimentarne gli ideali. In Italia tale modello economico trova nel Polo ‘Lionello Bonfanti’, nei pressi della cittadella internazionale di Loppiano (sobborgo di Incisa a 20 km da Firenze che conta circa 900 abitanti di 70 nazioni), un importante riferimento di credibilità per l’EdiC con oltre 9.600 mq di superficie, circa 5.700 soci e più di 20 imprese di vari settori.

Autentico laboratorio di fraternità in cui si sperimenta quotidianamente la cultura dell’incontro tra popoli, culture e fedi religiose, e punto di convergenza per le aziende italiane che aderiscono al progetto, questo Polo è anche luogo di approfondimento su temi che spaziano dalle questioni giovanili a scuola e povertà, dall’economia civile al fenomeno delle migrazioni, dall’ecologia fino alle innovazioni tecnologiche, scientifiche ed altro ancora.

Come riferito da una giovane partecipante al ‘3° Incontro Scuola Giovani Imprenditori’: “Qui si promuove la cultura del dare, si produce ricchezza a favore di chi è in difficoltà. Non si tratta di filantropia, ma di adesione a valori forti e a princìpi di economia civile dove il fine ultimo è cercare il proprio interesse insieme a quello degli altri.

Si mettono al centro le persone e le relazioni in un processo di comunione e quindi di dono. Esistono più di 5.600 soci (imprenditori ma anche operai, pensionati...) e 23 attività che devolvono il 30% degli utili a persone bisognose”.

 
Ribaltando l’impostazione dominante che vede al centro il capitale, il coordinatore del progetto EdiC, Luigino Bruni, spiega che “Il primo e fondamentale fattore nell’impresa e nell’economia sono le persone.

È la loro creatività, la loro passione a fare la differenza. L’EdiC è nata e nasce ogni giorno da un carisma. Anche per questa ragione esiste un profondo legame tra EdiC e giovani: i carismi e i giovani hanno in comune la speranza, la fede nel futuro, i grandi progetti e ideali”.

L’interesse della Chiesa verso questo arduo orientamento dell’economia è stato richiamato dal Santo Padre nel discorso pronunciato durante l’udienza del 4 febbraio, qui sinteticamente riportato: “Sono lieto di accogliervi come rappresentanti di un progetto al quale sono da tempo sinceramente interessato. A ciascuno di voi rivolgo il mio saluto cordiale, e ringrazio in particolare il coordinatore, prof. Luigino Bruni, per le sue cortesi parole. E ringrazio anche per le testimonianze. Economia e Comunione, due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich in Brasile [...] invitandovi ad essere creativi, competenti, ma non solo questo. [...] Nell’immettere dentro l’economia il germe buono della comunione, avete iniziato un profondo cambiamento nel modo di vedere e vivere l’impresa.

L’impresa non solo può non distruggere la comunione tra le persone, ma può edificarla, può promuoverla. Con la vostra vita mostrate che economia e comunione diventano più belle quando sono una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti”.

Ad un auditorio estremamente attento il Pontefice ha poi rivolto tre raccomandazioni: 1) il denaro. “È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita. [...] Il denaro diventa idolo quando diventa il fine. [...] È stato Gesù a dare al denaro la categoria di signore. [...] Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune.

Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri, soprattutto con i poveri [...].

Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone!”. 2) la povertà.

“Il principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere [...].

Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano.

E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia! Di fronte a questo abominio l’Economia di Comunione, se vuole essere fedele al suo carisma, non deve soltanto curare le vittime del sistema, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più.

Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena”. 3) il futuro. “Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme [...], ma i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri.

Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra storia, la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino [...], il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua ‘anima’, la sua qualità. [...] La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola. Con un invito: Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani [...]. Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. [...] Queste cose voi le fate già.

Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti.

Il ‘no’ ad un’economia che uccide diventi un ‘sì’ ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione. [...] Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia…, continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati”.

Con queste parole il Papa apre a nuove sfide e ad una nuova consapevolezza da cui ripartire con entusiasmo e rinnovato impegno. Da sempre le comunità umane sono rette dall’interazione dei princìpi di ‘scambio’, ‘ridistribuzione delle risorse’ e ‘dono’, che se ben accordati consentirebbero alle società di svilupparsi armoniosamente.

 

Per favorire l’armonica espansione di questi princìpi l’EdiC invita a: – vivere e diffondere una nuova cultura economica e civile, dai bambini agli anziani, che Chiara Lubich ha voluto chiamare ‘cultura del dare’; – formare nuovi imprenditori e imprenditori nuovi che liberamente condividano gli utili per sostenere gli scopi dell’EdiC: la riduzione della miseria/esclusione, la diffusione della cultura del dare e della comunione, lo sviluppo dell’azienda e la creazione di posti di lavoro; imprenditori che concepiscano e vivano la loro impresa come vocazione e servizio al bene comune e agli esclusi di ogni latitudine e contesto sociale; – combattere le varie forme di indigenza, esclusione e miseria con una duplice inclusione: comunitaria e produttiva; siamo convinti infatti, anche per l’esperienza ormai ventennale, che non si possa curare nessuna forma di povertà non scelta senza includere le persone svantaggiate all’interno di comunità vive e fraterne, e, laddove è possibile, anche nei luoghi del lavoro, nelle imprese: finché chi può e deve lavorare non riesce ad averne l’opportunità, questi rimane sempre una persona indigente.

Anche se distintamente orientato, e con declinazioni proprie, il progetto EdiC può, in un certo senso, rinviare a quel processo di trasformazione proposto da Serge Latouche volto a rigettare il culto irragionevole della crescita fine a sé stessa per promuovere un modello virtuoso di società della ‘decrescita’. Una società parsimoniosa ed autosufficiente, che richiede cambiamenti fondati sulla sobrietà e sul senso del limite per tentare di rispondere alle gravi emergenze del presente in un mondo colonizzato dall’economicismo sviluppista e dal cosiddetto ‘sviluppo sostenibile’, ritenuto dallo stesso Latouche un falso dettame istituito per far sopravvivere la crescita economica alla catastrofe planetaria.

E a proposito di decrescita, lo stesso Bruni, nel corso di un incontro avvenuto a Loppiano nel maggio 2012, sosteneva che “Non si costruisce una nuova economia senza una nuova cultura. [...] Oggi si parla molto di decrescita, ma la prima domanda che va posta al centro di un dibattito serio attorno a questo tema è la seguente: decrescita di che cosa? [...] Personalmente la declinazione della decrescita che amo è la decrescita del peso dell’economico (inteso come scambio mercantile) all’interno della vita civile. In Occidente, negli ultimi decenni, stiamo riempiendo il vuoto lasciato dalla famiglia tradizionale e dallo Stato con un mercato sempre più pervasivo [...]. Oggi dobbiamo liberare le energie e le forze della società civile e dei cittadini che tornino a creare spazi per relazioni di gratuità sottraendole al mercato ‘for profit’.

Non è sostenibile una cura degli anziani e dei bambini affidata prevalentemente al mercato. Ecco allora l’urgenza di una decrescita degli scambi economici e monetari per una crescita degli scambi e degli incontri di reciprocità; di una decrescita delle merci per una crescita dei beni relazionali, dei beni comuni, dei beni ambientali, dei beni spirituali, del ben-vivere o, come dicevano gli economisti toscani del Settecento, del Benestare”. Per Bruni “Niente ha più valore di un atto di gratuità”.

E per Chiara Lubich, diventata negli anni un’apprezzata economista: “Dare non significa soltanto dare gli utili o dare qualcosa. Non è quello. È quel dare che noi abbiamo imparato dal Vangelo che significa amare tutti. Quindi la cultura dell’amare: amare anche i dipendenti, amare anche i concorrenti, amare anche i clienti, amare anche i fornitori, amare tutti. Lo stile di vita aziendale deve essere tutto cambiato, tutto deve essere evangelico, altrimenti non abbiamo economia di comunione”.

Di certo non si può ergere il progetto EdiC a modello assoluto. Possiamo però evidenziare le opportunità che offre per sviluppare, entro gli stessi regimi concorrenziali, modelli organizzativi ispirati a criteri di valutazione diversi come dovrebbe accadere in una società effettivamente pluralista. Oltre ad aprire un cammino di speranza al futuro dei giovani, il grande contributo della Lubich e del Movimento dei Focolari al progresso morale e civile delle società è di aver tradotto in pratica il principio della fraternità in economia mantenendo uniti gli scambi degli equivalenti di valore, quelli redistributivi e quelli di reciprocità, senza contrapporre gli aspetti economici ai beni relazionali e ai valori di gratuità.

 

 

 

  Due Si per il lavoro - Angelo Moreschini, circolo Sinistra italiana Castel Madama

Il 28 maggio si voteranno i due referendum promossi dalla CGIL sui voucher e sugli appalti: avremo l’opportunità per riaffermare il diritto dei lavoratori a una giusta retribuzione, adeguata “ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 della Costituzione).

Due SìNella primavera del 2016 la CGIL raccolse quasi 3 milioni e mezzo di firme per la richiesta di tre referendum popolari per abrogare le parti peggiori del Jobs act, la legge sul lavoro del governo Renzi: le norme che eliminano l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, quello che vietava di licenziare senza una giusta causa; le norme per l’utilizzo generalizzato dei voucher, i buoni lavoro di 10 euro; le norme che consentono alle imprese di realizzare le opere o gestire i servizi presi in appalto risparmiando sullo stipendio dei lavoratori. L’11 gennaio 2017 la Corte costituzionale ha dichiarato non ammissibile il referendum sull'articolo 18, mentre ha dato il via libera a quelli sui voucher e sugli appalti. Il 14 marzo il Consiglio dei ministri ha fissato la data per i referendum il 28 maggio 2017, prima del voto per le elezioni amministrative fissate dell’11 giugno, che interessano più di mille Comuni. Qualunque governo responsabile, date le drammatiche condizioni del Paese, eviterebbe di spendere 300 milioni in più e fisserebbe voto referendario e voto amministrativo nello stesso giorno. Ma il Governo e il Pd temono il voto popolare e, come per il referendum sulle trivelle, puntano a far mancare il quorum. E si capisce il perché: perché temono una nuova sconfitta, dopo quella del referendum del 4 dicembre, quando il 60% dei cittadini ha bocciato la riforma costituzionale Renzi-Boschi, che accentrava nelle mani dell’esecutivo alcuni poteri del parlamento e delle Regioni. Il governo Gentiloni, fotocopia del governo Renzi, teme la vittoria dei SI contro una legge, il jobs act, che doveva risolvere il problema del lavoro e che, invece, lo ha reso ancora più precario, perché dà alle imprese la possibilità di licenziare senza giusta causa, la libertà di utilizzare in modo illimitato e incontrollato i voucher, la possibilità di ricorrere al subappalto per massimizzare i profitti e non avere nessun legame con chi poi materialmente realizza il lavoro... Nel 2016 il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato è crollato del 91%, mentre la disoccupazione continua ad aumentare, specialmente quella giovanile che ha raggiunto il 40%. Crescono le forme di lavoro precario, crescono i voucher e gli stage di lavoro gratuito. Invece i salari diminuiscono mentre il costo della vita aumenta. La disuguaglianza sociale dilaga. I poveri sono sempre di più, e sempre meno le tutele per chi perde il lavoro. Servirebbero altre soluzioni politiche: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; redistribuzione della ricchezza con una riforma del sistema fiscale con tassazione progressiva e patrimoniale; un reddito minimo di dignità; istruzione gratuita, sanità pubblica, diritto all’abitare. Bonifica del territorio, riconversione produttiva, recupero di risorse da investire sulle energie alternative e pianificare un’economia sostenibile. Il 28 maggio i cittadini avranno di nuovo la possibilità di prendere la parola e siamo convinti che con i loro 2 SI faranno piazza pulita di un’altra falsa riforma e riaffermeranno il diritto costituzionale al lavoro e ad una “giusta retribuzione, che assicuri un’esistenza libera e dignitosa”.

VOUCHER, perché abolirli?
Perché sono stati venduti 133.827.843 di voucher nel solo 2016, con cui sono stati “pagati” circa un milione e mezzo di persone senza diritti e tutele. Dicevano sarebbero serviti a legalizzare i lavori saltuari, sono diventati il modo per le grandi aziende (MC Donald’s, Juventus, Best Union Company, ManPower, Chef Express...) di evitare di assumere stabilmente i lavoratori. Hanno sostituito il lavoro stabile con un pezzo di carta che non garantisce tutele, ferie, malattia e adeguato stipendio.

SUBAPPALTI, perché regolamentarli davvero?
Perché il committente, spesso un’amministrazione pubblica, non può infischiarsene di quello che accade ai lavoratori nelle aziende cui vengono appaltati ed esternalizzati i lavori. Spesso le imprese appaltatrici ricorrono ai subappalti per massimizzare i profitti, scaricando sui lavoratori i costi e sempre più spesso le aziende falliscono e i lavoratori non hanno alcuna tutela. Con l'introduzione della responsabilità, il committente, spesso un’amministrazione pubblica, e le imprese hanno gli stessi doveri nei confronti dei lavoratori, che ricevono maggiori tutele.

 

 

 Il Carnevale tradizionale a Castel Madama - a cura della redazione

Gli alunni delle tre classi della IV Elementare di Castel Madama in un incontro con il poeta scrittore Alessandro Moreschini

…Il Carnevale è la festa dell’allegria, della gioia, della contentezza, del divertimento, delle risate, della spensieratezza, dei balli…non solo per i bambini, come avviene oggi, in tutte le manifestazioni di Carnevale in Italia e nel mondo, ma una volta era Carnevale soprattutto per i grandi. Per questi ultimi Carnevale significava essere per un giorno diversi da quello che si era nella vita, ossia immaginarsi Re, Regina, Eroe e soprattutto ciò che si voleva. Il carnevale è una festa pagana antichissima che risale a prima della nascita di Cristo, festa che poi la Chiesa a cristianizzato, spostando anche la data della ricorrenza alla settimana precedente la quaresima, come ha fatto peraltro con tutte le altre feste pagane- come la festa delle serpi a Cucullo (Festa di San Domenico); la festa della Pupazza che si bruciava in piazza alla festa di San Sebastiano a Castel Madama e tante altre

 

…Con il calar della sera le vie e le piazzette “de Casteju” erano gremite di “Mascari” ossia di gente mascherata ovviamente non con le maschere che oggi si vendono nei negozi, ma si dipingevano il viso con il nero della padella; indossavano vestiti da vecchi, e indumenti tali da non farsi riconoscere. Spesso la ragazza si vestiva da sposa con l’abito della nonna, e il giovanotto da sposo con il vecchio abito del nonno. Non era raro il caso in cui la donna si vestiva da uomo e viceversa. Spesso si incontrava per i vicoli, un giovanotto vestito da prete con due bambini ,vestiti da chierichetti (abbitucciu niru da chiattarella con sopra la cotta bianca. Non mancava mai il frate incappucciato con i sandali né tanto meno il cardinale con il cappello rosso in testa… Sulla piazza si poteva incontrare l’indovino con il mantello nero …oppure un uomo vestito da mendicante con il piattino che chiedeva l’elimosina…

 

invitati che li seguivano suonando l’organetto a bocca ed altri battendo coperchi di latta rumorosi, altrove si incrociavano giovanotti muniti di bastone che paventavano combattimenti … …Sicuramente il carnevale di Castel Madama ha conservato una vicinanza peculiare con il Carnevale dei secoli passati soprattutto per quanto riguarda il VINO… Bacco, Dionisio, dei del vino che consentiva di inebriarsi e essere allegri. Infatti tutti i mascari di cui abbiamo parlato andavano a bussare alle porte di tutte le case del paese, pronunciando, senza svelare chi fossero: LO RUSCIU, LO RUSCIU. Quasi sempre venivano accontentati con dolci e vino castellano.

 

…A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE dice il proverbio …anche quello di riversaresui “Mascari” dalle finestre delle case un bacile d’acqua o addirittura ‘Nu rinale de pisciu !!!”

 

…In questi ultimi anni il carnevale a Castel Madama è stato influenzato dalle note maschere: pulcinella, pantalone, Colombina…dai carri allegorici, da coriandoli, stelle filanti, ed altri ingredienti saponati.

 

Carnevale

 

Tutto questo è stato raccontato, in una atmosfera di allegria dagli alunni delle IV delle scuole Elementari di Castel Madama e Insegnanti con il contributo del poeta e storico Alessandro Moreschini che ha concluso l’incontro recitando una lunga e divertente poesia in dialetto castellano sul Carnevale che terminava con questi versi: A Casteju de Carnevale era ppiù festa de Natale, de Capudannu, de la Bbifanìa…. Eranu dine d’allicrìa, de spassu, de fracassu, de fantascìa. Se ridea a via Fore, a Pisciuvincuru, a ju Stallone, a le Cartère, a ju Cantone, a ju Livitu de la Mora, a la Cécora, e a Ssu a Ventru… …era contentu puru ju ppiù scontentu.

 

 

 

 

Questione di Karma - di Cristina NONNI

Sembra essere la parola del momento, dopo il Festival di Sanremo con la canzone “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani arriva al cinema “Questione di karma”, ma che cosa vuol dire la parola karma? Nella terminologia religiosa e filosofica indiana, karma è il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, in quanto determina una diversa rinascita nella gerarchia degli esseri e un diverso destino nel corso della susseguente vita.

Il film, uscito da pochi giorni nelle sale italiane tratta la storia di un rampollo di una famiglia che possiede un’azienda di pastelli e un truffatore di bassa lega inseguito da creditori di ogni genere. Le loro vite si incrociano quando il primo si convince che suo padre, lanciatosi da una finestra quando lui era piccolo, si sia reincarnato nel secondo. Il rapporto tra i due trova un disonesto equilibrio.

Elio Germano è l’imbroglione che non esita a raccontare balle facendo le veci del reincarnato padre, mentre il rampollo dall’animo puro interpretato da Fabio De Luigi stacca assegni per aiutarlo a superare un momento di difficoltà.

Sotto le mentite spoglie della commedia classica in cui uno dei protagonisti cerca di truffare l’altro, in realtà (e forse anche oltre le intenzioni del regista) Questione di karma racconta il modo in cui il denaro ha polarizzato e depotenziato il maschile nel mondo di oggi, dividendo gli uomini fra quelli che cercano di prescinderne, inventandosi una spiritualità “Occidentali’s karma”, e quelli che ne sono schiavi, condannandosi ad una perpetua rincorsa.

Una storia che si fa guardare senza fatica, in cui non tutti i mali vengono per nuocere.

 

 

 

  Marco Cantatore ai mondiali di Atene - di Cristina NONNI

 Marco Cantatore

 

In queste poche righe voglio omaggiare e fare un grosso in bocca al lupo a mio cugino Marco Cantatore che a Marzo parteciperà ai mondiali di Atene 2017. Sedici anni e un metro e 85 di muscoli, da gennaio già campione italiano Under 18 di Brazilian Jiu Jitsu, antica arte marziale giapponese di difesa personale, parteciperà ai campionati mondiali di Atene, unico azzurro della sua categoria!

Una grande soddisfazione per il giovane Marco e per tutti noi. Forza! Siamo tutti con te!!

 

 

 

 

 

 

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bre ….. Vicovaro - di Roberto BONTEMPI

Elezioni al Centro Sociale Anziani
Lo scorso 9 marzo si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle cariche del Centro Sociale Anziani “Don Angelo Francorsi”. Alla fine è stata presentata una sola lista ed è stato confermato Presidente il signor Bruno Fubiti, Margherita Passacantilli, Aurelia Pomponi, Giuliana Consoli, Jean Louis Thomas, Assunta Febi, Anna Ciucci, Rosa Cecchini e Marisa Orfei sono invece gli eletti al Comitato di gestione.

Ancora niente Comitato…
Settembre non è lontano, eppure ancora non ci sono i nomi del Comitato che dovrà avere il compito di organizzare i Festeggiamenti “profani” in onore di Maria Santissima Avvocata Nostra, la festa più sentita ed amata dai Vicovaresi. Per spronare i suoi parrocchiani a farsi avanti e per invitare tutti i cittadini a collaborare più attivamente, ciascuno secondo le proprie possibilità, il Parroco don Benedetto Molinari sta facendo affiggere una serie di manifesti per il paese: si farà avanti qualcuno alla fine?

Docenti a scuola di bullismo
Che il bullismo e la sua variante virtuale (il cyberbullismo) siano una problematica di scottante attualità ce lo conferma drammaticamente la cronaca, quasi quotidiana, dei mezzi di informazione. Anche la scuola, dunque, è chiamata a fare la propria parte al fine di dotarsi di strumenti il più possibile utili per contrastare questo fenomeno. A tal fine la Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Vicovaro, dottoressa Giacoma Missimei, ha organizzato, martedì 21 febbraio, un primo incontro di formazione per i docenti sul tema della sicurezza a scuola curato dal dottor Davide Sinibaldi, Ispettore Capo del Commissariato di Polizia di Tivoli (in foto). Attraverso la proiezione di una serie di slides piuttosto dettagliate, ma soprattutto grazie ai racconti di situazioni, spesso agghiaccianti, incontrate dall’Ispettore in tanti anni di carriera, i docenti hanno potuto approfondire soprattutto il tema generale dell’abuso sui minori, come riconoscere i segnali di rischio e come agire in maniera efficace.

Uffici comunali aperti di sabato mattina
La Delibera di Giunta comunale n. 1 del 12 gennaio scorso ha decretato la modifica degli orari di apertura al pubblico degli Uffici comunali. La novità più rilevante è l’apertura di tutti gli uffici il sabato mattina (dalle 9:00 alle 12:00) e la riduzione, da due a una, degli accessi pomeridiani, ora possibili solo di giovedì. Per tutte le altre modifiche e maggiori dettagli è possibile consultare il sito internet del Comune www.comunedivicovaro.it

Gran caciara, gran successo
Domenica 26 febbraio si è svolta la quinta edizione della Gran Caciara di Carnevale, manifestazione che da qualche anno punta a rinverdire i fasti dell’antica tradizione del Carnevale vicovarese. Con pochissimi investimenti economici ma con una sconfinata dose di passione, gli organizzatori sono riusciti nuovamente a mettere in piedi una festa di grande successo: lo testimonia la partecipazione massiccia di grandi e piccini che, in gruppi organizzati o anche individualmente, hanno voluto indossare un costume ed una maschera e vivere un momento di allegria e condivisione. Insieme. Il clima mite ed il sole quasi primaverile hanno contribuito a rendere ancora più piacevole la sfilata del corteo che, partito dal piazzale antistante il campo sportivo ed accompagnato dalle note del Complesso Bandistico “Gioacchino Rossini”, ha attraversato le vie del paese per giungere infine in Piazza San Pietro dove, sotto una pioggia di coriandoli offerti dal negozio “L’Asso di cuori”, si sono aperte le danze sulla musica selezionata da Dj Les Clochard. Al termine della manifestazione c’è stata la premiazione della maschera più bella. In tanti hanno fatto la loro parte in questo evento, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie energie e mostrando che, anche senza troppi soldi ma lavorando insieme con un obiettivo comune, è possibile costruire qualcosa di bello per la collettività. Per ricordare questa bella giornata, vi mostriamo qualche scatto dei bravissimi Domenico Scardala e Emiliano Ciaglia, come al solito gentili e disponibili.

 

 

 

  Fiera di S. Giuseppe 2017 “revival edition” - di Valentina TORELLA

 San GiuseppeDopo un anno esatto, come da annosa tradizione, è tornata anche quest’anno la nostra beneamata “Fiera di S. Giuseppe”.

Per quest’anno, però, si è pensato ad un’edizione nuova, più ricca e più bella rispetto agli altri anni. Infatti alla manifestazione tradizionale è stata affiancata una edizione “revival” nell’area delle vecchie cartiere: venti ore di spettacoli no stop con djset il sabato sera, fattoria degli animali, giostre e attrazioni, laboratori dei mastri artigiani, parate e manifestazioni itineranti, visite guidate nel centro storico, tornei e giochi, l’antica trattoria dei comitati, mercatino dei bambini e un estemporanea di pittura. Due giorni di festa nel cuore del centro storico.

La Fiera di San Giuseppe ha raddoppiato ed è tornata alle origini, a 122 anni di distanza dalla prima sua edizione del 1895. Alla manifestazione tradizionale del 19 marzo quest’anno si è aggiunta una storica novità: la fiera “revival” nell’area delle vecchie cartiere, ai piedi del Carapone, in cui si sono riproposte le atmosfere delle prime edizioni.

La manifestazione, promossa dagli assessorati alle attività produttive e alla cultura del Comune di Tivoli, è stata organizzata con la collaborazione della Pro Loco, del Fai-Parco Villa Gregoriana e di comitati e associazioni di tutto il territorio cittadino, che hanno aderito all’invito dell’amministrazione comunale.

La fiera “revival” è andata in scena per due giorni: sabato 18 e domenica 19 marzo.

Il programma prevedeva una fattoria, con l’esposizione di cavalli, mucche, asini, capre, pecore, galline e altri animali; un vero e proprio luna park, con giostre e spettacoli viaggianti; l’antica trattoria, gestita dai comitati di quartiere, che per la prima volta si uniscono in una manifestazione organizzata nel centro di Tivoli; il borgo dei mastri artigiani, con laboratori in cui i visitatori hanno potuto cimentarsi anche nella creazione di cesti di vimini e nella lavorazione dell’argilla e del legno; il mercatino dei bambini nell’area del duomo; una estemporanea di pittura; tornei di briscola e di burraco; un concorso fotografico sul tema della fiera; spettacoli itineranti di artisti di strada, trampolieri e tamburellare tiburtine; una sfilata con coppie di umani e animali domestici.

Per tutta la giornata di sabato il Fai ha organizzato visite guidate, con partenza ad ogni ora da piazza Rivarola, lungo uno speciale itinerario nel cuore antico della città. Il cuore della festa è stato per entrambi i giorni l’area spettacoli, ancora ai piedi del Carapone, in cui sono stati allestiti due palchi con una vera e propria maratona di oltre venti ore di musica, danza, poesia, teatro e saltimbanchi, con il djset il sabato sera e un coinvolgente gioco dei palloni per i bambini, nel pomeriggio di entrambi i giorni.

La fiera tradizionale di domenica 19 si è svolta nella stessa area dello scorso anno, cioè il quadrante compreso tra piazza Rivarola, via Parrozzanivia Colsereno, piazza Santa Croce, le aree del municipio, di piazza del Plebiscito, di piazza Campitelli e di piazza Tani, nella zona del Duomo. Oltre 200 mercanti e artigiani, 50 in più rispetto allo scorso anno hanno presenziato ala manifestazione. Due giorni di svago…all’insegna dell’allegria!!

 

 

 

 “NUDI E CRUDI” al Giuseppetti - di Claudia CROCCHIANTI

Nudi e crudiGrande successo ieri al teatro Giuseppetti con lo spettacolo “Nudi e Crudi“ della stagione teatrale a Tivoli, fortemente voluta e organizzata dall’Assessorato alla cultura e Turismo.

A salire sul palco gli attori Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi che hanno emozionato e incantato gli spettatori con questa commedia molto originale e che ha lasciato un messaggio importante a ognuno dei presenti.

Il testo è preso dal romanzo di successo di Alan Bennett, Nudi e crudi ed è una commedia spumeggiante, piena di umorismo e ironia che sa fare un ritratto impietoso e indimenticabile della vita di una coppia dimezza eta` scritta da Edoardo Erba.

Il teatro Giuseppetti con questa stagione teatrale ha occupato sempre tutti i posti e questo vuol dire che gli abitanti sono soddisfatti di essere usciti da un tunnel dove la cultura non veniva proprio considerata e oggi hanno addirittura una stagione teatrale nella propria città e quello che colpisce che molte persone vengono anche da Roma per assistere a questa stagione.

Molto soddisfatto di questo successo è l’Assessore alla Cultura e Turismo Urbano Barberini che ha sempre creduto che con la cultura si può mangiare e cultura intesa a tutto tondo.

Prossimo appuntamento il 21 marzo con l’ultimo spettacolo della stagione “Miseria e Nobiltà” di Luigi de Filippo.

 

 

  Viaggio nello spazio - di Federico FRATINI

L’esperienza sulla stazione ISS di Samantha Cristoforetti è stata epica: la prima donna italiana inviata nello spazio con la missione “Futura” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Vediamo come è andata!

Perché nello spazio?
L’uomo è curioso di esplorare l’ambiente che lo circonda, e proprio ampliando continuamente i confini della sua conoscenza, ha raggiunto lo spazio con i suoi infiniti orizzonti. La cosa buffa è che, come con la luce di un lampione nella notte fonda, più estendiamo la zona illuminata per conoscere i misteri che ci circondano, più grandi diventano i confini che rimangono in ombra. L’obiettivo della ISS è quello di sviluppare e testare tecnologie per l’esplorazione spaziale, in grado di mantenere in vita un equipaggio in missioni di lunga durata, nonché servire come un laboratorio di ricerca in un ambiente di microgravità, in cui gli scienziati conducono esperimenti avanzati di biologia, chimica, medicina, fisiologia e fisica.

Chi è Samantha Critoforetti?
Il suo curriculum è incredibile: nasce nel 1977, si laurea a Monaco in ingegneria meccanica, frequenta l’istituto aeronautico di Tolosa e consegue un master a Mosca, nel 2001 inizia la sua carriera di pilota in Aeronautica Militare presso l’Accademia di Pozzuoli, poi nella scuola di volo Euro- NATO negli USA consegue il brevetto di pilota militare, ed inoltre parla ben 5 lingue. Infine dopo questo lungo percorso, nel 2009 è selezionata, tra migliaia di aspiranti, come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e completa l’addestramento di base nel novembre del 2010.

Il viaggio nello spazio
Il lancio con la navicella Soyuz è avvenuto il 23 novembre 2014 dal cosmodromo di Baikonour, Kazakistan. Samantha ha trascorso quasi 200 giorni (7 mesi) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, tornando sulla Terra l’11 giugno 2015. È stata la prima missione di una donna italiana nello spazio ed il settimo astronauta italiano, dopo Umberto Guidoni, Paolo Nespoli, Roberto Vittori e Luca Parmitano. Per raggiungere lo spazio bastano 8 minuti a bordo del veicolo Sojuz, dopo di che si spegne l’ultimo stadio del razzo e ci si trova in assenza di gravità: fluttuare nell’aria è un esperienza unica, con il cervello che ha la sensazione di essere in caduta libera, infatti serve tempo per abituarsi a queste condizioni particolari. Poi inizia la ricerca della ISS tramite i segnali delle antenne, l’unico piccolo puntino nel vuoto assoluto dove c’è aria, acqua ed amici: l’avamposto dell’umanità nello spazio. Nella stazione spaziale ci si muove nelle tre dimensioni, non esiste pavimento né soffitto, e in queste condizioni sono stati eseguiti 200 esperimenti delle varie agenzie che contribuiscono al progetto, tra cui il ritorno del flusso venoso al cuore, la stampa in 3d, la crescita delle piante, le capacità motorie, la perdita di tessuto osseo, le dinamiche dei fluidi e molti altri ancora. La giornata tipo del cosmonauta è molto intensa, infatti ci si sveglia alle 7, si controlla l’agenda e si parte subito con un meeting d’aggiornamento, si devono fare almeno 2 ore di attività fisica, oltre alla necessaria manutenzione della stazione, e poi si lavora sugli esperimenti programmati. L’ambiente spaziale è avverso, non c’è aria o acqua oltre le pareti della stazione, quindi si ricicla tutto: si trasforma il caffè di ieri in quello di domani. Anche i rifornimenti di cibo sono pochi, infatti arrivano attraverso i veicoli ATV che possono trasportare fino a 7 tonnellate, per questo i pasti sono liofilizzati, oppure sigillati, raramente freschi. Sopravvivere nello spazio è difficile, e la stazione ISS è come una palestra nella quale l’umanità si allena, con l’obiettivo di conoscere i problemi da affrontare e poter aumentare la durata delle missioni: questo è un viaggio molto lungo che un giorno ci permetterà di avventurarci nell’immenso universo che ci circonda!

 

 

 

  Tra storia, cultura e realtà - di Alessandro MORESCHINI

PASQUINO e... i suoi figli illegittimi…

pasquinoPasquino, per chi lo ignora, è un personaggio incarnato in un torso mutilo di marmo - frammento ellenico del III secolo. a.C.) rinvenuto in uno scavo (volto sfigurato e senza braccia) ancora oggi visibile in una piazzetta del rione Parione di Roma.

Questi, ossia la statua parlante, per via dei continui volantini che erano segretamente posti sul suo busto e che tutti i passanti leggevano, ha rappresentato storicamente, sin dalla nascita, l’espressione della coscienza dell’uomo della strada, lo scontento del popolo o almeno la satira di quella parte della Comunità che subiva i torti, i ricatti, la violenza e non godeva assolutamente della giustizia, né temporale, né spirituale.

Gli scritti anonimi, erano frutto di una vera e propria arte oratoria, testi colti, poetici, satira arguta, sberleffi ad hoc e attacchi sferzanti e a volte anche volgari ma mai ignominiosi. La figura leggenda(ria) di Pasquino nasce nel 1500 nel quartiere, ovviamente a quei tempi, più popolato di Roma a ridosso del Vaticano, dove si svolgevano le più importanti manifestazioni della società civile e religiosa.

Con il tempo Pasquino, sia pure monco e sfigurato, ha avuto grazie alla democrazia, la possibilità di avere figli e di parlare liberamente per denunciare le malefatte dei potenti non solo della Chiesa ma anche degli inquilini del Campidoglio di Palazzo Madama e di Montecitorio.

Sui figli, purtroppo con il passar del tempo, mi sono ricreduto: uno diverso dall’altro e soprattutto nessun somigliante al padre, sia sul piano fisico che intellettuale.

Ho riscontrato, nei loro atteggiamenti, l’assenza pressoché totale della coscienza popolare, il grido di giustizia, la rivendicazione dei diritti del popolo. In tutti, è apparsa evidente e palese l’irrazionalità gratuita del politicante cantastorie, ingordo e affamato, assorto ad “acquisire solo e soltanto il potere”. In ogni dove, non solo a Roma e in provincia, ma su tutto il territorio italiano, ho incontrato il Pasquino venale, polemico, contraddittorio, saccente, che fa e disfà le norme e le regole a suo piacimento.

Ho incrociato un Pasquino non amante del benessere comune, ma fortemente egoista, compiacente di stare sugli altari ed avere un popolo asservito e disposto alla flagellazione ed alla crocifissione; un Pasquino oltretutto imprevedibile che si muove secondo come spira il vento; dai repentini volta faccia, pronto a scendere e salire sul carro dei vincitori, alzando ed abbassando il tono della sua ugola modulandola a piacimento.

Girovagando per questa Italia meravigliosa per le sue bellezze naturali, il clima e le opere architettoniche, ma oltremodo flagellata da venti, piogge, tempeste e tsunami umani, ho avuto modo anche di imbattermi in persone che si spacciavano per figli e nipoti legittimi di Pasquino imponendosi nomi, colori ed attributi diversi: Libertà, Democrazia, Valori, Italia, Lega, Fratelli, Stelle, tutte entità presenti nelle strade e nelle piazze; ovviamente, si badi bene, soltanto nel periodo delle consultazioni elettorali, a distribuire denari e posti di lavoro, pur di essere eletti alla Camera, al Senato, alla Regione, alla Provincia, o a Primo cittadino di una Comunità.

Un vero trauma per il popolo che non ha trovato, in questi ultimi quaranta anni, tra i tanti, un degno figlio di Pasquino che s’ impegnasse a risolvere i problemi del lavoro, della disoccupazione e il rimedio alla fame e all’evasione.

Ne avessi trovato uno, dico uno, che avesse ereditato quella passione e quella vocazione che spesso era nel cuore e nella mente di Pasquino padre e quello spirito di servizio che è sinonimo di chiarezza, di moralità e di uguaglianza e di grandezza vera.

Nulla di tutto questo ma solo e soltanto alterchi, battibecchi, sceneggiate, scazzottate, diffamazioni, scissioni, ammucchiate, querele…esseri spinti da una sfrenata ambizione di successo e con mille grilli per la testa.

A costo di ripetermi, gran parte di costoro hanno tentato, in tutti i modi e con ogni mezzo ipocrita, di far credere alla gente di rappresentare l’onestà, il candore, la verità attraverso il quotidiano pettegolezzo televisivo, dagli scranni del parlamento, nella saccenza e l’arroganza dei congressi dei partiti, nelle elezioni pseudo- democratiche, ignorando puntualmente gli evasori, gli ammanchi e il deficit delle Banche e soprattutto i molteplici problemi della gente. In molti di loro più che il sangue nobile di Pasquino, un vero difensore civico, ho riconosciuto la demenza di Caligola, la pazzìa di Nerone e la capacità distruttiva degli invasori. Povero Pasquino padre!!!

Lo conosceva molto bene Marfòrio, il suo unico amico, famoso per la sua coerenza e l’obiettività nei giudizi. Per quest’ultimo, Pasquino: “incarnava la gente e s’identificava nelle masse, nel popolo. Era colto, intelligente, capace e soprattutto era fedele e coerente con i principi della ragionevolezza, del rispetto, fautore della democrazia e dell’equità.

Pasquino rappresentava sempre e dovunque quotidianamente l’anima insoddisfatta della plebe, l’intransigenza morale, la non rassegnazione alla menzogna e alle decretazioni ingiuste del potere. Pasquino osservava, ascoltava i problemi della “Res Pubblica” e quando serviva faceva la voce forte per conto della gente per le vie e nelle piazze…”.

C’è una leggenda, è bene che il lettore ne sia a conoscenza: quando Pasquino partoriva un figlio legittimo a lui somigliante, spesso (come avviene oggi) al primo vagito, veniva soppresso. Sopravviva alla sorte, voglia Iddio, un rampollo di Pasquino che incarni la voce del popolo, ben venga un Pasquino che solleciti la fuoriuscita dei ladroni, degli imbroglioni, dei bugiardi, degli incapaci, dei fautori della retorica e del nulla.

La nostra è un’epoca nella quale ogni uomo può esprimere le proprie idee e convinzioni liberamente, ma certi comportamenti insulsi, che ledono i diritti dei cittadini, non sono più consentiti e soprattutto la politica non può essere l’arte di arrangiarsi e del potere.

La politica, diceva Socrate e il suo allievo Aristotele, per avere attendibilità ha necessità di coniugare alcune parole tra le quali: lavoro, libertà, coerenza, equità, giustizia democrazia, ed io aggiungo, la speranza.

Ai figli illegittimi di Pasquino, smargiassi e irresponsabili, che non sanno più distinguere il bene dal male, la vita dalla morte, che hanno spinto, soprattutto in questi ultimi tempi, al suicidio molti padri disperati senza lavoro o madri impotenti di dare un pezzo di pane ai propri figli, io grido con rabbia: “ ma in quale stato avete ridotte le vostre coscienze da non consentire ad altre persone, capaci ed oneste, di poter ben operare da condurre, una volta per sempre, questa nostra bella Italia (e l’Europa) lontano non dalla palude ma dal disastro? ” Parola di Pasquino.

 

 

 

  Relazione tra figli e genitori separati - di Gioia FABIANI

“Sono un padre separato da due anni, ho due figli una bambina di sette anni ed un ragazzo di dodici anni. Attualmente convivo da circa sei mesi con la mia nuova compagna. Abbiamo serie difficoltà ogni volta che i miei figli devono passare dei giorni con me. Mia figlia non vuole rimanere a dormire con noi, vuole stare con me ma solo durante il giorno la sera vuole tornare dalla madre. Mio figlio ha dei grandi problemi a comunicare ed avere un rapporto con la mia compagna. Cosa posso fare? Abbiamo provato ad assecondare le loro richieste, ad avere un atteggiamento autoritario imponendo la nostra volontà, a spiegare la nuova situazione, a chiedere loro di comprendere che io e la mia compagna gli vogliamo bene, ma la situazione sta degenerando. Non voglio che ogni nostro incontro si trasformi in una situazione di profondo disagio. Io e la mia compagna cerchiamo di fare di tutto per farli stare bene, ma spesso i nostri tentativi vengono fraintesi sia dai miei figli che dalla mia ex-moglie, che non gradisce la presenza della mia compagna in casa con i figli”

FigliLa separazione dei genitori comporta numerosi e importanti cambiamenti sia nella vita dei figli che degli adulti con la necessità di nuovi adattamenti.

La separazione ed il divorzio non rappresentano necessariamente un evento catastrofico, ma è inevitabile che questo evento sia fonte di ansia e di disagio, sia per i genitori che per i figli.

Le conseguenze di una separazione sono determinate da diversi fattori quali il contesto globale in cui questa è avvenuta, gli avvenimenti che l’hanno preceduta e le reazioni ed i cambiamenti che hanno coinvolto il sistema familiare nelle fasi successive.

Oltre al diverso tipo di rapporto con il padre e con la madre i figli dovrebbero imparare a comprendere (il termine comprensione non è limitato al capire cognitivamente, ma al percepire dal punto di vista emotivo e cognitivo) le diverse situazioni in cui verranno a trovarsi. Dalla convivenza con un solo genitore, alla frequentazione saltuaria con uno di essi, alla conoscenza dei nuovi partner dei genitori.

La presenza di nuovi partner comporta un notevole sforzo di adattamento, si tratta di riuscire ad instaurare un rapporto nuovo non sovrapponibile a quello che si ha con i propri genitori.

In questo nuovo contesto i figli sono più vulnerabili ai cambiamenti ed il problema non si risolve pensando che con il tempo i figli si abitueranno alla nuova presenza. La nuova rete di relazioni affettive può essere fonte di disagio e questo tipo di problematiche possono generare relazioni familiari ed extra-familiari potenzialmente patogenetiche.

A volte i figli possono manifestare il loro disagio psicologico con comportamenti aggressivi, irritabilità, iperattività, opposività, difficoltà di concentrazione, mancanza di interessi, disturbi somatici, ecc. Spesso i tentativi di risolvere il problema falliscono, le diverse soluzioni adottate dalla comprensione alla spiegazione all’autoritarismo inaspriscono il conflitto e cronicizzano il problema stesso.

La reiterazione di soluzioni non funzionali genera un processo ridondante che la psicologia emotocognitiva definisce loop disfunzionale. Quando il problema causa disagio significativo è necessario l’intervento di uno psicologo professionista esperto nel settore.

La psicologia emotocognitiva focalizza l’attenzione sui processi che in questo momento stanno mantenendo la sintomatologia e che, se perpetuati, potrebbero aggravare sia il problema che essere causa di altri sintomi e disturbi. L’intervento non si focalizza sulle problematiche della ex-coppia coniugale, ma sull’attuale situazione, sul problema che ha generato e sulle soluzioni che sono state adottate e che si sono rivelate inefficaci mantenendo il problema stesso. Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva valuterà, infatti, quali sono i meccanismi che stanno mantenendo il problema, indicando delle strategie di comunicazione e di comportamento che permettono di sbloccare la situazione.

I nuovi metodi della psicologia emotocognitiva prevedono in questi casi un trattamento psicologico di tipo indiretto. L’intervento non prevede necessariamente la presenza di entrambi i genitori o dei figli, ma è rivolto agli adulti che sono coinvolti nella relazione affettiva con il minore che percepiscono e vivono il problema ed individuano una difficoltà a gestire e risolvere la situazione.

Il nucleo del problema nel caso specifico delle relazioni fra genitori separati e nuovi partner è quello di riuscire a sviluppare una relazione armonica con i figli del proprio compagno (o compagna), non interferendo in modo significativo nella funzione educativa dei genitori e raggiungendo un accordo su tale distinzione di ruoli.

L’obiettivo è di ristabilire una situazione funzionale del nuovo sistema familiare, ripristinando una sensazione di benessere sia per gli adulti che per i minori favorendo l’instaurarsi di relazioni soddisfacenti ed armonizzate.

 

 

 

  ASD Ginnastica Valeriano Scrocca ancora sul Podio - di Ilaria PANETTA

ASD GinnasticaAncora numerosi podi per l’A.S.D. Valeriano Scrocca della Polisportiva Castel Madama!

Sabato 18 febbraio, le ginnaste della nostra Associazione sono scese in campo di gara per competere nella prima prova del Campionato Individuale Silver 4^ divisione F.G.I., nella struttura dell’Eschilo Village (Roma).

La gara regionale, che ha visto scendere in campo circa 250 ginnaste suddivise nelle categorie allieve, junior e senior, è iniziata la mattina presto con le più piccole: Gaia, Lavinia (cat. A1), Blanca e Veronica (cat. A2).

Le nostre giovani leve, tutte alla prima esperienza in una gara federale di questo livello, si sono ben comportate, eseguendo bene i propri esercizi e solo qualche errore di troppo le ha collocate a metà classifica.

Nel turno successivo, ancora per la categoria Allieve hanno gareggiato, Silvia (cat. A3), Clarissa, Benedetta e Federica (cat. A4).

Silvia, la vera esordiente della giornata, è scesa in campo con solo 4 mesi di preparazione e nonostante l’emozione ha condotto una gara regolare. Le altre tre ginnaste della cat. A4, hanno invece eseguito ottimi esercizi a volteggio, tanto che in ASD Ginnastica Valeriano Scrocca ancora sul Podio questa specialità Clarissa è salita sul grandino più alto del podio, ma qualche errore di troppo alla trave e al corpo libero ha negato loro dei risultati importanti nel concorso generale.

Siamo sicuri che nella prossima gara tireranno fuori gli artigli e proveranno a conquistare tutte i risultati che meritano. Nel pomeriggio sono scese in pedana, invece, le “veterane”: Angelica (cat. Junior 1), Asia e Ludovica (cat. Junior 2), Claudia (cat. Senior 1) e Martina (cat. Senior 2).

Per loro incetta di podi e di sorrisi: Asia conquista un primo posto al volteggio, Ludovica il terzo a corpo libero, mentre Claudia e Martina, ognuna nella propria categoria, conquistano rispettivamente il secondo e il primo posto nel concorso generale.

Questa era solo la prima prova del campionato: una gara test, per confrontarsi e prendere le misure con i rinnovati programmi tecnici e con il nuovo codice dei punteggi.

Aspettiamo la seconda prova di Aprile, per avere conferme e speriamo ancora tanti altri successi!

 

 

 

  Inseguendo un sogno - di Francesco SANTOLAMAZZA

VolleyI ragazzi della 1° div. Maschile di Mister Cara, iniziano il girone di ritorno giocando contro il Subiaco, nostro rivale.

I primi due set scorrono via abbastanza velocemente, facciamo valere la nostra superiorità tecnica, vincendo i set a 15 e a 13. Nel 3° set stacchiamo la spina, giochiamo male lasciando spazio alla voglia dei giocatori ospiti di prendere punti per la salvezza, perdiamo il set 25/22.

Nel 4°set ritroviamo la calma, portando a casa il match con un 25/18 in nostro favore.

La gara seguente ci porta alla trasferta di Aquino, nostra diretta concorrente per il 3° posto, con 5 punti in più rispetto a noi, quindi è prioritario fare punti, per continuare ad inseguire il sogno playoff! La squadra parte molto bene con la regia di Pierucci, che stringe i denti nonostante non sia in perfette condizioni fisiche.

Gli avversari sono storditi dalla nostra aggressività e dalla nostra capacità di difendere anche i palloni più difficili e per rinforzare la fase difensiva viene inserito Simone Marini al posto di Luca Fiocchetti.

Il 1°set termina 25/22 per noi.

Nel 2°set non entriamo con la stessa convinzione, commettendo diversi errori, soprattutto in battuta i padroni di casa vanno numerose volte a segno, finisce 25/15 in loro favore.

Nel 3°set la gara è veramente equilibrata ed entusiasmante, proviamo a fuggire in avanti noi, ma veniamo raggiunti e superati; sul 23/22 in favore dei nostri avversari, non siamo neanche molto fortunati, su un pallone libero Leonardo Bruno scivola, facendo cadere il pallone a terra.

Siamo 24/22 per Aquino, che con un ace in battuta porta a casa il set.

Sotto per 2/1, con il morale che dovrebbe essere basso, giochiamo un grandissimo 4°set, sugli scudi in particolare i nostri centrali Amabili e Ferrazzi, vinciamo 25/21.

Al 5°set la partita rimane equilibrata, ma i nostri ragazzi ne hanno di più vinciamo 15/11 portando a casa punti importanti, ora il 3° posto dista solo 4 punti!

Nella gara seguente affrontiamo il Broccostella, squadra agevolmente battuta all’andata, ma senza tre titolari Pierucci (fuori per problemi fisici), Bruno (squalificato) e Mele (indisponibile), ci schieriamo con Codispoti al palleggio, mister Cara opposto, Ferrazzi e Amabili al centro, Simone Marini e Luca Fiocchetti a banda, con Mario Luce come Libero. La gara è da subito combattuta, forse anche troppo, vinciamo in rimonta il 1°set 25/23.

Nel 2°set soffriamo leggermente meno, vinciamo 25/20, ma è evidente che facciamo fatica.

Nel 3°set blackout, invece di chiudere una gara che potrebbe essere molto pericolosa per noi, veniamo controllati agevolmente dagli ospiti che vincono 25/14! Nel 4°set iniziamo meglio, ma nella fase centrale del set ci facciamo nuovamente superare, ed arriviamo a 19/23 in favore dei nostri avversari, stiamo buttando alle ortiche tutto il campionato, non potendo permetterci di perdere punti con la terz’ultima in classifica, che è vicinissima da portarci al tiebreak (quando si arriva al tiebreak si assegnano 2 punti alla squadra che vince e 1 punto alla squadra che perde, quindi ci chi vince non fa bottino pieno).

Va in battuta mister Cara, che mette in difficoltà gli ospiti, con un ace e diverse battute difficili, recuperiamo quasi tutto il gap, 24/22 in favore dei nostri avversari. Abbiamo un gran carattere, non cade più nulla, chiudiamo la gara 26/24 con Piero Amabili, portando a casa 3 punti d’oro.

I ragazzi della 2° maschile, dopo diverse buone prestazioni, affrontano il Tibur Volley del ex Alessio Madia.

Nel 1°set dopo una buona partenza, 5/2 in nostro favore si spegne la luce, perdiamo il set 25/19. Nei successivi set non emerge mai la voglia di ribaltare il risultato e perdiamo senza lottare 3/0; veramente una brutta prestazione di tutta la squadra di mister Ricci.

Nell’ultima gara del girone d’andata affrontiamo il fanalino di coda Tempusport.

La differenza tecnica in nostro favore è evidente, Andrea Nardi disputa una ottima gara trascinando alla vittoria per 3/0 la squadra, che così riesce a fare un bel balzo in classifica posizionandosi al centro ed abbandonando le ultime posizioni.

Nella prima gara del girone di ritorno, sfioriamo l’impresa, perdiamo 3/2 contro i ragazzini terribili del Tor Sapienza, arriviamo a condurre 2/1 e 24/20 nel 4° set ma non ci riesce di chiuderlo, e f iniamo per perdere anche il tiebreak.

Purtroppo non ci aiuta neanche la fortuna, in quanto s’infortuna anche Simone D’Ulizia durante l’allenamento e siamo con i giocatori contati. La 3° divisione maschile prosegue nel suo cammino di crescita tra alti e bassi, i risultati al momento non ci danno ragione, ma le prestazioni in campo parlano di un gruppo in crescita; sono ragazzi giovani ed hanno bisogno di capire di sbagliare per capire come crescere al meglio.

La 3° femminile dopo la bella prestazione con il Tibur Volley affronta il Guidonia Volley, partiamo male nel 1°set, in una palestra angusta ed ai limiti della regolarità.

Nel 2°set iniziamo a giocare con un Alice Zarelli in grande spolvero e portiamo il risultato in parità, 25/19 in nostro favore.

Nel 3°set cresciamo ancora e le av versarie vanno in grande diff icoltà, chiudiamo il set 25/16.

Nel 4°set siamo testa a testa f ino a metà parziale, poi molliamo e lasciamo andare il set.

Questo è un errore molto grave, bisogna sempre chiudere la gara quando se ne presenta l’occasione. Nel 5° set accusiamo il colpo del set perso e lasciamo spazio alle nostre avversarie che vincono 3/2, un’occasione persa.

Nella 5° giornata affrontiamo la capolista Arsoli/Marano ancora imbattuta nel girone.

Mister Cara viste vista l’indisponibilità di Noemi Pascali inserisce Claudia Solitario, che si schiera nel ruolo di palleggiatrice. La partenza è choc le avversarie ci aggrediscono al servizio ed andiamo in difficoltà, perdendo malamente il set, senza mai riuscire ad esprimere il nostro gioco.

Nel 2° set riusciamo a liberare la mente e a giocare senza timori, mettiamo sotto pressione le avversarie che s’innervosiscono; vinciamo il set 25/20.

Nel 3°set la gara rimane molto equilibrata, le giocatrici di Arsoli/Marano preso coscienza delle nostre potenzialità alzano l’attenzione e nonostante un tentativo di recupero finale con Chiara di Paolo in battuta, perdiamo di misura il set.

Nel 4°set la gara è tiratissima, ma al gruppo capitanato da Benedetta Monti non manca il coraggio, spinti da Zarelli, e da un’altalenante De Carlo, portiamo a casa il set per 25/22.

Nel 5°set abbiamo una grande voglia di fare, una grande attenzione e riusciamo a vincere la gara.

È una grande impresa per questo gruppo di giovani atlete, riuscire a battere la capolista, ricordiamo ancora imbattuta fino alla gara contro le nostre ragazze! Nell’ultima gara del girone d’andata affrontiamo il Sales, fanalino di coda in trasferta.

Ci schieriamo ancora con Monti/De Carlo martelli, Frosini/Zarelli Centrali, Solitario al palleggio e Sarah De Angelis opposto.

Nel 1° set partiamo sempre lentamente, le nostre avversarie fuggono in avanti finché non arriva Elisa Frosini in battuta, che con una lunga serie mette in grande difficoltà le ragazze di casa, consentendoci di recuperare lo svantaggio e acquisire il vantaggio minimo per vincere il set 25/23.

Il 2°set inizia con un nostro vantaggio il set rimane molto equilibrato, non brilliamo molto nel gioco, finché non arriva Sarah De Angelis in battuta, che sul 21/21 con un paio di ace chiude il set 25/21 in nostro favore.

Nel 3°set prendiamo un largo vantaggio con Zarelli, un po’ in avanti, molto più concreta al servizio, con un vantaggio di circa 10 punti, riusciamo a far rientrare le nostre avversarie, ma alla fine riusciamo a chiudere il set 25/21, vincendo 3/0 la gara, cosa che quest’anno non c’era ancora riuscita.

La classifica è molto compatta abbiamo a 4 punti la capolista e 1 solo punto distano i playoff; il girone di ritorno sarà un’importante banco di prova per evidenziare la crescita delle ragazze.

Forza Castello!

Francesco Santolamazza

 

 

  PLAY: in gara al Campionato Regionale - di Ivo Santolamazza

 PlayNella giornata di domenica 12 marzo le coppie di ballerini dell’associazione sportiva dilettantistica Play hanno gareggiato a Velletri nel Campionato Regionale 2017.

Le due coppie castellane hanno conquistato la finale.

Rachele Piersanti e Andrea Fabiani, già campioni regionali 2016 nella classe C, sono saliti sul podio aggiudicandosi il terzo posto nella categoria 19/34 danze latine, quest’anno nella classe superiore “B3”.

Nella categoria 12/13 anni danze latine classe “C” Noemi Cencioni e Emiliano Raffio, campioni Regionali 2016, si sono aggiudicati il sesto posto.

Continuano gli allenamenti in palestra sia nel ballo che nel fitness.

Due dei nostri istruttori implementano la loro formazione con nuovi corsi e nuovi attestati. Alessandra Ruggeri per Group Cycling con l’attestato MixMeister Basic. Luigi Enrique Di Luca per Super Jump con l’attestato Kombat, un protocollo che utilizza le tecniche di combattimento in un contesto accelerato per triplicare i benefici ottenuti.

Molti chiedono se le nostre lezioni siano rivolte ad un pubblico maschile e noi rispondiamo “certo, provare per credere”.

Sia Group Cycling/ Spinning che Super Jump sono allenamenti molto impegnativi a cui ragazzi e uomini partecipano soddisfatti. Anche i corsi di Pilates e Ballo hanno presenze maschili.

Non ci sono discipline prettamente maschili o femminili infatti tutti i corsi Play possono essere frequentati anche da uomini.

 

 

  • Fotoblowup
  • Empolum
  • FisioAndreaChicca
  • Dental Gaia
  • Frimm
  • MauroConad
  • Psicoterapeuta
  • Frantoio Vicovaro

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