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LA PIAZZA ANNO XIV N. 1 Gennaio 2016

 

 

 Il numero di Gennaio sarà reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Gennaio 2016.

 

Verso le elezioni comunali 2016: Il Centro-sinistra - di Ivano Moreschini

Anno di elezioni comunali questo 2016, per le grandi città come Roma, Milano, Torino, ed anche per il Comune di Castel Madama.

Tempo di bilanci amministrativi e politici, quindi, ma anche tempo di cominciare a pensare a fare liste e coalizioni.

Una prova generale è stata già fatta con le elezioni dell’Università Agraria ad ottobre, che hanno visto prevalere la coalizione di centro sinistra, con la riconferma di Emilio Delicato come Presidente.

Di sicuro sarà molto più accesa la competizione per l’elezione del nuovo Sindaco, tra le varie liste, ed all’interno dei partiti e raggruppamenti politici.

Qui ci occupiamo del campo del centro-sinistra, che sta discutendo se fare o meno le primarie.

Dalle voci che corrono ci sarebbero diverse opzioni, che peraltro ripetono confronti più o meno accesi già visti in elezioni precedenti. Le primarie sarebbero richieste soprattutto da Sel ed ex socialisti, questi ultimi ormai confluiti nel Partito Democratico.

La novità verrebbe dalla candidatura di Angelo Moreschini, già Vice-Presidente dell’Università Agraria, che verrebbe proposto da Sel.

Un pezzo di classe dirigente del Partito Democratico, in particolare Vasselli Marcello, Commissario del Parco dei Lucretili e Fabiani Roberto, già Vice-Sindaco con la prima amministrazione Scardala, sosterrebbe invece un candidato unico, da presentare senza primarie, in ragione del fatto che il Pd è il principale partito del centro sinistra.

Il candidato in questione dovrebbe essere Antonio Sciarretta, Medico Psichiatra, da sempre di area Pd.

Il problema è che il Partito Democratico, ovvero quello che ne rimane dopo le tante epurazioni, come è accaduto già in passato, non è affatto unito su questa scelta, tanto da far pensare che la candidatura in questione sia solo un disturbo rispetto al progetto politico più credibile, cioè quello delle primarie del centro-sinistra.

Le primarie, come è noto, non sono perfette, visto che mobilitano sempre le stesse persone organizzate in gruppi, ma quantomeno mettono in movimento tanta gente, che partecipa ad una scelta.

Più o meno questa è la situazione nel centro sinistra, rispetto alla quale pubblichiamo anche un commento di Domenico Fabiani, già coordinatore del circolo Pd di Castel Madama.

Una piccola conclusione però in questo trambusto continuo che viene dalle parti del Pd (ma avveniva già nel Pds, o nei Ds) la possiamo trarre: che anche stavolta, come avviene almeno dal 1990 in poi, se il centro sinistra riuscirà a vincere, non ci sarà un Sindaco iscritto al Partito Democratico.

Ivano Moreschini

Il Partito Democratico, le Primarie e l’Arte della Manutenzione della “Bicicletta” - di Domenico Fabiani

«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto

con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore»

Alcuni degli aspetti di maggior interesse del bel libro di Robert Maynard Pirsig parodiato nel titolo sono l’elaborazione di concetti, come la superiorità dell’intelletto sulla società e il valore inteso come la qualità dei pensieri, delle azioni, dei desideri.

Questi ed altre idee portano lo scrittore alla Metafisica della Qualità, con la quale si sottendono interessanti conclusioni sull’esistenza degli individui e della società in cui essi vivono.

La teoria da cui si prende spunto è sicuramente utile alla riflessione anche nella nostra piccola realtà e nei suoi meccanismi di funzionamento visibili o invisibili che siano.

Emblematico è il paradigma secondo il quale l’intelletto è un generatore d’idee mentre la società, di norma, attua una sorta di “difesa immunitaria” contro le idee emergenti. Ritenuta l’organizzazione politica “partito” equiparabile, se non sovrapponibile, alla società e una società dinamica aperta alla ricerca di valori nuovi e migliori essere qualitativamente superiore ad una società statica e conservatrice, ne discende che un Partito dinamico, all’aperta ricerca di idee ed individui che esprimano un più elevato livello qualitativo, sia preferibile ad un Partito chiuso e arroccato nella difesa preconcetta di piccole rendite individuali che inevitabilmente conducono a posizioni statiche, conservatrici e di discutibile qualità. Applicando le medesime rappresentazioni alla scelta dei candidati sindaci, consiglieri comunali o assessori alle prossime elezioni amministrative, sarà preferibile un metodo effettivamente democratico (primarie aperte), piuttosto che la solita cooptazione eseguita con metodi di scelta non apprezzabili dai non addetti ai lavori.

Auspicabile che il candidato sindaco presenti programma amministrativo e squadra nella logica progressione che occorre stabilire “prima cosa fare” e poi scegliere la competenza più adatta, opportuno che il Partito Democratico riprenda lo spazio politico lasciato vuoto con una proposta unitaria, qualitativamente adeguata e correttamente elaborata nei modi e nel tempo. Diversamente vedremo, ancora una volta, il maggiore partito della sinistra giocare il ruolo di comprimario e poter aspirare, al più, al premio per il miglior attore non protagonista, una costrizione a cui è stato più volte relegato dalle scelte del suo gruppo dirigente che ne ha svilito le potenzialità.

Riteniamo che le voci di candidature estemporanee ed i recenti diktat lanciati sulla inutilità delle primarie abbiano il respiro corto e sorte scontata, con l’aggravante di porre in imbarazzo e diminuire politicamente persone capaci e stimate “imposte” con un metodo sbagliato e divisivo.

La questione, tutta politica, parte dal gruppo dirigente del PD e dalla sua proposta non all’altezza della situazione, incapace di una crescita politica propria, del partito, di una riconosciuta autorevolezza all’interno della coalizione e ove ognuno, singolo – gruppo – dirigente – consigliere comunale, gioca individualmente la sua partita, all’interno e all’esterno, a volte anche in contrasto con gli obiettivi strategici collettivi. Occorrerebbe aria nuova, una ventata che spazzi via la polvere depositata e che restituisca la visibilità dell’orizzonte.

Una lungimiranza di cui i padri nobili del PD dovrebbero avere coscienza e che sola può formare un dirigenza adeguata capace di richiamare i potenziali elettori democratici con un’idea complessiva del progetto amministrativo da proporre ai cittadini, modello che abbia come diretta e immediata conseguenza il miglioramento della qualità della vita della nostra collettività.

Domenico Fabiani

 

LA CASERMA NON FINISCE MAI - di Ivano Moreschini

Chi si ricorda la foto del 2011 con la quale alcuni assessori della Giunta Salinetti, alla presenza del Vescovo di Tivoli, tagliarono il nastro della nuova Caserma dei Carabinieri di Castel Madama?

Non fu certo una iniziativa baciata dalla fortuna, anche perché di solito il nastro si taglia quando l’opera è finita.

Ed a quanto pare, a distanza di quasi cinque anni e con le nuove elezioni comunali alle porte la Caserma dei Carabinieri non ne vuole sapere di venire alla luce.

Una delibera di Giunta Comunale, infatti, la n. 134 del 3 dicembre 2015, chiede al responsabile del servizio Lavori Pubblici Ing. Crediano Salvati, di procedere alla risoluzione del contratto per grave inadempimento e grave ritardo nei confronti dell’associazione temporanea di imprese Edilventre Costruzioni e Costruzioni Generali srl.

La determina di risoluzione non è ancora pubblicata all’albo pretorio, ma la delibera 134/2015 riassume la vicenda dell’appalto e dei lavori: una gara svolta nella prima metà del 2010, nella quale l’impresa Edilventre srl ha offerto un ribasso del 43,50%, che è stato accettato dopo che l’impresa ha offerto le sue giustificazioni.

Tutto questo avveniva dopo anni di progettazioni e polemiche, per un importo dei lavoro di circa 1 milione e 700 mila euro, oltre alle spese tecniche e quant’altro.

La ditta Edilventre si è vista poco nel cantiere, che è proceduto tramite subappalti a ditte castellane, fino a trovare intoppi molto grandi, come per esempio “una vena d’acqua non rilevata e non rilevabile con i normali sondaggi”, come si legge nel testo della delibera.

In sostanza, sotto agli edifici, o molto vicino ad essi, nasce e scorre una sorgente sotterranea. Nonostante la giustificazione data nella delibera, sembra davvero strano che in tanti anni di progettazione nessuno abbia notato questo piccolo particolare.

Comunque, tra varianti per sopperire a tale inconvenienti e ad altri ancora, il lavoro nel 2014 sembra in fase di conclusione. Ma lì succede qualcosa che non si comprende bene dalla delibera, e che sarebbe bello sapere.

altra vista casermaPur avendo sottoscritto una variante e formato il verbale di ripresa dei lavori il 7 aprile 2014, l’impresa Edilventre srl non completa l’opera nei modi dovuti .

E così nel luglio 2014 il Direttore dei Lavori Ing. Salvati, pur constatando che i lavori sono continuati, diffida l’impresa per la sicurezza ed il decoro del cantiere.

La condizione del cantiere infatti è evidente dalle foto, ma non si spiega perché ci sia voluto un anno e mezzo per arrivare alla delibera di risoluzione, che peraltro è solo una fase di avvio, che dovrà completare il responsabile del servizio tecnico.

A pochi mesi dalle elezioni quindi il cantiere, dopo cinque anni, non è concluso.

Si prospetta un contenzioso con l’impresa, e non è detto che il Comune riesca a vincere l’eventuale causa.

Nel frattempo i Carabinieri continuano a svolgere il loro importante servizio con una sede provvisoria fornita dal Comune. Ma davvero i cittadini di Castel Madama meritano questo?

Ivano Moreschini

Oliolive: dovè l'olio - di Federico Fratini

La festa di Oliolive nasce per promuovere le eccellenze locali di Castel Madama: l’olio e le olive.

Purtroppo quest’anno non ha avuto molto successo, e non è la prima volta!

Organizzare un evento non è assolutamente facile, ma in questo caso il flop era già annunciato: nessuna impresa di olive ha partecipato direttamente ed è intervenuto un solo produttore di olio.

Grande è stata la delusione dei pochi visitatori, venuti proprio per acquistare questi prodotti, nel constatare che non erano in vendita. Perché? Ho sentito i diretti interessati (le aziende per la lavorazione delle olive, i produttori d’olio, il pubblico) e riporto qui sotto alcune delle opinioni raccolte sulla festa di Oliolive:

- il periodo scelto non è adatto;

- negli stand fa molto freddo;

- 3 giorni di festa sono troppi;

- non aiuta a promuovere le olive;

- non serve a vendere l’olio;

- non c’è ritorno economico;

- è una perdita di tempo;

- sembra il mercato del martedì;

- assomiglia ad una sagra;

- è inutile e non ha senso.

raccolta oliveCriticare è sempre un compito facile, ma in questo caso il giudizio sulla festa di Oliolive è tanto duro quanto realistico. La manifestazione non è più sostenuta dalle stesse aziende di settore, e via via si è trasformata in un piccolo mercatino, dove però paradossalmente non è stato possibile acquistare né olio né olive, ed alla fine non ha accontentato nessuno.

Nei chioschi all’aperto ha fatto effettivamente molto freddo, non c’è stata una grande partecipazione di pubblico, non si è riusciti a supportare la vendita dei prodotti, né a venire incontro agli interessi degli espositori, né tantomeno ai desideri dei visitatori.

Nella prima edizione della festa, il “format” individuato ha avuto un ampio consenso, nonostante l’inesperienza degli organizzatori e la fretta nell’allestimento. Infatti erano in mostra tutti gli attrezzi per la raccolta delle olive (teli, rastrelli, abbacchiatori elettrici, compressori), un piccolo frantoio per la macinazione, le aziende di olive con i loro prodotti e diversi produttori di olio: l’evento era fortemente tematico, anche se mancava il ritorno economico e si faceva sentire il freddo pungente.

Naturalmente è ingenuo pensare che per le grandi aziende di lavorazione delle olive, le quali oramai si muovono in un contesto consolidato, nazionale ed internazionale, la festa di Oliolive possa rappresentare un qualche interesse commerciale per le loro vendite.

Mentre è più ragionevole immaginare che i piccoli produttori si aggreghino insieme per la vendita dell’olio, magari con la formazione di una cooperativa agricola.

A questo punto la festa Oliolive sarebbe un momento d’incontro tra la domanda e l’offerta d’olio, un interesse economico per gli espositori ed un’occasione per gli acquirenti in cerca dell’olio d’oliva locale.

Ma Castel Madama ha una tale produzione d’olio, oppure questa è appena sufficiente a sopperire le esigenze della domanda interna? Ciò è da verificare! Qui non si vuole bocciare completamente la manifestazione, ma sono sicuramente necessari dei cambiamenti.

Visto che per le aziende d’olive la festa è inutile, che i produttori d’olio sono poco presenti e non organizzati, e che la quantità dell’olio prodotto forse non basta per generare un bussiness conveniente, si potrebbe anche considerare un titolo diverso per l’evento (la festa dell’inverno?).

Il rischio è di finire come con la sagra della pera spadona, sicuramente in auge ai suoi tempi, ma ormai anacronistica e superata!

Federico Fratini 

Ti aspettavamo... NATALE INSIEME 2016 - di Gioia Fabiani

 Dopo il successo delle passate edizioni è tornato un altro atteso evento che ha dato il via ai festeggiamenti prenatalizi: “Natale INSIEME 2016 - Mercatino dinatale Natale”.

Da tre anni a questa parte l’Associazione Culturale “L’Albero della Vita” e il periodico locale “Poveri ma  BELLI” in collaborazione con: Pro Loco, Parrocchia, Centro Sociale Anziani, Gruppo Donatori di Sangue, A.S.D. Castel Madama Calcio Settore Giovanile, Assoc. “Camminando con Stefano”, Scuola di Danza Arshaus, Gruppo Sbandieratori e Musici, i 4 Rioni del Palio “Madama Margarita” e con il patrocinio e contributo del Comune di Castel Madama hanno organizzato nella storica cornice del Castello Orsini, l’iniziativa natalizia che per tre giorni ha visto protagonisti bambini e adulti in numerose attività e spettacoli.

Nel primo pomeriggio di Venerdì 18 è stato aperto il portone del castello Medievale e si è dato vita ad un piccolo Villaggio Natalizio.

Passeggiate alla ricerca di oggetti di artigianato, di piccola manifattura e prodotti biologici e tipici delle terre laziali, che potevano essere acquistati nelle accoglienti Sale e Saloni; visite guidate alla Mostra fotografica e la Mostra Rinascimentale “La stregoneria al tempo di Margarita.” (che ha ottenuto un notevole successo grazie alla particolare attenzione posta dalle organizzatrici).

Inoltre vi è stata la presenza dei Sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier Lazio, che ha offerto uno spazio significativo ed elegante al concetto del “buon vino”.

Suggestivo è stato il Corteo storico, l’esibizione corale dei Musici dei quattro Rioni e spettacolo del Gruppo Sbandieratori all’interno del Chiostro con l’atmosfera delle luci serali. Costumi, acconciature e musica che hanno dato vita ad un vero e proprio viaggio nel 1500 permettendo di rivivere, seppur per breve tempo, la manifestazione più importante della nostra cittadina: il “Palio della Madama Margarita d’Austria”.

partecipanti nataleNon sono mancati poi giochi e attività dedicate ai bambini veri protagonisti delle feste natalizie (trucca bimbi, balli di gruppo, gonfiabili...). E come ogni anno il sodalizio, ormai ben collaudato, tra l’Associazione “L’Albero della Vita” e il Centro Sociale Anziani che hanno organizzato la tradizionale “Tombola Nonni e Nipoti” e il Torneo di Burraco “I° Memorial Antonio Piselli”. Esilarante la comicità del Cabarettista Alessandro SERRA e del GEPPO Show.

Magica la chiusura musicale.

Doveroso è il riconoscimento a coloro che si sono impegnati alla riuscita dell’iniziativa, in primis al Presidente Luigi Piselli, che ostinatamente cerca di portare avanti un progetto che ha lo scopo di unire, condividere, aggregare diverse realtà associative del nostro territorio.

Non possiamo che accogliere positivamente attività ed eventi di questo genere per due motivi: l’opportunità che si offre ai cittadini di Castel Madama e ai non residenti, di vivere e godere di luoghi/spazi, quali il Castello che appartengono alla “nostra storia” e lo scopo di tale iniziativa, che è di per se lodevole in quanto il ricavato è stato donato alla Cop. Onlus Coccinelle per l’Oncologia Pediatrica del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma.

In un momento di grande difficoltà generale, le cosi dette “buone azioni” confermano ancora una volta che con poco si possono fare grandi cose. Impegno, volontà, creatività e una eccessiva ma fondamentale dose di determinazione permettono di raggiungere obiettivi grandi come questo.

Forse il buon insegnamento da trasmettere soprattutto nei gesti sia quello di condividere la nostra felicità, di offrire ciò che possiamo e di rendere speciale e unico anche il poco che si ha.

Gioia Fabiani

PENSIONI, ALCUNI RAGIONAMENTI - di Daniele Ruggeri

Nell’articolo del mese scorso abbiamo parlato di pensioni e abbiamo visto che tutti i discorsi che si fanno in televisione sulle pensioni d’oro sembrano assolutamente sballati rispetto ai numeri ufficiali.

Questo mese continuiamo brevemente il discorso proponendo qualche ragionamento. La difesa delle pensioni e dei pensionati è nell’interesse anche di chi lavora oggi.

I numeri visti l’altro mese sono chiari: la pensione da lavoro media in Italia nel 2013 è di 16 mila e rotti euro all’anno, poco più di 1.000 euro al mese.

A gennaio sono usciti i nuovi dati ISTAT per il 2014: la pensione da lavoro media è di 17.040 euro all’anno.

Nei discorsetti in tv purtroppo non si specifica mai che “pensione” non è solo quella da lavoro ma anche pensione per invalidità e assistenza, e che sulle pensioni si pagano le tasse, che sono soldi che tornano allo Stato.

Oltretutto, per parlare di sprechi nelle pensioni bisognerebbe fare uno studio serio per mettere in relazione quello che uno prende con quello che ha versato, ma anche di questo sembra non si tenga conto…

LAVORATORI E PENSIONATI NON DEVONO LOTTARE TRA LORO

Ormai ci siamo convinti che gli stipendi dei lavoratori sono bassi e si dovranno abbassare ancora di più perché tra i tanti soldi sprecati dallo Stato ci sono anche quelli buttati per i pensionati, che guadagnano troppo.

paperon de paperoni bagno nell'oroPropongo alcuni ragionamenti.

i) La categoria dei pensionati forse è l’ultima rimasta che ancora spende per merci e servizi di qualità, basti pensare alla manifattura (tipo il vestiario) o ai servizi alberghieri. I più giovani con il lavoro a mozzichi e bocconi ormai riescono a spendere a fatica e si orientano per forza al basso costo. I pensionati invece ancora cercano la qualità: se si perde la loro spesa, si rischia di perdere l’offerta di merci e servizi italiani di qualità, contribuendo a impoverire il Paese.

ii) Chi lavora adesso è chi andrà in pensione in futuro, tra dieci, venti anni ecc.

Perciò per un lavoratore di oggi lottare contro le pensioni è controproducente, o no? Cosa ci si guadagna a lottare contro i pensionati e le loro pensioni solo perché qualcuno in passato ha sfruttato una legge di favore? Penso niente, c’è solo da rimetterci.

Infatti, se come lavoratori continuiamo a prendercela con “le pensioni” credendole dei mangia-soldi, rischiamo di darci la zappa sui piedi.

Soprattutto perché ridurre le pensioni più alte, così come è per gli stipendi, spinge a ridurre pure quelle più basse, mica ad aumentarle…

Si deve alzare la parte bassa, non tirare giù quella alta! Ormai siamo al “tutti contro tutti”, e ci rimettono tutti! In passato, lavoratori e pensionati stavano insieme, adesso sono gli uni contro gli altri.

I lavoratori essendo più giovani sono più attivi dei pensionati e si possono far sentire, ma bisogna capire che quel che serve veramente è far riprendere il mercato del lavoro.

Daniele Ruggeri 

IL GIUBILEO: PERCORSI DELLA MISERICORDIA A TIVOLI di Italo Carrarini

Con questa mostra lo scorso 22 dicembre è stato inaugurato il Civico Museo di Tivoli.
Oltre al gruppo ligneo della Deposizione, l’opera d’arte indubbiamente più importante della città
risalente ai primi decenni del XIII secolo, ed uno degli esempi più rappresentativi della scultura
lignea medievale italiana, nel Palazzo della Missione saranno esposte fino al 20 novembre 2016
testimonianze artistiche, libri antichi e documenti storici provenienti dal raro e prezioso
patrimonio del Comune custodito nel Fondo Antico della Biblioteca Comunale.

Come illustrato durante la conferenza stampa tenutasi il 19 dicembre u.s. e riportato sulla bochure della mostra dal Sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti eVescovo di Tivoli dall’Assessore alla Cultura e Turismo Urbano Barberini, l’apertura al pubblico del complesso della Missione - situato in una zona strategica della città, vicino a Villa D’Este e alla Chiesa di San Pietro alla Carità - è parte di un programma di interventi sul patrimonio architettonico di Tivoli portato avanti dal Comune con l’obiettivo di recuperare spazi fatiscenti finora inutilizzati.

Dopo i lavori realizzati per stralci negli ultimi decenni con importanti contributi finanziari della Provincia e della Comunità Europea, è stato possibile, nell’ultimo anno, accelerare e completare il restauro e l’adeguamento funzionale di due piani del Palazzo della Missione destinato a diventare Museo Civico della Città di Tivoli.

L’edificio settecentesco della Missione è stato sede prima dei Missionari di San Vincenzo De’ Paoli, poi del Carcere minorile e, dopo il terribile bombardamento del maggio 1944, ricovero degli sfollati e dei senzatetto.

Il Museo di Tivoli, sogno di generazioni, si apre con un allestimento temporaneo destinato a celebrare un importante evento religioso che avrà la durata di un anno, così come la mostra: si tratta del Giubileo Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco per mezzo della Bolla Pontificia Misericordia Vultus, ricorrente nel cinquantesimo della fine del Concilio Vaticano II.

LA MOSTRA Per questa straordinaria circostanza il Vescovo della Diocesi di Tivoli Mauro Parmeggiani ha consentito di esporre la suggestiva Deposizione lignea della Cattedrale di Tivoli, forse l’opera d’arte più importante conservata in città. Il Gruppo, datato ai primi decenni del XIII secolo, è uno degli esempi più rappresentativi della scultura lignea medievale italiana. croce

È costituito da sei statue a grandezza naturale: Cristo con la corona, simbolo del suo trionfo sulla morte, la Madonna, San Giovanni Evangelista, San Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, e un Angelo inserito nella Croce.

La corona di rame dorato è decorata con 11 paste vitree rosse, verdi, celesti e blu. Gli studi più recenti ritengono che le statue, scolpite in tronchi di pioppo, furono realizzate verso il 1220-1230.

Le sculture tiburtine, miracolosamente salve attraverso le vicende storiche e l’usura del tempo, si impongono per la vivezza e il vigore plastico che si manifestano nelle incisioni calligrafiche del busto di Cristo, nelle lunghe pieghe dei panneggi di San Giovanni e della Madonna, nelle ampie superfici di Nicodemo e di Giuseppe; l’altezza inventiva può essere paragonata a quella delle sculture di Benedetto Antelami (1150-1230) di cui è chiaro l’influsso. L’antico Gruppo ligneo si inserisce nell’iconografia della Deposizione diffusa nel XIII secolo, arricchita, nel caso di Tivoli, con l’inserimento di San Giovanni e di Maria, dei quali i Vangeli attestano la presenza durante la Crocefissione.

Lettera del Cardinale Ippolito d’Este del 6 marzo 1561Bolla del Pontefice Gregorio XIII del 28 luglio 1578

Si ha notizia di un primo restauro del 1921 che liberò l’opera da uno strato di vernice nera, ma già nel 1931 fu necessario procedere ad un altro intervento.

Trasportata a Roma per evitare i pericoli della II guerra mondiale, tornò a Tivoli nel 1950.

Prima di essere esposta a Palazzo Venezia nella mostra “Imago Mariae” del 1988, la Deposizione fu sottoposta ad un nuovo accuratissimo restauro, attraverso il quale si stabilì che il legno utilizzato era il pioppo e che l’Angelo era sicuramente posto sopra la Croce.

Furono inoltre rimesse in vista tracce del colore originario, soprattutto nella statua di Nicodemo: blu indaco e terra verde sui mantelli, argento nelle vesti, lacca rossa sui calzari e cinabro negli incarnati e sulle labbra.

Al Giubileo riportano anche i libri e i documenti esposti, provenienti dallo straordinario patrimonio del Comune di Tivoli conservato nel Fondo Antico della Biblioteca Comunale costituita nel 1773; gli argomenti illustrati, di carattere giubilare, riguardano antefatti, indizioni, ritualità, pellegrinaggi, descrizioni di luoghi sacri, reliquie, Porta Santa, cerimonie ed episodi particolari. Si espongono, tra gli altri, due importantissimi documenti tiburtini: una lettera del cardinale Ippolito II d’Este del 6 marzo 1561 e una bolla del pontefice Gregorio XIII del 28 luglio 1578 riguardanti la concessione di indulgenze plenarie rispettivamente alla confraternita di San Giovanni Evangelista e al convento di Santa Maria Maggiore, entrambi con sede in Tivoli, e i cui fondi furono versati nel locale Archivio Storico Comunale nel 1932-1933.

IL PROGETTO L’Amministrazione Comunale di Tivoli, consapevole del contesto storico-architettonico di tale complesso, posto alla confluenza dell’asse medioevale di Via Campitelli, contiguo a Villa d’Este e alla Chiesa di San Pietro alla Carità, ha avviato un programma di lavori di ripristino e di adeguamento necessari per una nuova utilizzazione dell’immobile destinato a sede museale permanente, restituendo alla fruizione di cittadini e turisti il Complesso Monumentale della Missione.

A causa della indisponibilità di finanziamenti adeguati per il ripristino dell’intero complesso, è stato elaborato un progetto realizzabile per stralci successivi: finora ne sono stati realizzati quattro, finalizzati alla utilizzazione progressiva dell’intero immobile.

Il progetto di recupero è stato limitato ad interventi conservativi che non hanno alterato lo stato dell’edificio, che verrà riportato all’originaria conformazione con l’eliminazione di divisioni posticce e tamponamenti realizzati per l’uso abitativo d’emergenza nel dopoguerra; gli unici interventi modificativi della preesistenza, necessari per l’utilizzazione dell’immobile, sono la realizzazione di un ascensore che garantisce l’accesso ai portatori di disabilità e la creazione dei servizi igienici previsti su ogni livello.

L’edificio si sviluppa su cinque piani oltre all’ammezzato, al seminterrato e alla loggia belvedere in copertura. È impostato secondo uno schema architettonico semplice e lineare, con una pianta regolare, corridoio centrale e stanze laterali per l’accoglienza. Sul lato con affaccio su Piazza Campitelli e su Villa d’Este, nei piani primo e secondo, sono situate le stanze di rappresentanza che godono di vista panoramica e migliore soleggiamento.

La superficie complessiva è di circa di 3.505 mq, di cui oggi è utilizzabile circa il 35%, pari a 1.230 mq.

GLI INTERVENTI Come sopra accennato il complesso edilizio è stato oggetto di vari interventi per un totale di euro 3.029.888,67.

Primo intervento per lire 150.000.000: Negli anni ’90, ricostruzione del tetto con consolidamento della struttura portante mediante elementi in ferro e rifacimento dei manti di copertura, intervento che ha alterato l’originario sistema con travi in legno e abbaini.

Il Gruppo della Deposizione lignea in mostra al Palazzo della MissioneSecondo intervento per euro 413.165,52: Eliminazione del muro di cinta del cortile dell’ex riformatorio con recupero dello spazio urbano di collegamento tra l’uscita secondaria di Villa d’Este, Piazza dell’Annunziata e Piazza Campitelli, ricostruita nella sua forma originaria; Rifacimento di intonaci e pitture delle facciate.

Terzo intervento per euro 2.205.921,29: Consolidamento del complesso edilizio e ristrutturazione del piano terra (opera finanziata da contributo della Provincia di Roma nell’ambito del Piano Restauri 2001/2003).

Quarto intervento per euro 333.333,33: Ristrutturazione del piano primo mediante finanziamento della Comunità Europea (POR FESR LAZIO 2007-2013 “Valorizzazione e promozione del patrimonio culturale e paesistico nelle aree di particolare pregio” - Intervento 3 - Polo Museale e Servizi Culturali - Palazzo della Missione: stralcio funzionale-completamento piano primo).

Grazie a quanti nel corso degli anni vi si sono adoperati, il Complesso della Missione tornerà a svolgere un importante ruolo nella vita della città, quale spazio museale per la conservazione e la promozione del patrimonio storico e artistico di Tivoli, che con questa mostra avvia la sua piena valorizzazione.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 20 novembre 2016 con i seguenti orari: dal martedì al sabato, ore 15.00 - 18.00; la domenica, ore 10.00 - 13.00 / ore 15.00 - 18.00.

Italo Carrarini *

* Fonte: Comune di Tivoli

Donatori

logo donatoriDomenica 10 Gennaio
abbiamo raccolto 104 sacche
di sangue …
Avremmo potuto raccoglierne tante
di più se anche voi, che state leggendo,
foste stati con noi!!!
Vi aspettiamo il 29 Maggio
dalle ore 8,00 alle 11,30

Nelle foto da sinistra Elena Moreschini (presidente), Giovanni Sisti premiato dal dott. Trua con medaglia d’oro offerta dall’Ospedale Bambino Gesù per le sue 40 donazioni

Nelle foto da sinistra Elena Moreschini (presidente), Andrea Fontana premiato dal dott. Trua con medaglia d’oro offerta dall’Ospedale Bambino Gesù per le sue 40 donazioniNelle foto da sinistra Elena Moreschini (presidente), Michele Garofalo premiato dal dott. Trua con medaglia d’oro offerta dall’Ospedale Bambino Gesù

Nelle foto 10 dei nostri donatori che hanno raggiunto le 15 donazioni premiati dai nostri sponsor e dal Gruppo Donatori di Castel Madama con medaglia d’oro

Leggere continua a salvarmi la vita e questo è un lusso che posso permettermi grazie alla Biblioteca Comunale di Castel Madama che frequento, quasi giornalmente, da circa trent’anni.

È proprio grazie a questo “servizio” che trovo libri in uscita anche appena recensiti e che posso prenderne degli altri che altrimenti non potrei acquistare, quantomeno non in proporzione a quanto leggo.

La biblioteca di Castel Madama è un luogo molto frequentato, anche dai giovanissimi come gli alunni delle elementari e delle medie.

Soprattutto con questi ultimi capita di scambiarci titoli e pareri, vista la professione che svolgo e che mi mette in contatto con loro.

Approfitto di questo spazio per ringraziare Rossana e Dino - i “custodi dei libri e del loro sapere” - per la professionalità, la precisione e la cordialità con cui lavorano. Grazie a loro la biblioteca di Castel Madama non è solo un luogo dove prendere in prestito un libro, ma anche un luogo dove ci si sente accolti.

Per questo e tanto altro, spero che la biblioteca Comunale resti il bel polo di incontri e cultura che già è. ...un libro, ovunque con me, sempre...

Antonella De Angelis

Riceviamo e pubblichiamo

Spett. redazione, colgo l’occasione per augurare a tutti buon 2016. Pongo alla vostra attenzione un episodio che si è verificato solo qualche settimana fa quando il 18 dicembre 2015 Giulia F. di anni 11 e Leonardo F. di anni 13, hanno rinvenuto un portafoglio con 130,00 euro e documenti, smarrito da una signora nigeriana abitante a pochi chilometri da Castel Madama.

I due giovani hanno provveduto a consegnare il portafoglio ai carabinieri.

Rintracciata la proprietaria, veniva riconsegnato il tutto. La signora nigeriana incredula ai fatti, per gratitudine lasciava 20,00 euro di ricompensa che poi sono state consegnate ai giovani.

La vicenda che potrebbe essere insignificante per qualcuno, deve avere la giusta importanza; il gesto dei due giovani deve essere conosciuto a tutti... non ci sono solo giovani vandali che scrivono sui muri e devastano il bene pubblico... ci sono anche loro due adolescenti che stanno in mezzo a noi e vivono con noi. Grazie di tutto cuore a Giulia e Leonardo.

Entriamo in casa dei nostri nonni e dei nostri genitori... dal mio libro “Ricette e Ricordi”

copertina libro ricette e ricordi

alcune ricette

“JU PORCU” - IL MAIALE

Il maiale: una grande ricchezza!!! Un antico adagio recita: “del maiale non si butta nulla” e nulla buttavano i nostri avi.

Quasi tutte le famiglie castellane allevavano uno o più maiali. In campagna o nei pressi del paese c’erano le “sturelle” cioè piccole costruzioni coperte, con poco spazio esterno e “ju pilozzu” contenitore in legno o pietra per versarvi il pasto del maiale.Maiali

Questi animali venivano alimentati con gli scarti della cucina (gli scarti erano molto pochi veramente), con papponi di semola, con ghiande, con frutta raccolta in terra dalla propria o altrui campagna.

Generalmente i maiali venivano uccisi in gennaio quando la raccolta delle olive era terminata ma soprattutto perché in questo periodo era freddo e la carne non si rovinava nei giorni nei quali veniva lavorata per essere conservata.

Alcune persone uccidevano il maiale nella propria campagna aiutate da parenti ed amici.

La maggior parte dei maiali, però, veniva portata al mattatoio comunale e, in quei giorni, nelle strade del paese si ascoltava una particolare musica: era il rumore delle ghiande fatte sobbalzare dentro un secchio di latta per fare in modo che l’animale, al richiamo del cibo, seguisse volentieri il padrone fino al mattatoio.

Per le strade, in quei giorni, c’era una processione di maiali con musica intervallata da grugniti. Una volta ucciso, il maiale si portava a casa per “spezzarlo”.

Si faceva festa insieme ai parenti ed agli amici che servivano per aiutare nella lavorazione della carne del maiale spezzato e per le varie trasformazioni. In compagnia si mangiavano le “sagne assucche” con il sugo preparato con i primi pezzetti della carne del maiale, si arrostiva sulla brace qualche braciola e si gustavano anche i “frettei” che le donne avevano fritto con l’olio “rimesso“ da poco nelle bittine.

Si beveva il vino nuovo riposato già in ottobre.

prosciutto“J PORCI”

Del maiale si conservava ogni parte e si faceva bastare per tutto l’anno.

Dal maiale si ricavavano:

Braciole: cotte subito sulla brace e/o salate e consumate nei giorni seguenti;

• “Prisciutti”: cioè i prosciutti: le cosce ben pulite venivano salate per vari giorni e poi erano ricoperte di grasso che avrebbe dato morbidezza esterna ed interna, erano condite con pepe e peperoncino. Poi i prosciutti erano appesi in luoghi arieggiati e lasciati così per alcuni mesi.

• “Spallette”: anche le spalle del maiale servivano per fare piccoli prosciutti, erano lavorate come loro e affettate qualche tempo prima poiché tendevano ad asciugarsi prima dei prosciutti in quanto più piccoli.

Pancetta: tesa o arrotolata: si condiva con il sale, l’aglio, il pepe ed il prezzemolo. La pancetta tesa veniva appesa subito mentre l’altra era arrotolata, incartata e chiusa ben bene con dei lacci e poi appesa e tagliata a fette all’occorrenza. La pancetta tesa era tagliata a fette o a tocchetti a seconda dei piatti da cucinare.

Lonza: era ricavata da una parte di lombo, era condita come la pancetta e poi era incartata, legata e riposata appesa. Nelle famiglie castellane veniva tagliata per la prima volta la mattina di Pasqua e gustata con la pizza “crisciuta”.

• “Lardu”: il lardo era il grasso del maiale, veniva conservato con il sale e lasciato così come si presentava o tagliuzzato e macinato e poi riposto in contenitori. Il lardo era molto usato in cucina, al posto dell’olio, nelle minestre e nei sughi. Il lardo non macinato veniva battuto su un tagliere di legno chiamato appunto “battilardo, battilonna”.

• “Struttu”: lo strutto era il grasso fuso del maiale, ottenuto facendo “struggere” i tessuti adiposi del maiale. Veniva utilizzato per fare dolci e per mantenere morbidi i prosciutti e per ungere i tegami da forno. Anticamente veniva conservato nella “vuscica” cioè nella vescica stessa del maiale, più tardi venne riposto in barattoli di coccio ed in seguito di vetro.

• “Sfrinzuli” o ciccioli: cioè pezzetti di grasso derivati dalla fusione del tessuto adiposo del maiale. La parte migliore era lo strutto e la parte che non si era fusa erano gli “sfrinzuli”, questi venivano salati e utilizzati per la pizza con farina di granturco (pizza gialla) poiché la rendevano più morbida e saporita.

• ”Bevereji”: intestino del maiale essiccato. L’intestino era lavato, condito con il sale ed il pepe e poi affumicato nel camino. I bevereji venivano mangiati così a morsi, anche se risultavano un po’ duri, oppure venivano cucinati in padella con poco olio ed al termine della cottura vi veniva aggiunto un po’ di vino. In altri casi i bevereji venivano messi nel sugo per condire la polenta o per le “sagne assucche”. Ricordo il loro profumo quando mia madre li metteva nel sugo e mio padre ne era molto contento. Prima ancora di mangiare la pasta condita con quel sugo, lui ne metteva un po’ in un piatto e vi intingeva due fette di pane dicendo che stava solo “provando” il sugo. Gli anziani spesso si riunivano nelle cantine e alcune volte portavano anche i “ bevereji” Uno di loro poi ha raccontato: “vella sera jemmo a la cantina e co ddo tuccitti de bbevereji, in tre, ce bbevemmo vasci dece lirti de vinu rusciu” (“quella sera andammo alla cantina e, con due pezzetti di beverelli, in tre bevemmo quasi dieci litri di vino rosso”).

• “Fecatu”: il fegato era usato per i fegatelli. Veniva tagliato a fettine e queste erano ricoperte dalla “ratta” (rete che copre l’intestino del maiale). Tra la “ratta” e la fettina di fegato si poneva una foglia di alloro. I fegatelli venivano cotti sulla “raticola” (graticola) sulla brace del camino, oppure si facevano rosolare in padella, quasi senza olio poiché la “ratta” era grassa e col calore si scioglieva un po’ permettendo così la cottura e mantenendo il fegato morbido. A piacere si poteva spruzzare anche del vino bianco (secondo me non era necessario poiché avrebbe potuto coprire il profumo del fegato e dell’alloro). Il fegato veniva usato anche per le profumatissime salsicce di fegato realizzate con carne di fegato tagliuzzata e condita con sale e pepe, qualcuno aggiungeva anche dei semi di finocchio; queste salsicce venivano usate per il sugo di polenta, fettuccine e risotti. I sughi realizzati con queste salsicce sono particolari e per me veramente gustosi, essi danno un tocco eccezionale alle pietanze cui si accompagnano.

Coppa: si preparava con le cartilagini della testa del maiale (comprese le orecchie), pezzettini di grasso e delle “cutiche” o cotenna del maiale. Tutti questi ingredienti venivano fatti sbollentare e poi venivano tagliuzzati, conditi con il sale, il pepe, l’aglio e poi “insaccati” in sacchetti di stoffa (preparati dalle massaie in anticipo). I sacchetti, contenenti la coppa, erano ben legati e poi poggiati su una superficie rigida da dove poteva scolare il grasso.Sui sacchetti erano poi poste delle tavole con sopra dei pesi in modo che i vari pezzetti di grasso e di cartilagini si amalgamassero e si pressassero rimanendo uniti e venisse fuori il grasso in eccesso. Naturalmente la coppa si mangiava affettata come companatico oppure veniva fatta a dadini e condita con altro aglio, peperoncino e una spruzzata di aceto.

Maria Sistina Censi (segue nel mese di Febbraio)

Scuola

Giornalino scolastico IC Castel Madama

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Vicovaro

Concerto della Corale Santa Caecilia per il Natale 2015

La Corale polifonica Santa Caecilia di Vicovaro ha voluto, anche quest’anno, salutare la popolazione con un augurio musicale per il Natale 2015.

Come da tradizione ormai trentennale, si è svolto infatti nella splendida cornice della chiesa di San Pietro Apostolo, grazie anche alla concessione del parroco Don Benedetto Molinari, il concerto natalizio che ha regalato ai presenti un momento di profonda spiritualità.

I canti del Natale sono portatori di suggestioni e di significato a tutte le latitudini, così le armonie si possono intrecciare e mescolare, tra sacro e profano, in un medley musicale che accomuna tutti i popoli e le nazioni. Il programma curato dal direttore artistico, maestro Roberto Proietti, ha voluto infatti tracciare un percorso di fratellanza, che ha visto idealmente uniti i valori fondamentali della pace e del rispetto tra i popoli con lo spirito di comunione della nostra tradizione cristiana.

Il Natale è dunque anche un mezzo per condividere e percorrere la ricerca della pacificazione - molto significativo nel programma il brano Peace di J D. Martin - che in questo momento storico è senza dubbio un valore da perseguire.

Tutti gli uomini della terra si possono soffermare a riflettere sul significato del Natale e con l’aiuto della musica tutto sembra più facile. E allora… lasciandoci catturare dalle armonie … cominciamo da O come, all ye faithful , meglio noto col titolo latino Adeste fideles. Con questo antico canto natalizio, eseguito dalla Corale e armonizzato dal maestro Proietti, si è infatti aperto il concerto nella sua trentesima ricorrenza. John F. Wade nel 1743-44, trascrisse la partitura per un coro cattolico che operava a Douai, cittadina nel Nord della Francia, che era all’epoca un punto di riferimento per i cattolici, perseguitati dai protestanti inglesi.

Di questo famosissimo canto natalizio non esistono sufficienti documenti per attribuirne la paternità; John Wade infatti è il copista, cioè colui che trascrisse materialmente il testo e la melodia, tratti da un tema popolare irlandese.

La versione in lingua inglese fu scritta dal pastore Frederick Oakeley nel 1841 e il titolo fu poi cambiato in quello attuale, solo dopo la conversione dell’autore al cattolicesimo. Importante omaggio anche a Ennio Moricone con il Te deum, tratto dalla colonna sonora del film Mission. He never failed yet, brano scritto dal musicista gospel Robert Ray nel 1994. Adiemus: Songs of Santuary è il titolo del brano del compositore gallese Karl Jenkins, caratterizzato da vocalizzi di musica New Age; il brano è particolarmente noto in Italia perché è stato usato nella trasmissione televisiva “Ciao Darwin”, condotta da Paolo Bonolis su Canale 5, ed era il sottofondo d’ingresso in scena del personaggio di “Madre natura”.

Corale VicovaroSono proposti numerosi fraseggi con cori ripetuti, che riproducono un effetto “tribale”; al coro viene chiesto di cantare fortissimo, senza il vibrato, ne risulta una musica etnica, tribale, (maori o africana) caratterizzata da sillabe che sembrano latino ma sono più che altro sonorità ed è una musica che colpisce l’anima e il cuore e ne ignoriamo il senso.

Il Concerto è proseguito con Jingle bells rock brano natalizio, pubblicato nel 1957, dal cantante americano Bobby Helms, divenuto famosissimo anche grazie a numerose cover incise da altri artisti. Altri brani molto conosciuti hanno ripercorso la tradizione natalizia europea e il pubblico ha potuto applaudire con trasporto e riconoscenza. Sul finale i cantori tutti, il maestro Roberto Proietti e il maestro di pianoforte Pierluigi D’Amato, hanno regalato un momento particolare ospitando il gruppo Zampognari di Vicovaro, che si è esibito in un canto della tradizione popolare, accompagnato dagli strumenti artigianali ricostruiti per l’occasione.

Quest’anno la Corale festeggia il trentennale della sua attività musicale; il primo concerto di Natale ebbe luogo proprio nel 1985 quando la Corale agli esordi, volle dare inizio a questa importante tradizione sotto la guida e la tenacia del maestro.

Il sindaco Fiorenzo De Simone, accompagnato dal vicesindaco Giardini e dall’assessore Loredana Rufini, presenti all’evento, hanno assunto la decisione di onorare il maestro Roberto Proietti e la Corale Santa Caecilia dell’encomio con la seguente motivazione:” per essersi particolarmente distinti, in Italia e all’estero, nella divulgazione e valorizzazione della musica sacra e profana, classica e popolare, e per aver promosso in oltre trent’anni di attività artistica, con grande passione e riconosciuta professionalità, l’immagine e il prestigio di Vicovaro e del suo territorio”. L’evento sarà previsto per la fine di gennaio nella splendida chiesa di Sant’Antonio.

Maria Pia Napoleoni

Tivoli

IL RITORNO DI MASSIMO SOLINI

Copertina libro Possa una stellaDopo “Quella straordinaria generazione di donne”, “Sulla città di Tivoli sta sorgendo il sole” e l’ultimo ben noto Pithecusae e l’anemone bianco“, Massimo Solini ci riprova ancora ed ecco di nuovo pronto per i suoi lettori un bel romanzo fantasy intitolato “Possa una stella”.

Il romanzo prende forma nella città di Venezia allorché Tommaso ed Alice attraverso un time travel, si ritrovano nell’emblematico e pericoloso, ma al tempo stesso anche affascinante e pittoresco, fine settecento.

In questo pazzo e inaspettato viaggio pieno di colori e di profumi trovano modo di incontrare personaggi come Napoleone Bonaparte, Giacomo Casanova, Carlo Goldoni e tutte le maschere della commedia italiana.

Certamente il romanzo presenta una serie di evasioni letterarie alla ricerca di uno spirito attraverso il quale si possa diradare la nebbia della conoscenza e dare spazio a discussioni teoriche su questi personaggi che hanno influenzato non poco il destino dei popoli e la cultura di quel periodo.

Viene così di nuovo fuori la creatività di Massimo Solini che dimostra avere una gran passione per la scrittura spaziando anche tra stili diversi e adottando, soprattutto negli ultimi due libri uno stile fantasioso degno, se vogliamo, della migliore saga di “Harry Potter”.

Solini presenterà il suo libro alle Scuderie Estensi di Tivoli il giorno 30 gennaio 2016 alle ore 16,30; sono così informati tutti coloro che vorranno presenziare all’evento.

Sarà sicuramente bello leggere questo romanzo ….

Ci porterà sicuramente ad essere protagonisti di un viaggio virtuale e ci farà sognare un po’, cosa che non guasta mai in una realtà dove risulta essere un po’ più difficile farlo ….In fondo….non è mai troppo tardi per le “favole”….

Valentina Torella

Er core

Er core ce se sa’, è un gran motore, e si lo tratti bene, t’arisponne con amore. de’ resto, è come fosse ‘na vettura, e si mejo tu la tratti, vedrai come te dura. Basta lubrificalla co’ un po’ d’ojo, che essa t’arisponne con orgojo.

Ma si je fai mancà ‘sta proteina, si bene che te và, dovrai portalla in officina.

Ma si persisti ancora a trascuralla, finisce che dovrai rottamalla. Così per core, si je dai disturbo, bene che po’ annà, dovrai affrontà er chirurgo.

Ma si seguiti a insurtallo ‘sto motore, finisce l’avventura de ‘sto core.

E come la vettura, così come ‘sto core, si ce se rispetta, duratur sarà l’amore.

Roma: Hospedale Santo Spirito 30 Settembre 2014

Dante Cecchini di Vicovaro

BORGONOVO SENZA REGOLE

La maggior parte degli abitanti di Borgonovo non rispettano le regole di conferimento dei rifiuti e conferiscono di tutto per strada nonostante i controlli da parte del Comune che ha installato anche una seconda piazzola di conferimento.

Nonostante gli interventi di bonifica da parte degli operai della municipalizzata, la situazione non migliora affatto. L’Asa venerdì ha ripulito, insieme alla Congeav che ha continuato i giorni seguenti trovando sempre più rifiuti sparsi.

A spiegare il tutto questa nota di Asa. “In riferimento alla situazione venutasi a creare nell’area di Borgonovo ci teniamo a evidenziare che il Comune con incarico ai vigili urbani ha appurato che l’accatastamento dei rifiuti incontrollati di via dell’Aeronautica 37, sebbene si configuri come una vera e propria discarica, sia compatibile per ridotta pericolosità, con le mansioni e possibilità di Asa Tivoli Spa.

L’Azienda è dunque intervenuta per la rimozione dei rifiuti abbandonati non per la bonifica del sito, la cui eventuale contaminazione resta da valutare.

Tale situazione è la conseguenza di una anomala e incivile contestazione alla raccolta differenziata da parte di cittadini, non ancora ben individuati dai vigili urbani, che rifiutano il cambiamento culturale che impone la legge già da oltre dieci anni ormai anche in territori difficili come quelli in oggetto. In merito ai fatti, l’azienda Asa non ritiene momentaneamente opportuno, visto l’elevatissimo grado di evasione del tributo tari e il bassissimo grado di interesse mostrato dai cittadini nella fase di partecipazione pubblica alle assemblee nonché ritiro kit del porta a porta, avviare una raccolta domiciliare che era e resta ancora non pienamente concedibile nell’area di Borgonovo.

Resta ben inteso che la situazione migliorerà solo con la presa di coscienza che la raccolta differenziata presuppone l’utilizzo delle campane colorate e non dei secchioni verdi e va fatta a prescindere dal servizio di raccolta porta a porta. Chiediamo in ultimo, una collaborazione più concreta da parte dei vigili urbani affinché possano scongiurare il ripresentarsi di situazioni di degrado ingestibili come le molteplici già presenti da anni nell’area”.

Claudia Crocchianti

foto dicarica Borgonuovo

LA NEW TEAM TIVOLI FEMMINILE VINCE LA COPPA ITALIA REGIONALE

Foto new team femminileLa New Team Tivoli, la squadra tiburtina ha vinto la Coppa Italia regionale di calcio a cinque femminile, battendo il Real Rieti nella finalissima di Colleferro.

Sul nostro giornale abbiamo intervistato il Presidente della New Team Tivoli Maria Rita Rencricca, molto emozionata per questa vittoria. Che emozioni avete provato in questa vittoria?

Partendo dal fatto che siamo nate da due anni e mezzo è il primo trofeo vinto. Siamo belle, giovani e vincenti. Non è facile ottenere risultati importanti in così poco tempo dalla nascita. L’emozione è stata enorme. Paragonabile, o forse maggiore, allo scudetto della mia squadra del cuore. I vostri punti forza che vi hanno portato alla vittoria?

Il punto di forza è il gruppo. Le ragazze sono state straordinarie. Grazie a Mister Sandra Sussa, a Veronica Varamo, allo staff tecnico. Loro, solo loro il punto di forza. Le atlete, la loro professionalità e la loro forza.

Grazie a chi? Volevo ringraziare il presidente del Real Rieti.

I suoi complimenti sinceri fanno bene allo sport.

Progetti futuri? Per i progetti futuri…intanto ci godiamo questa coppa, vinta meritatamente.

Tre aggettivi per descrivere la vostra squadra? Forte, bella e determinata Come stanno commentando i vostri tifosi questo grande successo? Stiamo ricevendo complimenti da tutto il futsal in rosa e maschile. Anzi da quasi tutti…. I nostri tifosi vivono con noi le nostre emozioni. Vorrei dedicare questa coppa, oltre alle mie ragazze, a Chiara Insidioso, la ragazza massacrata di botte dall’ex fidanzato, e diventata per me il simbolo alla lotta contro la violenza sulle donne. Ai due Marò che da quasi quattro anni sono prigionieri del l’incapacità di due governi, quello indiano e il nostro.

Ed inoltre alle ragazze e al presidente dello Sporting Locri, spero non mollino mai.

Claudia Crocchianti

Attualità

IL DIZIONARIO CASTELLANO

Nella cornice dell’Aula Consiliare, con grande partecipazione di pubblico, Domenica 29 novembre il settore cultura del Centro Sociale Anziani ha presentato il 1^ immagine aula consiliareDizionario Castellano di Renzo Pellegrino e Mario Scrocca.

Nel corso della presentazione il Presidente del Centro Sociale Anziani Rina Iori ha illustrato le varie attività del Centro soffermandosi particolarmente su quelle che hanno investito in prima persona il settore cultura diretto dal Prof. Alvaro Fagioli.

Il Professor Fagioli ha presentato l’opera rilevandone l’importanza per chi vorrà avvicinarsi nel futuro alle proprie origini e più precisamente allo studio della lingua dei nostri padri, al dialetto, insomma.

Ha quindi preso la parola il sig. Renzo Pellegrino che ha voluto dedicare il suo lavoro alla compianta Luigia Moreschini che nel lontano 2004 raccolse in un file i vocaboli dettatigli.

Successivamente, ha proseguito, si è voluto ricercare il significato etimologico delle varie parole, la derivazione di ognuna e si è voluto anche scrivere il nome scientifico sia della flora che della fauna locale.

2^ immagine aula consiliareIn seguito il sottoscritto Mario Scrocca, che ha dedicato l’opera ai suoi due nipoti Carmen e Stefano, ha evidenziato l’aiuto ricevuto da varie persone. Suo compagno di viaggio è stato Claudio Corboz che con le sue foto e le sue ricerche sempre nell’ambito fotografico ha arricchito l’opera.

Grande lavoro è stato svolto dalla Professoressa Chicca Michela e di grande aiuto sono stati la Maestra Maria Sistina Censi, Angelo Moriconi, il fotografo Andrea Polzelli ed altri.

Questa opera ha evidenziato ancora già riporta vocaboli in disuso e più si va avanti e più i termini 3^ immagine aula consiliareconosciuti diventano pochi.

Chi vorrà, nel futuro, fare ricerche sul dialetto non potrà fare a meno di questo Dizionario.

La manifestazione è stata arricchita dalla presenza e l’opera del Maestro Iori Giancarlo e del sig. Anacleto Lauri. Da qui vogliamo ringraziare coloro che sulle parole e sul loro uso hanno dedicato tempo e studio.

Vogliamo riferirci, in ordine di tempo, al Norreri, a Emilio Liberati ed al Poeta Alessandro Moreschini . 

Un grazie al Centro Sociale Anziani nella persona del Presidente Rina Iori e un grazie al Prof. Alvaro Fagioli per aver reso possibile questa manifestazione.

Loro hanno creduto nella importanza della nostra fatica editoriale e ci hanno consentito di farla conoscere ai castellani tutti.

Mario Scrocca

Centro anziani

Intestazione csa

articolo csa

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Pro-Loco

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Storia

“ ‘NNE CASA ‘NA CHIRICA RASA O ‘NA FIJA MONICA”

Castel madama, nel passato, è stata un’eccellente Comunità che ha dato alla Chiesa tanti dei suoi figli… frati, preti e monache, soprattutto nella figura di un sebastiano pifferimissionario sulle orme di San Francesco d’Assisi:

L’Arcivescovo Francesco Sebastiano PIFFERI. Padre Vincenzo Liberati nel libro “Quelli che ci hanno preceduto” ricorda tre insigni personaggi elevati alla dignità episcopale. Tre vescovi, vissuti tra il 1820 e il 1880 ossia Giacomo Alessandro Grezzi, Antonio Vincenzo Testa e Francesco Sebastiano Pifferi.

Tre frati francescani, nati tutti e tre a Castel Madama, una Comunità d’istruzione umanistica-religiosa eccellente, che oltre ai tre succitati ha avuto anche altre figure sia maschili sia femminili che abbracciarono la vita ecclesiastica… Vorrei ricordare, sempre dello stesso periodo e dopo, il frate Buonaventura Lolli, Mons. Jayme Sabba Battistoni vissuto moltissimi anni a Rio de Janeiro al quale si deve la costruzione e la direzione artistica della stupenda Chiesa” de N.S. de Lourdes em Vila Isabel; nonché Mariano Moreschini, della Chiesa Valdese, molto amico di benedetto Croce, con il quale ebbe una fitta corrispondenza.

Moreschini ha scritto più libri tra i quali Notturni e Il mandorlo in Fiore.

Un’altra figura religiosa castellana di rilievo è stata Mons. Michele Onofri anch’egli autore di alcuni scritti tra i quali San Michele Arcangelo e Raggi sui sepolcri.

E poi altre anime Francescane dei frati minori conventuali quali i riverenti fratelli Giuseppe e Michele Millozzi quest’ultimo mio professore. Non possiamo dimenticare il francescano Padre Santolamazza ed Emenegildo Ghezzi e lo stesso Vincenzo Liberati e tanti altri cittadini, dei quali dovrei continuare a recitare una lunghissima litanie, che hanno attinto e plasmato la propria vita nella fede come collegiali. Non trascuriamo ovviamente, per essere più completi, i tanti Parroci nati a Castel Madama e le tantissime donne che presero i voti… come la Scardala, la Jannuccelli e altre monache alcune delle quali ancora viventi.

Mi torna ovviamente alla mente il proverbio castellano “ ‘Nne casa ‘na chirica rasa o ‘na fija monica”.

Detto ciò, torno ai nostri vescovi per soffermarmi e commemorare, come non è stato mai fatto da oltre cent’anni dalla morte, uno di questi, ossia l’Arcivescovo Francesco Sebastiano Pifferi… Pifferi non fu un Arcivescovo di quelli che spesso immaginiamo o vediamo nei film rinchiuso nelle stanze di un bel palazzo seduto dietro una scrivania o intento ad officiare con il pastorale una solenne cerimonia in una cattedrale o altra pubblica manifestazione; egli ebbe una specifica peculiarità che lo avvicina, anche se a distanza di secoli, al suo maestro S. Francesco di Assisi. Fedele ai voti “de castidad, pobreza y obediencia” fu un vero missionario che aveva un’altissima e profonda visione della vita ma che volava basso per far comprendere i princìpi umani sociali ed etici del cristianesimo.

Un uomo colto che non fece La Piazza - Gennaio 2016 32 Storia La Piazza - Gennaio 2016 della cultura un simulacro di superbia e di vanto personale ma il mezzo per dialogare, con umiltà e comprensione non solo con amministratori, autorità e intellettuali, ma soprattutto con la gente povera, analfabeta e in luoghi dove la civilizzazione e la vita di Comunità era ancora un sogno lontano.

La Bolivia è la terra dove il Pifferi ebbe il mandato di missionario. Giovanissimo, nato dal matrimonio di due modesti castellani, Clemente Pifferi e Giovanna Gnocchi il 4 novembre 1848. Entrò in collegio il 9 novembre 1863… venne ordinato sacerdote il 14 maggio 1871 e destinato al Convento di Tivoli. Successivamente, insieme con altri confratelli il 1 agosto 1872 da Bordeau, via mare, raggiunge la città di Tarija in Bolivia con il beneplacito di Pio IX.

La Bolivia, una volta, insieme al Perù, colonia spagnola, è conosciuta storicamente come la terra degli Indios, degli Incas, dei Maya, terra attraversata dalla Cordigliera delle Ande, da grandi fiumi anche navigabili come Rio degli Amazzoni, il Mamorè, il Madeira, terra dalle altitudini impressionanti dove ancora attualmente sono situate le principali città La Paz (m. 3650 metri) Sucre (2956) ed altre sino a 5000 metri…

E in questo panorama il nostro concittadino cercò con ogni mezzo e l’aiuto della Provvidenza di seminare la fede di Cristo e l’amore e la pace tra gli uomini.

Non era facile fare il missionario in una nazione poco conosciuta dove nei tempi nei quali il Pifferi fu missionario vivevano, come accennato, ancora tribù selvagge, infedeli e esseri umani allo stato brado.

Il Pifferi, con la sua grande voglia di portare la voce e il segno del Signore dovunque, non temette pericoli e a piedi o a cavallo visitò per lungo e per largo centinaia e centinaia di Comunità.

Le cronache raccontano (e lo confermano le documentazioni e i diari che lo stesso Pifferi ha lasciato e che ancora oggi conservano con orgoglio le autorità del Governo boliviano - (archivio nazional-biblioteca de Bolivia-Sucre) - di un uomo che, ancorché malato, non si fermava un momento per fare opere di bene per i senza tetto, sia credenti sia pagani che atei. Per lui ogni uomo era un fratello, ogni bisognoso era il Cristo sulla terra come lo sono oggi per il vescovo di Roma, Papa Francesco -.

Per Sebastiano Pifferi, l’unica arma di difesa, incontrando a volte gruppi di indigeni poco pacifici, fu il segno della croce, la preghiera, il calore umano, l’aiuto, il soccorso e, come dicono le cronache, un sorriso, al quale non mancava mai anche nei momenti di difficoltà.

Il nostro Sebastiano trascorreva giornate intere e le notti insieme ai bambini, insieme alle famiglie bisognose insegnando loro anche il lavoro della terra, a leggere a scrivere.

Il governo Boliviano, avvertì la presenza e il valore umano di questo semplice missionario venuto da lontano soprattutto per quanto riguardava l’organizzazione scolastica, l’insegnamento, l’educazione, tant’è che tra Chiesa Cattolica e Stato Boliviano si alleggerirono di gran lunga i forti contrasti preesistenti. Non a caso, alla notizia della morte dell’Arcivescovo Pifferi, avvenuta alle 9,20 del 4 novembre 1912, l’allora Presidente della Repubblica Eliodoro Villazon dichiarò “el duelo nacional” lutto nazionale e fece si che le spese dei funerali(funerales, con pompa y solemnidad) venissero sostenute dallo stato boliviano e di concerto con i ministri del Culto e degli Esteri venisse tumulato in una sede dei grandi uomini della Bolivia.

E nelle più importanti chiese della nazione compreso la Paz, Sucre, Tarija, vennero ricordate ed osannate le opere e il lavoro svolto dal Pifferi. Le bandiere boliviane vennero poste a mezz’asta in tutti i Comuni (a Sucre furono sospesi e chiusi gli esercizi pubblici) - Molti giornali (La Industria, La Capital, La Manana, Cronica, El Trabajo, El Pensiamiento, Boletin Antoniano, La Propaganda, El Tiempo, Choralque, El siglo XX, La Prensa, La Verdad, El Progreso de Bolivia, El Diario La Epoca, Ferrocarril, Diario popolar, La Democracìa) e la radio diedero molto spazio alla figura del Pifferi sottolineando che fu un servitore della Patria Boliviana e benefattore della Nazione.

Fu apostrofato come l’uomo della Provvidenza. Pifferi fece breccia nelle istituzioni e nel cuore del popolo boliviano attraverso il suo operare.

Aveva per tutti la massima attenzione; sapeva porgere la sua parola, il suo gesto e la dottrina di Dio con umiltà, bontà e carità, nel segno della vita e della speranza.

Era un amico e maestro della gente, un eroico pastore di anime e un manuale vivo di cultura e spiritualità.

Questo attaccamento reciproco si notò quando dopo trent’anni Pifferi viene richiamato a Roma e inviato in Terra Santa a Gerusalemme per insegnare teologia.

Ma, ben presto, non soltanto lui, ma anche i suoi superiori si convinsero che la sua grande vocazione non era la Cattedra Universitaria, ma il desiderio e il bisogno di tornare missionario in Bolivia, così come il popolo boliviano e le istituzioni cittadine avevano fortemente avvertito l’assenza.

Alessandro Moreschini (segue nel mese di Febbraio)

Psicologia

“Tutti mi dicono che sono ancora un po’ bambino...”

L’esperienza clinica mi ha spesso condotta ad ascoltare racconti di uomini che hanno una grande paura di maturare e di assumere responsabilità proprie dell’età adulta, ed è in questo panorama che si può verificare la sindrome o complesso di Peter Pan.

Riguarda la difficoltà che hanno alcuni maschi adulti ad assumere la maturità, mostrando quindi alcuni tratti da “eterni” adolescenti.

Si riferisce a chi si rifiuta di assumere le responsabilità che arrivano con l’età adulta, come prendere le proprie decisioni, farsi carico della famiglia o accettare gli impegni del proprio ruolo in campo lavorativo.

Si tratta di persone adulte ma con la mentalità di un bambino.

Questo disordine nella personalità interessa gli aspetti psicologici, sociali e sessuali dell’individuo.

Gli uomini che presentano questo complesso mostrano tratti di irresponsabilità, ribellione, collera, narcisismo, manipolazione, dipendenza e superiorità. Questo complesso è più associato agli uomini che alle donne e appare all’inizio dell’età adulta.

In genere si dice che questo trauma si crea fin dall’infanzia, perché si blocca la maturità emotiva del bambino, ovvero la persona che ne è affetta cresce normalmente e la sua intelligenza si sviluppa, ma il suo cuore resta bloccato all’infanzia, come Peter Pan, che si chiude in un mondo meraviglioso, lontano dai problemi degli adulti.

Una carenza affettiva può essere l’inizio della sindrome di Peter Pan. Crescendo, i bambini con questa insufficienza d’amore sviluppano varie problematiche, il che fa sì che si sentano non protetti e angosciati di fronte allo sconosciuto mondo degli adulti. Volendo dare una spiegazione psicoanaliica alla sindrome di Peter Pan mi rifarò alla concezione del “Puer Aeternus” (l’Eterno Fanciullo) formulata dallo psicanalista Junghiano Hilmann.

Egli è un essere perfetto che vive in un suo mondo ideale; è vivace, curioso, brillante; ha un’ inestinguibile sete di novità e di esperienze; è egocentrico, impaziente, “al di là del bene e del male”; è incapace di fare i conti con la realtà; è ottimista, impulsivo, incostante.

L’unica cosa che conta è stare bene, essere felici; l’importante è non avere bisogno di nulla e di nessuno. Nulla gli serve, egli è perfetto in se stesso. Le piccole banalità quotidiane, le fastidiose difficoltà della vita gli scivolano addosso, egli è speciale, superiore, vive nel futuro, nell’immaginario, nello straordinario.

Egli non ha dolori o affanni, quindi non li può riconoscere nell’altro: una battuta, uno scherzo, ed ecco che se ne va, pronto per un nuovo gioco.

Tempo, spazio e possibilità sono concetti non compresi dal Puer.

Se vuole qualcosa, lo vuole subito, e non contempla la possibilità di non essere esaudito, anzi, non contempla nemmeno il dover chiedere per ottenere. In questo, anche, consiste il fascino del Puer, che scappa da un’avventura all’altra, imprendibile, sfuggente, sempre altrove.

Il Puer mira altrove, e non si capacita di come gli altri, invece, siano ancorati ad una realtà così restrittiva.

Il rifiuto della banalità è evidentemente un modo per confermare la propria unicità; la solitudine, l’individualismo e il non adattamento alle regole sociali sono tentativi di alimentare l’ideale di sé.

Volendo essere tutto, il Puer si trova a non essere nulla, a non avere una individualità ben definita. Certamente, per evolvere il Fanciullo dovrà affrontare il proprio aspetto ombra, quindi dovrà integrare quegli elementi di concretezza, senso pratico, impegno, e consapevolezza dei propri limiti che appartengono al Senex (Vecchio).

Tuttavia, non è questo il dovere primario che spetta al Puer, la sua crescita non avviene semplicemente appoggiando i piedi per terra. Ciò che davvero manca al Puer è la capacità di amare.

Entrare nei rapporti significa esporsi al rischio di soffrire, e la fuga dal dolore è quanto di più caratteristico del Puer, che si protegge dalla vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosità, di superiorità e lucida razionalità.

Tuttavia, dare spazio all’emozione significa sperimentare la pienezza della vita.

In questo senso, il Puer non vive, poiché non è connesso al cuore.

La sua vita è nella testa, nelle idee, nella fantasia, nei voli immaginativi, nel potere dell’intelletto; egli può crescere solo abbandonando la propria visione autocentrata e aprendo gli occhi sull’altro.

L’evoluzione del Puer passa necessariamente per la scoperta del dolore dentro di sé, che aprirà le porte all’amore; deve intraprendere il viaggio che lo riporterà ad essere quello che è.

Dovrà affrontare il crollo della propria illusione, calandosi nel mondo “reale”, per poi scoprire che la sua illusione era, in fondo, l’unica vera Realtà.

Deve imparare ad amare, innanzitutto se stesso, non come fredda immagine idealizzata ma nella propria pienezza di essere umano, facendo i conti con i limiti, il dolore, la caducità.

Da qui, egli potrà vedere l’altro e amarlo, riconoscere se stesso nell’altro.

Gioia Fabiani

Medicina

INFEZIONI DELLE VIE URINARIE

I reni e le vie urinarie (ureteri, vescica urinaria e uretra) rappresentano gli organi deputati alla produzione e all’eliminazione delle urine e sono fisiologicamente sterili.

Si parla di infezione delle vie urinarie (IVU), in caso di colonizzazione delle stesse da parte di microorganismi (batteri, virus, miceti…).

Le IVU interessano il 20-40% delle donne dai 25 ai 40 aa e il 20% della popolazione oltre i 60 anni di età, sono responsabili del 20% delle visite urologiche ambulatoriali.

Si classificano sulla base all’organo colpito, in infezioni del tratto urinario alto (nefriti, pielonefriti); infezioni del tratto urinario basso (cistiti e uretriti); infezioni urogenitali (nell’uomo: prostatiti, epididimiti, orchiti).

Le infezioni dell’alto tatto urinario possono essere gravate da importanti sequele in caso di diffusione ematogena del germe (sepsi), con complicanze quali febbre alta, shock settico e insufficienza renale acuta.

Le infezioni del tratto urinario basso pur essendo molto più frequenti, causano raramente complicanze gravi. I batteri gram negativi aerobi (ad es. escherichia coli), sono la causa più frequente delle IVU; miceti ed altri microorganismi possono causare infezioni urinarie in soggetti non immunocompetenti.

Condizioni predisponenti ad un’infezione sono la presenza di corpi estranei o malformazioni (calcoli o stenosi delle vie urinarie, condizione di doppio distretto…),o comorbidità che comportino una stasi urinaria, come l’ipertrofia prostatica, diverticoli vescicali, diabete mellito.

Le donne hanno una maggiore suscettibilità per le infezioni del basso tratto urinario, perché presentano un’uretra più breve rispetto agli uomini e posta anatomicamente in stretta prossimità con gli organi genitali esterni (vulva e vagina) e l’ultima parte dell’intestino (retto e ano).

Mentre le cistiti sporadiche sono maggiormente frequenti nelle donne in età scolare; le batteriurie sintomatiche ricorrenti sono usuali nelle donne in età post-menopausale, che presentano diversi fattori predisponenti, quali squilibri ormonali, presenza di prolasso degli organi pelvici con incontinenza urinaria (ed utilizzo di ausili assorbenti), e comorbidità quali diabete mellito.

La sintomatologia delle IVU può differire a seconda che sia interessato l’alto o il basso tratto urinario; nel primo è caratterizzata da febbre alta con brivido, intermittente e classicamente serotina; associata o meno a dolore al fianco di tipo colico o persistente, ematuria, sintomatologia vagale con nausea e vomito, astenia e malessere generalizzato; solitamente l’insorgenza dei sintomi è acuta e in alcuni casi richiede un ricovero urgente in pronto soccorso.

Le infezioni del basso tratto urinario possono manifestarsi con sintomi che insorgono lentamente e che presentano andamento cronico ed intermittente; con disturbi della fase di riempimento della vescica, quali frequenza minzionale aumentata, tenesmo ed urgenza minzionale incontinenza urinaria, o ancora disturbi della fase di svuotamento, quindi stranguria (dolore minzionale), ipovalidità del getto minzionale, sensazione di incompleto svuotamento o ritenzione acuta urinaria (RUA); può essere presente o meno ematuria.

Ai sintomi urinari può essere associata una sintomatologia sistemica (rara e più sfumata rispetto a quella osservata nelle infezioni del tratto urinario alto) con febbre solitamente meno elevata, malessere generale, astenia…

La diagnosi di IVU si ottiene con l’urinocoltura, che permette di identificare l’agente patogeno, di effettuare una conta delle colonie (CFU: unità formanti colonie) e verificare quale antibiotico sia più efficace per combattere l’infezione.

Altri esami utili nella diagnosi delle IVU sono lo studio chimico fisico del campione urinario, il dosaggio di parametri di laboratorio, quali l’emoglobina (in caso di ematuria), la funzionalità renale e gli elettroliti, VES, PCR, emocromo con conta dei globuli bianchi e formula leucocitaria.

La diagnosi ecografica può fornire informazioni sulla presenza di corpi estranei urinari (calcoli infetti), ritenzione urinaria, raccolte fluido-corpuscolate perirenali (ascessi pielonefritici), tumori delle vie urinarie.

L’ecografia ha il vantaggio di essere poco costosa e non invasiva. Il trattamento delle infezioni delle vie urinarie è medico, e prevede l’utilizzo di una terapia antibioitca alla quale si può associare nei casi più gravi una terapia antiinfiammatoria.

Per un’adeguata prevenzione, è importante seguire comportamenti igienico-sanitari adeguati, aumentare l’idratazione e curare altre affezioni predisponenti: ipertrofia prostatica, prolasso del pavimento pelvico, infezioni genitali, calcoli delle vie urinarie, stenosi e malformazioni dell’apparato urinario, diabete scompensato.

Utile nella prevenzione è la terapia con integratori alimentari a base di sostanze contenenti proantocianidine (contenute ad esempio nel mirtillo rosso), che riducono l’adesività di batteri alle pareti delle vie urinarie, e a base di sostanze che acidificano le urine, rendendo le vie urinarie più difficilmente aggredibili dai batteri che preferiscono un ambiente alcalino.

Dott Emanuele Liberati, specialista in Urologia e Andrologia

Cinema

FENOMENO ZALONE Record d’incassi anche quest’anno!!locandina quovado

GENERE: commedia

DURATA: 86 minuti

USCITA IN SALA: 1 gennaio 2016

“Da grande voglio fare il posto fisso”: questa battuta, che è già diventata un tormentone, è pronunciata in una delle prime scene del film dal giovane Checco.

Da anni impiegato nell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia, quando si vede togliere il lavoro per l’attuazione della nuova riforma, non si perde d’animo e non rinuncia al suo posto fisso, che gli è valso tanto rispetto in famiglia e fra gli amici.

Il posto fisso è solo uno dei temi affrontati in Quo vado?.

Si parla anche di “bamboccioni”, che a quasi 40 anni vivono ancora a casa con i genitori, non perché non possano permettersi l’indipendenza ma per evitare di rinunciare ai vizi e ai vantaggi che vivere in famiglia concede, altro tema è la visione più che normale che i paesi soprattutto nordici hanno della famiglia mista e allargata, che da noi è ancora vista con diffidenza.

Stavolta Luca Medici, in arte e sul grande schermo Checco Zalone, non si ferma al semplice e già battuto contrasto tra nord e sud Itala, anche se le battute a riguardo non mancano, ma sceglie un campo d’azione ben più di largo raggio che supera i confini nazionali spa ziando dal gelido Polo Nord alla caldissima Africa, passando per la Norvegia.

Zalone crea in questo modo i presupposti e le condizioni ideali per evidenziare le differenze tra il nostro modo di comportarci e quello straniero. 

Quo vado? fa ridere di una comicità lontana da quella più propriamente sterile e ormai logora dei cinepanettoni, seppur non priva di scurrilità ma quanto meno volta alla polemica.

L’incredibile numero di copie, il record al box office del primo weekend di programmazione e l’apprezzamento del pubblico rendono il fenomeno Zalone sempre più intenso.

Il proposito del nuovo anno per gli italiani sembra essere quello di ridere, anche di se stessi!!

Cristina Nonni

scena del film

Cultura

IMPRESSIONISTI. Tête-à-tête

impressionistiImpressionisti in mostra a Roma fino al 21 febbraio 2016 al Complesso del Vittoriano.

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot: questi gli artisti presenti nella mostra.

Oltre sessanta opere provenienti dal Musée d’Orsay, tra cui anche dieci sculture. “Vero pittore è colui che sa afferrare il lato epico della vita di ogni giorno e sa farci vedere quanto siamo grandi e poetici nelle nostre cravatte e nelle nostre scarpe verniciate” afferma Charles Baudelaire, personalità chiave nel diffondere fra gli artisti che saranno poi definiti “impressionisti”, il gusto di dipingere il loro tempo.

Attraverso un percorso tra i protagonisti impressionisti la mostra vuole mettere in luce gli aspetti innovativi essenziali impressionisti n.2nell’elaborazione di un’arte moderna evidenziando le connotazioni delle singole personalità.

Il movimento impressionista distrugge le ferree regole dell’arte da Salon: se si fa prepotente il desiderio di fissare sulla tela la fugacità del momento, è proprio la figura umana che permette all’artista di esplorare rapidamente il mondo circostante, il vivace spaccato di un mondo pulsante di vita.

Come afferma Zola nel 1868, “sono pittori che amano il loro tempo… cercano prima di tutto di penetrare figure prese dalla vita e le hanno dipinte con tutto l’amore che provano per i soggetti moderni”.

L’esposizione traccia un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni, grazie ai capolavori provenienti da uno dei nuclei fondamentali del Musée d’Orsay, le raccolte impressioniste.

Curata da Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay, e da Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay, l’esposizione prende in esame i sessant’anni di pittura francese (1860-1919) in cui nacque, si sviluppò e si affermò la pittura impressionista, e i suoi esiti finali, il postimpressionismo. Attraverso i volti, gli abiti, le posture e gli accessori dei personaggi ritratti, attraverso i luoghi e le ambientazioni in cui essi sono inseriti “IMPRESSIONISTI.

Tête-à-tête” offrirà la possibilità di ricostruire l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli artisti impressionisti, e di cogliere quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento impressionista fu portavoce.

impressionisti 3

Pallavolo

Da Gennaio a a Maggio sarà un grande spettacolo per Castel Madama

Finalmente ci siamo, il 10 gennaio 2016, sarò un giorno storico per la pallavolo di Castel Madama, partiranno altri tre campionati di categoria, portando il presentazione amglie erreanumero delle squadre a cinque!

Questo deve essere un grande orgoglio per tutti quanti i castellani, stiamo creando a Castel Madama un settore di pallavolo di grande qualità e con numeri di partecipanti sempre più importanti!

Sono poche le realtà nel Lazio che possono vantare situazioni migliori della nostra, anche se il lavoro da fare rimane ancora molto! Tra le eccellenze che questa dirigenza è riuscita ad apportare ci sono le nuove divise sociali, elaborate da ERREA SPORT, marchio di livello internazionale nel volley (collabora con numerose squadre di Serie “A”), ha disegnato appositamente per noi, così siamo tra le poche società ad avere un marchio registrato in tutto il Lazio.

Per quanto riguarda l’andamento dei campionati della 1° e 2° divisione maschile, procediamo a ritmo lento.

La 1°divisione di mister Simone Ricci dopo la bruciante sconfitta casalinga contro il Casal dei Pazzi per 0/3 affronta a metà dicembre la Polas San Basilio, non disponiamo come già accaduto in altre partite di Francesco Salinetti, sostituito nel ruolo da Luca Chicca, che sembra non essersi adattato molto bene al nuovo impiego.

La partita purtroppo offre veramente pochi spunti, nel senso che, il San Basilio attacca e i nostri ragazzi non reagiscono, disputando una partita fotocopia della precedente con il Casal dei Pazzi, l’unico che prova a combattere in campo è Lorenzo Vicentini, talentuoso ed esperto giocatore, venuto a rinforzare le file dell’organico, ma pallavolo si gioca in sei e gli altri proprio non ci sono.

Dell’andamento delle ultime quattro gare perse, senza lottare e senza combattere sono responsabili sia i giocatori, che il tecnico e la società che non è riuscita a dare la spinta giusta, perché si può perdere, ma non possiamo rinunciare a lottare, questo deve essere il nostro marchio di fabbrica sempre!

Nell’ultima gara dell’anno 2015, giochiamo a Villalba, vinciamo 0/3, ma il risultato inganna, in quanto la prestazione offerta dalla squadra è la medesima delle ultime quattro sconfitte, con giocatori poco concentrati e svogliati, infatti il Villalba ci dà filo da torcere e avrebbe meritato anche qualcosa in più di una sconfitta per 0/3.

Per fortuna arriva la pausa natalizia, si spera di riuscire a lavorare bene soprattutto sulla testa dei ragazzi, per chiarire le idee, la vetta è lontana solo 6 punti e c’è il girone d’andata da concludere con tutto il girone di ritorno, dobbiamo risalire molto velocemente la china, se vogliamo lottare ancora per le posizioni che contano!

Percorso inverso sta effettuando la 2° divisione capitanata da Dario Scrocca, partita con molti timori sta disputando le gare con un crescendo di prestazioni.

Dopo la vittoria con il Fiano per 0/3, i ragazzi vanno a giocare l’ennesima trasferta a Roma, contro NSA Dream Team Roma, squadra che si trova al secondo posto in classifica.

Nell’arco della gara le differenze di classifica (loro secondi e noi a metà classifica) non si notano affatto, anzi i nostri si trovano a loro agio nel combattere punto a punto, perdiamo 3/1 ma la prestazione maturata in campo difficile, con un pubblico ostile e poco sportivo è di quelle importanti!

Il riscatto arriva nella partita contro il Volleyrò Parioli, nonostante non sia una gara brillante vinciamo 3/0, su tutti disputa una buona gara Daniele Chicca.

Ora anche per la seconda arriva una pausa natalizia, che servirà per ricaricare le batterie, consapevoli del fatto che la posizione attualmente occupata a metà classifica non è meritata, possiamo e dobbiamo salire!

Noi vi aspettiamo in palestra, dal nostro sito www.castelmadamavolley.it e dal nostro account Facebook (ADGS Castel Madama) potete rimanere sempre aggiornati e conoscere le date delle gare, soprattutto casalinghe! Vi aspettiamo e sempre Forza Castello!!!

Francesco Santolamazza

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