2017_01_page40_image7 LaPiazzaWeb lapiazza_heater2

 

 

LA PIAZZA ANNO XV N. 6 Giugno 2018

Siamo partiti da qui .... questo il nostro ultimo numero

 

Giugno2018 001

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Giugno 2018.


Download per gli abbonati
Download disponibile nella sezione
Sfogliaagiornale
Sfoglia il Giornale nella relativa sezione
   

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EDITORIALE

... QUI FINISCE L’AVVENTURA ...

Non avrei mai voluto scrivere questo articolo ma la realtà delle cose me lo impone. La meravigliosa avventura che è stata quella del giornale La Piazza si sta per concludere con questo ultimo numero.

La decisione è stata lunga, sofferta, rinviata, ma alla fine condivisa da tutta la redazione. Ci troviamo in un momento di stallo in cui le risorse sono sempre meno e l’entusiasmo di chiudere ogni mese il numero sempre più rarefatto.

CollageLaPiazza 350Per quindici anni questo giornale ha cercato di seguire i fatti del nostro paese, dalla politica locale, alle cronache cercando sempre di informare la popolazione di quello che accadeva senza avere la presunzione di parlare di tutto ma sicuramente di molto, sconfinando anche alle notizie dei paesi limitrofi.

Abbiamo riservato spazio anche a tutte quelle realtà di associazionismo che ci hanno scelto per diffondere ad un più ampio pubblico tutte le loro attività dal sociale a quelle sportive a quelle ricreative.

Questo ci è sembrato sempre giusto sostenere, in quanto le associazioni fanno un lavoro importante nei confronti di quei cittadini che non hanno la possibilità di far tutelare i propri diritti.

Lo spirito del giornale è stato quello di dare spazio a temi e argomenti più vari ma anche a collaboratori esterni che raccontassero con sguardi diversi notizie e informazioni che riguardano tutti noi e spesso ci sono servite a capire di più il nostro di tempo.

Questi anni sono stati densi di avvenimenti che ci hanno messi di fronte a delle decisioni difficili da prendere in ogni riunione di redazione.

Non è stato facile trovarsi sempre sulle stesse posizioni a volte è accaduto che l’articolo fosse non proprio condivisibile ma si è sempre però mantenuto il valore dell’informazione.

La nostra comunità ha vissuto, il dolore, la tragedia, la gioia, fatti che hanno stravolto la convivenza nel nostro paese. La Piazza c’è sempre stata, abbiamo cercato di raccontare sempre con professionalità e correttezza intellettuale senza tralasciare la notizia che ci ha fatto piangere, riflettere, arrabbiare nella speranza di dare un punto di vista obiettivo sui fatti.

Un lavoro quello dell’informazione in un epoca in cui si è bombardati di notizie da tutte le parti da quelle vere a quelle finte noi abbiamo cercato di essere obiettivi sperando di esserci riusciti.

Voglio ringraziare tutta la redazione, tutti i collaboratori e tutti i lettori che ci hanno sostenuto e dato la forza e il coraggio di affrontare mese dopo mese l’obiettività della nostra informazione.

La Piazza rimarrà comunque nella memoria di tutti quelli che lo hanno fatto, dai collaboratori ai lettori quindi continuerà a vivere anche in quelli che lo hanno criticato e in quelli che lo hanno aspettato ogni mese negli angoli di qualche bar fuori mano.

Per ora è così, forse non sarà un addio ma solo un arrivederci e voglio pensare che non sia per sempre ma solo un momento di pausa.

Non vi lasceremo subito ci sarà La Piazza online nel sito www.lapiazzacastelmadama.com, che sarà ancora aperto per qualche tempo.

Rino Sciarretta

 

 

 

 

 

 MINORANZA

BILANCIO CONSUNTIVO 2017

Questo è il terzo bilancio consuntivo che quest’amministrazione si appresta a discutere ed eventualmente ad approvare. Noi come gruppo di minoranza, ci troviamo ad esaminare i conti del nostro comune e cerchiamo di farlo sempre in maniera critica , come ovvio che sia per chi si trova all’opposizione , ma sempre in modo costruttivo perché il tema della situazione economica è vitale per il futuro del nostro paese .

Abbiamo ascoltato la relazione del sindaco in veste di assessore al bilancio che ci ha letto il solito resoconto dell’operato amministrativo in cui si dichiara che , nonostante le ripetute difficoltà, il comune ha continuato a garantire i servizi essenziali , ha cominciato a mettere in campo una azione incisiva di recupero dell’evasione ecc , tutte cose che abbiamo già sentito nelle relazioni degli anni precedenti .

Ma vediamo cosa dice a tal proposito il revisore dei conti che è colui che deve fornire all’organo politico dell’ente il supporto fondamentale alla sua funzione di indirizzo e controllo per le scelte di politica economica e finanziaria .

  • La prima cosa che evidenzia è che l’importo dei residui attivi è superiore di circa 2.000.000 di euro ai residui passivi , per dirla in termini più semplici , i soldi che il comune deve incassare sono superiori a quelli che deve pagare , da qui ne deriva una costante utilizzo , oramai da tre anni , della anticipazione di cassa , cosa ribadita che non è consentita dalla normativa . Allora se i soldi da incassare sono di più , basta incassarli , la cosa ci pare semplice lo dice anche il revisore , leggo testualmente “ L’entità dei residui attivi superiori ai passivi è causata da una mancata verifica puntuale da parte degli uffici comunali”, uffici comunali che verranno chiamati in causa molto spesso nella relazione .
  • Punta l’attenzione su un’analisi di particolari entrate in termini di efficienza nella fase di accertamento e riscossione
  • Vediamo un esempio pratico di cosa è successo nei conti del 2017 ; modalita’ di riscossione di ici/imu - tarsu tari - tosap
  •  su 1.591.850 € accertati
  •      825.955 € riscossi
  •      489.302 € residui
  •      276.593 € accantonati a fondo di dubbia esigibilità

percentuale di riscossione pari al 51,89 %. , direte ma ci sono gli importi che poi vanno a residuo     nell’anno successivo , ma non è cosi perchè sempre il revisore fa notare che;

- i residui su tarsu - tia- tari al 1/1/2017. erano   € 1.671.262, di cui riscossi nel 2017 €84.461 e residui al 31/12/2017 €1.586.801 pari al 94.95% del valore iniziale.

SIGNIFICA IN ALTRI TERMINI CHE NEL 2107 SONO STATI RISCOSSI SOLO IL 5% DEI RESIDUI SULLA TARI -TA..

A TAL PROPOSITI SCRIVE SEMPRE IL REVISORE “ ai fini di una corretta gestione finanziaria ed una efficace azione di ripristino della cassa comunale è necessario procedere ad una più efficace opera sugli incassi dei tributi . L’ente deve operare una efficace azione di recupero dei mancati incassi al fine di ridurre l’esposizione di anticipazione di cassa “.

Ebbene nel corso della discussione sul bilancio di previsione del mese scorso , abbiamo evidenziato la situazione di gravi e numerose poste contabile relative a cifre mai incassate o incassate parzialmente riferite a finanziamenti che il comune ha ottenuto negli anni scorsi per opere pubbliche e servizi .

Abbiamo inoltre dato la nostra disponibilità a collaborare ed abbiamo suggerito all’amministrazione di potenziare l’ufficio contabile che dovrà occuparsi del problema, il tutto coordinato da una figura politica che in questa amministrazione è assente ed è quella dell’assessore al bilancio. Ora in questa sede chiediamo ufficialmente al sindaco che colmi questa lacuna ed individui la figura per ricoprire il ruolo che come già detto in passato è vitale per il futuro del paese .

“Gruppo consigliare Tutta un’altra Storia” TuttaAltraStoria

 

 

 

 

 

RIFLESSIONI

ARRIVEDERCI... PIAZZA

Si dice che quando un giornale chiude e la sua voce si spegne, muore un piccolo pezzo di Democrazia. Non termina solo un progetto ma finisce una storia fatta da persone che hanno investito tempo, idee, sogni, risorse, passione.

L’informazione perde una piccola parte della sua libertà, il confronto non trova più il suo spazio e il territorio s’impoverisce a livello culturale.

Tra un po’ esploderà la calda estate, la scuola è finita, c’è voglia di mare e di serate all’aperto, la piazza si ripopola di gente che cerca un po’ di fresco, ci si ritrova sulle panchine a parlare del futuro e dei soliti problemi, di bambini che corrono e genitori che li rincorrono, di ragazzi seduti sulle scalinate.

Chissà se, quando la piazza cambierà il suo aspetto per accogliere il Palio, la gente noterà che quella voce che tanto amava raccontare l’avvenimento più atteso dell’anno rimarrà in mezzo alla folla a osservare in silenzio.

Già, perché “La Piazza”, quella fatta di carta stampata, che per quasi quindici anni ha raccontato di Castel Madama e dintorni, che ha cercato di portare la verità dei fatti davanti ai suoi cittadini-lettori, è arrivata al suo ultimo numero.

Carla Santolamazza e Salvatore De Angelis, rispettivamente Caporedattore e Impaginatore, sono due dei volti storici che nel corso degli anni hanno tenuto vivo e attivo il mensile.

L’hanno vista nascere, crescere, rinnovarsi, resistere ai duri colpi inflitti dai giornali virtuali e purtroppo hanno assistito alla chiusura e alla sua ultima stesura.

Carla ricorda come se fosse ieri l’uscita del primo numero: venti pagine in bianco e nero piene di speranza e di voglia di riuscire nell’impresa di coinvolgere il cittadino senza lasciare indietro nessuno.

Lei, d'altronde, usciva da un’altra esperienza cartacea, quella di “Tam Tam” e dopo cinque anni dalla chiusura di quest’ultimo, il nuovo gruppo era convinto che con un nuovo progetto e con più esperienza sulle spalle il salto nel mondo dell’informazione sarebbe risultato più semplice.

Nasce così “La Piazza” nel lontano 2004. Oggi c'è amarezza e delusione nei loro volti e tutto questo è comprensibile, quindici anni dentro “La Piazza” non sono pochi.

Ricordano le tante serate passate a far coincidere i giorni delle riunioni, a cercare la notizia e la copertina del mese, creare una scaletta da rispettare, cercare di dare spazio a chiunque desiderasse far parte del viaggio, anche se solo per un numero.

Sì perché, come rivelano Carla e Salvatore, la censura non ha mai trovato spazio all’interno del giornale. La piazza d’altronde è un luogo fisicamente aperto a tutti, dove la gente s’incontra e si scambia idee anche se tra loro divergenti.

Stessa cosa è stata per “La Piazza”, un mensile che non ha mai legato le mani a nessuno, né imbavagliato la bocca ad alcuno, ha lasciato sempre campo libero a chiunque avesse avuto voglia di far sentire la propria voce, sempre rispettando la dignità altrui.

Raccontano di quante “penne” e quanti volti hanno visto passare per “la Piazza”, ognuno di loro in un modo o nell’altro ha lasciato un’impronta, un segno del proprio passaggio.

All’interno del mensile non tutti erano e sono a oggi professionisti della carta stampata. Il motore e il collante sono stati l’amore e la passione, la voglia di creare qualcosa d’importante per i cittadini, farli sentire parte integrante di un progetto comune.

A scrivere, infatti, erano anche madri o padri di famiglia, giovani ragazzi che hanno dedicato un pezzo del loro tempo a raccontare, narrare, informare e anche divertire i propri lettori.

Salvatore precisa che non era ancora del tutto presente alla partenza iniziale del giornale ma ricorda perfettamente le emozioni che lo hanno travolto quando, seduto sulla sedia davanti al suo monitor, creava la sua prima impaginazione: montaggio dei testi e delle immagini, collocazione di ogni elemento nel proprio spazio per rendere il tutto armonicamente leggibile al lettore-cittadino.

Usando un linguaggio tipico della moda diciamo che ha vestito “La Piazza” con il modello di punta per il consueto debutto mensile sulla passerella dell’informazione.

A un certo punto del percorso, raccontano Carla e Salvatore, il gruppo di redazione comincia a capire che quel bianco e nero, specialmente nella prima pagina, non si addiceva più a una sorridente piazza. Presero coscienza che serviva qualcosa di più, qualcosa che servisse a dare più luce, che fosse in grado di dare al giornale quel tocco di vivacità tipica di ogni piazza che nelle calde domeniche di sole sono piene di persone.

Ed ecco che comincia a far capolino il colore che in seguito darà al mensile quella sorta di sicurezza, solidità che l’ha sempre contraddistinta fino ad oggi.

Il salto nel colore lo farà inserendo all’interno del giornale un inserto che racconterà nel dettaglio le emozioni del Palio, raccontando l’evento con l’ausilio delle fotografie a colori per poi mantenere ogni anno questa linea.

LaPiazzaLa prima pagina cambierà così definitivamente il suo aspetto e la sua morfologia: il nome della testata si accende di rosso dai contorni viola, lo sfondo dei “Collicelli” si sposta quasi come nell’atto di proteggere amorevolmente il nome “La Piazza”.

Il giornale cresce, le pagine da venti diventano trentotto fino ad arrivare alle quaranta definitive.

C’è anche una piccola voce che nel tempo è riuscita a costruirsi il suo spazio all’interno deLaPiazzaCollicelli “La Piazza”, la voce del futuro, la voce dei ragazzi dell’”Istituto Comprensivo”di Castel Madama.

La responsabilità di questi giovani ragazzi nell’affrontare temi di un certo spessore con un linguaggio chiaro e maturo ha riempito di orgoglio l’intera redazione.

La loro collaborazione parallela all’interno del giornale è stata di vitale importanza, raccontano Carla e Salvatore.

Trasmettere l’amore e la passione per la scrittura, per la verità dei fatti e per la libertà di espressione, dare loro l’opportunità di comprendere come costruire un giornale, è stata un’esperienza forte e indimenticabile.

La loro presenza ha contribuito a farci riflettere e capire che il mondo va osservato soprattutto attraverso i loro occhi.

Se l’anima del giornale si poggia su le varie figure che girano intorno alla redazione, c’è un cuore che ha permesso a “La Piazza” di respirare per tutti questi anni: i commercianti del posto.

Per loro Carla e Salvatore hanno parole di affetto e di ringraziamento, senza il loro contributo, la loro pubblicità, raccontano, difficilmente il giornale sarebbe sopravvissuto per tutti questi anni.

La fiducia che puntualmente hanno riposto ogni mese ha permesso a “La Piazza” di espandersi, di farsi conoscere, di farsi amare o chissà anche disprezzare.

Allora cosa è andato storto? Perché quel Faro dell’informazione locale ha esaurito la propria energia? Perché su “La Piazza” sta calando definitivamente il sipario? La forza e la pazienza sono venute a mancare, spiegano Carla e Salvatore con una palpabile delusione negli occhi, non essere riusciti a coinvolgere i giovani nel continuare il progetto al posto loro rappresenta per tutti un fallimento e quando un giornale chiude, la sconfitta è di tutti anche per gli altri giornali che la pensano diversamente perché la pluralità dell’informazione è un pilastro che non deve mai cedere in nessuna società civile.

Da luglio il Palio rimarrà senza il suo narratore e da settembre “La Piazza” quella che profuma di carta stampata non si vedrà più in giro nei vari punti in cui si era soliti trovarla e i suoi lettori rimarranno orfani di una parte di informazione. “La Piazza” ha solo quindici anni e a quindici anni la strada da percorrere è ancora lunga, a quindici anni si ha ancora tanto ma tanto da raccontare, da imparare e anche da insegnare.

Non un addio ma speriamo in un arrivederci… in Piazza.

Dobora D’Errico

 

 

 

 

 

 

Attualità

IMMIGRAZIONE, FENOMENO MONDIALE

L’immigrazione è un fenomeno sociale di portata estremamente rilevante e delicata nellaImmigrazione sua gestione. Nel corso degli ultimi venti-trent’anni, per esempio, la maggior parte delle nazioni del mondo occidentale ha dovuto fare i conti con migrazioni di persone provenienti da contesti più problematici, migrazioni che hanno portato in taluni casi svantaggi, anche a causa della stessa impreparazione e incapacità di gestione del fenomeno da parte dei governi, ma in altri anche benefici importanti. È il caso, per esempio, di alcuni stati i cui sistemi economici hanno tratto giovamento dall’arrivo massificato di forza lavoro migrante (vedi immigrazione turca in Germania). In questo caso, questa forza lavoro, per la maggior parte operaia, ha potuto dare un significativo apporto all’economia locale, e allo stesso tempo ha avuto l’opportunità, grazie a una reale indipendenza economica, di integrarsi in maniera concreta nella società tedesca.

La gestione dei flussi migratori, in ogni caso, è una questione da affrontare, da parte dei governi dei paesi occidentali, con adeguata preparazione.

I problemi principali, ovviamente, sono quelli riguardanti la sistemazione fisica degli immigrati e il loro inserimento lavorativo.

Problemi, che spesso, conducono le classi politiche a un utilizzo assolutamente strumentale del fenomeno, indicando gli immigrati esclusivamente come un problema e mai come una risorsa, come una presenza che avrebbe il solo risultato di limitare le possibilità e i diritti della popolazione indigena.

Per quanto riguarda l’Italia, va detto che il fenomeno dell’immigrazione è un fenomeno piuttosto recente.

Nelle due grandi fasi migratorie del Novecento, infatti, quali quella di inizio secolo, e quella sviluppatasi in seguito alla seconda guerra mondiale, gli italiani costituivano quella parte di popolazione che si spostava alla ricerca di condizioni (sociali, lavorative, di vita) migliori.

È proprio in questi anni che, anche nel nostro paese, sempre più forte si è scatenato il dibattito tra chi crede sia necessaria una chiusura delle frontiere (o quantomeno un controllo serrato del fenomeno migratorio, che permetta soltanto a chi è in possesso di adeguate garanzie di varcare la frontiera italiana) e chi invece, anche rivendicando il rispetto degli indirizzi geopolitici mondiali (che parlano di globalizzazione e di apertura delle frontiere) chiede e pretende un rispetto delle regole, e un’accoglienza migliore per chi proviene da un paese spesso martoriato dalla guerra, o comunque in situazioni di difficoltà.

In quest’ottica sono da analizzare anche le ultime due importanti leggi italiane in materia di immigrazione, promulgate da un governo di centro-sinistra e da uno di centro-destra.

La prima, risalente al 1998, cercava di regolamentare i flussi in ingresso, e istituiva dei centri (molto criticati negli anni a venire, per le condizioni in cui vengono ospitati gli immigrati) dove “sistemare” in maniera provvisoria, in attesa del completamento del lungo iter burocratico, gli immigrati sottoposti a provvedimenti di espulsione. Ancora più aspra, la legge promulgata nel 2002, che prevedeva anche un’espulsione immediata degli immigrati clandestini.

Molti problemi, di natura tanto etica quanto politica, sono nati nell’ultimo anno, quando a seguito delle sollevazioni nei paesi nordafricani (Marocco, Tunisia, Libia), moltissimi immigrati hanno attraversato il mar Mediterraneo, giungendo anche in Italia, oltre che in Francia e nei paesi del centro Europa.

Il vecchio continente, però, è stato tutt’altro che preparato ad affrontare questa nuova “emergenza”, tanto più che in casi come la Libia, gli immigrati e la diplomazia internazionale, hanno effettuato pressioni per ottenere lo status di rifugiati politici, trattandosi in buona parte di cittadini fuggiti dalla sanguinosa repressione che il colonnello Gheddafi e le sue truppe stavano mettendo in atto nel paese.

Una risposta concreta a queste domande non è stata data, ma appare chiaro che un equilibrio tra i processi (soprattutto economici) messi in atto negli ultimi anni, che prevedono un mondo aperto, basato sulla possibilità di scambi (non certo solo commerciali), e il problema di chi ancora oggi chiede la chiusura delle frontiere e pretende di controllare i flussi e gli spostamenti delle persone, è ben lontano dall’essere risolto.

La Redazione

 

 

 

 

 

Utopie Concrete

SOSTENIBILITÀ, EQUITÀ, SOLIDARIETÀ
Tre Fondamenti per un Manifesto Politico
«Fondare una maggiore equità tra gli esseri umani viventi senza prendere in considerazione le conseguenze negative che può scaricare sulle generazioni future, come ha fatto la sinistra, è una scelta della massima iniquità. Per superarla occorre riscoprire uno dei fondamenti della cultura contadina. I vecchi contadini piantavano, come lascito ai loro nipoti, alberi di cui non avrebbero mangiato i frutti e lo facevano perché da bambini avevano mangiato frutti di alberi che erano stati piantati per loro dai loro nonni».

(Maurizio Pallante)

 

SostenibilitaIl 13 maggio scorso, presso le Scuderie Estensi, a Tivoli, si è tenuto un interessante e inatteso incontro/conversazione con Maurizio Pallante, durante il quale è stato presentato il suo ultimo libro: “Sostenibilità, equità, solidarietà. Un manifesto politico e culturale”, (Edizioni Lindau - Collana Le Frecce, 2018). Un lavoro che, come nel suo stile, traccia cammini mai banali e scontati, fornendo utili spunti e approfondimenti in uno scenario politico-culturale pieno di grandi incognite.

All’iniziativa organizzata dalla Farmacia del Dott. Paolo Pallante (omonimo ma non imparentato con il noto saggista e fondatore del Movimento per la decrescita felice) sono intervenuti, alla presenza del Sindaco Giuseppe Proietti, l’Assessore alle Politiche per l’Ambiente del Comune di Tivoli, prof.ssa Maria Ioannilli e il Presidente di ASA Tivoli S.p.A., ing. Francesco Girardi.

Ma chi è Maurizio Pallante? Di famiglia originaria della vicina Casape nasce a Roma nel 1947 dove si laurea in lettere. Nel 1970 si trasferisce in provincia di Torino per esercitare l’attività di insegnante e di preside. Nel 1988 con Mario Palazzetti e Tullio Regge fonda il Comitato per l’Uso Razionale dell’Energia (CURE). Dal 1999 vive in una cascina tra i boschi e le colline del Monferrato astigiano dove ha iniziato a recuperare le capacità manuali coltivando ortaggi per autoconsumo, con risultati a suo dire oggettivamente modesti ma soggettivamente importanti.

Dalle ricerche sui rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia, con particolare riferimento alle tecnologie ambientali, ha ricavato la convinzione che per contrastare l’aggravamento progressivo della crisi ecologica e impedirne un esito disastroso, occorresse capovolgere il dogma della crescita su cui si fondano le economie delle società industriali e avviare un’economia della decrescita agendo su due leve: un progresso tecnologico finalizzato ad accrescere l’efficienza nell’uso delle risorse, in particolare quelle energetiche al fine di ridurne il consumo a parità di servizi; un mutamento degli stili di vita al fine di liberarsi dai comportamenti coatti indotti dal consumismo e dalla dipendenza assoluta dal mercato, recuperando le capacità di autoproduzione a vantaggio dei rapporti fondati sul dono e la reciprocità.

Personaggio eretico e irregolare della cultura è compartecipe, a tutti gli effetti, del grande movimento basato sulla consapevolezza ecologica profonda. È autore di vari saggi e libri tra cui La decrescita felice pubblicato nel 2005 con gli Editori Riuniti, un testo che ha dato il nome a quel Movimento costituito ufficialmente nel 2007 di cui Pallante è stato prima presidente nazionale, poi presidente onorario.

Come lui stesso ammonisce: «Ci stiamo avviando alla fine dell’epoca storica iniziata nella seconda metà del ’700 con la Rivoluzione Industriale. La crisi economica continua a far sentire i suoi effetti negativi da quasi un decennio. Nei Paesi industrializzati i livelli della disoccupazione aumentano soprattutto tra i giovani. La corruzione politica invade tutti i gangli del potere in forme sempre più spregiudicate e sempre più spesso impunite. Allo stesso tempo tutti i fattori della crisi ambientale continuano ad aggravarsi, anche perché i partiti non sono in grado di affrontarli. Non hanno un programma politico incardinato sui valori della sostenibilità ambientale, dell’equità estesa alle generazioni future e ai viventi non umani e della solidarietà. A loro interessa soltanto conquistare la maggioranza dei voti per governare nel modo che considerano più rispondente alle esigenze dei propri elettori, disinteressandosi della sostenibilità da cui dipende la continuità della vita sulla Terra. E del resto non si può pensare che un programma politico radicalmente nuovo possa essere gestito costituendo un partito con le stesse caratteristiche di quelli esistenti».

Per Alessandro Lauro il libro di Pallante si offre come uno spiraglio di luce, e si pone in dialogo con tutti coloro che non vogliono farsi avvolgere dal pessimismo, dalle varie ideologie e da retaggi del secolo scorso, dove il mantra e l’idolo indiscusso è la crescita economica. «Scopo del libro è di suscitare ed indicare piste di approfondimento per la nascita di un nuovo soggetto Politico che sia basato su una forte base culturale. Solo un vero e reale cambiamento di paradigma culturale può accompagnare un vero e reale cambiamento economico riconvertito all’ecologia vera».

Secondo Maurizio Pallante sinistra e destra, fin quando sono rimaste abbastanza distinte, hanno - seppur con strade diverse - perseguito sempre lo stesso obbiettivo: sviluppo e crescita senza tener conto di alcuni parametri importanti, quali la capacità del pianeta di sostenere tali scelte. Un obiettivo comune che ha prodotto scarsi risultati generando disoccupazione, bassi salari e ambiente disastrato, per cui la strada del cambiamento non può che partire da una nuova consapevolezza, considerata la crescente disaffezione dei cittadini verso la politica. Da qui la necessità di recuperare la partecipazione alla democrazia usando parametri nuovi che escano dagli steccati ideologici della sinistra e della destra così come li abbiamo intesi fino ad oggi.

«I temi trattati da Pallante - conclude Lauro - non si fermano in superficie ma scendono neiSostenibilita1 dettagli proponendo cammini per uscirne come nei capitoli dedicati al lavoro, all’austerità, ai debiti pubblici o alla riconversione economica dell’ecologia. Molto interessante anche il capitolo dedicato ai concetti di progresso, cambiamento, innovazione e modernità; mentre il capitolo sulla riconversione delle tecnologie dovrebbe smontare una volta per tutte il luogo comune che vuole la decrescita felice come un ideale ritorno all’età della pietra».

«Mi piace donarvi quello che secondo me possono essere tre valori che facciano da base ad un vero programma politico». Così Maurizio Pallante apre al suo ultimo libro e a quei valori di sostenibilità, equità e solidarietà che non trovano riscontro nei programmi di nessuno dei partiti esistenti, perché costituiscono i pilastri di un paradigma culturale diverso da quello vigente nelle società in cui l’economia è stata finalizzata alla crescita della produzione di merci. E continua affermando che: «Un soggetto politico che incardina il suo programma sulla sostenibilità, la solidarietà e l’equità estesa alla generazioni future e ai viventi non umani non si preoccupa d’intercettare i voti di coloro che attualmente si astengono o annullano la scheda, perché, non proponendosi di essere un partito, non pone a fondamento della sua attività la crescita dei suoi consensi elettorali. Il suo obbiettivo politico è favorire la traduzione delle astensioni consapevoli in impegno nei movimenti di resistenza ai progetti ecologicamente devastanti e nelle associazioni culturali, professionali e ambientaliste dove matura la consapevolezza dei rischi che l’umanità sta correndo e si formulano proposte per allontanarli. Saranno queste aggregazioni sociali, impegnate, ciascuna a suo modo, a perseguire l’obbiettivo della sostenibilità ambientale che le accomuna, a proporsi di raccogliere il voto di chi non si riconosce in nessuno dei partiti esistenti, per dare più forza al proprio impegno nella società con l’accesso al potere legislativo».

Sostenibilita2«Si tratta di tre valori - prosegue l’autore - che si sostengono reciprocamente e, anche se apparentemente possono sembrare dettati da un idealismo ingenuo, hanno una grande concretezza perché non sono definiti soltanto in termini etici, ma sono sostenuti da argomentazioni scientifiche. Se non si rispettano, non si viola una legge morale o una legge giuridica, che rispondono a criteri di valutazione soggettivi, variabili nello spazio e nel tempo, ma si generano reazioni di causa ed effetto che possono avere conseguenze molto negative sulla specie umana, fino a determinarne l’estinzione».

Per lui, come per Serge Latouche, la parola sostenibilità esprime un concetto molto preciso, anche se l’abuso che ne viene fatto, in buona e in cattiva fede, l’ha svuotata del suo significato, rendendola una sorta di giaculatoria necessaria e sufficiente per essere considerati politicamente corretti. Se si oltrepassa la soglia della sostenibilità, ammesso che non sia già stata oltrepassata, le iniquità sociali aumentano, perché a pagarne le conseguenze saranno soprattutto i popoli più poveri e le classi sociali più povere dei popoli ricchi, come sta di fatto accadendo.

Riguardo all’equità nei confronti delle generazioni future Pallante afferma: «Per circa mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale, nei Paesi sviluppati le condizioni di vita dei figli sono costantemente migliorate rispetto a quelle dei padri. Questa tendenza si è invertita nell’ultimo decennio del secolo scorso, quando le condizioni di vita dei figli hanno cominciato a essere peggiori di quelle dei padri. Negli ultimi venti anni il divario tra giovani e anziani è aumentato e attualmente le condizioni di vita dei nipoti sono peggiori di quelle dei nonni. […] Viene spontaneo domandarsi, ma nessuno lo fa, se il progressivo peggioramento delle prospettive di vita delle giovani generazioni non dipenda dal fatto che si sono trovate sulle spalle i debiti accesi dallo Stato e dalle amministrazioni locali negli anni sessanta e settanta, per pagare le opere pubbliche con cui è stata sostenuta la crescita economica negli anni del boom e i costi del welfare state di cui hanno goduto i ventenni/trentenni sopravvissuti agli eccidi della guerra e i loro figli nati nei primi anni del dopoguerra: la generazione dei baby boomers».

Queste oggettive iniquità nei confronti delle generazioni future, derivanti da scelte finalizzate ad accrescere il benessere materiale delle generazioni presenti, si sono verificate in tutti i Paesi sviluppati, facendo crescere la domanda di merci più di quanto non avrebbe potuto fare il reddito disponibile. Hanno per questo comportato un incremento dei consumi di risorse e delle emissioni, fornendo un contributo decisivo all’insostenibilità che caratterizza i rapporti attuali tra le attività umane e la biosfera. A suo dire i valori della sostenibilità, dell’equità e della solidarietà sono incompatibili con la finalizzazione dell’economia alla crescita della produzione di merci.

La solidarietà, invece, favorisce gli scambi non mercantili fondati sul dono e la reciprocità riducendo la necessità di acquistare sotto forma di merci tutto ciò che è necessario per vivere. Di conseguenza l’equità nei confronti delle generazioni future non consente di ampliare con i debiti pubblici la domanda espressa fisiologicamente dal mercato, mentre l’equità nei confronti dei viventi non umani riduce i profitti derivanti dal loro sfruttamento. Ne deriva che la crescita della produzione di merci non può non arrivare, prima o poi, a superare i limiti della sostenibilità ambientale.

Sostenibilita3

Sostenibilita4Paolo Pallante, organizzatore e moderatore dell’incontro di Tivoli, considera il fondatore del Movimento per la decrescita felice un uomo dalle grandi qualità umane e professionali. «In Maurizio - racconta Paolo - è evidente l’aderenza dei pensieri alle azioni, la coerenza delle parole e dei fatti. Ecco perché anche se avevo solamente letto i suoi libri, sapevo esattamente chi mi sarei trovato di fronte quel giorno di qualche anno fa quando finalmente ci siamo conosciuti. Un uomo pulito, con gli occhi vispi e la camicia a quadri, una persona seria ma al contempo giocosa, un “nonno incazzato” come lui stesso si è definito durante il nostro ultimo incontro avvenuto per la conferenza che ho avuto l’onore di organizzare qui a Tivoli, la mia città tanto amata e tanto difficile da amare. Sulle questioni che riguardano la decrescita felice e la visione del mondo che condivido appieno con Maurizio non voglio dilungarmi, anche perché le sue parole sono state e saranno di sicuro più autorevoli e penetranti delle mie, ma una considerazione è d’obbligo: questo territorio sta vivendo un cambiamento epocale e di fondamentale importanza. Non è lecito sbagliare né rallentare, non si può far finta di niente e non si può semplicemente dire che Tivoli è così, un luogo refrattario ai cambiamenti. “Il cambiamento siamo noi”, infatti, noi con le nostre paure e le angosce per il futuro dei figli, futuro che sarà nero se realmente non incarneremo subito il vero cambiamento, un cambiamento culturale che ci deve spingere a rivedere completamente la storia che ci è stata insegnata. Saremo in grado di cambiare le nostre azioni, dalle più piccole e apparentemente insignificanti, alle più grandi? Come ha scritto Ennio Flaiano “la vera rivoluzione è quella delle idee e dei sentimenti”. Esatto, non c’è altra rivoluzione, una rivoluzione pacifica e meravigliosa, in cui saremo noi, sempre noi gli attori principali. Non c’è delega dei sentimenti che possa risultare credibile o utile. I risultati ottenuti sul campo dall’ASA Tivoli S.p.a., dal momento in cui il Presidente Francesco Girardi l’ha presa in mano, ne sono un chiaro esempio pratico. Sono risultati che derivano da un cambio di visione, un modo nuovo di guardare che faccia riferimento a ciò che è semplicemente giusto e non a ciò che è meramente “conveniente”. A chi mi ha chiesto perché, da Farmacista, mi ostini ad organizzare incontri come questo o incontri dedicati alla prevenzione delle malattie e alla conoscenza, mi sento di rispondere che è nell’impegno per la collettività e nello sguardo attento al futuro che è racchiusa l’essenza del mio lavoro: il mio lavoro è avere passione».

Sostenibilita5Stando al Presidente di ASA Tivoli, Francesco Girardi, «le parole e gli scritti di Maurizio Pallante analizzano e dimostrano come la teoria standard dello sviluppo economico incentrato sulla crescita del PIL si stia auto-confutando da sola. Non c’è più alcuna economia possibile nel perdurare di un modello incentrato sull’usa e getta e sul consumo fine a sé stesso, anzi, si induce nel cittadino consumatore un senso di insoddisfazione perenne e di infelicità che lo prova quotidianamente e lo costringe a riflettere e a interrogarsi. In questa morsa il cittadino consumatore si trova a gestire sé stesso e i tanti scarti del suo metabolismo urbano, così come quelli dei suoi vicini di casa o di condominio, e si riscopre, grazie a servizi di raccolta differenziata più efficienti e realmente calati nel contesto cittadino, responsabile e artefice delle proprie scelte consumistiche. ASA Tivoli conduce questa piccola rivoluzione etica imbastendo e conducendo oggi un servizio di spazzamento, pulizia stradale e raccolta differenziata di alto livello, forieri di risparmi tanto economici quanto di infortuni sul lavoro. All’incremento progressivo della differenziata, passata in soli 3 anni dal 12% al 65%, si sono allineati altri importanti indici quali la riduzione della produzione a monte di rifiuto prodotto dalle utenze, il cospicuo incremento degli introiti dai materiali avviati a riciclo che superano i 530.000 euro nell’anno 2017, l’azzeramento del fenomeno dell’abbandono di RAEE e ingombranti che degenerava ancora tre anni fa in discariche diffuse e in roghi tossici, alimentando economie sommerse oggi non più presenti sul territorio di Tivoli. La TARI ne esce ridotta del 20% in tre anni, con reiniezione nel circuito economico locale alimentato dalle famiglie, di 2 milioni di euro ogni anno restituiti direttamente nei portafogli degli utenti domestici e commerciali. Un servizio pubblico che oggi è in grado di assicurare altissime performance e nel contempo recuperare gli errori del passato e gli accumuli di fortissime passività (circa 20 milioni di debiti accumulati nelle gestioni dal 2006 al 2012 oggi ridotti a 4 milioni) e nel contempo generare 30 nuovi posti di lavoro, non può che continuare a seguire con convincimento questa strada che dall’emergenza sta conducendo all’eccellenza. La strada maestra è l’Ecologia applicata ai servizi pubblici, Ecologia che come ha spiegato Maurizio Pallante, deriva dal latino e significa “relazioni umane”: oggi ASA si occupa di Ecologia».

Senza la presunzione di aggiungere ulteriori considerazioni sul tema della decrescita felice, così lucidamente presentata e discussa nei libri di Maurizio Pallante, e dopo aver argutamente accennato alle follie dell’obsolescenza programmata o percepita l’Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Tivoli, Maria Ioannilli, invita a riflettere sul ruolo che ogni individuo gioca nel far permanere un modello sociale ed economico la cui sostenibilità è certamente molto limitata nel tempo, provando a (di)mostrare come il ruolo giocato produca sempre una perdita tangibile nel giocatore.

Nella sua esposizione la Ioannilli prende a riferimento i dati pubblicati dalla Nielsen, relativi al mercato pubblicitario in Italia nel trimestre gennaio-marzo 2018 per settore merceologico (il cui valore complessivo ammonta a 1,539 miliardi di euro), da cui emerge che i tre settori che più investono in pubblicità sono quelli dell’alimentare (16,1%), dell’automobile (14,1%), del farmaceutico/sanitario (7,8%).

«Nelle nostre società - spiega l’Assessore - la fame è stata debellata da tempo, tanto che secondo il Ministero della Sanità il 36% dei nostri bambini e oltre il 46% degli adulti italiani sono in sovrappeso od obesi. Così sempre di più mangiamo prima con gli occhi che con la bocca; i pubblicitari conoscono bene questo paradigma e ci incitano a consumare un cibo sempre più bello e invitante, ricorrendo a trucchi e mascheramenti che nulla hanno a che vedere con gli alimenti pubblicizzati, convincendoci che di quegli alimenti abbiamo veramente bisogno. Ma quanti di noi consumano i pasti principali seduti intorno ad una tavola apparecchiata mangiando cibi preparati con alimenti freschi? E se poi tra cibi precotti, snacks e bibite gassate si aumenta di peso o si creano degli scompensi fisiologici, niente paura: possiamo sempre ricorrere ad altre merci pensate per risolvere il problema. Abbiamo visto che il settore farmaceutico/sanitario è tra i primi investitori in pubblicità; a questo proposito si tenga conto che questa pubblicità può riguardare solo i cosiddetti prodotti da banco, cioè quelli che possiamo comperare direttamente senza ricetta medica. Tra questi ultimi ci sono i farmaci per combattere l’obesità e gli integratori alimentari. E non importa se non fanno effetto o se addirittura possano risultare dannosi, e non importa neppure quanto siano costosi. Dunque: mangiamo troppo, mangiamo male e sempre più spesso ricorriamo ad ausili inefficaci pensando di migliorare la nostra vita spendendo in questo una buona fetta del nostro reddito».

Quanti si riconoscono in questi comportamenti? Riallacciandosi al mercato pubblicitario delle auto la Ioannilli ricorda che nel 2017 sono state immatricolate, in Italia, circa 2 milioni di nuove vetture e, tra queste, il 30% (cioè 600 mila) è rappresentato da SUV e Cross Over.

«Ora, chiunque di noi viva in una città, a prescindere dalla sua dimensione, conosce perfettamente quale sia il livello di congestione, di inquinamento atmosferico, di stress causato dall’eccessivo numero di veicoli privati circolanti, e sa altrettanto bene come il tempo necessario per spostarsi con la propria auto sia sempre più lungo. Tempo di vita sprecato in estenuanti code, immersi in nuvole di smog. Perché?». L’Assessore ritiene che «il motivo sia sempre lo stesso; siamo ormai consumatori figli di stili di vita sempre più distanti dall’essenza dei nostri bisogni reali, che rincorrono modelli di consumo ideati per garantire la sopravvivenza (e ove possibile la crescita) di un sistema economico basato essenzialmente sul consumo. Auto sempre più veloci (ma la velocità commerciale media nelle aree urbane è di circa 20 km/ora), sempre più grandi (ma la superficie per il parcheggio nelle aree urbane è sempre più ridotta), sempre più intelligenti e connesse (ma la perpetua connessione azzera la nostra dimensione privata)».

E a proposito di rifiuti ricorda come secondo Smithers Pira “il settore degli imballaggi cresca nel mondo ad un tasso annuo del 3,5 percento, per raggiungere nel 2020 un valore di 998 miliardi di dollari USA (equivalente a 900 miliardi di euro)”.

«Perché questa importante crescita? Perché le persone che vivono nelle città hanno stili di vita che richiedono di consumare alimenti “comodi”, “facili” e “veloci”. Questa affermazione non richiede di essere argomentata; ogni volta che acquistiamo una merce imballata paghiamo il prodotto che consumeremo, l’imballaggio ed anche una “tassa” di contributo ambientale che in realtà sarebbe a carico del produttore dell’imballaggio ma che, con tutta evidenza, viene ribaltata sui consumatori. Poi andiamo a casa, eliminiamo l’imballaggio (che era una merce) e lo trasformiamo in un rifiuto. A questo punto, dato che siamo ormai dotati di una coscienza ecologica, siamo disposti a gettare quell’imballaggio in maniera differenziata, e a pagare il servizio di igiene urbana perché lo ritiri e ne garantisca il trattamento successivo. Dopodiché l’azienda di igiene urbana, con quanto da noi pagato, dovrà assicurare che quel rifiuto venga avviato ad un qualche destino che riporti, se possibile, la sua natura di rifiuto a quella di nuova merce (mediante il riciclo). E se per assicurare questa trasformazione ci sarà da spendere energia o altre materie prime, o se si dovranno generare emissioni per trasportare e lavorare il rifiuto stesso, poco importa. Ma quale razionalità c’è in un comportamento che trasforma una merce (dotata in ipotesi di un valore economico positivo), in un rifiuto (che ha certamente un valore economico negativo) per poi sostenere altri costi per trasformare nuovamente quel rifiuto in merce? E con costi tutti a carico del consumatore?».

Da amministratrice avveduta e sensibile qual è, la prof.ssa Ioannilli conclude sostenendo che «per ridare una dimensione umana e sociale al nostro vivere dovremmo davvero fare nostri i princìpi della decrescita felice, cercando di riappropriarci dei nostri bisogni e, soprattutto, di affermarli al di sopra di ogni logica di consumo delle nostre società di mercato. Un cambiamento è possibile, ma solo se saremo in grado, ciascuno e tutti, di operare una rivoluzione culturale che rimetta al centro delle nostre società gli individui, la collettività e il bene comune (che non è un valore di mercato)».

Incontri con autori e con amministratori pubblici tanto perspicaci, come quello tenutosi a Tivoli lo scorso 13 maggio, inducono ad un maggior ottimismo. Confermano come sia in atto una profonda trasformazione delle coscienze, nonostante il generale disinteresse della vecchia politica nei confronti di chi pratica economie di sussistenza su piccola scala per l’autoconsumo familiare e in difesa dei territori. Una divergenza sempre più netta da quanti si adoperano per la costruzione di relazioni sociali fondate sulla solidarietà reciproca, con un impegno adeguato alle proprie realtà locali; una distanza da cittadini tutt’altro che sprovveduti o superati dai tempi, latori di utopie concrete, dileggiati da “arruffapopoli” e da politiche demagogiche senza più storia, come emerge dalle avvilenti “piazzate” propagandistico/elettorali degli ultimi anni.

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

I Luoghi del cuore

Il Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado

 Tra i molti paesi della Valle dell’Aniene, ce n’è uno che si distingue in maniera particolare Attilio Selva – Enigma – 1919per il suo legame con l’Arte: Anticoli Corrado.

Grazie ad una serie di fattori, in primis la sua esposizione a Nord che consente di avere studi con la stessa qualità di luce per tutto l’arco della giornata, già nell’800 Anticoli è stato una delle mete preferite di artisti provenienti da tutto il mondo. In una stampa degli anni ’20 si legge che nel 1914 gli artisti che si erano stabiliti ad Anticoli Corrado erano più di 150.

Ben presto, oltre agli scorci paesaggistici, furono gli anticolani ad attrarre l’attenzione di pittori e scultori, ed in breve tempo il luogo acquistò la fama di “Paese delle modelle”, poiché quella di modello o modella divenne una vera e propria professione per gli abitanti del posto, in alternativa alle attività agricole o di pastorizia. La bellezza delle donne e degli uomini di Anticoli venne cosi resa nota attraverso innumerevoli opere pittoriche e scultoree a livello internazionale.

Proprio il gran viavai di artisti e la loro produzione ispirò già negli anni ’20 l’idea di un progetto museale, che avesse il fine di raccogliere ed esporre parte delle opere che venivano prodotte, spesso donazioni degli stessi artisti o dei loro familiari..

Il Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado venne ufficialmente istituito il 15 settembre 1935 da alcune delle più importanti personalità dell’arte italiana del tempo.

Mostra Percorsi della scultura in Italia dalla “Secessione” al “Novecento”I quadri e le sculture presenti sono la testimonianza del passaggio ad Anticoli di artisti italiani e stranieri quali Hans Lendorff, William Rothenstein, Adolfo De Carolis, Attilio Selva, Ferruccio Ferrazzi, Edita Broglio, Giulio Aristide Sartorio, Arturo Martini, Maurice Sterne, Ercole Drei, Domenico Ponzi, Felice Carena, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi, Corrado Cagli, Fausto Pirandello, Pietro Gaudenzi, Oskar Kokoschka, Jean Jansem ed Eric Hebborn, solo per citarne alcuni.

Sala Domenico Ponzi

Mostra Sergio Selva

Sala espositiva

 

 

 

 

 

 

 

Emanuele Cavalli – L’Amicizia – 1933

Carlo Romagnoli – Ritratto di Luisa – 1930Pietro Gaudenzi - La vecchia Lolli – 1924Ivan Mestrovic – Ritratto di Felice Carena – 1918 ca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attualmente il museo conta più di 600 opere, di cui molte esposte in maniera permanente nelle sale superiori, mentre, negli ultimi anni, nelle sale a piano terra le opere del museo lasciano spesso spazio ad interessantissime mostre a tema, organizzate grazie alla direzione sapiente e sensibile dello storico dell’arte Manuel Carrera.

Per essere aggiornati sulle attività del museo ci si può iscrivere alla newsletter sul sito www.museoanticoli.it.

Raimondo Luciani

 

 

 

 

 

 

Associazione Lilith

Lilith

 

 

 

 

 

 

 

Scuola

 Scuola

 Scuola1Scuola2Scuola3Scuola4

 

 

 

 

ArcheoTibur

IDI ADRIANENSI

ArcheoTiburLogoDomenica 3 giugno si è conclusa la XIV edizione delle Idi Adrianensi, forse la migliore nella più che decennale storia di questa manifestazione culturale e rievocativa: per tre giorni Tivoli è tornata a esser Tibur con le strade e le sue piazze affollate da legionari, senatori, schiavi, mercanti, vestali, gladiatori e profetesse. 
Quest'anno la nostra associazione ha avuto il piacere e l'onore di esser stataIdi scelta come collaboratrice per la realizzazione dell'evento, partecipando attivamente con la direzione scientifico-archeologica nella ricostruzione della battaglia di Coit Celidon: un compito impegnativo, affascinante e stimolante. Speriamo di cuore che abbiate potuto apprezzare lo sforzo profuso da tutti noi.
Anche il torneo gladiatorio "HERCVLES VICTOR", giunto alla sua IV edizione, ha offerto uno spettacolo affascinante, vivido e intenso, aprendo una temporaneamente una finestra proiettata sui Ludi Gladiatori del passato e rinnovando i fasti dell'Anfiteateatro di Bleso. 

Idi1L'A.P.S. ArcheoTibur desidera ringraziare vivamente Pietro Lombardozzi, ideatore delle Idi Adrianensi e presidente dell'associazione culturale "Villa Adriana Nostra" e del gruppo storico "Publio Elio Adriano", per aver fortemente voluto la collaborazione e la compartecipazione della nostra associazione alla realizzazione dell'evento, non facendo mai mancare il suo prezioso sostegno. Ci auguriamo vivamente che tutto ciò sia stato solo il primo atto di una lungo e fruttuoso sodalizio, complimentandoci al contempo con tutti i componenti del suo numeroso gruppo associativo. 

Ringraziamenti doverosi vanno anche ai proff. Mariano Idi2Malavolta, Menio Pietrobono e al dott. Lucio Castagneri, splendidi e affabili fratres di giuria durante il torneo gladiatorio: potersi confrontare con persone del loro spessore culturale, dotate di garbo e modestia, è stata un'esperienza quantomai illuminante. 
Porgiamo le nostre più sentite e affettuose congratulazioni ai gladiatori della Scuola Gladiatori Roma GSR, vittoriosi campioni della IV edizione del trofeo "HERCVLES VICTOR": il Ludus Gladiatorius capitolino ha offerto uno spettacolo superbo, magistralmente orchestrato dal lanista Pietro Serra. Onore anche al Ludus Histrius di Pola, campione nel 2016 e nel 2017, e al Ludus Augusta Raurica di Strasburgo, alla sua prima partecipazione, avendo ambedue calcato con virtù guerriera il sacro suolo dell'arena. 


Ad Maiora! 

Francesco Pecchi

 

 

 

 

 

Università Agraria

 XVI FESTA DEL CASONE

Nel segno dei bambini della natura e della cultura popolare

Si è svolta nei giorni 25-26-27 Maggio 2018 la XVI edizione della Festa del Casone. Quest’anno, più degli altri, la manifestazione ha avuto come obiettivo quello di far rivivere le tradizioni popolari di Castel Madama e di avvicinare tra loro le diverse associazioni del territorio al fine di una collaborazione positiva tra l’ente e le associazioni stesse, collaborazione che ha reso possibile la realizzazione e la buona riuscita della festa.

L’Università Agraria è un ente pubblico che amministra le terre del demanio collettivo di Castel Madama ed ha tra i vari compiti, ribaditi anche nel programma amministrativo 2015-2020, quello di mantenere viva la memoria, la cultura, i saperi pratici, i prodotti tipici e lo stile di vita della società contadina; una civiltà che ha da insegnare ancora oggi tante cose. È proprio da qui che nasce e si sviluppa il progetto “IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO. Le Terre Civiche: Natura, Storia, Saperi” rivolto a bambini ed adulti. L’obiettivo cardine di questo ampio progetto è quello di far riflettere e rendere consapevoli, bambini ed adulti, dell’eredità che ci è stata lasciata, rielaborarla e adattarla alle esigenze del presente al fine ultimo di sviluppare quelle competenze di cittadinanza che rendono ogni persona partecipe in modo attivo e costruttivo del progresso della comunità.

Gli spettacoli teatrali realizzati dai bambini e la mostra sugli antichi giochi e giocatoli sono stati il momento finale di un lavoro svolto durante tutto l’anno scolastico dalle classi I, II e IV di scuola primaria dell’istituto comprensivo di Castel Madama.

All’interno del progetto “ IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO” le insegnanti delle classi I e II hanno aderito all’attività “ IL BOSCO E LE STORIE” con l’obiettivo di promuovere la curiosità verso gli elementi naturali, stimolare l’esplorazione, i sensi e sviluppare l’immaginario del bosco tramite racconti di fiabe e miti legati alla natura. Da qui la lettura di storie sugli Indiani d’Amarica con le classi I, realizzato da Michela Chicca e Sara Chicca, e di “Il gufo che aveva paura del buio” per le classi II, realizzato direttamente dagli insegnanti di classe; letture che hanno fornito una solida base su cui lavorare.

Le classi IV hanno invece aderito alle attività sul “DIALETTO CASTELLANO”, un laboratorio condotto da Alessandro Moreschini, poeta dialettale, con l’obiettivo di esplorare il rapporto tra dialetto, storia e cultura; e sulle “DANZE POPOLARI E JU SARDAREJU”, laboratorio condotto da Daniela Evangelista, esperta di danze popolari, volto a rendere consapevoli che la danza popolare è un’espressione della cultura contadina.

Come già detto, “IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO”, è un progetto rivolto anche agli adulti che, con “RITROVIAMO IL BENESSERE NELLE PIANTE”, 4 incontri, uno per ogni stagione, ha rivolto l’attenzione alle erbe officinali con l’obiettivo di riconoscerle ed usarle per l’alimentazione, la cura e l’igiene personale. Gli incontri sono stati tenuti da Anna Maria Micciarelli, farmacista ed erborista, e Maria Grazia D’Urbano, esperta di piante spontanee e cucina contadina.

Tra i tanti eventi proposti durante la Festa vogliamo ricordare l’incontro su “LA FAUNA NEL TERRITORIO DELL’UNIVERSITÀ AGRARIA E IL SUO MONITORAGGIO”, a cura di Nicolò Borgianni, biologo, che ha mostrato le immagini di animali in giro per la Selva catturate da fototrappole; il concerto “MÉNAGEÀTROIS IN GREEN”; e LA CAMMINATA NOTTURNA NEL BOSCO, un momento molto suggestivo arricchito dagli spettacoli di danzatrici e musicisti. La domenica è stata molto interessante l’ESCURSIONE NATURALISTICA-ARCHEOLOGICA NELLA SELVA con Lino Iori e Fabiana Marino ed Emanuela Cipriani del Gruppo Archeologico Latino sezione Valle dell’Aniene. Purtroppo nel pomeriggio, durante lo spettacolo teatrale “PARODIA DEI RAPPORTI FRA DONNE E UOMINI” di Noi Lilith un temporale ha interrotto la festa.

L’amministrazione dell’Università Agraria esprime un sincero ringraziamento alle scuole, alle associazioni, alle imprese, agli artisti, agli esperti ed ai singoli cittadini che con disponibilità ed impegno hanno permesso la realizzazione della Festa, ringrazia tutte le persone che vi hanno partecipato e dà appuntamento al prossimo anno con una nuova edizione della Festa del Casone.

Sara Chicca

(Assessore Università Agraria di Castel Madama)

 

 

 

 

 

 

VICOVARO

CORALE DI SANTA CAECILIA PROTAGONISTA PRESSO LA BASILICA ABBAZIALE DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE A GROTTAFERRATA

 CoraleStraordinaria la trasferta della Corale Santa Caecilia di VICOVARO per la partecipazione alla rassegna Corale organizzata dalla Corale Polifonica di Grottaferrata. […] Il maestro Roberto Proietti ha diretto la Corale Polifonica “Santa Cecilia” di VICOVARO in pezzi molto impegnativi d’ispirazione mariana, dedicati cioè alla madonna, per quattro voci miste.

Di Ludovico da Vittoria è stata eseguita Ave Maria, un brano che risente della tradizione tardo rinascimentale italiana; Ludovico da Victoria infatti, conobbe e fu influenzato da Pierluigi da Palestrina. A seguire la bellissima melodia dell’Ave Maria di Rossini, scritta dal più importante compositore italiano di opere della storia della musica del XIX secolo, definito da Mazzini un “Titano di potenza e di audacia”. Tipico del suo stile, nella Ave Maria si ripete in crescendo una frase che immortala la locuzione crescendo rossiniano. Dalla tradizione austriaca di A. Bruckner, cui Vienna nello Stadtpark della città dedica un importante monumento all’opera, è stato eseguito il Locus iste. Infine dell’autore contemporaneo Cesar Aleyandro Carrillo, la bellissima melodia dell’Ave Maria. In chiusura la Corale ha eseguito di Ennio Moricone il Te deum dalla colonna sonora del film Mission. All’organo nella splendida cornice della abbazia di Grottaferrata, meglio nota come San Nilo, il maestro Pierluigi D’Amato.

[…] Alla rassegna c’erano anche: Il Coro Jacob Arcadelt di Chiusi, ben diretto dal direttore Barbara Valdambrini, diplomata in pianoforte presso il conservatorio di Siena e La Corale Polifonica di Grottaferrata diretta dal maestro Massimo Di Biagio, che ha eseguito brani di Rossini e Mozart […].

Maria Pia Napoleoni

 

 

 

 

 

LA GODZILLA FUNK: SCUOLA DI HIPHOP PRESENTE NEL TERRITORIO DA OLTRE UN DECENNIO

GODZILLAFUNKIl bilancio delle attività della GODZILLA anche quest’anno, fa sfoggio del colore dell’oro; mostra trofei, medaglie e targhe la segreteria della scuola in via San Vito a VICOVARO! Maestri di HipHop da oltre un decennio, Amedeo Crielesi e Desiree Di Giuseppe, sono veramente orgogliosi del loro percorso artistico e dei successi registrati proprio nell’ultimo anno, dai ballerini delle Crew, siglati GFNK. Bella esperienza a marzo, nella città di Antwerp, per la partecipazione alla Gara Internazionale del WOD Belgio, insieme anche agli altri maestri Orlando Moltoni e Kelly De Nigro.

I ballerini della Crew Buddha G hanno ottenuto il primo posto in tutte le competizioni cui hanno partecipato: The one dance, Yo festival di Roma e Hip Hop festival, The Garage di Genova sezione Crew Junior, tanti successi per questi ragazzi bravissimi e uniti, come per magia dalla passione per la danza. Ne fanno parte Dennis, Gabriele, Federico, Leonardo, Filippo, Andrea e Filippo, tutti abili performer di street dance.

Proprio al The Garage di Genova Primo posto per i Buddha G, Secondi classificati La Familia KIDS e quarte le GMUZES; nella sezione KIDS, le Cat Boo primo posto. Podio anche in Abruzzo, dove all’Aquila HipHop festival le Crew hanno ottenuto vari premi: primo posto Buddha e G Muzes; terzo classificato La Familia Kids. […]

Successi e speranze anche per il futuro visto che i ballerini della Familia sono spesso impegnati in veri e propri spettacoli in vari teatri. Intanto tutti si preparano per lo show in Piazza San Pietro a VICOVARO il 30 giugno.

Maria Pia Napoleoni

 

 

 

 

 

INTERVISTA A GIOVANNI SIRINI, CAPOGRUPPO DI MINORANZA

 

GiovanniSiriniIngegner Sirini, come valuta l’azione complessiva dell’attuale Maggioranza ad un anno dalla fine del mandato?

Per rispondere, è necessario fare, però, una premessa: l’Amministrazione in carica ha ottenuto il consenso necessario a vincere le elezioni quattro anni fa, quando era forza di minoranza, cavalcando l’onda di protesta che montava da parte di alcuni cittadini riguardo alcune problematiche, penso alla delocalizzazione delle antenne, in gran parte lasciate in sospeso dalla ancor precedente Giunta, di cui l’attuale Sindaco di Vicovaro era un esponente di spicco. Tra l’altro, oltre alle opere concluse nel corso del nostro mandato (il campo sportivo e il parcheggio sottostante; le facciate di Piazza San Pietro la viabilità e l’illuminazione di località Cerreto, per citarne alcune) avevamo già avviato l’iter di risoluzione anche di alcune di quelle problematiche: abbiamo noi ridimensionato il progetto della piscina rendendolo adeguato al finanziamento ricevuto; avevamo già appaltato il nuovo parcheggio di via Piana, per non parlare dei Piani particolareggiati, cui mancava pochissimo per essere completati e che invece, ancora oggi, rappresentano una delicata questione irrisolta dal momento che, per questa impasse, alcuni cittadini sono costretti a pagare tasse per aree fabbricabili, senza però poter costruire… Addirittura avevamo già affrontato il problema della delocalizzazione delle antenne, scrivendo alle società di telefonia coinvolte e lavorando per trovare un sito alternativo… Alla luce di tutto ciò, si capisce come l’attuale Amministrazione non abbia prodotto alcun intervento volto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini vicovaresi, nulla a livello di infrastrutture, viabilità e pulizia del paese.

 

Una criticità in particolare su cui soffermarsi?

La gestione dei rifiuti! A fronte di un aumento enorme della Tassa sui Rifiuti, infatti, non corrisponde un servizio adeguatamente efficace ed efficiente e la raccolta è deficitaria. Anzi, direi che è stato un periodo drammatico da questo punto di vista, per questo faccio fatica a capire quale sia il nuovo ruolo da protagonista che il Comune di Vicovaro dovrebbe aver recuperato nei rapporti con gli altri Comuni del territorio, come il Sindaco ha dichiarato in una precedente intervista con te…

 

A chi critica come poco incisiva l’azione della sua Minoranza cosa risponde?

Rispondo dicendo che a noi non interessano il chiacciericcio, il pettegolezzo o lo strombazzare in piazza quello che facciamo: la Minoranza, nelle sedi opportune, soprattutto durante la discussione del Bilancio, ha sempre presentato puntuali considerazioni ed osservazioni scritte ed allegate alle Delibere sul proprio punto di vista in merito. Per cui direi che la Minoranza è attenta e guarda al futuro.

 

A proposito di conti: com’è la situazione finanziaria del nostro Comune?

Mi auguro, per il bene del paese, che il Comune recuperi il gap accumulato nel corso di questi anni e possa far fronte alle attuali criticità, ma la gestione economico-finanziaria attuale presenta delle profonde lacune che dipendono dalla incapacità di gestire di chi sta amministrando e che ci auguriamo non comportino ulteriori aggravi.

 

Ci sono dunque ancora tante questioni aperte…

Assolutamente sì. Ne cito alcune… Riguardo l’urbanistica stanno venendo al pettine i nodi del Piano Regolatore approvato nel 2008, quando l’attuale Sindaco era proprio assessore all’urbanistica: nella zona Sirtoli, per esempio, ci sono molti privati cittadini che non possono edificare perché limitati e vincolati proprio dagli accordi contenuti in quel PRG. Vogliamo parlare dell’outlet? Ci ricordiamo tutti un Convegno di presentazione dell’opera al Castello Cenci Bolognetti e addirittura il progetto presentato al MAPIC di Nizza: noi avevamo sottoscritto la Convenzione ma ora è tutto completamente bloccato. La delicata questione di Piazza dell’Areo? Tutto fermo! Il Consultorio della ASL: noi avevamo pensato ad un progetto di potenziamento di alcuni servizi e adesso invece i cittadini raccolgono le firme per evitarne la chiusura! Per non parlare, infine, di quanto è sporco il paese: manca la manutenzione ordinaria, le erbe infestanti invadono le strade, gli alberi non vengono potati… Davvero una desolazione!

 

Per concludere: quali sono i suoi progetti per il futuro?

Stiamo prendendo dei contatti per allargare il nostro gruppo. Sono disponibile a dare il mio contributo di esperienza e professionalità. Una cosa, però, mi sento di dire ai miei concittadini, di compiere cioè un’attenta riflessione e valutare con obiettività l’attuale situazione per poi decidere in modo consapevole.

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

 

TIVOLI

ED È DI NUOVO... “TIVOLI INCONTRA”

Cinque incontri con personalità del mondo della cultura e dello spettacolo per la quarta edizione di Tivoli Incontra. La rassegna promossa dall’Assessorato alla cultura e al turismo del Comune di Tivoli, organizzata con l’Istituto Villa Adriana-Villa d’Este, porterà da maggio a luglio dei big.

Primo appuntamento con Flavio Insinna il 23 maggio, poi Veronica Pivetti (6 giugno), Francesca D’Aloja (13 giugno), Vladimir Luxuria (11 luglio) e chiusura con Gigi Proietti (12 luglio). Gli incontri, tutti a ingresso gratuito fino a esaurimento posti (ad eccezione di quello con Gigi Proietti, che si terrà nel cosiddetto “vialone” con ingresso a pagamento) si tengono alle ore 18, nella Sala del Trono di Villa d’Este.

La rassegna vuole essere un’occasione per incontrare, in modo ravvicinato, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, recuperando il piacere del racconto e dell’ascolto intorno a temi diversi, come assai diverse sono le personalità interpellate.

Cinque conversazioni, guidate dal curatore e conduttore della rassegna Pino Strabioli, animeranno le sale di Villa d’Este, luogo da sempre eletto alle “erudite dissertazioni”.

Partendo dalla pubblicazione del loro ultimo libro, dall’esperienza professionale o solo dalla voglia di raccontarsi, gli incontri – intervista rappresentano un’occasione di conoscenza ed approfondimento della nostra società, riletta attraverso l’esperienza di personalità della cultura e dello spettacolo, coinvolte in un racconto che ci rivela una particolare interpretazione della vita, dell’arte, della politica.

Per il 4° anno consecutivo – ha commentato Assessore alla cultura e al Turismo del Comune di Tivoli questa iniziativa voluta dall’Assessorato alla Cultura e Turismo trova una piena e fattiva collaborazione con il VA-VE, che ringraziamo per le stimolanti sinergie generate”.

Questi appuntamenti – ha commentato il Direttore dell’Istituto Villa Adriana -Villa d’Este – rappresentano dei momenti vivificanti per l’Istituto e sono parte integrante di un programma di iniziative e nuovi format targati VILLAE – da Rossodisera a De Rerum Natura a Lecturae – volti a stimolare la curiosità e l’interesse del pubblico tiburtino, che ha sempre accolto i nostri progetti con grande interesse.

Mi sembra pertanto naturale supportare questo ciclo di incontri, che sono per di più anche un modo per ribadire la forte collaborazione con l’amministrazione comunale e la nostra attitudine a fare sistema, unica modalità possibile e sostenibile per un’azione culturale fattiva ed efficace”.

E’ questa una manifestazione di grande interesse culturale che innalza sicuramente il valore della nostra cittadina essendo i personaggi che dovranno intervenire di elevato spessore e di elevata esperienza nel proprio settore. Ben vengano incontri così.

Tivoli

Valentina Torella

 

 

 

 

 

INTERVISTA ALLO SCRITTORE‐REGISTA ROSARIO ERRICO

RosarioErrico

 

Nella mattinata di venerdì undici maggio presso l’Aula Magna del Convitto Nazionale Amedeo di Savoia lo scrittore-regista Rosario Errico, ha presentato il suo libro “Prigioniero della mia libertà” all’interno dell’evento sul delicato tema dell’errore giudiziario organizzato dalla Came-ra Penale di Tivoli, in collaborazione con le Camere Penali Italiane e con l’Ordine degli Avvocati di Tivoli.

Per il nostro giornale ho intervistato lo stesso Rosario Errico.


Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
È nata per mettere in evidenza le vittime di errori giudiziari dopo aver incontrato delle per-sone e due autori con i quali prima è nato il film e poi il libro.


Come vivono le vittime di errori giudiziari?
Sono traumatizzati dall’ingiusta detenzione, rimanere a vita in carcere gli causa un trauma personale e familiare e poi vivono soprattutto l’incubo di un trauma del processo. Prigionieri della mia libertà le vittime rimangono purtrop-po in questa condizione.


Cosa rappresenta la scrittura per lei?
Sicuramente raccontare praticamente temi sociali di certa rilevanza per scuotere le coscienze e mettere in evidenza una problema come la violenza sulle donne, la tratta e l’errore giudiziario.


Prossimi progetti?
Il film “Ballerine” dove si denuncia il tema sulla violenza sulle donne che poi diverrà un libro dove la denuncia è riferita alla diversità a tutto tondo e poi il film “Le nuove schiave” per denun-ciare la tratta dei clandestini perché dietro il loro sbarco vi è la vendita della merce umana.

Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

SCIENZA

IL PIANETA ROSSO

PianetaRossoIl quarto pianeta dal Sole, subito dopo la Terra, è Marte: un mondo polveroso, freddo, deserto e con una sottile atmosfera. Questo pianeta ha le stagioni, le calotte polari, vulcani estinti e canyon. È uno dei corpi più esplorati del nostro sistema solare, ed è finora l’unico pianeta dove abbiamo inviato rover per esplorare il territorio. Le missioni Nasa hanno trovato molti indizi sul fatto che Marte fosse più caldo e piovoso, almeno miliardi di anni fa. Furono i Romani a chiamarlo così, come il loro dio della guerra, a causa del suo colore rosso come il sangue, mentre gli Egiziani lo chiamavano “Her Desher” che significa proprio “quello rosso”.

Marte in numeri

Il pianeta rosso ha un diametro di 6.800 km, la metà della Terra (13.000 km), con un’inclinazione di 25°, una lunghezza dell’anno di 687 giorni e una forza gravitazionale metà della nostra. Appartiene al gruppo dei “pianeti terrestri”, dove però sembra non essere presente vita biologica complessa, d'altronde vi è una temperatura media di -50°C. Marte dista 228 milioni di km dal Sole, orbita alla velocità di 100.000 km/h, e possiede due piccole lune (la nostra ha un diametro di 3.500 km): Phobos (22 km) e Deimos (12 km). Ha una massa 10 volte inferiore a quella della Terra, con un volume pari ad 1/6 del nostro, un’atmosfera costituita principalmente di biossido di carbonio (96%). La forza di gravità è debole, si pensi che sulla sua superficie il peso di un uomo sarebbe 1/3 (quindi basta trasferirsi su Marte per risolvere tutti i problemi di dieta).

Formazione

Quando il sistema solare stava sviluppando la sua attuale configurazione, 4 miliardi di anni fa, Marte nacque dalla forza di gravità che accentrò gas e materiale per formare il quarto pianeta del sistema solare. Come tutti i pianeti terrestri, Marte ha un nucleo centrale (ferro, nichel e zolfo), un mantello roccioso ed una crosta solida (ferro, magnesio, alluminio).

Presenta interessanti caratteristiche topografiche, infatti i vulcani, i meteoriti, i movimenti geologici e le condizioni atmosferiche, come le forti bufere di sabbia, hanno modellato fortemente il panorama marziano. Troviamo l’enorme canyon di “Valles Marineris” lungo 5.000 km e largo 7 km ed il più grande vulcano del sistema solare chiamato “Olympus Mons” (tre volte più alto del monte Everest).

Acqua

Marte sembra aver avuto molti fiumi antichi, delta e laghi d’acqua, rocce e minerali formatisi dall’erosione dell’acqua liquida (nella figura trovate l’immagine di Marte quando era giovane e come è ora). Oggigiorno, si può trovare l’acqua solamente sotto forma solida nelle regioni polari. Infatti si trovano condizioni troppo sfavorevoli per la sua esistenza in forma liquida: le temperature oscillano dai 20°C sino ai -153°C. Inoltre, se si fosse in piedi sulla superficie di Marte a mezzogiorno, si sentirebbe un tepore primaverile di 24°C ai piedi, ed un gelido vento invernale all’altezza della testa. Alcune volte i venti marziani sono così forti da creare delle bufere di polvere che avvolgono tutto il pianeta, e servono mesi prima che questa si depositi.

Gli scienziati non si aspettano di trovare forme di vita su Marte, ma stanno cercando i segni della loro lontana esistenza, quanto il pianeta era più caldo e ricoperto d’acqua. Proprio a giugno il rover Curiosity della Nasa ha trovato delle nuove evidenze conservate nelle rocce sedimentarie che suggeriscono un’antica vita organica molecolare su Marte.

Le lune

Marte ha due lune a forma di patata perché queste hanno una massa così piccola che la gravità non è riuscita a renderle sferiche. I loro nomi derivano dai cavalli del Dio della guerra. Phobos, la luna più grande ed interna, si sta lentamente muovendo verso il pianeta sul quale si schianterà tra circa 50 milioni di anni.

Scrivere per il giornale “La Piazza” è stata l’occasione per scoprire nuove curiosità scientifiche, una mia passione che spero di essere riuscito a condividere anche con voi!

Federico Fratini

 

 

 

 

 

UN SENTIERO PER LINO IORI

LinoIoriNei primi giorni di giugno è stato inaugurato il sentiero di montagna intitolato a Lino Iori situato nella zona di Valle Caprara che conduce fino a Spina Santa. Per volontà dell’Università Agraria di Castel Madama e del suo presidente Emilio Delicato. Un percorso di circa 4 km con una pendenza che va di 280 mt iniziali fino ai 1060 dell’arrivo.

Un tracciato di particolare importanza anche dal punto di visto botanico lungo il percorso nel bosco misto si incontrano diverse specie di alberi aceri, carpini ornielli e sopra gli 800 mt un bel bosco di faggi e ancora più sopra una fitta popolazione di tigli.

Per questa ragione Valla Caprara e stata denominata dal CNR un altopiano di particolare interesse naturalistico.

Un sentiero che Lino Iori ha solcato lui stesso per i suoi allenamenti che lo hanno portato fino al titolo mondiale di corsa in montagna over 75, conquistato il 2 settembre del 2017 in Slovacchia, diventa oggi un esempio per tutti quelli che amano la montagna e la corsa in montagna.

Rino Sciarretta

 

 

 

 

 

PSICOLOGIA

LE TRASFORMAZIONI COGNITIVE DELL’ADOLESCENTE

pSICOLOGIAQuando si parla di adolescente e adolescenze, una considerevole attenzione è fatta agli aspetti emotivi e affettivi che caratterizzano questa fase della vita. Al contrario poco spazio è dedicato all’aspetto cognitivo, cioè ai cambiamenti nel mondo di pensare che avvengano a quest’età.

La ragione di tale mancanza potrebbe essere attribuita al fatto che i cambiamenti cognitivi sono meno immediatamente costatabili, e, dal punto di vista psicologico, ritenuti marginali rispetto alle tempeste emotive tipiche dell’adolescente. Non vi è dubbio che l’adolescente è coinvolto in una profonda ristrutturazione dei propri apparati di acquisizione, trattamento, utilizzo della conoscenza, cambiano i sistemi rappresentazionali, basti pensare ai profondi rimaneggiamenti che coinvolgono la rappresentazione di Sé, del corpo, della sessualità, del mondo degli adulti, dei valori, ecc.

Anche le modalità di pensiero e di ragionamento vanno incontro negli anni dell’adolescenza a profondi sconvolgimenti, paragonabili a quelli che coinvolgono il corpo.

Per questo motivo l’analisi dei mutamenti che si realizzano nell’area del pensiero costituisce la prospettiva classica nella descrizione dell’adolescenza nel modello cognitivo. Jean Piaget (1896-1980) è conosciuto come l’inventore di un influente modello di apprendimento e per aver caratterizzato le fasi dello sviluppo del bambino.

Piaget collaborando con Binet cerca di comprendere i processi attraverso i quali i bambini giungono ad una  conoscenza del mondo l’intento è di costruire una teoria generale della conoscenza, intesa come teoria dell’adattamento del pensiero alla realtà. Intende analizzare come la nozione si forma nel soggetto.

Un individuo è attivo costruttore della conoscenza, dotato di strutture psicologiche inizialmente molto semplici, che diventano più complesse con l’esperienza.

Secondo Piaget, con lo sviluppo cambia la natura delle strutture mentali. Le strutture cognitive di un bambino sono chiamate “schemi”. Uno schema è un pattern organizzativo di comportamento, e riflette un modo particolare di interagire con l’ambiente.

Piaget chiama schema qualsiasi atto che sia ripetibile e generalizzabile. Man mano che lo schema incomincia a differenziarsi, il bambino classifica gli oggetti distinguendoli in oggetti che si succhiano e oggetti che non si succhiano.

Quindi secondo Piaget lo sviluppo cognitivo passa attraverso una serie di stadi. I cambiamenti stadiali comportano cambiamenti nella struttura del pensiero, il passaggio attraverso gli stadi è causato da quattro fattori: maturazione fisica, esperienza con oggetti fisici, esperienze sociali ed equilibrazione. 

L’assimilazione e l’accomodamento accompagnano tutto il percorso cognitivo della persona,flessibile e plastico in gioventù, più rigido con l’avanzare dell’età.

I due processi si alternano alla costante ricerca di un equilibrio fluttuante, ovvero di una forma di controllo del mondo esterno.

L’intelligenza è strettamente collegata alla biologia nel senso che le strutture biologiche ereditate condizionano ciò che noi possiamo percepire. Piaget, afferma, che non ereditiamo delle strutture cognitive già costituite, queste si formano soltanto nel corso dello sviluppo.

Le strutture si costituiscono nel corso del funzionamento intellettuale, è attraverso il funzionamento che le strutture cognitive giungono a formarsi.

Piaget definisce, lo sviluppo cognitivo  graduale costruttore dell’intelligenza dell’individuo attraverso l’interazione con l’ambiente e il raggiungimento di fasi di equilibrio.

Successione invariante di strutture di conoscenza, ciascuna caratterizzata da un equilibrio, interno e nel rapporto con l’ambiente migliore rispetto a quello della struttura antecedente.

Nell’interazione con l’ambiente due sono le funzioni costanti che intervengono, organizzazione (costruzione di strutture) e adattamento (assimilazione e accomodamento). Il passaggio  da una struttura cognitiva alla successiva è assicurato dal processo di equilibrazione, cioè dalla tendenza del soggetto  a evitare l’incoerenza  e a stabilire forme di equilibrio nel rapporto con gli oggetti.

Quando si registra  un disquilibrio è necessario ristrutturare gli schemi. Il fattore  di equilibrio è responsabile dello sviluppo del pensiero logico.

E’ un fattore autonomo che agisce universalmente provocando  un’organizzazione intrinseca all’individuo. Detta i principi organizzativi procurando al soggetto un adattamento all’ambiente non riconducibile all’influenza ambientale o innata.

Il ragazzo diventa capace di ragionare non solo su oggetti reali, ma anche sulle idee in modo ipotetico - deduttivo.

Può cosi incamminarsi al pari dell’adulto su speculazioni che riguardano l’intero campo del sapere, la politica, l’arte, l’estetica, la religione ecc.

L’adolescente inizia a riflettere sui grandi interrogativi della vita, tentando di costruire delle teorie per spiegare e dare senso al monda in cui vive. La possibilità di essere oggetto di riflessione permette inoltre all’adolescente di interrogarsi su quanto gli sta capitando a livello interno, riflette sui cambiamenti del proprio corpo e sulla nascita di nuove emozioni, sentimenti e sensazioni.

Talvolta si può assistere a un ripiegamento su di sé che, se non eccessivo, è proprio il segnale di tale momento di autoanalisi e di autoconoscenza.

La logica astratta, inoltre, permettendo di abbracciare tutto il campo del possibile, avvicina il ragazzo al problema del futuro e del domani .

Le nuove attese legate al suo ruolo (sia a scuola che in famiglia), il desiderio di una definizione del sé, la nuova capacità di anticipazione e di costruzione di alternative creative spingono l’adolescente a proiettarsi nel futuro e ad immaginarsi in esso.

Spesso si tratta di veri e propri sogni ad occhi aperti disancorati dalla realtà, di fantasie più che altro legate alla dimensione onirica e al piano del desiderio.

Numerose sono così le ragazze che si vedono come modelle, ballerine o attrici, i ragazzi che magari si immaginano come piloti od astronauti, ciò che manca è una qualsiasi valutazione della fattibilità di questi progetti.

Sono presi in considerazione unicamente la propria aspirazione e il proprio desiderio senza considerare da un lato i propri limiti e dall’altra le condizioni esterne nel cui contesto il progetto dovrebbe realizzarsi’adolescenza è dicotomia tra meta ideale e meta reale, mostrando quanto tale età sia ancora fortemente impregnata dal principio del tutto e subito tipico del pensiero infantile.

È difficile superare tale onnipotenza, perché significa entrare in contatto con i propri limiti e con quelli del mondo esterno.

Solo gradatamente l’esame di realtà riuscirà a fare parte del modus pensandi dell’adolescente, permettendogli di proiettarsi nel futuro tenendo nella giusta considerazione desiderio e realtà.

L’acquisizione del senso del tempo inoltre permette una presa di consapevolezza oltre che del futuro, anche della morte.

La morte diventa infatti oggetto di profonde riflessioni, che pongono l’adolescente di fronte ai propri limiti e alla propria finitezza.

Il raggiungimento del pensiero ipotetico - deduttivo determina nell’adolescente un’oscillazione tra il piacere di utilizzare la logica, nuovo strumento acquisito, e il piacere di spaziare nella fantasia.

Solo gradatamente sarà possibile una modulazione tra questi due poli antitetici, non bisogna stupirsi di trovare ragazzi talvolta persi nelle loro fantasie e nei loro sogni ad occhi aperti, altre volte invece eccessivamente lucidi e cinici nelle loro affermazioni.

Anche quest’aspetto caratterizza infatti l’adolescente e fa parte delle sue molteplici contraddizioni interne.

 Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

CULTURA

 OTTIMO SAGGIO SUL PROGETTO DELL’UNIVERSITA’ AGRARIA: USI, COSTUMI, TRADIZIONI, STORIA DELLA COMUNITA’ CASTELLANA ATTRAVERSO IL DIALETTO- in una cornice idonea e salutare immersa nel verde e nelle bellezze naturali del Casone

CasoneSi è concluso dopo oltre tre mesi il progetto da parte dei bambini e le bambine della 4^ A e 4^ C delle scuole elementari di Castel Madama: “ USI, COSTUMI, TRADIZIONI E STORIA ATTRAVERSO IL DIALETTO” organizzato dall’Università Agraria di Castel Madama con il poeta scrittore e dialettologo Alessandro Moreschini. Le lezioni impartite, hanno avuto un esito estremamente positivo da parte dei bambini e le bambine che hanno saputo illustrare e rappresentare in un saggio, con la loro viva voce, non solo ai genitori ma a tutti i castellani presenti alla festa del Casone avvenuta nei giorni 25 ,26 e 27 maggio ultimo scorso.

E’ stato un continuo dialogare in dialetto castellano tra Casone1bambini su argomenti riguardanti i mestieri di una volta, gli utensili della casa, gli arnesi della campagna, il lavoro dei campi, i cibi che mangiavano i nostri nonni, il nome dialettale degli uccelli del nostro territorio, delle tante denominazioni di erbe, i frutti della nostra terra, le sorgenti, la toponomastica dei luoghi che sono nel territorio e quant’altro. Abbiamo assistito a dialoghi divertenti ed allegri, pregni di usanze popolari, modo di parlare, giochi di una volta, ed altre peculiarità e momenti riguardanti usi costumi e tradizioni dei nostri avi.

Bambini e bambine, come nulla fosse, si sono cimentati con il dialetto castellano, da ottimi dicitori, recitando per lo più a memoria o leggendo una serie di poesie, sulla natura, sulla terra, sull’ambiente, sul paese sfoggiando una varietà di lemmi, di frasi, di parole, proverbi o detti, conte e tiritere con una facilità e una sicurezza straordinaria tanto da destare vera meraviglia non solo nei convenuti ma soprattutto nei genitori.

Casone2In una cornice idonea e salutare immersa nel verde e nelle bellezze naturali che offre il palcoscenico del Casone è stato possibile assistere ad un saggio umano, culturale e storico dove l’acceso e sincero applauso è stato il giusto premio per i piccoli grandi attori.

Molto interessante è stata la mostra di Antichi giochi e giocattoli allestita dal Moreschini ma arricchita peraltro da una serie di disegni, appunti e lavori ed elaborati da parte dai bambini e bambine eseguiti durante il corso ivi compreso una raccolta di lemmi dialettali cospicua che sicuramente saranno materia ed oggetto, in futuro, per la compilazione di un dizionario dialettale interessantissimo.

Casone3

Ovviamente importante e determinante è stata la collaborazione della maestra Cinzia e le altre maestre, nonché la disponibilità della prof.ssa Michela Chicca che ha provveduto anche a registrare ogni lezione con la sua cinepresa.

Casone4Sono stati meravigliosi bambini e bambine ai quali Moreschini meritatamente, ha fatto dono, al termine del saggio, ad ognuno di una sua pubblicazione augurandosi che questo lavoro sul dialetto prosegua anche negli anni che verranno con l’aggiunta anche di laboratori sugli oggetti tradizionali ed usi della civiltà contadina e per un ulteriore apprendimento di elementi di grafia dialettale della lingua dei nostri avi. Il Moreschini ha aggiunto che non è stato possibile, per mancanza di tempo, di svolgere il programma riguardante tra l’altro i siti archeologici sul territorio unitamente ad alcune costruzioni antiche di particolare interesse storico. Ha concluso dicendo che è stato un progetto fruttuoso sicuramente fonte preziosa di conoscenza di storia Patria per i bambini e le bambine che vi hanno partecipato ringraziando di cuore ovviamente i dirigenti dell’Università Agraria che hanno provveduto a reperire utili e necessari testi dialettali per i ragazzi per i prossimi anni.

Ottime, interessanti e gradevoli sono state anche le altre manifestazioni facenti parte del progetto “IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO” alle quali hanno partecipato i bambini e le bambine delle varie classi delle scuole primarie dell’Istituto comprensivo di Castel Madama.

In calce a quando detto, rivolgo un appello, con umiltà ed amore patrio, affinché i vari Operatori culturali, Associazioni, Gruppi, Movimenti e Singole persone di Castel Madama possano con nuova lena e con vigore continuare a combattere la dequalificazione della cultura umana, sociale, ambientale ed economica e coniugare verbi e aspirazioni che rendono migliore noi stessi e soprattutto l’intera Comunità con splendide pagine di storia di cui tutti abbiamo bisogno.

Buone vacanze a tutti.

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

 

RICORDI

RICORDO DEL PROF. SCARDALA

Castel Madama, 26 maggio 2018

 Al Prof. Alfredo Scardala

 Quando un allievo si trova in una circostanza come questa, in una rimpatriata terribile di Scardaricordi bellissimi, deve ammettere che è arrivato il momento di una vera prova di maturità.

Ed essere maturi significa dover accettare per forza di cose che anche una vita brillante, piena di interessi e animata da un’intelligenza non comune, possa interrompersi come una storia senza lieto fine.

Caro Professore, come potremmo dimenticare chi sapeva trovare ironia in ogni aspetto di questa esistenza bella e beffarda? 

Come potremmo dimenticare la nostra duplice identità di alunni, ribattezzati il primo giorno con soprannomi che sono ancora parte dolce e tenera di noi?

Come potremmo dimenticare quella ricreazione scherzosa della nostra mente che comunque doveva ritenere a memoria terzine della Divina Commedia e versi di Foscolo?

Come potremmo dimenticare chi ci incoraggiava ad essere critici, ad esplorare e discernere una realtà che oggi per noi giovani appare sempre più opaca e incerta? E di quest’ultimo aspetto ti rammaricavi...

Le tante esperienze svolte insieme a te hanno rappresentato un fantastico tirocinio della vita: che tu stia studiando Ingegneria, Economia o Lettere, che tu sia diventato un Avvocato, un Matematico o un Medico, non puoi non conoscere Vanvitelli, Battiato o il Palio di Madama Margherita. Questa è stata sempre la tua cifra eclettica, la tua completa e luminosa panoramica sul mondo.

Ci hai dimostrato, come fa la luce chiara di un faro, che la vita, anche se poco generosa, può essere assortita, variegata. Ma tutto, al di là degli allestimenti colorati, va analizzato nella sua grigia e talvolta noiosa profondità perché si formi un’opinione, il più autentico lasciapassare della società.

Per carità, mettiamo da parte la politica! Ma come faremmo a dimenticare le telefonate che interrompevano la lezione che l’allora Sindaco di Castel Madama stava tenendo su “La vergine cuccia” di Parini o sulla Rivoluzione Napoletana del 1799?

Ci hai donato tanto, Professore. E forse, personalmente, io per primo non sono stato all’altezza di ricambiare con la dovuta gratitudine. Ma di certo, soprattutto negli ultimi tempi, hanno parlato per noi le parole da non dire: la situazione era troppo tesa per entrare nei dettagli della malattia, troppo seria e complicata per continuare ad animare con le battute e gli scherzi di sempre questi due anni difficili.

ScardalaSiamo stati in apprensione un po’ tutti. Con la tua preziosa sensibilità te ne rendevi conto, tra i sospiri di una sofferenza ingiusta che per quanto possibile e in vari modi abbiamo cercato di condividere e spezzettare. Ma che non è stato possibile annientare.

Grazie di tutto, Alfredo! Sappi che, attraverso lo splendido ricordo che abbiamo di te, saremo custodi della tua intelligenza e del tuo spessore umano e intellettuale. E mentre annuisci sicuro di questo, tutti quanti qui immaginiamo che tu ora ci stia rispondendo sereno e sorridente come sempre, magari citando come al solito le parole di Dante: “Sono solo uscito a riveder le stelle”.

Matteo Di Vincenzo

 

 

 

 

 

LETTERA DI UNO STUDENTE AL PROF. SCARDALA

Scardala1Caro Prof,
mi rivolgo a te per la prima volta dandoti del tu: finora avevo usato il “lei”, così come impongono certe convenzioni di rispetto e di riverenza - forse desuete - che un allievo deve rispettare nei confronti di un suo docente.

Sono passati quasi dieci anni da quando ti abbiamo conosciuto. Settembre 2008 per la precisione. Sembra ieri ma è una vita fa.

Il mondo era incredibilmente diverso: i telefonini allora servivano giusto per chiamare, mandare sms e scattare qualche foto sgranata, Facebook non era ancora così popolare e WhatsApp nemmeno esisteva. E forse era anche meglio così.

Venisti nella nostra classe in quella piccola palazzina di mattoni rossi, per certi aspetti più simile ad un condominio che ad una scuola, che si affaccia su via Tiburto.

“Si chiama Scardala, ha fatto anche il sindaco a Castel Madama”, ci aveva detto la Capasso qualche mese prima, anticipandoci il nome di chi l’avrebbe sostituita.

Si presentò in classe un uomo bruno, di media statura, con indosso degli occhiali spessi, senza montatura e con lenti color vinaccia, di quelli che servono sia da vista che da sole e nascondono, in parte, gli occhi.

All’inizio si leggeva chiaramente la tua timidezza, tipica del primo impatto con dei nuovi allievi.

Un impaccio che, forse, ti faceva sembrare di carattere severo e burbero.

Ma subito di te conoscemmo la vera natura: quella improntata alla bonomia di un uomo semplice e scanzonato, goliardico come un ragazzino di seconda media, ma profondamente colto ed amante della letteratura, dell’arte e dei viaggi.

E poi la voce: quella fantastica, spassosa ed unica che tanto ci siamo divertiti nel tempo ad imitare e parodiare, pure incidendola in quei video che alla fine dell’anno proiettavamo al Giuseppetti (“Hai visto!” e “Che è?!” rimangono tuttora dei tormentoni).

Di te abbiamo amato tutti gli aspetti più curiosi e naïf, a cominciare dal quel modo strano di chiamarci con i nomi storpiati o inventati (Di Mattia, il Galealto, Sorbetto, Meneghino, Papocchiello), tant’è che quelli ancora oggi sono rimasti i nostri soprannomi.

Ricordo ancora di quando ci mandavi sotto alla macchinetta “prendere il cappuccino”, che per forza doveva essere “tiepido, mi raccomando!”, anche se capire quale fosse il grado perfetto di temperatura desiderato era operazione praticamente impossibile.

Ricordo di quando ci chiedevi – o meglio, ordinavi - di preparare i cd (sì, allora esistevano ancora, sic!) con le canzoni di Franco Battiato, cosi li potevi ascoltare in macchina.

Oppure di quando, specie nelle ore di buco del sabato, chiamavi col tuo iconico Samsung a conchiglia Laurenti a “presentare il calendario”, che ogni anno era praticamente ed inevitabilmente lo stesso, con connessi schemi e sondaggi disegnati col gesso sulla lavagna.

Una volta, per recuperare una interrogazione, avesti anche il coraggio di interrogarci in aereo durante il viaggio che da Fiumicino ci portava a Madrid.

Ma mai dimenticherò quelle lezioni intense e appassionanti sulla Commedia dantesca, che praticamente sapevi a memoria, di cui ci facesti innamorare con le tue spiegazioni.

O di quanto ti ascoltavamo attenti mentre raccontavi tutti gli aneddoti riguardanti la tua intensa vita culturale e politica, il tuo paese che amavi tanto e le tante persone che conoscevi.

Oggi te ne sei andato, sconfitto in una battaglia durata quasi due anni e iniziata con una di quelle diagnosi che purtroppo spesso tuonano come sentenze a morte.

Te ne sei andato in quello che per noi studenti era forse il periodo più bello dell’anno, la fine di maggio.

Il periodo di quelle interminabili e luminose mattinate di primavera, quando i raggi del soleScardala2 battevano forti e prepotenti sulle finestre, scaldando l’aria delle aule che davano su via Tiburto, e ogni alito fresco di vento che entrava agitando un po’ le tendine era salutato da tutti come una vera benedizione.

Il periodo del teatro a Villa Adriana e della Giornata dell’Arte.

Il periodo in cui i nostri giovani volti di adolescenti ancora imberbi stavano posati sui banchi ad ascoltare le ultime interrogazioni dell’anno, sonnacchiosi e rilassati al pensiero che la scuola stava per finire e la leggerezza dei giorni lunghi e felici d’estate era ormai vicina.

Ci hai lasciati ora, non più imberbi stavolta ma anzi con le tempie un po’ sguarnite, in questo limbo di età dove non sappiamo ancora se siamo piccoli o grandi, ragazzini o adulti.

E mentre oggi le lacrime scendono lente e silenziose, dividendo le guance in due, tutto è reso più dolce dalla memoria e dai ricordi belli e spensierati di quei giovani adolescenti.

Di quando tu eri seduto in cattedra, circondato da fogli, temi, versioni, giornali, in quelle aule di quella piccola palazzina di mattoni rossi, per certi aspetti più simile ad un condominio che ad una scuola, che per me è e rimarrà sempre un posto bellissimo.

 Marco Di Vincenzo

 

 

 

 

 

CIAO ALFREDO!!!

Scardala3jpgCari lettori de “La Piazza” in questo ultimo articolo è per me doveroso partire non dal campo, ma dalla scomparsa di uno dei cittadini più illustri che abbiamo avuto a Castel Madama Alfredo Scardala! Ero al corrente della situazione grave che stava vivendo e dovevo in qualche modo essere preparato, ma a queste notizie forse lo si è mai e sono stato colto da un grandissimo dolore! Alfredo è sempre stato molto vicino allo sport e alle associazioni di Castel Madama, impegnandosi fattivamente per supportarle, gestendo le situazioni di difficoltà che talvolta si veniva a creare con grande equilibrio.

Era tra quei rappresentanti della politica rari, di quelli che in alcuni casi ti supportano, perché comprendono che la causa è giusta e meritevole senza mai chiedere nulla in cambio; questa è tra le doti più grandi, in un mondo come quello attuale dove non si fa niente per niente, Alfredo rompeva questo schema e ti portava inevitabilmente a volergli bene!

E’ stato presente da Sindaco e da Presidente della “Pro Loco” ai momenti più belli della nostra associazione, dalla fondazione alle vittorie più importanti, porterò per sempre con me il suo sorriso e la sua risata dirompente! Ora tornare al campo è veramente difficile, ma così chiudiamo con il racconto delle ultime gare della stagione.

La nostra 1 div. maschile affronta la Luiss, che diventa uno spareggio per il 5°posto. Mister Cara alla sua ultima gara in campionato da tecnico e giocatore trascina la squadra alla vittoria con una gara giocata ad ottimi livelli da entrambe le squadre. Vinciamo 3/1! Nell’ultima di campionato contro Valsugana vincitrice del campionato, giochiamo con una formazione nuovamente in emergenza, con Possenti al palleggio, Pierucci opposto, Bruno e Luce a banda, centrali Cara e Marini (entrambi fuori ruolo). La squadra non ha cambi. Nonostante tutto giochiamo alla pari perdendo 3/2 (eravamo in vantaggio 2/1), lasciando dei rimpianti nel 1° e 4° set persi per un niente. Terminiamo al 6° posto viste le condizioni della rosa di questa stagione è da considerare un buon risultato. La 2° div. maschile affronta le ultime due gare di campionato contro Borghesiana in casa e Palombara fuori con una formazione rimaneggiata con Romanzi al palleggio ed una panchina ridotta ai minimi termini causa infortuni ed indisponibilità. I giocatori in campo danno tutto, perdiamo entrambe le gare, fortunatamente il diritto a disputare i playoff era già acquisito. Le ragazze della 3 div. Femminile affrontano nella penultima trasferta della stagione Astrolabio 2000. La gara con troppi alti e bassi delle nostre ragazze termina con una sconfitta per 3/2.Nell’ultima di campionato affrontiamo il Monterotondo che ci batte nettamente 3/0, troppo più in forma e motivato rispetto alle nostre ragazze. La nostra Under Maschile termina i due campionati che sta portando avanti evidenziando la crescita del gruppo che riesce a giocare alla pari anche con formazioni che schierano atleti più grandi. La prossima stagione sarà sicuramente importante per la crescita di questo gruppo di ragazzi. Insomma la stagione non è stata semplice, abbiamo affrontato molte difficoltà, i nostri ragazzi/e hanno dato tutto e questo è ciò che conta di più! Questo è l’ultimo numero che scrivo per “la Piazza”, ringrazio Salvatore che mi ha offerto diversi anni fa la possibilità di scrivere su questo mensile, spero che le difficoltà che sta affrontando il giornale si possano risolvere positivamente, quindi che questo sia un arrivederci e non un addio! Forza Castello Sempre!!!

Francesco Santolamazza

 

 

 

 

 

SALUTE E BENESSERE

RIMINI WELLNESS

L’evento più grande al mondo che racchiude sport e benessere, dance e fitness.

Anche quest’anno l’evento svoltosi dal 31 maggio al 3 giugno è stato un successo.

RiminiWelnessRiminiWellness è la più grande kermesse al mondo dedicata a fitness, benessere, business, sport, cultura fisica e sana alimentazione, un evento che racchiude sotto lo stesso tetto tutte le maggiori aziende dell'universo wellness: dai produttori di macchine per l'attività fisica alle palestre, le scuole e le associazioni di categoria, ai cultori del fisico, passando per le SPA del relax, le scienze riabilitative, la danza ma anche il turismo e il design.

Tutto il mondo è a RiminiWellness: operatori, buyer e presenter fanno di questa fiera un palcoscenico sempre più internazionale con incontri di business tra le imprese.

Un mix unico di avvenimenti che unisce tutte le anime del vivere bene e dello stare in forma, un'integrazione vincente di cinque sezioni: WPRO, rivolta al settore b2b; WFUN, per il pubblico active che ogni anno partecipa con entusiasmo alla manifestazione; FoodWell Expo, dedicata all'alimentazione sana per chi è in movimento; RiminiSteel, la parte più heavy di RIMINIWELLNESS che ospita sport da combattimento, arti marziali, body building e tutto ciò che riguarda la "cultura fisica"; Riabilitec, la sezione in cui sono presentate tutte le innovazioni tecnologiche per la riabilitazione e la rieducazione motoria.

RiminiWellness è anche un grande evento mediatico. Nell'ultima edizione sono stati raggiunti oltre 225 milioni di contatti con 262 notizie, articoli e servizi, 610 uscite web, 21 servizi radiofonici, 56 servizi televisivi, 1.400.000 post su Facebook, 144.585 impression su Twitter.

46 palchi (5 pilates, 5 acqua, 6 danza, 4 indoor cycling, 17 fitness, 5 walking, 4 yoga); 350 metri quadrati di vasche, per un totale di 1.200 metri cubi d’acqua (la più grande area acqua mai realizzata indoor); 25 sale dedicate a convegni e seminari (in collaborazione con i partner più importanti del settore tra cui CONI, Università di Bologna, ASSOSPORT, ANIF-EUROWELLNESS e tanti altri); più di 500 presenter provenienti da tutto il mondo; più di 1.500 ore di lezione; 1960 singole sessioni di allenamento in 4 giorni; 20 km di costa in movimento; oltre 100 eventi notturni tra feste, aperitivi, eventi in spiaggia e nei locali più trendy della riviera.

Stesso appuntamento il prossimo anno: dal 30 maggio al 2 giugno 2019.

Ivo Santolamazza

 

 

 

 

 

Giugno2018 Finale 040

  • Fotoblowup
  • Empolum
  • FisioAndreaChicca
  • Dental Gaia
  • Frimm
  • MauroConad
  • Psicoterapeuta
  • Frantoio Vicovaro

Informativa breve sui cookies.
Per offrire una migliore esperienza di navigazione, per avere statistiche sull’uso dei nostri servizi da parte dell'utenza, e per farti visualizzare contenuti pubblicitari in linea con le tue preferenze ed esigenze, questo sito usa cookie anche di terze parti. Chi sceglie di proseguire nella navigazione su www.lapiazzacastelmadama.com oppure di chiudere questo banner o di cliccare al di fuori di esso, esprime il consenso all'uso dei cookie. Per saperne di più o per modificare le tue preferenze sui cookie consulta la nostra Cookie Policy.