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LA PIAZZA ANNO XV N. 5 Maggioc 2018

La Regione cancella la Proloco dal suo albo

 

Maggio2018 001

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Aprile 2018.


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CHE SUCCEDE ALLA PRO-LOCO DI CASTEL MADAMA?

La Pro-Loco di Castel Madama è al centro di una polemica per la cancellazione dall'elencoProloco regionale delle associazioni Pro-Loco del Lazio. Una macchia non da poco per l'istituzione che per quasi sessant'anni ha animato la vita folkloristica e culturale del nostro paese.

Siamo andati su internet per verificare sugli atti della Regione Lazio e saperne un po' di più. Ed abbiamo trovato una determinazione dell'Agenzia regionale del Turismo, la n. G03715 del 26 marzo 2018, che parla proprio di una cancellazione dall'elenco regionale della Pro-Loco di Castel Madama.

Leggendo la determinazione dell'Avv. Elisabetta Longo, che è la direttrice dell'Agenzia Regionale Turismo del Lazio, si possono trovare alcune spiegazioni sulla cancellazione. In una normale ricognizione per l'aggiornamento annuale dell'Elenco Regionale, avvenuta con una determina del 20 settebre del 2017, è emerso che nel fascicolo della Pro-Loco di Castel Madama c'era una sentenza, la n. 8536/2016 del Giudice di Pace di Roma, - sezione quinta. Tale sentenza stabiliva il rigetto dell'opposizione proposta dalla Proloco contro una ingiunzione di pagamento n. 30/2015 per l'esercizio dell'attività di agenzia di viaggio senza la prescritta autorizzazione, con la condanna alle sanzioni.

La legge regionale Lazio n. 13 del 2007 dispone la cancellazione dell'elenco regioanle nel caso in la Pro-loco svolga attività diverse da quelle previste dalla legge, ed aggiunge che la denominazione “Pro-loco” è riservata esclusivamente alle associazioni iscritte all’elenco regionale.

Nella determina si legge anche che alla luce della sentenza del Giudice di Pace di cui abbiamo parlato prima, sia la Provincia di Roma che la Città Metropolitana di Roma Capitale (erede della Provincia) hanno segnalato l'evidenza della cancellazione della Pro-Loco di Castel Madama dall'elenco regionale. Inoltre, sempre la Città Metropolitana di Roma ha indicato all'Agenzia del Turismo del Lazio il venire meno del principio di democraticità, in riferimento all'approvazione da parte dell'Assemblea dei soci del rinnovo degli organi sociali e dei bilanci preventivi e consuntivi in conformità delle norme statutarie.

Quindi allo stato attuale la Pro Loco di Castel Madama continua ad operare, anche se la legge regionale dice che non potrebbe più definirsi Pro-Loco.

Il presidente della Pro-loco, Angelo Iurlaro, è molto presente sui social network per dimostrare che la Pro-loco, ormai per ora non più tale, è un ente che ottiene molti risultati, con dichiarazioni come questa: l'attuale direttivo e presidente in prima persona in un anno hanno raggiunto obbiettivi che in passato neanche si sono posti:

1) pagamento multa alla provincia x euro 3500 (causa x cui ha avuto la cancellazione);

2) definizione con il comune x locali di via Baccelli.

3) decreto ministeriale 5x mille;

4) risanamento economico del proprio bilancio come potrà vedere assemblea soci convocata x il 11 maggio.

Ha anche comunicato che l'assemblea dei soci ha approvato il nuovo bilancio.

Ma forse dovrebbe spiegare ai cittadini di Castel Madama come è stato possibile per un Ente come la Pro-loco farsi contestare l'attività di agenzia di viaggio senza la prescritta autorizzazione, ed anche spiegare i motivi del contrasto con la ex Provincia di Roma. Creare un clima migliore con queste istituzioni, a cominciare con l'Agenzia del Turismo Regionale, e magari con i soci "dissidenti" è un passo necessario a ridare il suo vero compito alla Pro-Loco. Ed a essere di nuovo accolta nell'elenco regionale.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

Brevi

Moreschini Alessandro  Don Franco  
 

Il giorno 8 aprile u.s. il nostro concittadino e collaboratore Comm. Alessandro Moreschini , autore di varie opere letterarie ha compiuto l’ottantesimo anno di età. Questa direzione  gli augura i migliori auguri di serenità,benessere e luminosi traguardi per il futuro.

 

 

 

 

 

 

DAL CONSIGLIO COMUNALE …

Nel consiglio comunale del 24 aprile 2018 sono state discusse e approvate, o respinte, proposte di deliberazione che riguardano la nostra comunità e che ne condizioneranno lo sviluppo futuro.

  1. 1. Indagini preliminari su corruzione e abuso d’ufficio. Il gruppo consiliare di Tutta un’altra storia, sulla base di quanto riportato dal settimanale locale “Il Tiburno”, ha chiesto al Sindaco Pascucci se intende ritirare le deleghe al vicesindaco Federico Pietropaoli, che risulterebbe indagato insieme ad altri amministratori e imprenditori di Guidonia per i reati di corruzione e abuso d’ufficio. L’opposizione ritiene che sia un atto di correttezza etica farlo, fintanto che la Procura di Tivoli non faccia chiarezza sulle eventuali responsabilità degli indagati. il Sindaco Pascucci ha invece risposto che lui non intende fare nulla, lasciando tutto così.
  1. 2. Dissesto da perdita d’acqua nella vicinanza numero civico 6 di Valle Caprara. L’assessore Pietropaoli, in risposta all’interrogazione dei consiglieri di Tutta un’altra storia, ha dichiarato che in quella zona non esiste una pubblica fognatura, ma ogni abitazione dovrebbe effettuare lo smaltimento dei propri liquami. In questo modo l’assessore sposta il problema su competenze di tipo igienico-sanitario della ASL, arrivando a ipotizzare controlli per tutti i residenti della zona per verificare se hanno gli impianti a norma.

Ma il Comune fino ad oggi cosa ha fatto? Il Sindaco non è anche l’autorità sanitaria locale?

  1. 3. Scuolabus Ciciliano. E il nostro? Il Consiglio comunale ha approvato, anche con il voto favorevole dei consiglieri di Tutta un’altra storia una Convenzione con il Comune di Ciciliano per l’utilizzo del loro scuolabus agli alunni residenti a Castel Madama interessati dal servizio. I consiglieri di Tutta un’altra storia hanno ricordato all’assessore Fabiani che anche il Comune di Castel Madama dal 2011 possiede uno scuolabus mai utilizzato, e che sarebbe opportuno offrire al più presto un servizio di trasporto scolastico alle famiglie castellane interessate.
  1. 4. Bilancio di previsione 2018. I consiglieri di Tutta un’altra storia hanno votato contro il bilancio presentato dalla maggioranza e hanno evidenziato i numerosi crediti del Comune non incassati, con particolare riferimento ad affitti da parte di privati e finanziamenti ricevuti da Regione Lazio ed (ex) Provincia di Roma negli ultimi 10 anni non riscossi, ma ancora recuperabili.

Alcuni esempi di crediti ancora da incassare:

 lavori pubblici, urbanistica e territorio  € 2.194.000 (di cui € 1.239.000 entro 10 anni)
 servizi sociali   €   208.000
 cultura e sport    €    70.000
 scuola  €   103.000
 affitti da riscuotere  €   192.000
 restituzione da Acea per trasferimentoImpianto idrico  €   100.000
 affitto a Vodafone del tetto serbatoio per antenne  €     53.000
 restituzione dalla Regione per causa vinta  €     80.000
Totale € 3.000.000

 

Pensate a quanti servizi si possono offrire ai cittadini recuperando questi soldi, oltre ad abbassare le tasse!

I consiglieri hanno invitato l’amministrazione a rafforzare l’ufficio preposto per iniziare un lavoro di recupero, e pensano che sia arrivato il momento di nominare un assessore al bilancio competente, perche’ si tratta di un lavoro complesso e fondamentale se si vuole salvare il Comune dal fallimento.

Hanno dato la loro disponibilita’a collaborare a patto che si faccia sul serio .

  1. 5. Sala polivalente di via Caduti di Nassiriya. I consiglieri di Tutta un’altra storia hanno presentato una mozione per inserire delle modifiche nella convenzione tra Comune e associazione aggiudicataria affinché la sala:

-possaessere utilizzata a titolo gratuito da parte delle scuole di Castel Madama ed a titolo oneroso da parte delle associazioni culturali che ne facciano richiesta;

- possa ospitare ogni tipo di attività culturale (rappresentazioni e laboratori teatrali, proiezioni cinematografiche, ecc.), in modo da rendere ancor più effettivo l’apporto che la sala polivalente può dare alla crescita sociale e culturale della nostra comunità, così come previsto dallo Statuto Comunale.

“Naturalmente” la maggioranza ha votato contro, prendendo a pretesto l’impossibilità di modificare una convenzione già sottoscritta a fronte di un bando pubblico. In realtà l’amministrazione comunale ha fatto una precisa scelta politica: limitare l’uso della sala alle sole attività teatrali (per l’occasione la sala polivalente è stata ribattezzata“Piccolo teatro comunale”); impedire alla scuola ed alle associazioni locali di “rompere le scatole...”. Questa, purtroppo, è la realtà e le altre motivazioni, dichiarate dagli assessori Iori e Fabiani, come la mancanza di un proiettore e il limitato numero di posti, sono ridicole. Addirittura in un primo momento hanno cercato di scaricare la responsabilità di tali scelte sul tecnico comunale, smentendosi di fatto in Consiglio.

La scuola e le associazioni per svolgere alcune attività dovranno andare altrove . TuttaAltraStoria

Il Comune, invece di far utilizzare per più attività e da più soggetti possibili un locale pubblico, ne riduce gli usi e gli utilizzatori.

 

 

 

 

 

 

Carta d’identità elettronica a Castel Madama... Si o no?

Nel mese di Settembre del 2016 era iniziata in tutti i municipi di Roma il rilascio della nuova carta di identità elettronica secondo un piano di progressiva attivazione che è stato completato entro la fine del mese di ottobre 2016. Il Campidoglio comunicava che da novembre, tutti i cittadini che chiedevano o rinnovavano la propria carta di identità avrebbero ottenuto quella elettronica che sostituiva definitivamente quella cartacea.

La nuova carta è di forma rettangolare, ha le stesse dimensioni della carta di credito e della patente ed è dotata di un microprocessore per proteggere i dati e l'immagine dell'intestatario da contraffazioni.

Il documento elettronico è multifunzione: è predisposto per consentire l'autenticazione in rete e per ottenere l'identità digitale sul Sistema Pubblico delle Identità Digitali (SPID). Attraverso l'accesso tramite SPID, i cittadini possono fruire dei servizi on line erogati dalle pubbliche amministrazioni e dai privati. In più, semplifica l'uso all'estero come strumento di identificazione avendo le medesime funzionalità del 'passaporto elettronico', grazie alla dotazione di un microprocessore interno

E Castel Madama?? Molti cittadini si sono lamentati per essersi recati in Comune e non aver trovato attivo tale servizio! Ci chiediamo come mai, visto che in data 7 novembre 2017 i dipendenti comunali dell’ufficio anagrafe hanno seguito un corso di formazione indispensabile per attivare il servizio ed avere la giusta preparazione.

La causa di questo prolungato ritardo è l’assenza di una rete internet adeguata al servizio. In questi giorni alcune voci dicono che si sta cercando una soluzione tecnica ma quello che ci chiediamo è perché questo ritardo? Perché il comune di Castel Madama deve esser sempre indietro e farsi aspettare! Perché i nostri amministratori non si attivano immediatamente per risolvere il problema ai cittadini?

Situazione simile a quella della Sala Multimediale di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, sala attrezzata ma inutilizzata per colpa della rete, problema che sembra diventare sempre più importante e di cui ancora non si hanno notizie.

Attendiamo fiduciosi notizie dal Sindaco e la sua giunta.

Gruppo consigliare Tutta un’altra storia

Verde

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"Va bene amare il verde ma nel giusto modo! Il marciapiede lascia il posto all'erbaccia e all'incuria.. Il degrado del nostro paese"

 

 

 

 

 

 

Piccola storia di una ex sala polivalente…

Con la delibera di giunta del 15_02_2018 la Sala Polivalente Piccolo Teatro Comunale, sita in via Caduti di Nassiriya, è stata declassata ad essere uno spazio esclusivamente teatrale, togliendo di mezzo ogni altro genere di attività culturale che contempli la sinergia o la polivalenza dei linguaggi.

La precedente convenzione sottoscritta in data 03/02/2008 precisava che lo scopo della concessione consisteva nella gestione della sala “polivalente” per finalità culturali (tra cui le proiezioni cinematografiche, il teatro, la danza e supponiamo anche la musica).

Il 04 aprile scorso la nostra associazione Circol@perto è stata citata in consiglio comunale. E’doverosa una risposta.

In quella occasione si discuteva la mozione dell’opposizione che chiedeva di rivedere la nuova convenzione stipulata tra il comune ed il gestore della sala polivalente.

Una convenzione che nella PREMESSA riconosce che “la sala polivalente piccolo teatro comunale riveste una grande importanza in relazione alla crescita sociale e culturale complessiva che essa può offrire alla comunità” ma che nell’ OGGETTO DELLA GESTIONE/CUSTODIA ridimensiona questa potenzialità stabilendo che “le attività proposte dovranno essere pertinenti alla tipologia “piccolo teatro” dello spazio affidato ed aderenti al progetto presentato: dovranno essere programmati almeno n. 2 appuntamenti annui (spettacoli teatrali)” e più avanti precisa anche che “l’uso da parte di altri soggetti è limitato alle sole attività teatrali e ad esse collegate”.

Praticamente la sala polivalente, dove la precedente convenzione consentiva di svolgere le attività culturali più disparate dalla presentazione di libri, mini conferenze, mostre di ogni tipologia d’arte, spettacoli di danza, proiezioni cinematografiche e altro, con la nuova convenzione si riduce a “piccolo teatro” dove per i prossimi 4 anni sarà possibile fare solo rappresentazioni teatrali.

La mozione chiedeva il perché di questa scelta. Vi invitiamo ad ascoltare le risposte nella registrazione del consiglio sul sito del comune. Tranquilli! Dura poco. Ormai i consigli sono lampo! Quasi una formalità burocratica.

Siamo stati chiamati in causa … “perché quello è un teatro, per fare altro ci sono spazi diversi ed infatti, in passato, Circol@perto le proiezioni le ha fatte avendo avuto a disposizione il castello o la sala consiliare..”

Certo, ma nel caso specifico di proiezioni cinematografiche sono delle alternative insufficienti e vi spieghiamo anche il perché…il Castello, bellissima location, ha un’acustica pessima, e l’aula consiliare può forse fare bene la parte dell’aula consiliare, ma per il resto…

Abbiamo utilizzato la ormai ex sala polivalente per spettacoli teatrali, musicali e per proiezioni cinematografiche raccordandoci con “Quelli che …continuano” senza problemi, almeno per noi! E, statene certi, continueremo a farlo anche limitatamente alle forme consentite. Come continueremo a ricercare collaborazioni con le altre associazioni perché pensiamo che sia cultura anche la contaminazione di esperienze e conoscenze diverse, considerando umanamente importante la relazione tra le persone e lo scambio di emozioni e sentimenti.

Crediamo che ogni amministrazione che abbia veramente a cuore “la crescita culturale e sociale della comunità” dovrebbe sostenere, incoraggiare, coccolare e benedire le attività di tutte le associazioni presenti sul suo territorio che sono tante e piene di quelle risorse umane che con il loro lavoro volontario, e spesso anche sacrificio economico, offrono prodotti culturali diversificati a tutta la cittadinanza. Crediamo anche che dovrebbe promuovere la collaborazione tra le associazioni e non la competizione (es. per le date o per le sedi) e facilitare una equa condivisione degli spazi e non limitarla. Crediamo ancora che può, sì, dare in concessione luoghi pubblici e quindi di tutti, quando non riesce a gestirli direttamente, ma dovrebbe anche chiedere in cambio che si facciano vivere quei luoghi, che si rendano fruibili alla cittadinanza: pensiamo per esempio al castello e all’opportunità che possa essere visitabile almeno 2 volte al mese.

P.S. A proposito di proiezioni cinematografiche ci vediamo dalle parti di San Lorenzo verso la fine di luglio…come ormai da sette anni!

Associazione di Promozione Sociale ArciCircol@perto

 

 

 

 

 

UniversitaAgraria

 

 

 

 

 

 

RINNOVO DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI

UNITARIE NEL PUBBLICO IMPIEGO

RSUAll’indomani delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego che vedono la Cisl primeggiare e confermarsi sigla di riferimento per i dipendenti delle funzioni centrali, delle funzioni locali e della sanità pubblica, non passa inosservata la conquista della leadership all’interno della ASL ROMA5.

Trionfo ottenuto grazie ad una politica chiara ed inappuntabile, fatta di battaglie a viso aperto e sempre a tutela dei dipendenti, dove in prima linea troviamo il segretario territoriale Dimitri Cecchinelli.

Fondamentale per la vittoria è stato anche l’ottimo risultato ottenuto presso il polo ospedaliero di Palestrina, dove la Cisl si afferma come prima sigla sindacale

Giovanni Ienne rappresentante CISL presso il “Coniugi Bernardini” ci spiega le ragioni del successo: “Un risultato maturato nel tempo ed ottenuto con sacrifici e tenacia da un gruppo di persone mosse dalla passione e con l’unico obiettivo di difendere, e se possibile migliorare, le condizioni lavorative dei dipendenti del comparto. Siamo una squadra ben assortita, un mix entusiasmo e di esperienza che ci porta spesso anche a degli aspri confronti ma sempre costruttivi. Un gruppo aperto, dove chiunque condivide i nostri obiettivi è benvenuto. Il giorno dopo le elezioni, con un risultato ormai consolidato, siamo già pronti a ripartire continuando a denunciare la grave carenza di personale che affligge il nostro nosocomio, carenza che pone a rischio la sicurezza degli operatori e degli utenti a causa di turni massacranti che superano spesso le 11 ore previste per legge impossibilita di fruire dei riposi a rischio anche la fruizione delle ferie estive. Proprio per questo, nei prossimi giorni si terrà necessaria la richiesta all’azienda di una drastica riduzione dei posti letto nei mesi estivi se non si provvederà nell’immediato ad ampliare la pianta organica.

Richiesta necessaria a tutela di operatori e pazienti. Fra i nostri obiettivi c’è poi quello di favorire la riapertura dei tavoli di trattativa con l’azienda, per la contrattazione integrativa affrontando temi come l’innalzamento dell’indennità di presenza nei reparti più disagiati, dell’indennità notturna, di pronta disponibilità, l’elevazione dei tempi di vestizione, ecc., ecc.

Continueremo poi a batterci, affinché venga finalmente attivata la sala operatoria divisionale del punto nascita del “Coniugi Bernardini” ed affinché, anche le puerpere dell'area prenestina e della valle del sacco, abbiano la possibilità di partorire in analgesia peridurale senza costringerle a ricercare tale tecnica in altri ospedali della capitale.

Insomma un unico obbiettivo la difesa dei diritti dei lavoratori per la difesa per il diritto di una sanità migliore per l’utenza tutta.

IENNE GIOVANNI

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Pensiero e Azione

 CON LE MANI E CON I PIEDI

La dirompente attualità di Gandhi

 

«Quando apparve il Mahatma Gandhi, che schiuse all’India il sentiero della libertà, non aveva in mano alcuno strumento di potere, nessuna irresistibile autorità di coercizione. L’influenza che emanava dalla sua personalità era ineffabile, come la musica, come la bellezza».

(Rabindranath Tagore)

Non si può parlare di Gandhi senza riferirsi alla sua esperienza e alla sua definizione di Ghandireligione. Una religione aperta, libera, accogliente, amorevole e umana, una religione che coincide con la ricerca della Verità, perché Dio stesso è Verità, e la Verità è Dio.

Non per altro sosteneva che «... Dio è la fonte della luce e della vita e tuttavia è di sopra e di là di tutto questo. Dio è coscienza. È perfino l’ateismo dell’ateo. Trascende la parola e la ragione. È un Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale. È incarnato per coloro che hanno bisogno del suo contatto. È la più pura essenza. È, semplicemente, per coloro che hanno fede. È tutte le cose per tutti».

Per lui «Tutte le fedi costituiscono una rivelazione della Verità, ma tutte sono imperfette ed esposte all’errore. Il rispetto verso le altre fedi non impedisce di vederne gli errori. Dobbiamo anche capire pienamente gli errori della nostra fede, tuttavia non abbandonarla per questo motivo ma cercare di superarne i difetti» […]. «Dobbiamo avere per la fede religiosa degli altri lo stesso rispetto che riserviamo alla nostra, ammettendo così l’imperfezione di quest’ultima. Quest’ammissione verrebbe fatta senza difficoltà da un ricercatore della Verità che seguisse la Legge dell’Amore».

Di conseguenza le religioni non sono degli assoluti; sono percorsi, e possono contenere difetti che vanno purificati per aiutare l’uomo ad avvicinarsi a Dio. 

Riguardo alla preghiera riteneva fosse non una richiesta ma un desiderio dell’anima, l’ammissione quotidiana della propria debolezza: «L’obiettivo della preghiera non è compiacere Dio, che non vuole le nostre preghiere e lodi, ma purificare noi stessi. Il processo di autopurificazione consiste nel diventare coscienti della Sua presenza in noi. Non c'è forza più grande di quella che dà una simile comprensione. La presenza di Dio si deve sentire ad ogni passo della vita. Se si pensa che non appena lasciato il luogo di preghiera si possa vivere e comportarsi come si vuole, allora la preghiera è inutile […]. La preghiera deve avere come risultato l’autopurificazione e deve mutare la nostra intera condotta. […] La preghiera fa per la purificazione dello spirito quello che il secchio o la scopa fanno per la pulizia del nostro ambiente fisico. Non importa se la preghiera che recitiamo è indù o musulmana o quella dei parsi: la sua funzione è essenzialmente la stessa, in particolare la purificazione del cuore».

In Gandhi trova spazio ed espressione anche una piena laicità, tanto da essere stato al tempo stesso un grande religioso e un grande statista. Non è un caso che avesse grande ammirazione proprio per due italiani: San Francesco d’Assisi (riformatore religioso) e Giuseppe Mazzini (riformatore laico). Per lui “Religione” e “Stato” sono sostanzialmente separati: la religione è e resta una faccenda personale al punto che si può morire per essa, mentre «Lo Stato dovrebbe preoccuparsi del benessere temporale, dell’igiene, delle comunicazioni, delle relazioni con l’estero, della circolazione monetaria e così via, ma non della vostra o mia religione. Questa è affare personale di ciascuno». Religione e Stato sono concepiti come autorealizzazione nel servizio: «Se mi sono ritrovato interamente dedito al servizio della comunità la ragione sta nel mio desiderio di autorealizzazione. Avevo fatto mia la religione del servizio perché sentivo che Dio poteva essere compreso solo attraverso il servizio. E il servizio per me era il servizio dell’India: giunse a me senza che io lo cercassi perché avevo la giusta attitudine […]. Non c’è adorazione più pura è più gradita a Dio del servizio disinteressato verso i poveri. I ricchi spesso nella loro arroganza e nel loro orgoglio intellettuale dimenticano Dio e addirittura ne mettono in forse l’esistenza. Ma Dio abita fra i poveri ed essi aderiscono a Lui come unico rifugio e protezione. Quindi servire i poveri è servire Dio».

Nel libro “L’amore politico. Sulla via della nonviolenza con Gandhi, Capitini e Levinas” edito nel 2005 da Cittadella nella collana Orizzonti Nuovi, l’autore Roberto Mancini sottolinea quanto importante sia stata l’attenzione riservata dal grande statista indiano all’educazione intesa come trasformazione interiore. Fra le pagine si riportano le parole dello stesso Gandhi allorquando sostiene che «Nel cuore dell’educazione dei bambini c’è l’apprendimento che conduce ad affrontare l’odio con l’amore, il falso con la verità, la violenza con la sofferenza. Non si tratta in primo luogo dell’odio che mi colpisce proveniente da altri, ma dell’odio che può sorgere in me stesso. Se non riesco a sanarlo, a riportarlo ad un sentimento di bene, quell’odio mi divorerà e inquinerà i miei atti. E soprattutto mi renderà incapace di affrontare l’odio eventuale degli altri. È la prima e fondamentale trasformazione ed elaborazione di me stesso a cui sono chiamato. Altrettanto vale per la lotta tra falsità e verità. Per quanto io possa sperimentare la menzogna e l’inganno da parte degli altri a mio danno, se non saprò liberarmi della menzogna in me non potrò essere all’altezza della relazione con la verità. Solo chi si impegna in questa liberazione interiore può resistere alla falsità che trova nel mondo».

Ghandi1Definito da Einstein “lo spirito più illuminato del nostro secolo” Mohandas Karamchand Gandhi, comunemente noto con l’appellativo onorifico di “Mahatma” o “grande anima” conferitogli dal poeta indiano R. Tagore, nacque a Porbandar sulla costa occidentale dell’India nel 1869. La sua figura è ritenuta da molti un modello di condotta e di ideali ed è riverita in tutto il mondo. Morì nel 1948 per mano di un fanatico indù che non gradiva lo spirito di conciliazione coi musulmani del Pakistan.

Dal 1947, con la proclamazione d’indipendenza dell’India, è considerato il Padre della Nazione. In lui “pensiero e azione” si intrecciano inestricabilmente: «La mia vita è il mio messaggio». Credenze e ideologie non salvano l’uomo: «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni». Nel dichiarare: «Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo!» fornì un esempio di santità nella politica ribadendo come fede religiosa e azione politica siano strettamente connesse.

Tra il 1888 al 1891 si trasferì a Londra dove riprese in mano i testi sacri dell’induismo, in particolare la Bhagavad-gîtâ che considererà il testo di riferimento fondamentale della sua vita. Entrò poi in contatto con la Bibbia apprezzando di essa il Nuovo Testamento, e più in particolare quel “Discorso della Montagna” del Vangelo di Matteo che contribuì non poco a gettare le basi della sua dottrina. Di fatto la formazione religiosa e morale del Mahatma ha un debito di gratitudine nei confronti del cristianesimo, un’ammirazione per gli insegnamenti di Gesù ben documentata in alcuni suoi scritti tra il 1920 e il 1940.

Più volte ribadì il valore mistico di questi insegnamenti. A suo dire Gesù aveva espresso come nessun altro avrebbe potuto lo spirito e la volontà di Dio.

Nell’elaborare un codice etico applicabile alla nuova società indiana prese spunto proprio dal sermone della montagna traendone ciò che definì “i sette peccati attuali”: 1) politica senza principi etici • 2) ricchezza senza lavoro • 3) piacere senza coscienza • 4) conoscenza senza forza di carattere • 5) commercio senza moralità • 6) esercizio della professione senza senso umanitario • 7) religione senza sacrificio.

Nel 1893 si trasferì in Sudafrica dove fino al 1914 lottò per i diritti civili degli indiani scoprendo la “nonviolenza” come carattere attivo di lotta politica, metodo che denominò satyagraha, letteralmente “vera forza” o “fermezza nella verità”, la stessa forza che più tardi (1930) caratterizzò la “Marcia del Sale” di 380 km, da Ahmedabad a Dandi sull’Oceano Indiano, per rivendicare il possesso di questa risorsa primaria al popolo indiano contro la gravosa tassa imposta dagli inglesi.

Tornato in India nel 1921 lanciò l’hartal, una campagna di non collaborazione economica col governo britannico che prevedeva la chiusura di negozi, di fabbriche e scioperi. Contrariamente alle sue aspettative gli indiani non seppero mantenere un comportamento non violento. Dopo la strage di Amritsar che provocò più di 400 morti sospese l’hartal ammettendo il suo stesso “errore himalayano” consistito nel credere che il popolo indiano fosse pronto alla lotta non violenta.

Dopo la carcerazione, avvenuta fra il 1922 e il 1924, dispiegò il suo impegno nel cosiddetto “programma costruttivo” per la riconciliazione fra indù e musulmani e per il rilancio dell’artigianato tessile nell’ottica di un consolidamento dell’economia dei villaggi.

Tale impegno fu ripreso fra il 1933 e il 1939 per rafforzare lo swadeshi, suo modello di sviluppo alternativo a quello occidentale per l’autosufficienza economica dei villaggi che, oltre all’orgoglio per le proprie tradizioni culturali, comprende anche la frugalità e la fiducia di farcela con le proprie forze.

Per questo sperava che l’India evitasse di organizzarsi sul modello inglese e della civiltà moderna, ritenuta nel suo complesso decadente e malata in quanto «le persone che vivono in essa fanno del benessere materiale lo scopo della loro vita».

Pregando Dio che l’India non venisse a trovarsi mai in una condizione simile scriveva: «Questa civiltà è tale che con un poco di pazienza si distruggerà da sola. […] Gli inglesi meritano la nostra compassione. Sono perspicaci e credo perciò che scacceranno il male. Sono intraprendenti e industriosi e la loro mentalità non è implicitamente immorale. Né sono cattivi di cuore. Io perciò li rispetto. La civiltà non è un male incurabile, ma non bisogna mai dimenticare che gli inglesi attualmente ne sono afflitti».

Nell’interessante articolo di Gloria Germani divulgato il 17 febbraio 2010 in occasione della prima traduzione italiana (curata da Rocco Altieri) del libro “Vi spiego i mali della Civiltà Moderna” (Gandhi Edizioni, Pisa, 2010), scritto da Gandhi e pubblicato nel 1909 con il titolo originale “Hind Swaraj”, si riportano le critiche radicali del Mahatma nei confronti di una modernità e di un progresso del tutto antitetici al suo progetto per il futuro dell’umanità teso a riconquistare la via dei villaggi, anziché quella delle fabbriche che in 100 anni hanno portato al collasso ecologico e alla crisi etica ed economica.

Quel libro è a tutti gli effetti il suo manifesto ideologico-programmatico che conserva ancora una dirompente attualità. Nulla di più radicale è stato scritto sull’impietosa denuncia dei mali che affliggono la civiltà moderna e nell’indicare i rimedi per liberarsi di quei falsi modelli che rischiano di trascinare l’umanità in una catastrofe definitiva.

Per il “cantore della nonviolenza” «la vera civiltà è quella forma di condotta che indica all’uomo il cammino del dovere e l’osservanza della moralità. L’osservare la moralità significa ottenere la padronanza della nostra mente e delle nostre passioni».

Stando alle sue parole l’India non aveva niente da imparare da nessuno ed in particolareGhandi2 dalla supposta civiltà moderna. Del resto Gandhi non parla in maniera originale: basa la sua analisi sull’antica civiltà indiana, su verità che sono “antiche come le montagne”. Questa tradizione ha indagato a fondo il problema della felicità e ha sempre saputo che «La mente è un uccello irrequieto; più ottiene, e più vuole e rimane comunque insoddisfatta. I nostri antenati, perciò, misero un limite alle nostre indulgenze. Essi videro che la felicità era, in larga misura, una condizione mentale». In altre parole un uomo non è necessariamente felice se è ricco, o infelice se è povero. Gli antichi saggi indiani dissuasero l’uomo dall’indulgere sui piaceri e sui lussi perché questa non è la strada che conduce alla felicità. Questa è la ragione profonda per cui la civiltà indiana, o più generalmente orientale, non intraprese il cammino dello sviluppo tecnologico così come fece la cosiddetta civiltà moderna.

A tal proposito scriveva: «Non si trattava di non saper come inventare le macchine, ma i nostri padri sapevano che, se avessimo dedicato i nostri cuori a tali cose, ne saremmo diventati schiavi, e avremmo perso la nostra fibra morale. Essi, quindi, dopo doverosa riflessione, decisero che avremmo fatto solo ciò che potevamo fare con le nostre mani e piedi. Videro che la nostra vera felicità e il nostro benessere consistevano in un uso appropriato delle nostre mani e piedi».

Con queste semplici parole coglie l’essenza del problema della modernità e di tutti quei vicoli ciechi in cui l’uomo contemporaneo è andato a perdersi.

Nel libro “Una forza che dà vita. Ricominciare con Gandhi in un’età di terrorismi” (Unicopli, 2006), l’autore Fulvio C. Manara sottolinea come Gandhi avesse in animo uno sviluppo rurale decentrato. L’India che sognava era quella dei settecentomila villaggi, mentre Nerhu, suo compagno-avversario nel partito del Congresso, divenuto poi primo ministro nell’India libera, lavorava per uno stato accentratore urbano che attuasse l’industrializzazione dell’India sul modello occidentale. Per lui, invece, l’industrializzazione e l’urbanizzazione erano da rifiutare perché con esse i villaggi sarebbero stati ancor più decentrati e dipendenti dai grandi centri urbani, conseguentemente il potere politico sarebbe stato sempre più condizionato dalle grandi città a scapito dei villaggi.

Lui stesso è il fautore dello swaraj (letteralmente indipendenza ma anche autogoverno) dell’India dalla dominazione britannica, un’indipendenza che non si sarebbe mai potuta realizzare senza l’indispensabile supporto dello swadeshi, grazie al quale l’India avrebbe potuto aspirare al sarvodaya, cioè al benessere di tutti.

Per tale ragione lo swadeshi assume sia una dimensione spirituale, sia un significato materiale che consiste nell’autoprodurre quanto necessario, nel boicottare i prodotti stranieri, nell’impiegare tecniche, risorse ed energie locali, nell’evitare di mettere in circolazione prodotti non indispensabili e nel limitare i propri bisogni.

Tutto ciò diviene possibile grazie al lavoro reso come servizio e come sacrificio, o yajna. Il termine indica il lavoro ma anche il dovere, il servizio, l’atto rettamente compiuto, che trasferito dal piano sacrale al piano sociale manifesta la consacrazione al servizio disinteressato alla comunità. Pertanto ogni atto, pensiero o parola è yajna se ha come scopo il benessere degli altri e se viene compiuto senza speranza di ricompensa alcuna. Secondo la spiritualità indù ogni atto va compiuto perché è buono in sé, senza pensare ai frutti dell’azione stessa e ai vantaggi che ne potremmo trarre.

Gandhi, dunque, distaccandosi dalla concezione occidentale dei diritti come elementi costitutivi della dignità dell’uomo, afferma che la dignità dell’uomo non sta nei suoi diritti ma nei doveri (yajna) di cui la persona è titolare. La persona prende dignità dalla yajna, vale a dire dai doveri, dal servizio sociale concreto, impegnato e disinteressato all’interno di piccole comunità.

Anche il lavoro, così inteso, permette la realizzazione integrale della persona consentendole di esprimere sé stessa nella comunione con gli uomini e con il creato: «Se così facessimo i nostri bisogni si ridurrebbero al minimo, il nostro cibo si semplificherebbe. Mangeremmo allora per vivere anziché vivere per mangiare. Chi dunque dubiti dell’esattezza di tale affermazione provi a sudarsi il pane: trarrà il più grande piacere dal frutto del proprio lavoro, migliorerà la propria salute e scoprirà che molte cose a cui era abituato erano superflue».

Di conseguenza il lavoro manuale è centrale e non dovrebbe essere evitato da nessuno. Ecco perché “l’umile leader della nonviolenza” esorta le cosiddette classi superiori ad imparare a vivere coscientemente, religiosamente e volontariamente la semplice vita contadina riconoscendo come essa dia la vera felicità.

A tal proposito scrisse: «Il lavoro intellettuale potrebbe rivelarsi, e spesso lo è, infinitamente superiore a quello del corpo, ma non potrebbe mai essere sostitutivo di quest’ultimo, proprio come il nutrimento spirituale non potrebbe mai sostituire il grano che mangiamo benché di gran lunga superiore a quest’ultimo. Invero, senza i prodotti della terra, quelli dell’intelletto sarebbero impossibili».

Ghandi3Per queste ed altre sue argomentazioni Gandhi può essere considerato un anticipatore degli attuali movimenti che perseguono modelli alternativi improntati alla sobrietà, alla decrescita e allo sviluppo armonico delle economie locali nello stretto binomio “pensiero e azione” di chiara ascendenza mazziniana. Come ricordava G. Spadolini «forse Gandhi vide nel pensiero di Mazzini un ponte fra Oriente e Occidente, un lampeggiamento presagio del colloquio fra due mondi che presto si sarebbero riuniti nella comune fede per la democrazia, nel comune omaggio alla dignità e alla tolleranza, nel culto, egualmente serbato e inviolabile, della libertà».

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

 

Il laghetto di San Benedetto

 

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LaghettoSubiaco

 

 

Il laghetto di San Benedetto entra di diritto tra i luoghi naturalistici più suggestivi della Vall dell’Aniene. Situato sotto il Monastero di Santa Scolastica, è comodamente raggiungibile dalla strada per Ienne, dove una stradina sulla destra (provenendo da Subiaco) ai piedi del monastero, ci conduce ad un’area di sosta da dove parte un piccolo sentiero boschivo che ci condurrà facilmente fino al laghetto.
Dopo aver attraversato un ponte di legno si costeggia il rivo d’acqua proveniente dal lago, tra i bellissimi colori dell’acqua, ed il verde brillante della ricca vegetazione colpita dai raggi del sole.
In pochi minuti si giunge al laghetto, dove una piccola ma scrosciante cascata arricchisce ulteriormente lo splendido scorcio che ci si trova ad ammirare alla fine del sentiero.

Raimondo Luciani

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Adelmo Santolamazza e la passione politica

Adelmo SantolamazzaCi ha voluto salutare quasi in silenzio Adelmo, con la sua scelta di non fare un funerale classico, di quelli che si va in chiesa in tanti a guardarsi con un po’ di commozione, senza trovare le parole giuste, o solamente cercando dentro noi stessi qualche ricordo legato a chi ci lascia.

E’ una scelta coraggiosa, che pochi fanno, e che richiede una coerenza di valori che accompagnano tutta la vita. E la prima cosa che viene in mente a chi lo conosceva è che forse pensava che non valeva più la pena di lottare contro gli acciacchi che portano gli anni, senza aver vicino la sua Elia, che l’aveva lasciato pochi mesi fa. Forse non vedeva l’ora di rivederla.

Ma forse è sbagliato partire dall’epilogo, soprattutto per Adelmo che la vita l’aveva vissuta con una grande passione, con quel suo sguardo pacato ma acuto, che scrutava il suo interlocutore per capire se si poteva fidare oppure no. Adelmo era soprattutto una persona pragmatica, abituato col suo lavoro di esattore comunale ad ascoltare le ragioni degli altri, soprattutto di coloro che si trovavano in difficoltà.

Io l’ho conosciuto alla fine degli anni ottanta, quando un gruppo di persone raccolte nell’Associazione Dedalo progettarono ed avviarono il giornale “Tam Tam”. Adelmo era il decano del gruppo, ed il suo compito era quello di tenere i conti del giornale, nonché di chiedere le pubblicità ai commercianti per poter pubblicare il giornale. Instancabile, faceva il giro del paese a chiedere nei negozi, e poi rubricava tutto nei suoi registri contabili, con la massima precisione.

Ma il giornale ovviamente non era solo questo, ed a lui piaceva ascoltare le discussioni della redazione, ed era contento di vedere un gruppo di giovani (e di già maturi), accalorarsi nelle discussioni politiche. E siccome a volte le discussioni trascendevano, come succede quando si è giovani, faceva del tutto per pacificare gli animi. Faceva il lavoro di un buon padre.

Il giornale Tam Tam durò una decina d’anni, dal 1990 al 2000 circa. Il suo periodo di pubblicazione incrociò due vittorie del centro-sinistra, nel 1993 e nel 1997, con la prima che ebbe una vasta maggioranza, e che creò nel centro-sinistra un clima molto positivo. Erano tempi in cui la partecipazione alla politica era molto più sentita di adesso, ed Adelmo aveva modo di sfogare la sua passione: le chiacchierate con lui erano per me sempre piacevoli ed istruttive. Mi colpì in modo particolare che oltre ai giornali si informava via radio, e mi diceva che era dagli anni settanta che sentiva Radio Radicale, che ai quei tempi faceva una emissione radiofonica solo sulla politica, avendo ottenuto le dirette radio del Parlamento.

Ricordo anche un suo invito nella sua casa al mare, ad Ortona, lì appariva più rilassato, sebbene sempre attento alle esigenze dei tanti amici di cui amava circondarsi e che condividevano con lui passioni e speranze. Sicuramente i momenti trascorsi li insieme, e la luce ed il blu di quel magnifico promontorio, saranno rimasti tra i suoi ricordi più belli.

Il giornale di allora andava un po’ al seguito delle vicende del Comune, e dopo le elezioni del 1997 entrò un po’ in crisi, poiché l’amministrazione comunale non brillava molto; forse si stava chiudendo un ciclo. Adelmo a sua volta era meno entusiasta, accusava dei malori che lui attribuiva alla vecchiaia. Forse era anche questo, ma di sicuro il suo innato istinto per il sentimento della gente rispetto all’operato degli amministratori di allora, non sbagliava. E questo si rifletteva anche sul giornale, che faticava a raccogliere pubblicità. Capii allora che spesso chiudeva i conti pagando di tasca propria.

Dopo la fine di Tam Tam i nostri incontri si diradarono. Ci siamo incontrati più spesso quando sono andato ad abitare nello stesso suo palazzo. Sempre gentile, ormai non solo nonno, ma anche bisnonno. Non sono riuscito in questi ultimi anni a parlare con lui quanto avrei voluto. Chissà se la sua passione, anche in questi anni di netto distacco delle persone dalla politica, avrà continuato a vivere nel suo animo, nonostante tutto.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

NoiLilith

 

 

 

 

 

 

 

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Archeologia

Gaio Rubellio Blando

 

ArcheoTibuerLogoIllustrazione della Curia con i senatoriGaio Rubellio Blando visse tra l'età del Divino Cesare Augusto e il governo dell'altrettanto Divo Claudio Cesare Augusto. Purtroppo le fonti antiche che riguardano l'epoca degli Imperatori romani non ci riportano ne data di nascita e morte, tantomeno il luogo di sepoltura terrena. Tuttavia tramite i testi di Publio Cornelio Tacito, nato in Gallia Narbonese tra il 55-58 dell'era cristiana e morto a Roma tra il 117 e il 120 d.C., sappiamo che il padre di Blando, anch'esso Rubellio Blando, nacque nell'antica Tibur. Di status equestre, riuscì a compiere un notevole cursus honorum passando da semplice cavaliere, per di più di una città periferica seppur ricolma di innumerevoli Ville d'Ozium nel suo territorio quale Tivoli era diventata, a essere nominato senatore, pretore e proconsole nella provincia di Creta e Cirene (comprendendo il territorio che dall'isola di Minosse arrivava alla Cirenaica) poco dopo le guerre civili che insanguinarono per anni la Repubblica Romana.

Il figlio riuscì nel anno 18 d.C., ab U a di consul suffectus d'Asia (console di transizione per vacanza, mancanza effettiva o decesso di uno dei due consoli ordinari eletti durante il corso dell'anno in carica) seppur dopo un più o meno breve cursus honorum che un rampollo patrizio della Roma augustea doveva compiere . L'anno 19 nella Caput Mundi scoppiò un clamoroso caso in tribunale, in cui fu pienamente coinvolta Emilia Lepida, figlia di Marco Emilio Lepido minor, designata un tempo ad andare in moglie a Lucio Cesare, nipote diretto di Ottaviano Augusto, per poi sposare Publio Quirino. Essa fu accusata di adulterio e aver simulato la nascita di un figlio, a causa ciò ripudiata e posta sotto processo dal ricchissimo P. Quirino, ma anche di aver tentato l'avvelenamento e d'aver proceduto alla consultazione di magi caldeii sulla sorte della casa Imperiale et similia. In tribunale l'ex console nonché senatore C.R. Blando, appoggiato da Druso Giulio Cesare minor figlio dell'Imperatore Tiberio, propose di mandare in esilio E. Lepida e grazie all'intercessione di Marco Emilio Scauro non le furono confiscati i beni.

Nel 22 l'ex suffetto consolare Blando assieme all'ex console Manio Emilio Lepido proposero di non condannare a morte il cavaliere Clutorio Prisco reo, secondo il console in carica Decimo Aterio Agrippa e un delatore non meglio imprecisato nelle fonti tacitee, di aver composto un carme (forma poetica per indicare una canto dal tono solenne e dal carattere rituale) da pubblicare dopo la morte di Druso minore, che in quel anno era infermo, e che la vanità di Clutorio lo aveva spinto a leggerlo in casa dell'augures Publio Petronio dinanzi a molte donne della nobiltà romana, anche se il Generale Dr,so era ancora in vita, creando un grave scandalo in società. A ciò contro il volere di Lepido e Blando, fu condotto in carcere e subito messo a morte per giudizio della maggior parte dei senatori della Curia Capitolina. Prisco in precedenza fu lodato e incensato, con un'ingente donazione monetaria, dall'Imperatore Tiberio per aver composto il carme famoso di cui veniva celebrata la morte di Germanico. 


Archeologia1Tiberio con il suo atteggiamento ambiguo e lunatico Archeologia2mosse aspre critiche al Senato, a proposito di questa causa, lodando tuttavia lo zelo di coloro che desideravano tutelare l'onore della famiglia imperiale anche per le più piccole offese recate al principe ma, al tempo stesso, deprecando la loro decisione perché con tanta fretta si era condannato un uomo reo solamente di aver pronunciato delle parole sconvenienti. Blando risulta menzionato anche nell'anno 33 dove la città viene descritta come funestata da molti lutti di uomini illustri, come la morte di Marco Emilio Lepido minor, Elio Lamia ex praefectus Urbi, Pomponio Fiacco propretore della Siria, e secondo Tacito ad aggravare ciò fu la grande tristezza che portò il matrimonio di Giulia Livia, nota anche come Livilla, figlia di Nerone Claudio Druso minor (figlio di Tiberio e Agrippina maior, nato nel 14 a.C. E deceduto nel 23 d.C.) e vedova di Nerone Cesare, con Rubelilo Blando il cui avo venuto da Tibur era ricordato sprezzantemente come un semplice cavaliere romano. Questo matrimonio tuttavia fu percepito dall'opposizione al regime tiberiano come l'ennesimo atto del Principe imperiale di mortificare la discendenza dell'abbondante prole di Germanico, illustre e amatissimo padre di Nerone Cesare. Dal matrimonio di Giulia Livia e Blando nacquero due figli: Rubellia Bassa e Rubelio Plauto, nato nel 33 e morto nel 62: quest'ultimo fu fatto perseguitare a morte dall'Imperatore Nerone, suo stesso parente. Rubellio viene ricordato anche nel 36, in cui Roma fu colpita da un grande incendio che coinvolse il colle Aventino, il Circo Massimo e il Tempio del Divo Augusto. L'Imperatore Tiberio fece restaurare il Circo e gli edifici attigui a sue spese, a ciò lodato e apprezzato dai romani per la sua attenzione ai conti pubblici delle casse dello Stato, facendo stimare i danni ai quattro mariti delle sue nipoti: Gneo Domizio Enobarbo, marito di Agrippina minor, Lucio Cassio Longino. coniuge di Giulia Drusilla, Marco Vinicio e Rubelio Blando, ai quali fu aggregato per nomina consolare Publio Petronio. Tra i suoi più alti incarichi, oltre a quello consolare, vi è il ruolo di proconsole d'Africa tra il 35 e il 36 d.C. 

Focus 

Tradizione vuole Rubellio Blando possedesse una magnifica villa d'ozium nella città di Tibur, ubicata secondo Cabral e Del Re lungo le pendici di Monte Ripoli, il quale termine oronomico altro non sarebbe se non la contrazione e corruzione di Rubellii. E' attualmente ignoto se si tratti del medesimo Rubellio Blando che fece erigere in Tibur un tempio dedicato a Giunone, un altare in onore di Giulia Drusilla sorella di Caligola e fece restaurare, come testimoniato da un'epigrafe, un'ara o una statua consacrata a Iuppiter Praestes. L'epigrafe, della quale segue il testo, è incisa su di una base di marmo, sorreggente un torso romano copia di un originale dorico, custodita nell'androne dell'attuale sede comunale a Palazzo S. Bernardino. 

IOVI-PRAESTITI 

HERCVLES-VICTOR-DICAVIT 

BLANDVS-PR-RESTITVIT 

Ercole Vincitore dedicò a Giove Custode; 

Blando, pretore, restaurò 


Fonti bibliografiche.


-G. Dimatteo: “Satira” 8, Giovinale, volume 49 di Texte und Kommentare, pp. 77-78, anno 2015. 

-F. Rossi: “Il ritratto del vero cittadino aristocratico, o pure la vita di Gerolamo Foscarini procurator di S. Marco capitan general da mar “ Biblioteca universitaria di Torino, p. 66, anno 1659. 

-Tacito: Annales, Libro I XXIII 2, LI 1 2, Libro VI XXVII 1, XLV 2. 

-Stefano Cabral&Fausto Del Re: “Delle ville e de' più notabili monumenti antichi della città, e del territorio di Tivoli”; 

-Sante Viola: “Storia di Tivoli, dalla sua edificazione fino al secolo XVII”; 

 a cura del dott. Giovanni Di Braccio

 

 

 

 

 

COMUNICATO DEL 11/05/2018 – ass. Pro-loco di Castel Madama.

Proloco1A seguito della notizia pubblicata da Suby News e poi ripresa dall'Ufficio Stampa del Comune di Castel Madama, il Consiglio Direttivo della Pro-Loco di Castel Madama intende fare chiarezza sulla cancellazione dell'associazione dall'Albo regionale delle associazioni Pro-Loco, e anche sul presunto scioglimento dell'associazione come sembra venga ritenuto in essere da parte di molti concittadini.

La cancellazione è avvenuta facendo seguito a fatti risalenti al 2015, quando l'associazione organizzò un viaggio di Settimana Bianca pubblicizzando l'evento senza specificare nelle locandine la natura, ovvero di essere riservata ai solo soci. A seguito di una denuncia fatta da alcuni tour operator di Tivoli e Castel Madama contro l'allora presidente Scardala, la Pro-Loco ricevette una multa poi ridotta grazie all'appello presentato sempre dall'allora presidente.

L'attuale Direttivo e il presidente Iurlaro, in carica dal 2017, hanno provveduto a saldare l'importo rateizzandolo parzialmente, facendosi carico così della sentenza senza però potervi porre alcun rimedio tempestivo utile a fermare l'iter che poi ha portato alla cancellazione.

Maggiori informazioni sono disponibili, per chi volesse approfondire, nel numero 17 di quest'anno del giornale Tiburno, con interviste ai presidenti Scardala e Iurlaro.

In conclusione riteniamo doveroso specificare che L'associazione Pro-loco di Castel Madama non potrà che sciogliersi solo che su azione e specifica richiesta dei suoi stessi associati, e attualmente continua a portare avanti le sue iniziative che fino ad oggi hanno portato un risanamento del bilancio, la concessione della sede presso i locali del Castello Orsini, la ripresa della Sagra della Pera Spadona e le sue iniziative culturali, augurandosi un vivo coinvolgimento di tutta la cittadinanza.

Il Consiglio Direttivo dell'ass. Pro-Loco di Castel Madama

 

 

 

 

 

 

Tè, libri e altre cose inutili

TheLibriSornione, sornione come un gatto persiano, Simone Giorgi si aggira tra i vicoli e le piazzette del nostro bel paese di Vicovaro.

Così l’ho incontrato recandomi nella biblioteca comunale “Marcantonio Sabellico” per il sesto e ultimo incontro della serie “Tè, libri e altre cose inutili”, l’appuntamento del giovedì per parlare di libri, sorseggiando il caffè della bibliotecaria Mila o il tè ai frutti di bosco di Daniela, accompagnati dai soliti e sbrigativi biscottini di Margherita.

Questa volta però l’appuntamento è stato anticipato a lunedì 23 aprile perché si è voluto far coincidere la chiusura dell’evento, con la Giornata mondiale della lettura e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO. Ospite d’onore Simone Giorgi, autore televisivo e scrittore d’esordio con il suo romanzo “L’ultima famiglia felice”, edito da Einaudi (2016).

È la storia di una famiglia romana medio-borghese alle prese con le dinamiche non sempre serene della vita quotidiana. Quattro esistenze annodate intorno ad un unico filo che, ad un tratto, non tiene più e lascia scappare le singole esistenze come particelle impazzite. E allora i vetri si infrangono come schegge venate sull’orlo di un precipizio: non basta tutta la mitezza del mondo a evitare l’urto che alla fine avrà anche risvolti drammatici. La fabula lineare e senza grandi avvenimenti, si snoda lungo alcuni quesiti-chiave che chiedono, in punta di piedi, una risposta: che cos’è la felicità? educazione liberale o autoritaria? Perdono o condanna?

Insomma un libro da leggere perché ognuno è chiamato a dare la propria risposta in quanto individuo a sé, irripetibile. Le risposte di Simone, i suoi racconti hanno confermato la prima impressione: Simone Giorgi ha raccontato la sua storia. Il suo punto di vista. Certo, per quella sensibilità di saper ascoltare gli altri, per quella sua capacità comunicativa, Simone deve molto alla sua esperienza di autore televisivo. Tra i programmi che più gli hanno dato soddisfazione c’è “Sconosciuti”, che non a caso ha come sottotitolo “La nostra personale ricerca della felicità”. E come dargli torto?

TheLibri1La biblioteca, visto il successo di pubblico e le attese dei suoi lettori, riprenderà il ciclo di letture a partire dal mese di settembre. Intanto sta portando avanti altre attività, come il Teatro delle marionette a cura della bibliotecaria Bogumila Kesek Jania e il Corso di storia del rock di Antonio Francesco Perozzi, tutti i lunedì fino al 14 maggio.

   “Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.” Jorge Luis Borges

 

Margherita Crielesi  

 

 

 

 

 

 

UNA GIORNATA ALL’INSEGNA DELLA BIRRA … DEL BORGO, NATURALMENTE!

BorgoIl primo bicchiere è per la sete;
il secondo, per la gioia,
il terzo, per il piacere;
il quarto, per la follia.
(Apuleio)

Domenica 29 aprile, organizzata da Ugo Caretta e Giovanni Crielesi del Caffe 46 di Vicovaro, in collaborazione con Birra del Borgo, si è svolta una interessantissima visita presso il birrificio artigianale più famoso d’Italia situato nel territorio di Borgorose, piccolo paese del reatino. Guidati da Alfredo Colangelo, responsabile delle vendite del birrificio, le 40 persone partecipanti hanno potuto conoscere prima la storia della nascita del birrificio e poi tutte leBorgo1 fasi della produzione della birra: dalla maltatura alla bollitura del mosto, dalla scelta del luppolo alla fermentazione e maturazione fino all’imbottigliamento e al confezionamento. Alla fine della spiegazione del processo produttivo gli ospiti hanno potuto gradire un buon boccale di birra offerto dal birrificio. La giornata si è conclusa con un ottimo pranzo nel vicino ristorante “La taverna dei briganti”, di Stefano. Dopo la riuscitissima iniziativa, per tutti gli amanti della birra, gli organizzatori hanno nel boccale una nuova e diversa iniziativa di cui si dirà più avanti. Nel frattempo …. salute a tutti con le Birre del Borgo che potrete trovare in tutte le sue tipologie presso il Caffè 46 in Piazza San Pietro a Vicovaro.

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Luigi Rinaldi

 

 

 

 

 

 

SECONDA EDIZIONE DELLA SAGRA DELLE PAPPARDELLE AL CINGHIALE A SAN COSIMATO

PappardelleConfermare un grande risultato, si sa, non è mai facile, migliorarlo è ancora più complicato ma si può affermare senza timori di smentita che questa seconda edizione della Sagra delle pappardelle al cinghiale, organizzata domenica 13 maggio presso il piazzale antistante la chiesa dal Comitato festeggiamenti di San Cosimato con il contributo logistico di Roma è qui, sia stata ancora più riuscita della prima.

Il meteo, nonostante i timori della vigilia, è stato clemente per l’intero arco della giornata ed ha permesso il regolare svolgimento di un evento che ha richiamato numerosi partecipanti (alla fine saranno 650 i pasti serviti), non solo vicovaresi.

Quest’anno niente mercatino anche perché, in contemporanea alla sagra, presso il Pappardelle1parcheggio del nodo di scambio della stazione di Mandela, a poche decine di metri dal convento, si è svolto l’appuntamento mensile con la Fiera Mercato Valle dell’Aniene. Confermate e partecipate, invece, le visite guidate agli Eremi di San Benedetto, a cura di Vi.Va. Vicovaro. Molto apprezzato anche il menù che prevedeva pappardelle al cinghiale, salsiccia alla brace con fagioli o verdure e un bicchiere a scelta tra acqua e vino e anche la pomeridiana degustazione della bruschetta con l’olio del Frantoio Varia 05.

La giornata è stato allietata dalla musica dal vivo del sempre ottimo Marco Romano

Grande soddisfazione è stata espressa dal Comitato che punta a far diventare questo appuntamento un punto di riferimento stabile nel panorama delle feste locali.

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

XII PREMIO SABELLICO: GLI APPUNTAMENTI

È di fatto già partita la XII edizione del Premio dedicato a Marcantonio Sabellico, illustre umanista vicovarese. Il concorso è articolato in due settori (adulti e scuola); il settore adulti prevede tre sezioni: scrittura creativa, pittura e fotografia, quello riservato alle scuole, le sezioni disegno e scrittura creativa. Il termine di consegna delle opere è fissato alle ore 12:00 di giovedì 31 maggio. Il disciplinare completo del concorso è reperibile sul sito www.comunedivicovaro.it.

sabellico2Sono previste anche alcune attività collaterali: domenica 3 giugno alle ore 17:00, presso la Biblioteca comunale ci sarà l’inaugurazione del Premio, seguita, alle ore 18:30 da un concerto presso il MUVIS. Sabato 9 giugno, alle 16:30, sempre presso il MUVIS, si terrà la presentazione del libro Del sito di Vinegia, di Marco Antonio Sabellico, introdotta da un recitativo a cura degli alunni dell’ICS Vicovaro. Domenica 17 giugno, alle 18:00, il prof. Alberto Crielesi accompagnerà i presenti ad una visita guidata del Castello Cenci Bolognetti, partendo dalla presunta dimora del Sabellico. Infine, venerdì 1 luglio, alle 16:30, presso il MUVIS ci saranno le premiazioni del concorso e, alle 21:00, un concerto ispirato a Luigi Tenco.

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

TIVOLI: LA ROCCA PIA RIAPRE AL PUBBLICO ENTRO L'ESTATE 2018

Il Museo della Rocca Pia, un contenitore di pregio anche per eventi, spettacoli, tivoliesposizioni e mostre: questo il futuro prossimo per il celebre monumento, che domina il centro di Tivoli. La fortezza costruita a partire dal 1461 per volere di Papa Pio II Piccolomini è al centro dell’accordo di valorizzazione firmato oggi, all’interno della stessa Rocca, da Massimiliano Iannelli, direttore regionale dell’Agenzia del Demanio, da Leonardo Nardella, segretario regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e da Giuseppe Proietti, Sindaco di Tivoli .L’intesa rientra nel percorso di riqualificazione previsto dal federalismo culturale che si concluderà con il trasferimento definitivo del bene all’amministrazione comunale entro i prossimi 90 giorni. La Rocca Pia, adiacente all’area archeologica dell’Anfiteatro romano di Bleso  potrà quindi essere nuovamente fruibile da parte di cittadini e turisti già a partire dalla prossima estate, quando completati gli ultimi passaggi normativi e gli allestimenti ancora in corso, è prevista l’apertura al pubblico del bene, già protagonista di importanti interventi di recupero che lo hanno reso pronto a diventare parte attiva della vita urbana per la programmazione di eventi..
Il Museo della Rocca Pia sarà quindi anche un punto di aggregazione e intrattenimento animato da una programmazione varia e integrata capace di sfruttare i diversi spazi presenti: le sale espositive, le aree per proiezioni e conferenze e l’ampio cortile interno  sono infatti adatti a ospitare eventi pubblici e privati, concerti e spettacoli teatrali oltre a installazioni temporanee di vario tipo. La riapertura dell’immobile dopo decenni di inutilizzo rappresenta quindi un’opportunità per ricostruire l’identità culturale di questo luogo contribuendo anche alla crescita e allo sviluppo di un distretto turistico dalle elevate potenzialità che comprende i borghi e le bellezze naturali e paesaggistiche della Valle dell’Aniene. La Rocca  che oggi vediamo, armonica di dimensioni, elegante di forma, fu edificata su un precedente castello  medievale definito “federiciano” in quanto attribuito a Federico II di Svevia ( sec. XIII).  Resti si vedono ancora alla base della torre maggiore. L’attuale Rocca deve il suo nome a Pio II Piccolomini, il papa umanista che la fece innalzare a partire dal 1461 a ridosso della cinta urbana medievale. Il punto fu scelto in base a considerazioni strategiche, sia per controllare la città dal suo interno, sia per dominare le vie di accesso alla città da tutte le direzioni.  La decisione fu motivata anche dalla volontà del Papa di tenere sotto controllo gli abitanti ribelli e i contrasti anche armati tra le famiglie degli Orsini e dei Colonna. Il complesso è costituito da quattro torri di diverse dimensioni, raccordate da alti muraglioni e chiuse da merli guelfi. In vari punti della costruzione si aprono le bocche da fuoco. L’ingresso al castello ,sul lato Nord, era controllato da un ponte levatoio. Su chi sia stato l’architetto della Rocca l’unica fonte è Giorgio Vasari, che attribuisce il disegno del complesso al Filarete e ai suoi discepoli fiorentini Varrone e Nicolò. Per una rapida costruzione del fortilizio furono utilizzati materiali dei demolizione in gran parte recuperati nei pressi Intanto i tiburtini ringraziano e sono sempre fieri dei miglioramenti apportati alla propria amata cittadina

Valentina Torella

 

 

 

 

 

INTERVISTA A DACIA MARAINI

Venerdì 28 aprile la scrittrice Dacia Maraini ha presentato il suo libro “Tre donne” presso il Santuario D’Ercole Vincitore. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Il Laboratorio del Possibile nella persona della sua presidente Daniela Camillo e del pedagogista- criminologo Duilio Loi in collaborazione con l’Istituto Autonomo di Villa D’Este. Ad aprire la manifestazione Daniela Di Camillo che ha ribadito il fatto che la loro associazione si occupa di violenza di genere, che stanno sempre sul campo e che però in questa occasione il protagonista è l’amore buono raccontato dalla Maraini nel suo libro. A seguire l’intervento del Direttore dell’Istituto Autonomo Andrea Bruciati che ha detto che la cultura è importante e che anche parlare di libri, di narrazione è rilevante quanto guardare le bellezze artistiche. A moderare la presentazione Di Loi che ha voluto evidenziare l’importanza di questo libro che secondo lui ha dei riferimenti con Flaubert e la sua Madame Bovary e la poetessa Alda Merini. Solo in sottofondo si è parlato di violenza di genere ma con una sensibilità unica . Oltre la musica interpretata da Luana Di Maio come intermezzo le letture di varie parti del libro di Dacia dall’attrice Barbara Amodio.

Intervista a Dacia Maraini

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Intervista a Dacia MarainiNegli anni 70 ho scritto un testo teatrale chiamato Mela in cui mettevo in scena tre donne, nonna , madre e figlia. La struttura è rimasta quella, ma le tre donne sono diverse e le loto vite sono diverse. L’interesse per la famiglia, per le complicazioni dell’amore sono rimaste le stesse.

Una frase che lo raccoglie?

Mi è difficile trovare una frase che lo raccolga. Potrebbe essere Lentezza, potrebbe essere Amore senza possesso, potrebbe essere Responsabilità.

Quando nasce la sua passione per la scrittura?

Io vengo da una famiglia di scrittori: la mia bisnonna inglese scriveva libri per bambini, mia nonna scriveva romanzi, mio padre, etnologo, ha sempre scritto dei suoi viaggi. Loro mi hanno contagiato con la passione per la lettura e la scrittura. La mia casa è sempre stata piena di libri e io ho cominciato a scrivere a 13 anni sul giornale della scuola. Da allora non ho mai smesso.

Di Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

LA SCUOLA OLTRE I CONFINI

L’ITCG “Fermi” insieme al Liceo scientifico “Spallanzani”, entrambi istituti di Tivoli, sempreOltreConfini più aperti all’Europa e sempre più inclusivi, in questi giorni, sono stati protagonisti, per il terzo anno consecutivo, del progetto, “Scuole Rete Unesco”, che ha dato la possibilità di aprire le porte dei due istituti tiburtini alla scuola “Notre Dame des Anges” della città gemellata con Tivoli, “Saint Amand Les Eaux.

Gli studenti francesi sono stati ospitati, per una settimana, da alcune famiglie di alunni delle sopracitate scuole ed hanno, poi, seguito un preciso programma di attività didattiche e di visite culturali sia a Tivoli che a Roma.

OltreConfini1L’incontro tra la realtà scolastica francese e quella del Fermi e dello Spallanzani è stato altamente formativo in termini di crescita culturale, linguistica, ma soprattutto relazionale, visto che sono nate anche forti amicizie, il tutto in una sintesi di reciproca e immediata intesa.

Gli studenti dei due istituti hanno accolto i loro coetanei d’oltralpe con grande senso di ospitalità, accompagnandoli e coinvolgendoli in ogni momento della giornata, anche in attività ricreative non previste e decise dai ragazzi ospitanti.

Numerose le iniziative e nello specifico: visita alle ville di Tivoli, patrimonio Unesco,OltreConfini2 passeggiate presso i siti più conosciuti di Roma, attività didattiche sportive e laboratoriali, in particolare di tipo tecnico–grafico, incontro con il Sindaco della città di Tivoli.

In un’ottica di collaborazione, è intervenuto anche l’Istituto Professionale “Rosmini”, che, sotto la guida del suo Presidente, prof.ssa Luisa Rettighieri, ha organizzato un eccelente pranzo, allestito presso il Fermi, e preparato dagli studenti del corso di cucina che, con un impeccabile e scenografico servizio, hanno deliziato i palati degli ospiti francesi e non solo.

Uno scambio culturale riuscito, ben pianificato, e caratterizzato da un grande entusiasmo di conoscere usi, costumi e abitudini reciproci.

Particolare sinergia, trasformata in simpatica amicizia, tra i docenti francesi e italiani, cheOltreConfini5 hanno trovato diversi spazi, anche di tipo conviviale, per trascorre del piacevole tempo insieme.

Dietro questo progetto, si è mossa una grande macchina che ha visto la collaborazione del Dirigente Scolastico del “Fermi”, prof.ssa Laura Giovannelli, dello “Spallanzani”, prof.ssa Lucia Cagiola, delle referenti del progetto, prof.sse Stefania Iannucci ed Elena Rella, delle referenti dello scambio, prof.sse Maria Sansò e Laura Lombardi, del Sindaco di Tivoli, Giuseppe Proietti, dell’Assessore alla Cultura, dott. Urbano Barberini, dell’Assessore agli scambi culturali, dott. Roberto Luciani e del Consigliere Comunale, dott. Gianni Innocenti.

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Un ringraziamento speciale va alla prof.ssa Grazia Del Tito, docente di inglese, che per prima, due anni fa, ha preso contatti con la scuola francese e grazie alla quale tale progetto ancora oggi esiste.

 

 

 

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Tutti i soggetti coinvolti auspicano per i prossimi anni il proseguimento di questa attività, stimolante ed educativa da ogni punto di vista.

 

 

Prof. Massimiliano De Sena

 

 

 

 

 

 

PROMUOVERE LA SALUTE PSICOFISICA

 

Gli individui possono agire in modo dannoso per la propria salute o perché ignorano i rischiPsicologia in cui possono incorrere o non conoscono un modo più sano di agire o perche le loro conoscenze non sono sufficienti a motivare la spinta a cambiate i comportamenti. Un’ampia informazione sulle implicazioni sanitarie di particolare forme di comportamento non è tuttavia sufficiente. I fumatori, ad esempio, sanno che il fumo nuoce alla loro salute, e spesso lo sanno anche i fanciulli e gli adolescenti che, nonostante tutto, cominciano lo stesso a fumare. All’origine di abitudini potenzialmente dannose vi è un complesso di fattori. Il bombardamento dei mezzi di comunicazioni o di promozione indiretta delle vendite che associano abitudini potenzialmente dannose come il consumo di alcoliche e di tabacco ad un desiderabile e attraente modo di vivere possono diffondere o rafforzare comportamenti malsani. Un altro punto che richiede l’immediata azione di educazione del pubblico riguarda la conoscenza di quando bisogna ricorrere alle prestazioni sanitarie professionali o di quando si può provvedere a sé stessi. Spesso il coordinamento tra gli organismi di stato e le istituzioni non governative nella preparazione dei messaggi di educazione sanitaria è insufficiente o nullo. Per essere efficaci i programmi di educazione sanitaria debbono essere fondati su modelli socioculturali locali ed essere strettamente legati con la formazione di sistemi di valori degli individui. Inoltre occorre che abbiano inizio in giovane età e siano approfonditi nelle successive fasi della vita quando hanno maggiori possibilità di verificarsi cambiamenti di giudizio sui valori. L’educazione sanitaria deve riguardare una vasta gamma di attività: insegnare ai fanciulli dei giardini d’infanzia e delle scuole primarie il ruolo e funzionamento del corpo e come i loro comportamenti interessino la salute, includere informazioni sulla salute mentale, dare ampio accesso alle più recenti conquiste sanitarie facendo ricorso per la loro diffusione alle grandi strutture sociali come scuole e i mezzi di comunicazione. La grande influenza da parte dei gruppi di pari e le diffuse pressioni sociali che oggi tanto spesso incoraggiano pesantemente comportamenti malsani, potrebbero essere dirottate verso la promozione di sani modelli di vita. Personalità celebri e di prestigio possono concorrere alla diffusione di sani comportamenti e così i gruppi di mutuo aiuto costituiti da persone che desiderano smettere di fumare o rinunciare a bere sono validi strumenti per associare informazione e supporto per quanti si sforzano di liberarsi da abitudini errate. Infine occorre pianificare il controllo e la valutazione sistematica dell’accettabilità   e del successo dei programmi di educazione sanitaria in modo da utilizzare i risultati raggiunti per rendere i programmi stessi più incisivi ed efficaci.

Per “comportamento sano” si deve intendere lo sforzo consapevole che l’individuo compie per preservare attivamente la salute propria e altrui. E’ scientificamente provato che alcuni modi di vivere, come osservare un regime alimentare equilibrato, dedicarsi all’attività fisica regolare, assicurarsi periodi di riposo e di distensione e avere rapporti sociali e sessuali gratificanti, contribuiscono ad accrescere il senso del benessere dell’individuo e costituiscono una barriera alla malattia. Promuovere l’adozione di comportamenti sani è il compito più ambizioso di una politica di promozione della salute ed apre alla ricerca importanti campi che richiedono l’allargamento della conoscenza di ciò che è positivo per la salute e dei mezzi per sollecitare le persone ad avere più cura della propria e altrui salute. Sono particolarmente dannosi alla salute: un’alimentazione insufficiente o squilibrata, il fumo, abuso di alcol e droga, guida pericolosa, violenza. Nel prossimo articolo analizzerò i comportamenti dannosi uno ad uno e porrò l’attenzione sulle soluzioni possibili.

Dott.ssa Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

 

CULTURA E STORIA

JU TOZZÓTTU” CASTELLANO – Alcune testimonianze

Intanto è opportuno chiarire la denominazione del “tozzotto” nel dialetto castellano - Molti anni or sono mi hanno raccontato che il mio nonno materno Filippo Grelli, a suo tempo uomo-factotum di Sor Giuseppe Santolamazza, con sede abitativa a Casa Maria, dove nacque appunto mia madre Flaminia, spesso pronunciava detto” vocabolo” nel periodo della festa di San Michele Arcangelo sia in quella di maggio che in quella di Settembre.

Il suo nome era “TOZZÓTTU” Sempre gente anziana mi raccontava che negli anni 22/ 23 del secolo scorso, mia madre giovinetta insieme alle due sorelle Francesca e Caterina, (un fratello si chiamava Michele) avevano imparato sotto l’occhio vigile di mamma Santa, la preparazione di tale impasto di pane o dolce che sia.

Non si trattava ovviamente della pizza cresciuta che ancora oggi si usa fare a Castel Madama per le festività Pasquali, ma di un prodotto dalle origini più antiche legato, a mio avviso, soprattutto a una ricorrenza ben precisa la celebrazione delle festività del Santo Patrono.

In proposito vorrei ricordare ai più giovani che il castellano ha avuto sempre una grande vocazione cristiana abbracciando la vita religiosa, (abbiamo moltissimi esempi di vescovi, arcivescovi, preti, frati, monache) ma anche onorando, come uomini laici, alcuni santi della Chiesa cattolica tra i quali San Sebastiano, la Madonna, San Isidoro, Sant’Antonio.

Detti Santi non erano festeggiati soltanto nella ricorrenza calendariale ma anche in modo più personale.

Difatti con il nulla osta della Chiesa, nella piccola Comunità si erano formati dei gruppi di persone (15/ 20 o anche di più) denominati Festaroli che provvedevano in primis ad acquistare una statua del Santo, la facevano benedire dal parroco e poi era traslocata, una volta al mese, da una casa all’altra (se mutea ju Santu) attraverso un’estrazione (ju Bussulu).

Interessante e suggestivo era il transito serale della processione formata dai soli Festaroli preganti preceduti dal suono di un tamburo.

E proprio in tale circostanza, dopo aver collocato la statuina del Santo sopra un altarino appositamente preparato all’interno della casa de ju festarolu prescelto, che quest’ultimo intratteneva tutti gli iscritti offrendo loro un bicchiere di vino e un dolce che era costituito da una grossa (ciammelletta) ciambella con il buco.

Questo rito e usanza era praticato da moltissimi anni sia dai Festaroli della Madonna, sia da quelli di San Sebastiano e da quelli di San Isidoro.

Per i Festaroli di San Michele Arcangelo anziché la ciambella veniva offerto insieme al bicchiere di vino il cosiddetto “Tozzóttu” dalle forme di una ciriola romana più tozza e meno lunga” per cui molti festaroli, ne mangiavano una parte abbondante per riportarne a casa una porzione per la famiglia.

Con il tempo, mi risulta che anche per alcuni Santi succitati, (San Sidoro) venne sostituita la ciammelletta con ju tozzóttu.

Ma aldilà della testimonianza familiare di cui sopra, leggendo alcune carte dei primi dell’ottocento, ho avuto la fortuna di trovare un foglio di quaderno a righe sul quale era scritto a pennino a inchiostro, appena appena leggibile gli ingredienti necessari, per l’impasto, la lievitazione e la cottura de” ju tozzóttu” Tali ingredienti mi sono stati confermati alcuni mesi fa da una 103 enne castellana da me intervistata appunto sui dolci in uso una volta a Castel Madama e peraltro in linea e sintonia con quando narra la maestra Maria Sistina nel suo libro” Ricette e ricordi” parlando de ju Tozzottu.

Ecco cosa era scritto sul foglio datato 24 aprile 1846 laddove è interessante la mescidazione tra lingua e dialetto castellano. Cara Checca, peffane ju tozzottu servu ju fiore, ova, struttu o oju, limone, foje dall’ oru, latte, ju massunittu, sale e na schianta de zuccaru-. Se mette a vullì l’acqua a ju callaru mettennoce ‘na decema de foje dall’oru e nu lemone sfraiatu. Ntantu se ammannisce ju fiore sope a na spinatora, a modo de lo pà e ce sse mette daventru, i rusci d’ ovi, lo struttu o macara l’oju, ‘nu misurinu de latte. Ce se scioje ju massunittu e ppone lo giustu sale e do cucchiari de zuccaru e ncinicu de simi de anisu. Co ju cucchiaronese ve pienno l’acqua vullita senza foje dall’oru e senza cocce de lemone e se vè ammassenno lo tuttu. Se sbatte bene bene co la pianta de le mani a modo de pija a schiaffi tutta la massa sinente a canno se stacca da le mani. Se fau dova o tre filuni e se lassanu arecresce reccappati – Più tardi se tajanu a tocci co ju corteju se reffonnanu all’acqua calla de ju callaru. Manu manu che revencu a galla s’assuccanu co ‘na pezza. Prima de metterei a ccoce bigna farece nu taju a tutti vanti e puru na pennellata sope de chiara d’ovu- esso prunti i tozzótti pe Sammicchele. Cara checca io i faccio a vesta manera come mà nzognatu nonnema bonalima. Famme sapì canti na da fa cuscì te manno a ddì le libbre de ju fiore, le once de struttu, e cante ova ce servu. Tanti saluti a Catirina da parte meia.

A oggi non ho altre testimonianze o documentazioni al riguardo ma mi auguro di trovare, tra le mie carte. ulteriori elementi sulla natura e l’origine de ju Tozzóttu Castellano.

Comunque per quanto detto e riportato, è pensabile che questo Tozzóttu sia riconducibile ai primi anni del Seicento periodo nel quale il culto di S. Michele Arcangelo si diffuse prepotentemente nei dintorni della Capitale (Montecelio, Sant’Angelo Romano, Tivoli e, in tutto l’Abruzzo a seguito della presunta apparizione dell’Arcangelo a Roma sulla Mola Adriana- oggi Castel Sant’Angelo (1656).

Quindi un pane per onorare le feste di San Michele Arcangelo patrono e protettore, in uno dei rari paesi che festeggiano ancora oggi l’Arcangelo due volte l’anno.

E’ chiaro che non era un pane di uso quotidiano come qualcuno ipotizza, né tanto meno una forma di panificazione per lunga conservazione quale realmente è ju tozzóttu (non tutti soprattutto i contadini, potevano sostenere il costo degli ingredienti).

Il Tozzotto era ed è un dolce particolare, di natura, ripeto, diversa dal pane in uso a Castel Madama, Un grazie di cuore al nostro avo che seppe comporre questo pane particolare, ottimo per mangiarlo con salumi e formaggio, per inzupparlo a colazione con il latte e degustarlo durante il giorno con un bicchiere di vino rosso.

Esso è sicuramente una creatura castellana dal sapore dolce- salato, aromatico soffice e sostanzioso e dal profumo agreste del periodo rinascimentale del quale i castellani ne sono molto gelosi e innamorati decantandolo anche poeticamente come in questa composizione dialettale di Michela Chicca:

JU TOZZÓTTUtozzoto

Canno se mutea ju Santu

me piacea tantu tantu

ppiù che ju santu sottu sottu

me piacea ju tozzóttu

                 (A. Moreschini)

Ju tozzóttu? ‘N’è solu bbeju

è lo pa che sse fane a Casteju!…

Ju savu fane solu i castellani

‘stu doce fattu propriu co le mani;

gnu sa fa chiveji e chivej-aru

pe vesto ce ju tenemo caru caru!

E’ ffattu bbene de fórma e de tuttu

che chi j-assaggia ne deventa juttu.

Nonnema bon’alima canno i facea

unu ne finea e j-aru ‘nconenzea

tantu che ju maritu Pajaccittu

dicea sempe:” bivite ‘n-cuccittu”.

Tencu ‘n-addore che remette ‘u core

comme viju de ‘na chiatta

canno ‘ju ‘nnamoratu ‘i pète amore…

La demà prestu, me revene a mmènte,

canno zitta zitta e lesta lesta

me n’arobbea unu a la canestra

cólema cólema de bbeji tozzótti

che nonnema reportea appena cótti.

Che addore! … me piaciu propriu tantu

so’ propriu bbóni, cone o senza Santu!

 Alessandro Moreschini

 

 

 

 

 

STEPHEN HAWKING

Stephen Hawking ha lasciato questo mondo ma non è scomparso per sempre, infatti la sua stella ora brilla ancora più luminosa nel firmamento della scienza, ad indicarci la strada da percorrere per scoprire i misteri dell’universo.

hawkingChi è Hawking?

Hawking nasce l’8 gennaio del 1942, esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo Galilei, e muore il 14 marzo 2018, casualmente proprio 139 anni dall’anniversario della nascita di Albert Einstein. Egli è stato uno dei fisici teorici più importanti dei nostri tempi, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Era il direttore di ricerca del Dipartimento di matematica applicata e fisica teorica dell’università di Cambridge, e per 30 anni ha occupato la stessa cattedra che era stata di Isaac Newton.

La malattia

Nel 1963 gli fu diagnostica una malattia degenerativa dei motoneuroni, che ufficialmente gli lasciava solo due anni di vita, ma nonostante ciò egli proseguì alacremente gli studi e le sue ricerche. Dagli anni ’70 è costretto sulla sedia a rotelle, dagli ’80 ebbe bisogno dell’assistenza alla nutrizione e negli anni ’90 perse la voce, ma non si arrese mai, e con l’aiuto di un sintetizzatore vocale riusciva a comunicare con una frequenza di 15 parole al minuto. Egli stesso afferma: “Non ho paura della morte, ma non sono ansioso di morire. Ho tante cose che voglio fare prima”. Nel 1965 si sposò con Jane Wilde, con la quale avrebbe poi avuto tre figli. Malgrado la sua situazione visitò tutti i continenti, addirittura l’Antartide, dimostrando che anche le persone con disabilità possono fare praticamente di tutto, senza sentirsi limitate dalla loro condizione.

 

Dal Big Bang ai Buchi neri

Intelligente e creativo, si dedica alla ricerca intorno a questi misteriosi gorghi densi e massicci, che riescono a fagocitare anche la luce. Applicò a questi oggetti le teorie quantistiche, scoprendo che i buchi neri perdono radiazioni e particelle, nel loro ciclo che li porta a collassare e scomparire.

La teoria sulla radiazione di Hawking, fece cambiare il modo in cui erano visti i buchi neri: da gigantesche macchine che assorbono ciò che hanno intorno a grandi sistemi di riciclo della materia e dell’energia. I calcoli che lo portarono alla scoperta furono messi in discussione per molto tempo nella comunità scientifica. Le conclusioni erano talmente strane per le conoscenze dell’epoca da far dubitare lo stesso Hawking: l’idea che alcune particelle potessero sfuggire ai buchi neri sembrava impossibile. Egli voleva trovare la vera “teoria del tutto” della fisica, una spiegazione uniforme e omogenea di come funziona tutto ciò che esiste.

Radiazione di Hawking

Dagli anni ’60 Hawking lavora con diversi colleghi per definire meglio i buchi neri, comprenderne le caratteristiche e il loro ruolo nel formare e plasmare l’universo. Grazie a quei studi arrivò alla conclusione che qualcosa riesce a sfuggire a questi gorghi apparentemente senza fondo. Studiava cose che all’epoca non erano state ancora osservate. Oggi, grazie ai telescopi sappiamo che ci sono centinaia di buchi nell’universo. La radiazione di Hawking offre gli elementi più convincenti per capire il rapporto tra i buchi neri e ciò che hanno intorno, ed apre nuovi spiragli per la comprensione della nascita dell’universo.

Federico Fratini

 

 

 

 

 

IN RICORDO

 

E’ trascorso un anno dalla scomparsa di Mauro Lolli, conosciuto e benvoluto da tutta la nostra comunità. Con grande affetto ricordiamo il suo garbo, la sua simpatica e ironica intelligenza. Riusciva a vedere oltre le apparenze, direttamente con semplicità e con grande sincerità. A suo agio con notabili e potenti, così come con i più umili che spesso vedevano in lui una persona capace di dispensare consigli e aiuto.

In politica aveva il dono di saper vedere lontano e spesso è stato il promotore di cambiamenti rilevanti che hanno stravolto gli equilibri politici locali. Ovunque tu sia, siamo sicuri, a quest’ora del pomeriggio starai giocando a carte dopo il solito caffè. Si è ricomposto probabilmente il quartetto storico dello scopone castellano, un vero e proprio spettacolo tra furiosi litigi, sfottò, lancio delle carte e invettive contro il compagno di turno reo di chissà quale imperdonabile errore di gioco. Indimenticabili poi le cene e le serate, notti che si protraevano fino al mattino a zingarare con gli amici più intimi, oppure più semplicemente, tirare tardi seduti sulle scale di casa in piazza, in estenuanti discussioni, battute, freddure ripetute all’infinito, dove il sapersi non prendere sul serio veniva prima del saper scherzare sugli altri.

Ciao Mauro.

Domenico Fabiani

 

 

 

 

 

KARATE E MEDAGLIE IMPORTANTI

Il Dojo Club di Castel Madama ed i suoi successi

 

Da settembre boom per il Dojo Club di Castel Madama! Molti i traguardi raggiunti per i ragazzi del karate! Ne riportiamo solo alcuni;

Il maestro ed Atleta Gabriele Cera;

Open internazionali Lignano 3° posto

WKF Premier League Germania partecipation

Open in Montenegro 2° posto

Internationl Venice Cup 1° posto

Berlin CUP 2° posto

WKF Premier League Salisburgo Austria partecipation

Nikon Open Bulgaria /Sofia 1° e 3°open

ADIDAS Open d Italia 2° posto

Campionati italiani assoluti 2018, dopo 5 incontri dominati purtroppo non riesce a salire sul podio.

Grandi soddisfazioni anche per i ragazzi del Dojo;

Salvati Gabriele

Campionato nazionale acsi 2° posto

Qual. campionati italiani fijlkam junior

Campionati italiani junior fijlkam partecipation

Berlin cup partecipation

Andrea Capparella

Prima gara internazionale ottimo incontro alla Berlin cup dove conduce un incontro con grande esperienza che a soli dieci anni è da applaudire. Bravissimo Andrea!

Altra tappa importante la COPPA ITALIA 2018, tenutasi il 28 aprile 2018, ha riportato i seguenti risultati;

2 posto per Mariasole Todini junior v/b -53kg

1 posto Giorgia Livi junior v/b -59 kg

1 posto Pedro Onofri eso v/b -50 kg

Ottima prestazione di Gabriele Todini e Flavio Colantoni , che nonostante il risultato hanno combattuto con il cuore, dimostrando di saper far il KARATE.

karate

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karate2

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SI LOTTA FINO ALLA FINE!

La nostra 1 °div maschile, il lunedì precedente la settimana pasquale, affronta la 2° in classifica (1° fino al turno precedente) ed imbattuta in casa ICARO.

La formazione è nuovamente molto scarna, ci schieriamo con Possenti al palleggio, volleyPierucci opposto, Cara e Bruno a banda, Luce e Marini centrali (entrambi fuori ruolo) e in panchina non abbiamo nessun cambio.

Con una squadra allestita così, con zero cambi a disposizione ci si aspetta una partita dura e con poche chance di gareggiare.

Nel 1°set invece quasi da subito le cose funzionano e soprattutto i presenti in campo danno tutto quello che possono recuperando in difesa un’infinità di palle.

Questo atteggiamento di sacrificio assoluto ci consente di andare in vantaggio giocando molto bene, ma non agguantiamo il punto della vittoria e come accade spesso nello sport, siamo noi a cedere 29/27 ai padroni di casa.

Nel frattempo è giunto sul campo di gara anche Vicentini e la formazione in campo nel 2°set viene rivoluzionata, con Luce e Bruno a banda, Pierucci al palleggio, Cara opposto, Vicentini e Marini centrali.

Nonostante il set perso immeritatamente, i nostri hanno la forza mentale per rimettersi a costruire gioco alla grande, a Pierucci in regia arrivano palloni precisi come raramente è accaduto nel corso di tutto il campionato, questo gli consente di smarcare spesso i nostri attaccanti mettendo in grossa difficoltà i padroni di casa.

Il set si chiude 25/21 in nostro favore. Nel 3°set la partenza è subito prepotente da parte nostra, acquisiamo un buon margine che ci consente di vincere 25/20, costringendo il mister dell’Icaro a cambiare quasi tutta la formazione in campo.

Nel 4°set nonostante un flebile reazione dell’Icaro acquisiamo il solito netto vantaggio nella parte centrale del set e a differenza di altre gara (vedi gara di ritorno contro l’appio) non abbiamo cali di concentrazione e mister Cara chiude il match 25/19 e 3/1 in nostro favore.

Oltre alla soddisfazione per la grande prestazione di tutta la squadra, riusciamo a recuperare due posizioni classifica agganciando il 6° posto, sicuramente una posizione più consona. Nel match seguente affrontiamo il fanalino di coda Casal dei Pazzi.

La gara in teoria dovrebbe essere agevole, ma gli episodi negativi quest’anno non ci abbandonano mai e durante il 1°set Marco Feri durante un tuffo per prendere il pallone si lussa la spalla sinistra e deve uscire in lacrime (out per tutta la stagione sarà il responso medico).

Nonostante non giochiamo al nostro meglio vinciamo il 1°set 25/21.

Nel 2°set dopo aver preso un minimo vantaggio, lo sciupiamo del tutto e siamo costretti a vincere ai vantaggi 26/24.

Nel 3°set dopo lo spavento preso iniziamo a giocare decentemente e vinciamo 25/12, portando a casa un netto 3/0.

Nella terz’ultima di campionato affrontiamo fuori casa Roma7 con una formazione estremamente rimaneggiata, con Possenti al palleggio, Marcangeli opposto, Marini e Gallieni Luca al centro (per Luca ragazzo di 15 anni esordio assoluto in 1 Divisione), Luce e Cara a Banda.

A disposizione in panchina abbiamo solo Santolamazza Enrico e Silvio Surla, tutti appartamenti all’under Maschile e al loro esordio in 1 divisione. La gara viste le nostre pesanti assenze si presenta durissima.

Nel 1°set i nostri ragazzi affrontano la gara con estrema timidezza e non riescono ad essere incisivi, perdiamo 25/18.

Nel 2°set proviamo a reagire andando anche in vantaggio, ma dura poco perché ci recuperano sempre con agilità, ci manca quel pizzico d’esperienza, così perdiamo 25/22.

Nel 3°set si ripete il copione del set precedente con il medesimo punteggio 25/21.

Perdiamo 3/0 e lasciamo soprattutto tre punti pesanti bloccando la nostra risalita in classifica.

La 2°divisione in lotta per i playoff cerca di uscire dal momento negativo soprattutto sul piano dei risultati non tanto del gioco affrontando l’Ascor.

Nel 1°set ci schieriamo con Monti opposto, De Santis al palleggio, Romanzi e Verna al centro, Proietti e Testa a banda con Solitari libero.

volley1Partiamo alla grande vincendo il 1°set con ampio margine 25/17. Nel 2°set i padroni di casa molto fallosi nel set precedente riescono ad essere più incisivi e andiamo sotto di circa 10 punti, ma ci riesce quasi un miracolo perché arriviamo punto a punto perdendo al fotofinish 23/25.

Nel 3°set accusiamo un po' il colpo e perdiamo senza riuscire mai ad essere in gara 21/25.

Nel 4°set torniamo ad essere aggressivi al servizio mettendo in difficoltà i padroni di casa, che prendono anche diversi cartellini.

Chiudiamo il set 25/13. Nel 5°set i nostri avversari storditi non riescono a tornare in campo concentrati come i nostri ragazzi che vincono 15/8, portando a casa due punti importantissimi in ottica 4°posto e playoff.

Nel match seguente affrontiamo l’Astrolabio 2000 vincendo agevolmente per 3/0 e acquisendo matematicamente il diritto a disputare i playoff per andare in 1 Divisione, raggiungendo l’obiettivo stagionale.

Questo risultato non è stato affatto scontato viste le numerose defezioni che hanno colpito la squadra, così rende maggior merito ai ragazzi che sono rimasti a lottare fino alla fine! Nel match successivo ci aspetta il derby casalingo contro il Tibur Volley, gara sempre molto sentita.

Ci schieriamo con De Santis al palleggio, Monti opposto, Verna e Romanzi al centro, Proietti e Testa a banda, Solitari libero.

La gara è estremamente combattuta, si gioca punto a punto nel 1°set, ma commettiamo qualche errore in più perdendo il set 22/25.

Nel corso del 2°set De Santis si scontra con Verna nel tentativo di recuperare il pallone e purtroppo deve abbandonare il campo.

In panchina non abbiamo un palleggiatore di riserva e Romanzi è l’unico ad avere delle capacità tecniche elevate e viene inserito al posto di De Santis con Bracciano che entra al centro.

La squadra nonostante la situazione di grande difficoltà lotta portando a casa il set 26/24.

Nel 3°set il Tibur reagisce, avendo anche una lunga panchina a disposizione con elementi validi, ci mette in grossa difficoltà e vince il set 25/17.

Nel 4°set continuiamo a lottare su ogni palla, vendendo cara la pelle, ma finiamo per cedere 25/19.

Il responso medico di Daniele De Santis è pesante, stagione finita con la rottura del 2 metatarso che richiede almeno 30gg di gesso e poi la riabilitazione; questo infortunio peserà moltissimo in ottica playoff.

La 3° div femminile dopo la brillante vittoria contro lo Spes Mentana cerca di mettere in difficoltà il Casal dei Pazzi secondo in classifica, purtroppo senza l’influenzata Pascali in regia, De Carlo si sposta al palleggio con Paolacci opposto (esordio assoluto da titolare), Frosini e Carbonella al centro, Monti e Marci a banda con Micciarelli unico cambio.

Nel 1°set non riusciamo ad esprimerci al meglio e si nota l’ennesimo cambio di formazione, perdiamo 25/18.

Nel 2°set le ragazze riescono ad essere più incisive al servizio, arriviamo quasi punto ma non riusciamo a concludere positivamente il set perdendo 25/21.

Nel 3°set partiamo a razzo acquisendo un buon vantaggio 12/6 in nostro favore, ma una lunga serie consente alle nostre avversarie di rientrare ed andare in vantaggio.

Le ragazze riescono a reagire ma purtroppo perdiamo 25/23, lasciando sfuggire una buona occasione di rientrare in gara vincendo il set.

La nostra under 20 maschile continua a macinare un numero di gare impressionante tra 3° divisione e Torneo Favretto, che denotano tra alti e bassi la crescita che la società e il direttore tecnico si attendevano, in quanto riusciamo a giocarci sempre più gare e ad essere sempre più competitivi.

Nella 3° divisione il livello rimane molto elevato e giochiamo con diversi giocatori molto giovani, elemento positivo per la nostra società in prospettiva futura, ma attualmente non ci agevola nelle gare.

Nel torneo Favretto riusciamo a vincere entrambe le gare con Astrolabio, ma diamo fastidio a tutte anche alla prima in classifica Roma7, quando riusciamo ad esprimere il nostro potenziale.

L’under mista di Enrica Macci ha terminato il suo campionato con pochi acuti, ma in questo caso veramente l’obiettivo primario era divertirsi senza badare ai risultati.

Ora inizia un lavoro più importante da svolgere in funzione della prossima stagione e per questo il tecnico ha diviso il gruppo tra maschi e femmine, per consentire lo svolgimento del lavoro nel modo migliore.

In questo modo abbiamo raggiunto un nuovo importante obiettivo a livello di settore giovanile, riportando le squadre come è sempre stato con maschi in una squadra e femmine in un'altra, questo sarà sicuramente grande stimolo per gli atleti la prossima stagione. Nel frattempo società continua a lavorare per rafforzare la pallavolo nella Valle dell’Aniene, a questo proposito è stato ampliato l’accordo che lega Castel Madama ed Andrea Doria, anche al Marano Equo e cercheremo di unire le forze formando anche squadre insieme la prossima stagione.

L’Andrea Doria ha raggiunto un risultato storico vincendo il campionato di serie “C”, conquistando per la prima volta nella sua storia la serie B2 Femminile, ed un orgoglio anche per noi perché la denominazione “Andrea Doria Castel Madama” ci rende partecipi anche a noi di questa grandissima vittoria, quindi Forza Castello e Forza Doria!!

Francesco Santolamazza

 

 

 

 

 

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