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LA PIAZZA ANNO XV N. 4 Aprile 2018

Vince il Borussia Roma

 

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Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Aprile 2018.


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XXV TORNEO INTERNAZIONALE DI CALCIO

Torneo1Il XXV torneo internazionale di Calcio organizzato dalla ProCalcio Castel Madama, con la collaborazione della Polisportiva Castel Madama, del Comitato Gemellaggi, era un appuntamento importante in quanto segnava le nozze d’argento del Torneo ed oggi a conclusione della manifestazione si può tranquillamente dire che è stato celebrato degnamente, sicuramente nel modo migliore possibile.

La manifestazione ha visto una buona partecipazione di pubblico nonostante le condizioni atmosferiche non siano state sempre delle migliori.

Al torneo oltre alla Pro Calcio hanno partecipato la Tivoli 1919, Borussia Roma, GS Pizzoli, GDC Ponte di Nona, Oudenaarde (dal Belgio), Foot Trotters (dalla Francia, FC Trim - Vittorias FC (dal Giappone).

Quest’anno la rappresentativa estera è stata veramente folta e ben rappresentata. Il torneoTorneo2 è stata strutturato in due gironi quello “A” con Borussia Roma, Ponte di Nona, Pizzoli ed il Girone “B” con Castel Madama, Oudenaarde e Tivoli 1919. L’inaugurazione del torneo ha visto la sfilata le quattro realtà della polisportiva e le tutte le squadre partecipanti al torneo, seguita dall’emozionante discorso del vice sindaco Federico Pietropaoli che ha ricordato la storia del torneo che da quest’anno è intitolato al nostro concittadino e grande tifoso scomparso Angelo Scardala.

La prima gara del girone “B” ha visto la Procalcio battere per 6/1 Oudenaarde.

Nella gara seguente del girone “A” il Borussia Roma batteva 1/0 il Ponte di Nona.

Nella terza gara Oudernaarde perdeva 1/6 contro la Tivoli 1919.

Torneo54

L’ultima gara del giorno era l’esibizione tra Foot Trotters e Trim – Vittorias terminata 0/10 per i giapponesi.

Nella prima gara di sabato il Borussia Roma batteva 1/0 Pizzoli e si garantiva la finale per il 1°posto di domenica.

La seconda finalista sarebbe uscita dalla sfida tra Pro Calcio e Tivoli 1919, in quanto entrambe le squadre avevano pari punti in classifica.

La gara è estremamente combattuta nei 60 minuti di gioco, ma alla fine prevale la Tivoli per 1/0, la nostra Pro Calcio si ferma davanti alla sfortuna (traversa piena) e ad alcune occasioni mancate. Nel pomeriggio i nostri ragazzi si rifanno battendo 6/0 la Foot Trotters (esibizione).

Nell’ultima gara del giorno il Ponte di Nona batte Pizzoli 2/0 conquistando i punti necessari a disputare la finale del 3°posto contro di noi, mentre la finale sarà Borussia Roma – Ponte di Nona.

La Domenica di Pasqua si apre con la finale 3° posto tra Castel Madama e Ponte di Nona. I nostri ragazzi giocano molto contratti e vanno sotto 2/0, illude il bel gol di Tatti che riapre l gara riaccendendo le nostre speranze, ma manchiamo diverse opportunità per pareggiare e veniamo sconfitti.

La finale per il 1° posto tra Borussia Roma e Tivoli 1919, vede sin da subito una netta prevalenza della squadra Romana, che va in vantaggio subito e gestisce la partita raddoppiando.Nel 2°tempo non c’è storia, la gara non riserva più emozioni e vince il Borussia Roma. Durante il primo tempo si esibiscono i nostri sbandieratori che raccolgono il solito scroscio di applausi interminabili.

Al termine della gara si svolge un emozionante premiazione che vede presenti le autorità comunali con il nostro Sindaco che premia i ragazzi del Borussia, coadiuvato nelle premiazioni da Libero Scardala (papà di Angelo), Adelmo Scardala (per la Polisportiva) e Domenico Tatti (per la Pro Calcio).

In conclusione è stata una bellissima festa, appuntamento tra due anni.

FRANCESCO SANTOLAMAZZA

 

 

Torneo4

Torneo3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LO STRANO CASO DELL’INDENNITÀ DI CARICA DEL PRESIDENTE DEL PARCO DEI MONTI LUCRETILI

presidente vasselliÈ scoppiato il caso dell’indennità di carica del Presidente del Parco dei Monti Lucretili, il nostro compaesano Marcello Vasselli, sulle pagine dei giornali locali, cartacei e telematici. Sollevato da un esposto del Movimento 5Stelle di Marcellina, inviato al Presidente della Regione Lazio Zingaretti, appena riconfermato il 4 marzo 2018, nonché alla Corte dei Conti ed all’Anac di Cantone.

La vicenda parte dal lontano 3 luglio 2013, quando con la deliberazione di Giunta Regionale n. 164 si avviavano i Commissariamenti dei Parchi e delle aree protette regionali, fino alla nomina degli organi di governo dei Parchi del Lazio. Tra i molti Commissari, c’è anche la nomina di Vasselli Marcello a capo dei Monti Lucretili.

Come si sa, le scadenze in Italia sono soggette a proroghe, e quindi la proroga dei commissariamenti dei Parchi si spostava sempre più in avanti nel tempo, fino ad arrivare per il Parco dei Monti Lucretili al 13 gennaio 2017. In questa data il fino allora Commissario dei Monti Lucretili Marcello Vasselli divenne, in virtù di un Decreto del Presidente della Regione Zingaretti, Presidente del Consiglio Direttivo del Parco dei Monti Lucretili, fino alla scadenza del mandato del Presidente della Regione Lazio, ovvero il 4 marzo 2018, data delle nuove elezioni.

Fin qui, voi direte, nulla di strano, ma l’esposto del Mov5stelle di Marcellina solleva il problema che segue: il Presidente Vasselli Marcello è pensionato, ed in virtù di una circolare della Funzione Pubblica, la n. 4 del 2015, non avrebbe diritto all’indennità di carica, che è pari al 30% dell’indennità lorda dei consiglieri regionali. Siamo andati a vedere cosa dice in merito il sito del consiglio regionale del Lazio sulle indennità dei consiglieri regionali: INDENNITà: l’indennità è pari a Euro 4.252,35 al netto dalle quote contributive per il futuro assegno vitalizio (Euro 1.594,63), per l’indennità di fine mandato (Euro 59,06) e della ritenuta fiscale (Euro 3.456,87). Pertanto la somma lorda che spetterebbe dovrebbe essere pari ad Euro 2792,67.

Il curriculum di Marcello Vasselli ai fini della nomina a Presidente è allegato al Decreto del Presidente della Regione Lazio Zingaretti del 13 gennaio 2017 e quindi è possibile trovarlo on line. A tacere dell’evidente errore sulla data di nascita, descritta come 28.07.1948, nella parte sulle esperienze lavorative il curriculum ci informa che nel 2011 cessa la sua esperienza lavorativa presso il Liceo Scientifico “E. Majorana” di Guidonia, ma non ci informa della data di pensionamento. Nelle sue interviste rilasciate su questo caso ha scelto la linea di attribuire ai funzionari preposti la responsabilità di non aver approfondito la questione del divieto dell’attribuzione dell’indennità di carica.

Ma cosa dice davvero la circolare della Funzione Pubblica 4/2015 che possa calzare al nostro strano caso? Il limite di età che era stato individuato per non avere diritto alla indennità di carica era fissato ai 65 anni per i pensionati, ed a quanto si ricava dal curriculum sopra visto Vasselli era in queste condizioni dal 2012. Quello che bisogna capire è in che ruolo Vasselli è stato nominato, visto che la circolare distingue tra incarichi dirigenziali e direttivi, incarichi di studio o consulenza, nonché per le cariche in organi di governo delle amministrazioni e degli enti da esse controllate. E’ evidente che la nomina a Presidente del Parco comporta la carica in organi di governo delle amministrazioni e da enti da esse controllate. Ed il ruolo ricoperto da Vasselli come Commissario come va inquadrato? Sicuramente nella stessa casella del Presidente, poiché sostituisce gli organi di Governo (Consiglio Direttivo e Presidente), e non ha funzioni dirigenziali. Pertanto potrebbe configurarsi anche una verifica sulle somme eventualmente percepite a partire dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, che ha introdotto le prime misure in tema.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

E IO PAGO!

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto l’avviso di pagamento per la prima rata della TARI, tassa sui rifiuti per il 2018 , l’importo da pagare è lo stesso dello scorso anno, c’è solamente una leggere differenza in aumento sulle tariffa domestica e una leggera diminuzione su quelle non domestiche. Il punto è che lo scorso anno avevamo subito un aumento consistente del 12-15% ed in cambio ci è stato detto e promesso che avremmo avuto un servizio migliore e si sarebbe iniziato un percorso per arrivare ad una tariffa puntuale, visibile anche nel 2018.

Ricorderete la comunicazione prima delle vacanze di Natale dell’Amministrazione Comunale e della Pragma che con un comunicato accompagnato da copioso materiale illustrativo, inviato a tutti i cittadini, ci ha informato che dal mese di Gennaio sarebbero partiti tutta una serie di nuovi servizi ad integrazione dell’attuale.

Ad oggi non abbiamo ancora visto nulla e nel frattempo però le tariffe sono state confermate sui valori precedenti.

Intanto noi come cittadini siamo stati diligenti e portato la percentuale della differenziata al 79, 78% , pensate che il Comune di Castel Madama è stato premiato come tra i più virtuosi .

Ma se la quantità della differenziata è aumentata rispetto all’anno precedente, significa che c’è stata una diminuzione dell’ indifferenziata e sicuramente un beneficio economico nel recupero della carta, vetro, plastica ecc. beneficio che dal dettaglio costi che è stato allegato al piano tariffario della tari non si riscontra.

Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo rivolto queste domande al consigliere delegato ed al sindaco ma non abbiamo ricevuto risposte esaurienti, vorrà dire che torneremo sull’argomento verificando la documentazione relativa.

Dopo un anno ormai che è iniziata la nuova gestione del servizio da parte della Pragma, gli unici che hanno fatto il loro dovere sono i cittadini che hanno pagato le nuove tariffe con l’aumento e contribuito ad ottimizzare la raccolta portando la differenziata fino al 80%, l’amministrazione ha fatto solo propaganda!

“Tutta un’altra storia”TuttaAltraStoria

 

 

 

 

 

CASTEL MADAMA RICORDA IL VICEBRIGADIERE RENZO ROSATI

VICEBRIGADIERE RENZO ROSATICastel Madama, 16 apr. 2018 - Giornata di commemorazione domani a Castel Madama, dove si terrà la cerimonia in ricordo del Vice Brigadiere dei Carabinieri RENZO ROSATI, ferito mortalmente da un colpo di pistola mentre si trovava di pattuglia nell’aprile del 1988. Alla presenza delle più alte Autorità civili, politiche e militari sarà ricordato l’estremo sacrificio del giovane sottufficiale. La cerimonia commemorativa si svolgerà, alle ore 18.00 in via Ara della Cordara, dove avvenne l’agguato. Il Sindaco di Castel Madama, Domenico Pascucci, porrà una corona di fiori davanti alla lapide che ricorda il militare caduto in servizio. Sono trascorsi trent’anni dalla sera del 17 aprile del 1988, e la comunità di Castel Madama vuole ricordare con riconoscenza il valore e l’eroismo del Vice Brigadiere Rosati che prestava servizio nel comune castellano.

- Il vicebrigadiere Rosati era originario di Assisi, dove era nato il 6 aprile 1962. Dopo aver conseguito il diploma si era arruolato nell'Arma. Nel 1987 divenne vicebrigadiere e venne assegnato alla stazione di Castel Madama. L'anno successivo l'incidente che gli costò la vita.

- Al vicebrigadiere Renzo Rosati l’Arma dei Carabinieri ha assegnato la Medaglia d’Oro al valore Civile, con le seguenti motivazioni: "Nel corso di un servizio automontato, unitamente ad altro militare, inseguiva e bloccava due giovani sorpresi a bordo di un ciclomotore rubato. Notato che uno dei fermati tentava di estrarre un'arma, non esitava, con sprezzo del pericolo, a lanciarsi contro, venendo però ferito mortalmente da un colpo di pistola. Splendido esempio di grande ardimento e di altissimo senso del dovere".

Negli anni non sono mancati attestati di stima e riconoscenza da parte della popolazione di Castel Madama che ringrazia l’Arma per la sua presenza sul territorio al fianco del cittadino.

(Ufficio Stampa Comune di Castel Madama)

 

 

 

 

 

IL CAMMINO DI PAOLO PIACENTINI

Ogni mattina mi sveglio e dopo il buongiorno rivolto a Peppe rifletto sul privilegio di essere cresciuto con la passione per il camminare.

(Paolo Piacentini, Appennino Atto d’amore, pag.62)

Paolo Piacentini è un uomo di passioni forti, che non si esauriscono solo nelle montagne alle quali dedica delle sincere dichiarazioni d’amore. Per quello che ho potuto anch’io conoscere ne ha altre, come la passione per la politica, per la spiritualità, per le persone positive che incontra.
PaoloPiacentiniIn questo suo libro che è appena uscito: Appennino atto d’amore – La montagna a cui tutti appar-teniamo, Terre di Mezzo Editore, Milano, febbraio 2018 ne troviamo queste e molte altre, raccontate a partire da un lungo Trekking di un mese che dovrebbe essere situato nell’aprile-maggio del 2009. In quel periodo Piacentini era Presidente del Parco dei Monti Lucretili. Compagno di viaggio di Pia-centini in questa avventura per molti quasi estrema è stato Peppe Rusciu, un altro castellano inna-morato della montagna, che si è stabilito in Piemonte da molti anni.
Già nelle prime pagine Paolo ci avverte che il libro non è una guida escursionistica, ma una narrazione intima, quasi un diario, che nella quotidianità del viaggio riporta con passione le voci dell’Appennino. Il cammino di trenta giorni di quel 2009 parte dalle Cinque Terre, in Liguria raggiunte in treno da Paolo e Peppe.

La prima tappa porta subito in To-scana, nella Lunigiana, e da qui si comincia ad attraversare l’Appen-nino. La scrittura è molto coinvol-gente, descrive la bellezza dei paesaggi, visti con gli occhi di un esperto di escursionismo, che vede pregi e difetti degli interventi del-l’uomo, che siano costruzioni fuori contesto o invece attrezzature poste dai gestori dei Parchi o dei Comuni. L’attenzione alle persone che si impegnano a tenere viva la montagna appenninica è subito presente, registra i luoghi di riposo e di ristoro, le attività di vario tipo che incontra.
Con una scelta felice, la scrittura ha un duplice registro: il racconto del cammino dalle Cinque Terre a Ca-stel Madama, e degli inserti con di-verso carattere che danno degli aggiornamenti accaduti nel pe-riodo dal 2009 al 2018. In primo luogo, in un atto d’amore per l’Ap-pennino, Piacentini affronta spesso le vicende del terremoto nell’Um-bria, Marche e Lazio, che si ripe-tono con effetti devastanti e molto noti dal 1997 al 2016. Lascia a fu-tura memoria l’omelia del Vescovo di Rieti, che ad Amatrice nel 2016.

ha detto: non è il terremoto ad uccidere, ma è l’uomo che con le sue opere crea le premesse perché ciò accada.
I nostri viandanti attraversano l’Appennino Tosco-Emiliano, spesso sotto la pioggia, dalla quale si ri-parano con grandi ombrelli. La spiritualità comincia ad emergere nelle Foreste Casentinesi, con quel-l’accostamento all’Eremo di Camaldoli, che però era chiuso.
Ma ancora di più si avverte con l’arrivo al Santuario della Verna, eremo francescano edificato sul luogo in cui San Francesco prese le stimmate.
L’accostamento al Santuario richiama alla memoria di Piacentini il ricordo di Ernesto Balducci, che ha scritto un libro importante su San Francesco, e che Piacentini definisce la sua guida spirituale. Ed ovviamente anche la tappa di Assisi richiama questo tipo di spiritualità. Ma prima di Assisi ci sono state altre tappe, nelle Marche ed in Umbria, proprio nei posti più colpiti nel 2016 dal terremoto: Visso, Norcia. Le ultime tappe si svolgono in Abruzzo e nel reatino, fino ad arrivare ai territori del Parco dei Monti Lucretili, ed infine a Castel Madama.
L’altra passione che non è mai andata via da Piacentini è quella della cena dopo una giornata di cammino, come si può notare in molte sue pagine. Ma c’è anche una parte legata alla passione po-litica ed alla capacità di dirigente ed esperto di cammini, tra i quali quello della via francigena, op-pure i cammini francescani, o benedettini, che Piacentini affronta con la competenza che deriva dalla passione.
Con il suo Ente di promozione sociale Federtrek e la sua attività di giornalista specializzato sull’escur-sionismo, è davvero un esempio di buon maestro. E la montagna grazie a lui è contagiosa.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

BALDUCCI, Ernesto

balducciNacque a Santa Fiora (Grosseto) il 4 agosto 1922 da Luigi, minatore, e Domenica Pasqualini. Nel 1938 Si trasferì nello studentato filosofico-teologico interprovinciale italiano dell’ordine, Calasanctianum, sito a Roma (Monte Mario), dove restò fino al 1944. Nei mesi e negli anni successivi, letture filosofiche si intrecciarono con altre incentrate sul rapporto del cristianesimo con la cultura e la società moderne. Il 12 ottobre 1944 giunse a Firenze. Nel 1945 sostenne la maturità al liceo Michelangelo. Il 26 agosto dello stesso anno ricevette l’ordinazione sacerdotale. Nel 1950 si laureò in lettere con Attilio Momigliano con una tesi su Antonio Fogazzaro, pubblicata nel 1952 da Morcelliana. Partecipò ai convegni per la pace e la civiltà cristiana organizzati dal 1952 al 1956 da Giorgio La Pira (divenuto sindaco di Firenze nel 1951) e anche la sua attività pastorale si svolse in un rapporto sempre più intenso con quest’ultimo. In seguito si costituì un più ristretto Gruppo di iniziativa sociale e dal suo stesso ambiente nel 1958 nacque la rivista Testimonianze, di cui Balducci fu direttorebalducci libro fino dal 1961.Con l’esplodere, nel corso del 1968, del dissenso cattolico, fu indicato come uno dei suoi ispiratori. Negli anni successivi si pronunciò – nel nome della legittimità del pluralismo delle opzioni temporali riconosciuta dal Concilio – contro l’identificazione dei cattolici con un unico partito. La tensione con i vescovi italiani riemerse in occasione delle elezioni politiche del 1976, quando alcuni cattolici a lui vicini si candidarono come indipendenti nelle liste del PCI. Nel corso di queste vicende in Balducci venne meno ogni speranza di rinnovamento dell’istituzione ecclesiastica. Si orientò così nella direzione dell’assunzione, all’interno di quest’ultima, di una posizione di marginalità nella quale limitarsi a utilizzare gli spazi di parola che ancora gli venivano lasciati. Nel volume L’uomo planetario (Brescia 1985) caratterizzò egli stesso questo sviluppo come «svolta antropologica». Nella nuova prospettiva del suo pensiero, la pace costituiva un imperativo assoluto e imprescindibile da cui dipendeva la sopravvivenza dell’umanità. Nel frattempo la Badia fiesolana era divenuta punto di riferimento per una comunità di laici e di scolopi che si riuniva attorno alla liturgia domenicale da lui celebrata e che promuoveva incontri di riflessione e solidarietà sia sul piano internazionale sia nella città. Si era dunque creato una piccola Chiesa locale, una comunità eucaristica nella quale meditava la parola e dalla quale diceva e scriveva di trarre ispirazione. Morì a Cesena il 25 aprile 1992 , due giorni dopo un incidente stradale alle porte di Faenza.

 

 

 

 

 

 

NUOVI ALLARMI PER BOSCHI E FORESTE

Testo Unico Forestale

Le osservazioni di 264 accademici e 224 esperti in diverse discipline inviate al Presidente della Repubblica perché non firmi il nuovo “Testo Unico Forestale” approvato lo scorso 16 marzo dal Governo Gentiloni. Il plauso di Legambiente, Accademia dei Georgofili, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Coldiretti, Federforeste e Uncem. Critici il Wwf, Lipu, Italia Nostra, European Consumers e oltre 50 Associazioni, fra cui i Comuni virtuosi. Contrari i 5S ed altri Movimenti, i cui timori si assommano ai ripetuti appelli rivolti in questi giorni al Presidente Mattarella perché rimandi la decisione ad una consultazione partecipata e supportata da studi più approfonditi sugli impatti del D.lgs. così come formulato dai quattro parlamentari proponenti, tra cui il non rieletto esponente del Partito Democratico on. Ermete Realacci, Presidente onorario di Legambiente.

Nonostante gli appelli sottoscritti da giuristi, da comunità scientifiche e ambientaliste, e unaBoschiEForeste non trascurabile petizione a firma di migliaia di cittadini, il 16 marzo scorso, nel soffuso torpore mediatico e dilagante declino morale e politico, il Consiglio dei Ministri del governo uscente ha dato il definitivo via libera al D.lgs. riguardante “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali, in attuazione dell’art. 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154”, meglio noto come Testo Unico Forestale.

Oltre a riordinare la materia e ad introdurre norme volte a disciplinare gli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, il nuovo provvedimento intende garantire la conservazione ambientale e paesaggistica, la crescita occupazionale nelle aree interne e lo sviluppo di nuove “economie verdi”.

Approvato in attuazione della legge su semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, punta a rafforzare non solo la funzione di coordinamento istituzionale svolta dallo Stato nei confronti delle Regioni e delle autonomie locali, ma anche a formulare chiari indirizzi di riferimento su programmazione, pianificazione, tutela e gestione attiva del patrimonio forestale nazionale per i prossimi decenni.

In breve, il nuovo testo sulle foreste e sulle filiere forestali: Delinea criteri innovativi di programmazione e pianificazione forestale • Fissa i criteri minimi uniformi per le attività di gestione forestale, demandando alle singole Regioni l’onere di declinarli tenendo conto dell’estrema varietà degli ecosistemi forestali italiani • Disciplina in modo nuovo la trasformazione di aree boscate in altra destinazione d’uso, mantenendo saldo il principio dell’obbligo di compensazione • Individua i principi cardine per la promozione e l’esercizio delle attività selvicolturali di gestione, anche attraverso la pianificazione di piste utili ai lavori forestali • Detta principi innovativi per facilitare e incentivare la gestione di superfici forestali accorpate, anche quando i proprietari siano molti e le superfici unitarie piccolissime • Rilancia l’attività della filiera vivaistica forestale nazionale • Pone il Ministero al centro di un coordinamento di Enti per la raccolta e la divulgazione di dati quantitativi e qualitativi sulle foreste.

Contrariamente a quanti lo temono come un “via libera alla deforestazione” ammantata da necessità agricole ed economiche, altri, come Legambiente, unica associazione ambientalista schieratasi a favore, lo ritengono un primo passo importante per sviluppare una politica nazionale efficace e coordinata del patrimonio boschivo. Come affermato dal responsabile Aree Protette di Legambiente, Antonio Nicoletti, il dispositivo non mette in discussione gli attuali livelli di tutela ambientale e paesaggistica. Riconosce il patrimonio forestale nazionale, che ammonta a 11,8 milioni di ettari, pari al 39% del territorio italiano, come parte del “capitale naturale” nazionale e come bene di interesse pubblico. Al contempo ne promuove la sostenibilità garantendo una gestione del bosco che consente sia un utilizzo produttivo che il mantenimento della biodiversità. Ora molto dipenderà dal modo in cui saranno scritti i decreti attuativi, e da come questi potranno garantire la coerenza delle norme regionali con le prospettive indicate nel testo.

Altrettanto soddisfatte Coldiretti e Federforeste per le quali fino a 35 mila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere da una migliore gestione dei boschi che oggi coprono una superficie record raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia, quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari. L’Italia, spiegano gli esponenti dei due sodalizi, non è mai stata così ricca di boschi, ma a differenza del passato si tratta di aree senza alcun controllo e del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione e difesa che mettono a rischio la vita delle popolazioni locali a causa del degrado ed incendi. Con la nuova legislazione si va a riconoscere che solo i boschi gestiti in modo sostenibile assolvono al meglio a funzioni importanti per la società, come la prevenzione dagli incendi, dalle frane e da alluvioni o l’assorbimento del carbonio, facilitando le attività ricreative e il benessere psicofisico in generale. Il D.lgs. consentirà di affrontare anche un’anomalia che vede oggi l’Italia importare l’80% del legno da altri paesi, mentre da noi ogni anno si utilizza appena il 25% della superficie boschiva.

Anche l’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari plaude il provvedimento del Cdm. Il testo approvato, sottolineano dal coordinamento nazionale, non è certamente un decreto perfetto poiché frutto di tanti compromessi, ritenendo un importante passo in avanti il fatto che si sia provveduto ad una armonizzazione della materia. Tra gli aspetti positivi della nuova normativa c’è la valorizzazione del ruolo delle cooperative forestali nella gestione sostenibile del grande patrimonio boschivo nazionale che rappresenta una grande opportunità dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Le cooperative operano in zone montane e marginali, spesso a rischio di abbandono e spopolamento, e forniscono un servizio insostituibile per la collettività e per lo sviluppo economico delle aree in cui svolgono le loro attività. Il patrimonio forestale italiano è una grande risorsa, non può essere abbandonata e ha bisogno di strumenti di indirizzo e di valorizzazione come quelli recentemente introdotti.

Un risultato legislativo importantissimo, commenta l’on. Enrico Borghi, Presidente nazionale Uncem, poiché il nuovo provvedimento esalta i “servizi ecosistemici-ambientali” che circa 12 milioni di ettari di bosco svolgono non solo per le aree montane, ma per le intere collettività in una rinnovata sussidiarietà ambientale e territoriale che va costruita tra poli urbani e aree interne del Paese. 

Stando a quanto dichiarato dall’Accademia dei Georgofili, il provvedimento è frutto di un lavoro di confronto e partecipazione pubblica durato 4 anni, e riprende in gran parte un testo licenziato nel luglio 2015 dal Tavolo di settore “Foresta e legno” del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Non si ricorda nella storia del settore forestale italiano una esperienza così ampia e partecipata di elaborazione di un testo normativo. È un segnale positivo e importante, che si accompagna alla parallela scelta di istituire una Direzione Foreste presso il Ministero per dare dignità e capacità operativa alle autorità centrali dello Stato in un settore ritenuto strategico per lo sviluppo del paese.

In tal senso la rivista “Sherwood” d’informazione tecnica sulla gestione delle foreste, riservandosi di commentare con maggior dettaglio i contenuti della norma, ha evidenziato quello che il decreto non comporterà, ovvero: Non eliminerà alcuna legge di tutela ambientale vigente • Non eliminerà alcuna area protetta, di nessun tipo • Non eliminerà la richiesta di autorizzazione ai fini paesaggistici, là dove è oggi richiesta • Non eliminerà l’autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico • Non toglierà la potestà alle Regioni e alle Province Autonome in materia di foreste, pertanto rimarranno in vigore tutte le leggi, i regolamenti e le prescrizioni di tutela attuali • Non prevede alcun esproprio delle proprietà.

Per questo, sottolineano dall’Accademia, risultano strane le critiche fatte al testo in questi giorni; critiche che sono caratterizzate da toni ultimativi e drammatizzanti che non entrano nel merito degli articoli della norma.

Tuttavia questo decreto, definito da tant’altri un provvedimento “ammazza foreste” di fine legislatura, non è stato accolto favorevolmente da tutti gli ambientalisti.

BoschiEForeste1

BoschiEForeste2

È ritenuto assai dannoso per il nostro patrimonio boschivo: è un testo che incentiva l’uso dei boschi per la produzione energetica e nulla dice per la protezione dell’ecosistema.

Stando a quanto riportato sul Forum Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i Territori molte nubi oscurano il futuro delle foreste italiane. È quanto sostiene Franco Pedrotti (Professore Emerito dell’Università degli Studi di Camerino) secondo il quale il testo del provvedimento è il risultato del lavoro di un ristretto gruppo di persone con competenze limitate a specifici settori delle scienze forestali e da altri soggetti rappresentativi del mondo agrario, commerciale e industriale. Totalmente assenti esperti nei settori dell’ecologia, della botanica, della zoologia, della patologia vegetale, della geologia, dell’idrologia, della medicina. Anche alcuni confronti pubblici organizzati dai promotori della legge hanno avuto solo funzione di facciata perché tutte le opinioni dissonanti rispetto all’impostazione dell’impianto normativo non sono state tenute in alcun conto.

Ne è scaturita una legge che, non considerando il bosco nella sua complessità ecosistemica, finisce col promuoverne e sostenerne solo le potenzialità produttive, trascurando ogni riferimento agli aspetti di tutela delle foreste e dei suoli, se non quelli già imposti dalla normativa vigente.

Per Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa di chiara fama, membro di Medicina Democratica e di ISDE Italia, il decreto in questione è stato approvato in carenza di potere giacché trattasi di provvedimento di straordinaria amministrazione che non può essere adottato dopo lo scioglimento delle Camere che hanno conferito la delega. A ereditarlo sarà pertanto un Parlamento che non l’ha proposto né voluto. Per questo ed altre incongruenze giuridiche (ben evidenziate dal Prof. Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale) si invita il Presidente Mattarella a non approvare questo decreto legge in quanto: Viola gli artt. 9 e 117 della Costituzione poiché, ignorando l’aspetto ambientale e paesaggistico del patrimonio boschivo è contro la tutela costituzionale del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecosistema • Viola anche l’art. 41, il quale dispone che l’iniziativa economica (…) “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” • Contiene articoli volti alla distruzione del bosco, come quello che non considera tale il bosco recentemente ricostituitosi a seguito dell’abbandono dell’attività agricola (art. 12), oppure il rimboschimento realizzato nel recente passato, anche con fondi europei, (art. 5). Tali boschi dunque possono essere abbattuti • Include norme di dettaglio che ledono la competenza delle Regioni in materia di agricoltura e foreste.

Oltretutto il D.lgs. va anche contro l’art. 32 della Carta Fondamentale riguardante la tutela della salute, perché l’incremento delle combustioni di biomasse non potrà che peggiorare la qualità dell’aria, già pessima in tante zone del nostro paese, tanto da essere sotto procedura di infrazione da parte dell’UE. Le biomasse solide contribuiscono (dati ISPRA) per circa il 68% al PM2.5 primario, cui va attribuita una consistente quota dei circa 60.000 decessi prematuri che si registrano ogni anno in Italia per tale inquinante. Ma alla cattiva qualità dell’aria vanno ascritte, oltre alle morti premature per eventi cardiovascolari, numerose altre patologie quali alterazioni della fertilità, della gravidanza, del periodo perinatale, danni al cervello in via di sviluppo nonché numerose patologie croniche cardio-respiratorie, metaboliche e neurologiche, compreso Alzheimer, cancro a polmone e vescica, e ricoveri per patologie acute (soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani).

Conferme dei limiti e delle incertezze nel programmare, monitorare e bilanciare gli effetti su scala locale vengono da pianificazioni non sempre finalizzate alla effettiva riorganizzazione dei territori, in cui siano presenti una pluralità di funzioni, e in cui siano preminenti le valenze dell’interesse “pubblico” su quello “privato”. Avviene un pò ovunque, nondimeno dalle nostre parti, dove pur di avallare progetti produttivi privati su aree agricole e boscate fra le più preziose del demanio civico, se ne ridimensionano le effettive dotazioni indicate nel PTPR, in contesti ambientali vincolati dove i caratteri del bosco risultano inequivocabili e senza soluzioni di continuità con le aree circostanti.

Nell’ampia riflessione sull’argomento inviatami alcuni giorni fa, il bioregionalista Paolo D’Arpini rammentava che nelle civiltà antiche l’albero era considerato manifestazione delle divinità; ad esso, ispiratore di miti bellissimi e fantastici, si pregava per chiedere protezione e aiuto. In quasi tutte le tradizioni troviamo l’albero cosmico, asse dell’universo con le sue radici affondate negli abissi sotterranei e con i suoi rami che s’innalzano al cielo. L’ispirazione derivante dalla presenza nell’habitat originario è ben descritta da San Bernardo di Chiaravalle che disse: “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”.

Anche per D’Arpini un grandissimo problema di oggi è la sistematica distruzione dei boschi che sono parte integrante e di primaria importanza per il nostro ecosistema. La mentalità speculativa, che non tiene conto della vita globale, sta distruggendo la Natura, la flora, la fauna, i nostri alberi e… di conseguenza anche noi stessi.

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Tornando alle principali criticità del T.U. Forestale, si riporta uno stralcio delle ben più articolate osservazioni sottoscritte da un nutrito gruppo di Associazioni, Comitati e Comuni Virtuosi, inviate al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio ancor prima della sua approvazione:

 

 

  • Ai fini della “tutela” del patrimonio forestale nazionale come bene di rilevante interesse pubblico, si vuole introdurre in maniera generalizzata la “gestione attiva” da attuarsi attraverso la selvicoltura.Non è riconosciuto nel decreto il carattere autonomo degli ecosistemi forestali, la loro evoluzione naturale e complessità e, con l’attenzione rivolta al solo sfruttamento economico industriale immediato, si apre la strada ad un processo di speculazione sul legname, foriero di artificializzazione, fragilità, semplificazione e bruttezza dei boschi e delle foreste italiane.
  • Sebbene ricorra in tutto il decreto, il concetto di gestione attiva non trova alcuna definizione nello stesso e ciò espone a qualsiasi interpretazione stravagante e distruttiva: per il Tavolo della Filiera del legno, infatti, significa tagli forestali. Certo non è usato nel significato di gestione sostenibile(i termini, infatti, sono usati separatamente)che impone attenzione al complesso dell’ecologia dei boschi prevedendovi anche riserve integrali, rilasci di alberi o isole ad invecchiamento indefinito ed altro ancora (cfr Forest Europe, il cui indirizzo è stato preso a riferimento dagli estensori del decreto, per la sola parte economica e non per quelle, che devono essere contestuali, ambientale e sociale e, pertanto, non si può parlare di sostenibilità).
  • Nel testo manca un chiaro riferimento alla compartimentazione o zonizzazione del patrimonio forestale nazionale, ossia una distinzione tra boschi da destinare alla produzione (o ad altre finalità utilitaristiche) da quelli che devono essere conservati tal quali per ragioni ecologiche, paesaggistiche, idrogeologiche, genetiche, culturali.Tanto meno vengono distinte le formazioni degradate e meritevoli di restauro più che di utilizzazione. Un salto indietro di 95 anni: la legge “Serpieri” del 1923 operava tale distinzione finalizzata alla difesa idrogeologica.
  • Vengono definiti prodotti forestali non legnosi anche i singoli alberi fuori dal bosco (permittére omnes arbores excidere?) che misteriosamente non sono ritenuti legnosi e poco importa che il più delle volte caratterizzano decisamente il paesaggio in maniera identitaria.
  • Equipara i terreni agricoli in cui non è stata più esercitata attività e che sono in via di rinaturalizzazione spontanea(anche se in realtà sono attualmente boschi a tutti gli effetti che si trovano nella fase di colonizzazione da parte di specie pioniere e si avviano, se ciò verrà consentito, alla fase di maturità) a terreni forestali che hanno superato il turno. La cosa è scientificamente infondata perché si estende il concetto di turno, che dev’essere applicato unicamente alle colture (ad es. dei cedui semplici o matricinati e alle fustaie coetanee che sono create e sostenute dall’uomo), al bosco che invece cresce ed evolve autonomamente. Allo stesso tempo, si introducono delle scadenze temporali agli interventi che, paradossalmente, sono contrari alla selvicoltura, anche a quella produttivistica nell’accezione più riduttiva del termine, perché impongono limiti che contrastano con la necessità del selvicoltore di adattare le modalità di intervento a quelle che sono le caratteristiche proprie di ciascun popolamento. Ancora una volta i boschi sono equiparati a colture agrarie.
  • Nel decreto i castagneti da frutto non appartengono più alla definizione di bosco. Non si considera che gli stessi connotano l’identità demologica tradizionale e paesaggistica di molti comuni italiani, in rapporto ai frutti piuttosto che al legname. Le conseguenze non sono trascurabili: escluderli dalla categoria bosco significa ammettere anche per castagneti secolari la reversibilità d’uso a fine ciclo, con ritorno alla coltivazione e irrimediabile perdita dell’identità paesaggistica dei luoghi.
  • Viene introdotto, mal interpretando il regolamento U.E. 1307/2013, il concetto di “bosco ceduo a rotazione rapida” (vale a dire sottoposto a tagli più ravvicinati), mentre tale definizione andrebbe applicata solo ai terreni agrari con alberi piantati, suscettibili di reversibilità d’uso a fine ciclo.
  • Il decreto non adotta, per i boschi, la definizione della FAO, utilizzata già dagli inizi degli anni 2000, e che garantisce di proporre le statistiche come le chiede l’Europa e la FAO stessa; è un passo indietro adottarne una che era stata superata e che ora viene riproposta.
  • Vengono inspiegabilmente ed incredibilmente esclusi dalla categoria bosco, e quindi sono eliminabili, tutti i rimboschimenti, compresi quelli storici della fine dell’Ottocento e quelli realizzati con fondi europei.
  • Il decreto demanda alle Regioni e alle Province Autonome la scelta dei soggetti a cui affidare la redazione e l’attuazione dei Piani di Gestione, purché dotati di comprovata competenza professionale. Il requisito è talmente vago da aprire ad ogni discrezionalità e abuso: i laureati in Scienze Forestali, specialisti in questo settore, iscritti al proprio Ordine Professionale, potrebbero quindi essere ignorati e i compiti affidati a soggetti più vicini ai saperi dei taglialegna e che, ottenuto il primo incarico, possono comprovare nel proprio curriculum la “competenza” e candidarsi - senza alcun controllo indipendente garantito dall’Ordine Professionale - ad assumere incarichi per sempre.
  • Il decreto afferma che la conversione a ceduo delle fustaie è sempre vietata; poi contraddice l’affermazione aprendo a una folla di eccezioni nel caso in cui le Regioni decidano il contrario. Alla fine arriva sostanzialmente ad includere la conversione a ceduo di ogni tipo di utilizzazione forestale, purché si abbia rinnovazione.
  • Viene liberalizzata, surrettiziamente, la possibilità di cambio di destinazione d’uso del suolo introducendo, all’art. 8, la trasformazione intesa come ogni intervento che comporti l’eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva.L’eliminazione del bosco, inoltre, può essere compensata anche con l’apertura di strade e opere similiche in realtà vanno oggettivamente a vantaggio delle aziende che operano i tagli. Si fa presente che l’istituto della “compensazione” è utilizzato (ad es. nei pareri di V.I.A.) solo allorquando un’opera assolutamente necessaria, che non ha alternative praticabili e che abbia adottato tutte le possibili mitigazioni, risulti comunque carica di un importante impatto ambientale residuo non eliminabile. Non è certo, questo, il caso della cancellazione di un bosco.
  • È gravissimo e contrario alla Costituzione, il disposto dell’art.12 per cui le Regioni e le Province Autonome possono procedere al taglio coattivo dei boschi esistenti su terreni privati il cui proprietario abbia lasciato decorrere il turno (di taglio) e di quelli sui terreni “silenti”, vale a dire di cui non si è riusciti a rintracciare il proprietario. Rappresenta, di fatto, un esproprio della disponibilità d’uso del soprassuolo forestale, immotivato nei confronti della natura e della volontà dei Cittadini che oggi ne curano la tutela e l’esistenza per il solo piacere di vederlo crescere, invecchiare, rinnovare spontaneamente e che stanno svolgendo un servizio encomiabile per la collettività e per il Paese.

In conclusione questa legge è fatta male, contrasta con diverse altre discipline che regolano la materia e presenta profili di incostituzionalità. Non è condivisa da una larga parte del Paese che si è vista costretta a intervenire con prese di posizioni pubbliche, petizioni e appelli.

Non è condivisa neppure da forze politiche oggi candidate legittimamente ad esprimere un nuovo governo.

Si basa su presupposti incredibilmente antiscientifici come quello secondo cui il bosco morirebbe senza l’intervento costante dell’uomo e che l’abbandono sarebbe responsabile del loro degrado e addirittura degli incendi.

Ha un’impostazione pressoché produttivistica, utile solo al profitto immediato delle industrie del pellet e delle grandi centrali elettriche a biomasse (peraltro assai inquinanti), che oggi proliferano solo grazie agli incentivi statali senza i quali non hanno competitività di mercato, di cui alcune travolte da inchieste giudiziarie denominate silvomafie”.

Il peccato originale di questa legge è di aver ignorato, sebbene richiamato in linea di principio, ma poi senza conseguenti articolazioni, che la sostenibilità, per l’ONU e per la UE, si basa sullo sviluppo contestuale e armonico di tre fattori: economico, ecologico e sociale.

Per completezza andrebbe aggiunto il fattore culturale. In tutto l’assetto del T.U. prevale invece l’ottica economicistica “bruciante” di dimensioni industriali foriera di molti danni per il nostro Paese.

BoschiEForeste4In un pungente articolo dello scorso febbraio, l’ex direttore Anpa Giovanni Damiani, assai critico nei confronti di quel provvedimento ritenuto “un’aggressione ai boschi italiani nel trionfo della motosega”, sosteneva che commissionare in via privilegiata alla filiera del legno la stesura di un tale decreto è come affidare la disciplina della tutela delle galline alle associazioni delle volpi.

Ad oggi non tutto è ancora perduto perché Mattarella deve ancora firmarlo. Dallo scorso 16 marzo, in assenza di clamori mediatici e mobilitazioni di piazza, tantissimi cittadini si stanno rivolgendo direttamente al Capo dello Stato affinché non promulghi quel dissennato piano “albericida” messo in atto da un governo inequivocabilmente bocciato dagli italiani.

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

UNO SGUARDO DAL CIELO

I Luoghi del Cuore

Ambientarsi in un contesto nuovo non è sempre facile, soprattutto quando lo spazio di cui ci si occupa prevede un confronto con il pubblico. Essendo la fotografia la mia attività prevalente, mi occuperò di immagini che possano suscitare interesse verso il nostro territorio, toccando argomenti di vario genere.
Cercherò, attraverso questa rubrica, di mostrare le splendide ricchezze che ci circondano, naturalistiche, architettoniche, storiche, umane. Ritengo doveroso iniziare con uno sguardo su Castel Madama, con alcune fotografie scattate durante ricognizioni aeree più di dieci anni fa.

Ringrazio la redazione de “La Piazza di Castel Madama” e l’amico Italo Carrarini per l’opportunità che mi hanno offerto di curare questa rubrica.

Raimondo Luciani

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Agraria

“Ritroviamo il benessere nelle piante” è un’iniziativa, organizzata dall’Università Agraria, che fa parte di un progetto più ampio “IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO. Le terre civiche: natura, storia, saperi” che coinvolge la scuola ed il territorio.
Domenica 22 Aprile si terrà il terzo incontro rivolto alla prevenzione e alla cura delle allergie primaverili. Un’intera giornata immersi nella natura, per condivicdere esperienze ed imparare a riconoscere ed utilizzare le piante primaverili a tavola e nella cura del corpo. Ci sarà un quarto incontro a metà Giugno “Facciamo il pieno di energia per l’estate”.

 

 

 

 

 

Associazione Lilith

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Archeologia

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I Sabucci ‐ Cecilia

Cecilia nacque a Tivoli nella seconda metà del XVII d.C. dall'illustre e antica famiglia patrizia tiburtina dei Sabucci.

Figlia di Andrea, sorella del rispettabile avvocato Gaspare, uno dei più gettonati “principi del Foro” nella Curia Pontificia, ella si distinse a cavallo dei due secoli, XVII e XVIII, per la sua incredibile valenza nello studio delle scienze filosofiche e delle arti liberali. Grazie alle finanze paterne poté compiere importanti studi suddivisi in vari campi umanistici e religiosi.

Raffaello Sanzio, cosiddetta Ipazia, Scuola d'Atene, Musei Vaticani.

 

Dottissima nelle interpretazioni su tematiche teologiche di stampo cristologico, molto in voga nel Regno Papale e nell'Europa riformante-protestante, con Germania e Inghilterra capofila contrapposte agli “Ancien Régime” controriformisti di Francia, Italia e penisola Ispanica. Espertissima conoscitrice della lingua ebraica nonché di quella latina di matrice ecclesiastica, sin da giovane diede prova del suo talento in molte dispute pubbliche, con grandissimo apprezzamento di dotti studiosi della Tivoli del'600. Si narra, da testi ottocenteschi, che fu famosa la sua disamina sulla teologia e filosofia, tenuta presso la chiesa di Santa Maria Maggiore (non è chiaro se si tratti della chiesa tiburtina o della Basilica della Vergine a Roma) vestita in maniera anticonformista, con berretto e toga, simulando gli antichi oratori romani. Il De Zaulis monsignore, nonché biografo della filosofa tiburtina, afferma che questa giovinetta sostenne pubbliche tesi o disamine di filosofia e teologia nei principali eventi dell'Urbe romana seicentesca, argomentando in latino con i più celebri uomini del suo tempo, che stupefatti ammiravano la profondità dell'immenso sapere e l'eleganza nel suo eloquio. D'animo cortese ebbe nella sua vita grandi amicizie con scienziati, letterati, filosofi, monsignori, cardinali e principi, che si affaccendavano nel conoscerla e onorala, per il suo altissimo grado culturale, per i suoi modi virtuosi, umili e accomodanti: la sua semplicità nel vestire la rendeva ancor di più ammirata e lodata.

Le cronache tiburtine ci informano che la Sabucci seppe conservare, fino al momento dell'estinzione terrena, la sua verginità, dedicandosi per tutta la sua vita, anima e corpo, allo studio filosofico e teologico e ciò la rende molto simile, seppur in maniera enormemente inferiore, alla più famosa Ipazia di Alessandria d'Egitto, maestra di filosofia neo-platonica, matematica, astronoma e martire del libero pensiero, assassinata dal predicatore Pietro e la sua banda, istigati del Vescovo cattolico Cirillo d'Alessandria.

I SABUCCI

Sabucci, Sabbucci o Sabbuci come noto sono una nobilissima famiglia, originaria dell'Urbe ma residente a Tivoli dal periodo Rinascimentale.

Nella “Tabula Aurea” della trimillenaria cittadina tiburtina, redatta nel anno del Signore 1721, la famiglia risulta essere annoverata tra le più illustri casate, che avevano goduto l'onore della carica militare di Capomilizia nella Contrada o Rione Castrotevere. Nel 1922 il Casato fu iscritto di diritto nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Romano. Tra i personaggi più elevati nelle cronache storiche vanno elencati, oltre Cecilia, anche Girolamo, militare tiburtino di altissimo grado e il citato avvocato Gastone Sabucci.

E' attribuibile al XVIII secolo la facciata del palazzo nobiliare, sito in piazza Sabucci tra via del Gesù e via del Collegio, dove spicca tra l'altro lo stemma araldico, incorniciato in uno scudo, con al centro un pino che emerge da tre colli, forte richiamo allo Stato Papale romano.

Fonti Bibliografiche

  • Gli uomini illustri o degni della memoria della città di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, Sabucci Cecilia, in Atti e memorie della Soc. tiburtina di storia e d'arte, sede in Villa D'Este Tivoli 1928, pag. 356, 357.
  • V. Spreti : I Sabucci, in Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Milano 1928, vol. VI. p. 24, colonna I.
  •  Anonimo : Delle donne Illustri Italiane dal XIII al XIX , Roma Piazza Colonna, p. 207.

A cura del dott. Giovanni Di Braccio, archeologo.

 

 

 

 

PROLOCO

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Le associazioni Pro-loco di Castel Madama e Noi Lilith proporranno, presso il Teatro Comunale di Castel Madama il giorno 29 Aprile alle ore 18.00, lo spettacolo “Lettera da un ghetto ebraico, luglio 1941”. Tratto da “Vita e destino” di Vasilij Grossman, la storia si svolge in un ghetto ebraico in Ucraina, dove l’ebrea Anna Semenova scrive al figlio durante le note persecuzioni del ‘41.
Interpretato da Giusi Martinelli, Il recital vedrà un accompagnamento musicale a cura di Giancarlo e Valerio Iori, con immagini di Edoardo Barone.

Francesco Pecchi

 

 

 

 

 

BRE…VICOVARO

(a cura di Roberto Bontempi)

 

SAGRA DELLE PAPPARDELLE AL CINGHIALE: IL 13 MAGGIO, A SAN COSIMATO, LA SECONDA EDIZIONE

Spinto dal grande successo dell’edizione 2017, il Comitato Festeggiamenti San Cosimato riproporrà, domenica 13 maggio, la Sagra delle Pappardelle al sugo di cinghiale, presso l’area antistante l’antico convento di San Cosimato. Dalle ore 12:00 gli ospiti, accompagnati da un gioioso sottofondo musicale, potranno degustare un menu semplice e gustoso che prevede, oltre alle pappardelle, salsicce, verdura, acqua e vino. Per tutta la giornata, inoltre, sarà possibile visitare gli splendidi Eremi di San Benedetto, recentemente restaurati. Intervenite numerosi!

RIAPERTURA ARCHIVIO STORICO COMUNALE

Un’ottima notizia per gli studiosi e i ricercatori locali: dal 29 marzo scorso, grazie soprattutto all’impegno profuso dall’Assessore alla Cultura del Comune di Vicovaro, prof.ssa Margherita Crielesi, è di nuovo possibile accedere all’Archivio Storico di via Roma (sotto le scuole elementari). L’archivio è stato intitolato alla memoria dell’indimenticata bibliotecaria Flavia De Bellis, che ne aveva curato la sistemazione. L’accesso al pubblico è consentito tutti i giovedì dalle ore 15:30 alle ore 17:00.

RIEVOCAZIONE STORICA DEL VENERDÌ SANTO

Proponiamo alcuni scatti relativi alla Rievocazione storica del Venerdì santo che si è svolta, grazie all’impegno di tanti cittadini e (acquazzone iniziale a parte) alla clemenza del maltempo, lo scorso 30 marzo. Ringraziamo il sempre ottimo Emiliano Ciaglia, autore delle splendide fotografie allegate.

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INTERVISTA AL SINDACO FIORENZO DE SIMONE

(04/04/2018) Incontro il Sindaco di Vicovaro nel suo studio in un pomeriggio di inizio primavera. Ho deciso di chiedergli un’intervista ad un anno e poco più dalla fine del suo mandato, quando gran parte del percorso amministrativo è compiuto e si può quindi già fare un bilancio importante dell’attività svolta, senza però tralasciare i programmi degli ultimi dodici mesi. Ne è uscita fuori una chiacchierata di un’ora durante la quale mi pare sia emerso più di qualche spunto interessante.

Sindaco, sono passati già quattro anni dal tuo insediamento: di cosa vai più de simoneorgoglioso di quanto operato in questo tempo?

Sono stati quattro anni faticosi ed esaltanti: la sfida si è rivelata più difficile del previsto… Quello di cui vado più orgoglioso è certamente l’assoluta e completa disponibilità mostrata dall’Amministrazione verso chiunque (associazioni, comitati, privati cittadini) si sia voluto mettere in gioco per organizzare e costruire qualcosa di buono per il paese: la nostra presenza attiva ed il nostro supporto non sono mai mancati! Inoltre credo che siamo riusciti a far recuperare a Vicovaro un ruolo importante nel territorio, sia negli organismi più vicini a noi (penso alla Comunità Montana o all’Unione dei Comuni) sia in quelli più “lontani” come la Regione Lazio e lo abbiamo fatto con una modalità nuova rispetto a chi ci ha preceduto, senza arroganza e presunzione, senza pretese ma lavorando sul campo, sposando e promuovendo battaglie importanti (penso all’acqua pubblica o al no sul caro-pedaggi, ma anche alla Legge sulla Valle dell’Aniene e al nuovo GAL) ed intessendo relazioni positive con gli altri amministratori.

Quanto è difficile amministrare un piccolo Comune oggi in Italia, alla luce dei continui tagli da parte del Governo centrale? Quali sono i margini di azione, soprattutto economici, entro cui agire?

I margini sono strettissimi! Il problema è primariamente di ordine economico ed al momento il nostro Comune evidenzia un chiaro deficit di strutture, risorse e personale: basti pensare che l’irrigidimento del sistema normativo ci impedisce di assumere e quindi rimpiazzare adeguatamente il personale che negli ultimi anni è andato in pensione… Allo stesso tempo, però, proprio in un momento di crisi generale come questo, l’Amministrazione comunale diventa ancor di più l’epicentro ed il parafulmine di tutti i problemi, proprio quando, paradossalmente, ha meno strumenti per risolverli…

È per questo, forse, che la Minoranza è così tenera, così buona con voi? Perché capisce le difficoltà del momento?

Non direi che la Minoranza sia tenera… O meglio, farei un distinguo… Sicuramente l’azione di stimolo della Minoranza “istituzionale” in Consiglio comunale non è delle più incisive, anzi, è piuttosto debole, ma esiste certamente una minoranza “extraconsiliare” piuttosto attiva e frastagliata, che vive e si alimenta sui social network, sempre pronta a criticare ogni nostra attività, spesso attraverso il pettegolezzo o le chiacchiere… Diciamo che questa è una differenza sostanziale rispetto ai cinque anni della precedente Amministrazione: noi, quando eravamo all’opposizione, combattevamo molto di più in Consiglio, nelle sedi istituzionali…

Una delle maggiori criticità che da anni incombe su Vicovaro (e pesa sulle tasche dei suoi cittadini) è quella riguardante lo smaltimento dei rifiuti: qual è stata l’azione della tua Amministrazione in merito a questa delicata faccenda?

Se mi avessi chiesto quale fosse la cosa di cui vado meno orgoglioso in questi anni ti avrei risposto proprio questo: la gestione dei rifiuti. La nostra azione non è stata incisiva come avremmo voluto… Questo però non significa che non abbiamo lavorato duramente per provare a segnare una svolta: il Capitolato speciale d’appalto che sovraintende l’attuale gestione del servizio, sulla carta, è davvero ben fatto. Il problema è che, poi, all’atto pratico, esso è di fatto disatteso e pertanto persistono ancora tante difficoltà. Noi però non molliamo! Per il futuro a medio termine, infatti, abbiamo in mente un’interessante novità che speriamo possa migliorare la situazione: c’è un progetto avviato di gestione unitaria del servizio insieme all’Unione dei Comuni del Medaniene (Arsoli, Roviano, Anticoli Corrado, Cineto Romano, Riofreddo, Vallinfreda e Vivaro Romano n.d.r.). In questo modo, moltiplicando il numero dei Comuni e dei cittadini coinvolti, abbiamo la speranza di rappresentare una ghiotta attrattiva per imprese grandi e solide che possano garantire un servizio all’altezza. L’idea di fondo, comunque, è quella di rimodulare e semplificare tutto il processo. A breve termine, invece, c’è da spendere il contributo di 700.000 euro della Regione Lazio per operare importanti interventi strutturali sull’Isola ecologica che ci dovrebbero consentire di chiudere finalmente il ciclo dell’umido, un aspetto certamente centrale.

Quanto ha influito, su questa gestione ancora così deficitaria della gestione del servizio, il fatto di essere partiti troppo di fretta? Ricordo grandi polemiche in quegli anni e una Giunta comunale assolutamente spaccata… Sei pentito di quella scelta?

Non credo sia stata una partenza sbagliata, anche perché all’inizio i dati sul rifiuto differenziato sembravano incoraggianti. Anche guardandoci intorno, vediamo che anche i Comuni che sono partiti con calma o in tempi diversi, o quelli che hanno avuto a che fare con altre imprese sono comunque incorsi in problematiche analoghe alle nostre. Perciò non sono pentito delle scelte fatte allora…

Una questione decisiva nella passata campagna elettorale (alcuni sono convinti che tu abbia vinto proprio grazie alle promesse fatte in tal senso…) è stata la delocalizzazione delle antenne radio di via Verdi. Obiettivo raggiunto?

Di fatto sì. Chiusa (la scorsa estate n.d.r.) la fase di transazione con le imprese, la procedura ormai è avviata ma va comunque portata a termine definitivamente. Entro la fine del mandato contiamo che gli impianti saranno delocalizzati. Per noi è un grande successo, un motivo di orgoglio e un esempio di buona amministrazione capace di rispettare gli impegni presi con i propri elettori.

Parliamo un po’ della tua squadra. Molti, anche assistendo alle sedute del Consiglio comunale, hanno la sensazione che tu sia un po’ un “uomo solo al comando” circondato da persone certamente volenterose ma ridotte ad un ruolo di comprimari perché alla fine, comunque, sei sempre e solo tu ad avere il controllo di ogni decisione. È un’interpretazione ingenerosa? Anche quella specie di rimpasto con la nomina di due Assessori esterni: se io avessi fatto parte della Maggioranza ci sarei rimasto molto male…

 

È un’impressione sbagliata come può confermare chi lavora insieme a me… La coesione della squadra, la lealtà mostrata da ciascuno è uno degli aspetti più importanti di questi anni. Certo, soprattutto rispetto a chi mi ha preceduto, credo di essere un Sindaco politicamente “forte”, che “pesa”, la cui leadership, per usare una parola che non amo, è chiara. Da quando la Legge ha stabilito l’elezione diretta del Sindaco, il peso delle responsabilità dell’Amministrazione grava di fatto tutto sulle spalle del Primo cittadino ed in questa fase avere una guida forte è necessario; questo però non significa chiusura o incapacità di inclusione. In tal senso anche la scelta di due Assessori esterni assolutamente autorevoli (Margherita Crielesi alla Cultura e Enzo Coccia al Bilancio, nominati nel maggio 2017 n.d.r.) è stata una scelta inclusiva importante: dopo che un componente della Giunta ha deciso, con mio grande dispiacere, di lasciare il suo incarico ed uscire dal Consiglio (il riferimento è all’Assessore allo Sport, Francesco Dante n.d.r) ho colto l’occasione per dare un segnale forte che rafforzasse il profilo civico della compagine di governo smentendo, di fatto, anche chi mi accusa di ragionare sempre in modo ideologico (Enzo Coccia, nelle ultime due tornate elettorali, si era candidato con le liste di centrodestra del Sindaco uscente Sirini, non ottenendo i voti necessari per entrare in Consiglio n.d.r.). Questa scelta di maturità, il desiderio di far prevalere il bene di tutti più che i propri interessi personali, ha funzionato: da allora la squadra si è rafforzata e il lavoro dei due nuovi entrati ha rilanciato anche l’entusiasmo degli altri. Anche in questo caso mi sembra evidente il gap di maturità rispetto alla precedente Amministrazione che ha perso pezzi importanti durante tutto il mandato ed è riuscita a chiudere il quinquennio solo per il rotto della cuffia.

È prematuro parlare della squadra del futuro?

Certamente sì! Tutte le decisioni in tal senso vanno prese in modo collegiale, coinvolgendo non solo i membri dell’attuale compagine ma tutti coloro che, a vario titolo, hanno appoggiato il nostro lavoro, senza preclusioni e pregiudizi. Non bisogna dare nulla per scontato, nemmeno la mia ricandidatura: per candidarsi bisogna avere qualcosa da proporre a propri concittadini, avere una nuova proposta, e non è possibile farlo “a priori”... Una cosa è certa: mi auguro che abbia continuità il “carattere” dell’attuale Amministrazione, la sua capacità di non perdersi in lacerazioni interne, in litigi, e la capacità di impiegare tutto il proprio tempo ad affrontare i problemi dei cittadini.

Un appunto veloce sull’ultimo Consiglio: cos’è successo al Bilancio?

Il Revisore dei Conti ha espresso un parere negativo sul nostro Bilancio, un parere non vincolante. Noi abbiamo ritenuto non conforme quel parere, gli Uffici hanno elaborato una loro contro-relazione, io ho fatto una segnalazione alla Prefettura e il Bilancio è stato approvato.

Cosa farete in questi ultimo anno o poco più?

Abbiamo ancora tante opere pubbliche da completare… Innanzitutto la piscina: entro la fine del mandato i lavori saranno completati e quella sarà anche l’occasione per chiarire tutto quanto è accaduto intorno a quest’opera complessa… Ci sono i lavori di ripristino di via San Vito, la conclusione dell’impianto sportivo polivalente; si devono aprire gli interventi sui giardini di via San Vito, sulla casa cantoniera; c’è da far decollare la Fiera-Mercato Valle dell’Aniene presso nodo di scambio e bisogna spendere i 100.000 euro della Rete d’impresa destinati all’arredo urbano e alla videosorveglianza.

In conclusione?

Ci tengo a sottolineare la gestione oculata e responsabile del settore economico e finanziario: abbiamo compiuto un grande sforzo che ha cercato faticosamente di tenere insieme la riduzione della spesa sociale imposta dal Governo centrale e il mantenimento e, quando possibile, l’incremento di importanti servizi sociali da offrire ai nostri cittadini, penso ad esempio alla mensa o alla sezione primavera. Credo che, alla fine, siamo riusciti in questa difficile impresa…

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

MANDELA

     MandelaUn pomeriggio di efficacia a suon di musica: Note di PNL

(a cura di Laura De Simone)

Sabato 7 aprile, presso la Sala Teatro del Comune di Mandela, si è svolta la conferenza di presentazione del libro "Note di PNL", tenuta dall'autore Michele Cardone, esperto di Programmazione Neuro Linguistica, di cui è trainer internazionale e Coach certificato (titoli della Society of NLP).

Nel corso della conferenza, organizzata dall’UNITRE, Università delle Tre Età con sede aNotePNL Libro Vicovaro, l'autore ha parlato della visione che lo ha guidato nella scrittura di questo manuale, che è quella di spiegare, anche ai non addetti ai lavori, cos'é la PNL e in che modo questa può essere applicata nella realtà quotidiana. Per fare questo (non è casuale il termine "note" nel titolo del volume) ha utilizzato la musica; il sottotitolo dell'opera infatti è "Un percorso musicale alla scoperta degli strumenti della nostra efficacia".

La presentazione è stata caratterizzata da aneddoti, storie, filmati, clip audio, tutti di carattere musicale, con i quali l'autore ha creato il filo conduttore per l'esposizione dei contenuti di questo saggio.
Michele Cardone si occupa di formazione da oltre 20 anni e la sua esperienza è anche quella di manager d'azienda. Da più di 10 si occupa di PNL e di Coaching ed è un grande appassionato di musica.
Nel suo libro ha unito la passione per la musica a quella per le tematiche di crescita personale e di comunicazione efficace.
Sintetizziamo a seguire alcune domande fatte all'autore.
D: In sintesi cos'è la PNL? Cosa si nasconde dietro questa sigla che sembra particolarmente complessa?

R: Questa disciplina non è altro che lo studio di come funzioniamo; un modello nato per analizzare e rendere riproducibili i comportamenti di persone di successo in qualsiasi campo ed è proprio con questa prospettiva che ha avuto l'avvio l'avventura della PNL 45 anni or sono.
D: Perché programmazione? cosa c'entra la programmazione con gli esseri umani?

R: Ogni persona crea e utilizza i propri programmi, quelli che comunemente chiamiamo abitudini, grazie ai quali economizziamo energie fisiche e (soprattutto) mentali. Il punto centrale è chiedersi se esistono abitudini migliori da apprendere, cioè "programmi" migliori da utilizzare e questa è una delle finalità della PNL.
D: Perchè Neuro e Linguistica?

R: In una chiave di lettura funzionale, come esseri umani abbiamo un "input" sensoriale, cioè viviamo il mondo attraverso i nostri sensi (che trasmettono stimoli alla nostra neurologia), e un "output" linguistico, cioè comunichiamo in funzione di quella che è la nostra esperienza del mondo. Questa comunicazione è verbale ma è anche quella che si esprime, uso un termine iper generico, nel comportamento.

D: Come può questa disciplina essere utile alle persone?

R: Semplicemente aumentando il numero di possibilità percepite. Viviamo pensando di avere molti vincoli, in realtà tantissimi di questi sono soltanto limiti che abbiamo nelle nostre percezioni. La PNL fornisce strumenti per trasformare molti di questi vincoli in scelte.

D: Quale valore aggiunto dà la PNL alle persone?

R: La PNL trasforma in scelte e possibilità ciò che, in molti casi, vediamo come vincoli. Se ho un obiettivo, posso definirlo in modo tale da renderlo più funzionale per la mia persona. La maggior parte dei limiti che abbiamo, come dicevo, sono generati da noi stessi: il valore aggiunto della PNL è anche quello di comprendere questa cosa importantissima. Se generiamo i nostri limiti, vuol dire che, con lo stesso processo con cui generiamo limiti, possiamo costruire possibilità. Questo è il grande messaggio della PNL.

D: Quindi la musica facilita certi processi?

R: La musica è capace di cambiare lo stato d'animo di una persona in un secondo: pensiamo alla musica della scena di un film, alla canzone cantata in coro durante un concerto o a quella legata a una storia d'amore. Fare la differenza, per me, tradotto alla lettera, significa avere la possibilità di cambiare, per migliorare. Per questo la musica è la dimostrazione che tutti abbiamo dentro di noi gli strumenti per cambiare, e la musica, come altre forme d'arte, è un grande facilitatore di certi processi.


A Mandela, in un piacevole sabato pomeriggio, Michele Cardone ci ha raccontato tutto questo a suon di musica.

 

 

 

 

 

 TIVOLI

Nel ricordo di…. Fabrizio

Nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 marzo ci siamo sentiti tutti un po’ più soli…E’ Fabrizio Frizzivenuto a mancare infatti Fabrizio Frizzi, noto conduttore televisivo famoso, oltre che per la sua professionalità, per il suo splendido sorriso espansivo ed accattivante.

Da quel momento è stato un “bailamme” di emozioni contrastanti: social e media impazziti, file straripanti in camera ardente allestita, come di dovere, presso gli studi della Rai in Piazza Mazzini a Roma solamente per lasciare un saluto, e altrettanto presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo per rendere l’ultimo omaggio ad una persona perbene.

Si, una persona perbene, perché questa era Fabrizio Frizzi, uno di noi, uno del popolo, l’amico di tutti gli italiani, l’uomo disponibile sempre quando c‘era bisogno di un aiuto concreto; una vera testimonianza di tutto questo viene proprio dal fatto che nel 2000 aveva donato il suo midollo osseo a Valeria Favorito, la ragazza veronese malata di leucemia che, proprio per questo motivo era poi diventata per lui una sorella acquisita. Perché Fabrizio in fondo era questo; altruismo allo stato puro.

Era infatti assai raro che non si facesse coinvolgere da Onlus e progetti di beneficenza.

Purtroppo però pur avendo lottato come un leone la sua malattia ha avuto il sopravvento e al momento dell’ischemia avuta nel mese di ottobre, tramite svariati approfondimenti medici, gli erano stati diagnosticati una serie di tumori cerebrali ormai non operabili.

Così questo brutto male lo ha portato via troppo presto sottraendolo prematuramente all’affetto dei suoi fan e soprattutto a quello della moglie Carlotta e della tanto amata figlia Stella di soli 5 anni.

fabrizio frizzi morto dopo malattia carriera successiE molto grande è stato, il giorno dei suoi funerali, il tributo dato sia dai suoi colleghi che dalla gente normale.

Tra tutti i presenti c’eravamo anche noi tiburtini, tramite la persona del nostro Don Benedetto Serafini che, insieme ad altri parroci presenti ha benedetto la sua bara, la bara del suo amico Fabrizio che tanto, quando era in vita aveva aiutato il suo “Villaggio Don Bosco” senza tirarsi mai indietro….

Ti voglio ricordare anch’io così, caro Fabrizio, in particolare proprio nell’ultima delle tue serate di beneficenza a favore dei Ragazzi di Don Benedetto. Come ogni anno tu eri lì, pronto a dare il meglio di te come sempre, cordiale ed espansivo. Anche in quell’occasione il tuo sorriso e la tua simpatia ci arricchirono l’animo. E proprio come feci quella sera, ti voglio salutare ancora una volta così … ”Ciao Fabrizio”…Grazie di tutto…

Valentina Torella

 

 

 

 

 

Country Blues band

Sabato 18 marzo si è esibita La Country Blues band in omaggio concerto a Woody Guthrie presso l’Aula magna Scuola Media di Villa Adriana, sita in via Leonina 8. Per l’occasione ho intervistato la stessa band.

Come è nata la vostra band?

La Country Blues bandIl nucleo centrale, composto da tre elementi, è nato nel lontano 1975. Nel tempo poi  siamo cresciuti e con varie alternanze siamo approdati alla composizione attuale di 6. Abbiamo però mantenuto la scelta iniziale di formazione acustica e di proposta di canzoni popolari di quella parte di America fuori dagli standard.

Tre aggettivi per descrivere la vostra band?

Tre aggettivi non sono facili da trovare. Quello che possiamo dire del nostro gruppo è che ci piace quello che facciamo anche se non è facile trovare spazi adatti per divulgarlo. Non per questo però ci siamo mai arresi o cambiato l'impostazione iniziale.

Chi è per voi Woody Guthrie?

Woody Guthrie è stata la guida culturale del nostro gruppo sin dalle origini.  Uno spirito libero, fuori dagli schemi, anticonformista, pacifista ed anche un poeta che ha sicuramente influenzato tutto il movimento country degli anni 60 (Bob Dylan ecc.). Abbiamo perciò impostato il concerto odierno in suo ricordo reinserendo nel repertorio che presentiamo molti suoi brani che negli anni abbiamo riadattato alla nostra formazione . 

Di Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

NINNA NANNA PER I BAMBINI DELLA SIRIA

ninna nanna per bimbi Siria 2

 

Sabato 24 marzo a Tivoli di nuovo tutti in piazza per l'evento " Ninna Nanna per i bambini della Siria", organizzato da: "Tivoli: città a misura per i bambini". Per la terza volta piazza Garibaldi ha visto sfilare in un girotondo di pace cantando ninna nanne di vari paesei i cittadini, quelli che credono che in giorno questi bambini saranno finalmente liberi di giocare e vivere. Un girotondo di pace dove come sempre hanno partecipato il Sindaco Giuseppe Proietti e l'Assessore alla Cultura e Turismo Urbano Barberini

Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

 

BENVENUTO TOMMASO

ninnananna

 

Primo Marzo 2018.
Benvenuto Tommaso per la gioia di mamma Pamela, di papà Dario e dei nonni. Augurissimi a tutti, in particolare a nonno Salvatore dalla Redazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libertà e proprietà

 “La ferocia dell’uomo nei confronti del suo simile supera tutto ciò che possono fare gli animali, e di fronte alla minaccia che essa scaglia sulla natura intera persino gli animali feroci recedono inorriditi” (J. Lacan).

C’è stato un tempo in cui la Legge dei Codici autorizzava la violenza brutale dei maschi di psicologiafronte all’onta del tradimento subito senza che valesse il contrario.

Si trattava di una discriminazione che giustificava e sosteneva ideologicamente quella violenza: la donna era considerata un oggetto nelle mani dell’uomo che poteva disporre di lei in modo arbitrario.

Il diritto di proprietà della donna da parte dell’uomo trovava collusioni fatali nelle norme giuridiche.

La violenza maschile – sino all’omicidio passionale – veniva giustificata con la necessità di ristabilire onore e superiorità dell’uomo sulla donna.

Oggi le cose sono cambiate; la giusta rivendicazione femminista ha emancipato la donna da questa posizione da oggetto assoggettato alla volontà maschile e i Codici si sono dovuti adattare progressivamente.

Nonostante l’evoluzione culturale, le cronache portano alla luce casi, sempre più numerosi, di violenza sulle donne.

La violenza può essere una reazione al tradimento della promessa: se l’Altro ha negato la verità del patto, la violenza si arroga il diritto di negare brutalmente l’esistenza dell’Altro.

Accade soprattutto negli amori narcisistici dove l’idealizzazione dell’immagine dell’Altro, implica sempre una aggressività inconscia nei suoi confronti: ti amo in quanto tu rappresenti il mio Io ideale, ma poiché non posso essere te, non posso coincidere con te, io ti odio mortalmente.

La spinta alla violenza cieca, all’odio invidioso, alla distruzione dell’Altro, accompagna da sempre la storia dell’uomo.

Spesso si vuole ricondurre l’aberrante aggressività dell’uomo ad una sua regressione all’animale mentre il crimine è una tendenza propriamente umana.

Il contrasto tra libertà e proprietà viene allo scoperto in modo drammatico in quelle storie d’amore dove la gelosia diventa patologica e si anima in maniera distorta la passione amorosa e la violenza.

La gelosia resta un sentimento tipicamente umano: l’angoscia di essere sostituiti, che qualcun altro possa introdursi nell’intimità esclusiva della coppia.. il punto è che c’è sempre nell’amore umano qualcosa che concerne l’eccesso, la perdita del confine. Non tutti sono in grado di gestire nella giusta misura lo smarrimento.

La vera libertà in un legame amoroso sta nel prendere consapevolezza che l’amore non è mai un’esperienza di padronanza; noi siamo posseduti dall’amore.

Il primo movimento dell’amore non è quello dell’avere, ma quello del cedere, del perdersi, dell’assoluta esposizione, priva di riserve, all’Altro.

La libertà comporta nel riconoscere l’Altro come vita differente, non ridotto al riflesso di uno specchio che illumina e arricchisce il nostro io, ma una esistenza singolare che esiste come pura esteriorità.

Dott.ssa Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

CULTURA

LA FESTA del 15 AGOSTO NEL TEMPO nella Comunità Castellana

- L’ALLEGREZZA D’AGOSTO -- LA FRATERNA DI S. MARIA -- FESTA DEL MULTIPLO D’AGOSTO O DELLE VACCINE- Festa laica.profana, pagana o cristiana?

Ripropongo all’attenzione soprattutto dei cittadini di Castel Madama un’antichissima Festa eL’Assunta in Cielo vicende che non sono, come qualcuno potrebbe pensare, frutto della fantasia popolare, di una leggenda, ma soltanto una pagina di storia vera della nostra Comunità.

Il feudo di Castel Madama dopo il patronato degli Orsini avvenuto verso il 1308 e successivamente dei Medici di Madama Margherita (1538) e dei Farnese di Parma, fu ereditato dai marchesi Pallavicino di Busseto che con accortezza, dopo aver nominato un Governatore e fatto istituire un Comitato amministrativo cittadino (Massaro o Priore e Consiglieri), diedero in affitto (in enfiteusi) parte delle terre incolte del feudo a singoli cittadini.

Tale iniziativa consentì un notevole sviluppo economico e di benessere per la Comunità e una tranquillità sociale. Ovviamente non mancavano i poveri e i nullatenenti.

In illo tempore l’unico diversivo, come momento di riposo, per il castellano dedito quotidianamente al lavoro dei campi, senza alcuna sosta, da marzo a fine di luglio e oltre (alla zappatura della terra, alla semina, allapotatura degli alberi, la mietitura del grano e di altre granaglie, nonchè la raccolta dei frutti in abbondanza) erano le feste religiose: quella del Patrono San Michele Arcangelo del 29 settembre, quella di San Sidoro (patrono dei butteri) (chiesa di san Quirico risalente anteriormente al mille), quella del 20 gennaio di San Sebastiano (chiesa del 1565) e la

Festa15Agosto4

ricorrenza non meno importante legata alla Confraternita del Santissimo Sacramento istituita sotto il patronato dei Farnese nel 1609.Oltre alle suddette feste ve n’era una che da tempo ricorreva precisamente il 15 di Agosto chiamata l’Allegrezza d’Agosto. Questa ricorrenza, molto partecipata da tutto il popolo, non significava altro che la gioia di un popolo e il ringraziamento al Cielo per le messi raccolte. Una festa dalle origini sicuramente pagane laddove un Comunità si riuniva in uno spiazzo, un prato o collina, dopo la raccolta dei frutti della Terra per ringraziare il proprio dio, la divinità protettrice (Apollo, la dea Gea, Venere o altre) alzando Are e sacrificando bestie o masserizie. Ovviamente, la chiesa, intelligentemente, come per tante altre manifestazioni popolari di origine pagana (vedi le serpi di Cocullo di San Domenico o le Ferie Augustee del 15 Agosto a Roma) anziché sradicarle le trasformava cristianizzandole, partecipando senza mutarne l’aspetto, contribuendo attivamente anche con proventi e beneficienze inserendo in quel giorno la ricorrenza di un Santo, o comunque un evento Cristiano.

Le vaccineAnche nella Comunità Castellana si è verificato in qualche misura questa commistione tra sacro e profano. Infatti, come riferisce nel memoriale il Governatore di Castel Madama Alberto Cassio: costumasi in questo castello nel giorno del 15 agosto consacrare alla Gloriosa Assunzione di Maria… in spirito di carità cristiana e di fraterna convivenza distribuendo a tutto il popolo carne di vaccina… “Si trattava di distribuire una quantità di carne di vaccina a tutte le famiglie (per sollievo del popolo) di Castel Madama, da parte del Comitato dei festaroli. Ovviamente le bestie venivano acquistate dai castellani animati da spirito di carità cristiana e da fraterna convivenza, e avviate a pascere nei terreni del feudo in modo da moltiplicarsi e avere ogni anno (una mattanza dalle 16 alle 20 vacche) la carne per distribuirla gratuitamente a tutto il popolo, contadini e artigiani. Le vaccine del Multiplo venivano mercate con le lettere F.P. (festa pubblica) E pertanto detta festività fu intitolata anche Festa del Multiplo delle vaccine e nello stesso tempo La fraterna di S. Maria.

Detta festa del 15 Agosto (che riuniva in qualche modo “L’Allegrezza d’Agosto”, “La Festa15Agosto3fraterna di Santa Maria”, e “Il Multiplo di agosto o delle vaccine), dal 1651 in poi per la Comunità era un giorno molto importante anche perché in detto giorno i Consiglieri nominavano i Priori o i Massari che avrebbero governato il paese per i successivi sei mesi e i contadini che avevano preso in prestito il grano o altre granaglie per la semina dal Monte Frumentario o dalla Mola, dovevano restituirlo.

Chiesa di Santa Maria - Castel Madama

 

Concludo questa pagina di storia locale, ricordando come annotò nel memoriale il succitato Governatore del castello (1704): vi fu anche uno scontro di rivendicazione della Festa del multiplo delle Vaccine tra l’allora vescovo di Tivoli Antonio Fonzeca e il Priore Leandro Pellegrini di Castel Madama il cui esito fu un accordo bonario con la rinuncia da parte del vescovado a qualsiasi pretesa sul piano amministrativo.

A mio modesto giudizio l’antica Festa del 15 agosto, nelle sue varie denominazioni sopra menzionate, era una festa dalle origini pagane e cristianizzata nel tempo con degli annessi laici-profani. Comunque lo studioso che volesse approfondire la materia potrà, io credo, attingere notizie e documentazione presso l’archivio storico di Castel Madama.

 

 

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

 

 

Giudizio Universale

auditorium 3Non vi preoccupate, non è ancora arrivata la fine, questo è solo il titolo dello spettacolo che si svolge a Roma all’Auditorium della Conciliazione dal 15 marzo al 31 maggio 2018; uno show creato da Marco Balich che mostra un tratto inusuale del personaggio di Michelangelo e svela i segreti nascosti nella Cappella Sistina.

Chi è Marco Balich?

Marco Balich nasce a Venezia nel 1962, è avviato dal papà avvocato agli studi di giurisprudenza che mal sopporta (perché “non fanno luccicare gli occhi”), infatti appena possibile inizia a fare assistenza ai gruppi rock degli anni ’80, finché stufo non decide di voltare pagina. Allora si dedica prima ai programmi tv e poi alle videoclip di cantanti italiani, fino ad arrivare all’organizzazione di grandi eventi come le cerimonie olimpiche. Marco Balich è definito un “designer di emozioni”, come quelle che abbiamo visto all’Albero della Vita a Expo Milano, e nelle cerimonie di Rio 2016, Sochi 2014 e Torino 2006, di cui egli è fautore.

Lo spettacolo

auditorium 1La Cappella Sistina è il protagonista assoluto sulla scena. Uno dei posti più incredibili nella storia artistica mondiale è posto al centro di uno spettacolo nato dalla contaminazione di molte differenti forme d’arte: l’azione fisica dell’opera teatrale incontra la magia intangibile degli effetti speciali, la tecnologia avanzata è al servizio di una storia fatta di parole e di immagini mai viste prima. I prospetti immersivi a 270° portano il pubblico al centro dell’evento.

Ci sono alcuni dei più grandi talenti internazionali del mondo della musica, del teatro, della produzione televisiva, per offrire agli spettatori un viaggio sensoriale unico, un’esperienza emotiva che ha come soggetto principale uno dei posti più ammirati al mondo.

Realizzato con la consulenza dei Musei Vaticani, questo è il primo show di Artainment, un nuovo genere che mette in connessione il fascino e la bellezza delle più grandi opere d’arte con i codici emozionali e coinvolgenti dello spettacolo.

Senza dimenticare la partecipazione di Sting, che ha composto il tema musicale principale, cantato da lui in lingua latina, e che ci accompagnerà in un’esperienza emotiva, estetica e spirituale da non perdere.

Lo spettacolo creato da Balich è magnifico, una fusione visiva e musicale incredibile, che vi consiglio assolutamente di non perdere!

auditorium 2

auditorium 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Federico Fratini

 

 

 

 

 

PALLAVOLO

ALLA RISCOSSA!!!

La nostra 1 divisione maschile dopo un lungo periodo invernale pieno di difficoltà riesce avolley riemergere dalle difficoltà in cui era caduta, grazie ad un maggior impegno di tutto il gruppo e sfodera prestazioni di alto livello.

Dopo la vittoria casalinga con il Sales per 3/1 affrontiamo fuori casa la Polas San Basiglio penultima in classifica.

Questa gara in condizioni normali non avrebbe avuto neanche motivo d’interesse ma viste le condizioni del campo (al limite della regolarità sia per come è concepita la struttura, sia per le precarie condizioni del fondo estremamente umido) e la formazione rimaneggiata è un incontro difficile.

Ci schieriamo con Possenti al palleggio, Marcangeli opposto, Ferrazzi e Marini (fuori ruolo per l’assenza degli altri centrali) al centro, Cara e Bruno a banda. La gara parte abbastanza equilibrata, ma i nostri avversari risultano abbastanza fallosi commettendo diversi errori gratuiti, che ci consentono di allungare e portare a casa il 1°set 25/20. Nel 2°set la gara diventa più combattuta e rimane a lungo in equilibrio, finché Marcangeli e Bruno tra i migliori in campo non indirizzano la gara a nostro favore, chiudendo il set 25/22.

Nel 3°set i padroni di casa danno tutto e andando anche in vantaggio nel punteggio per un breve periodo di gioco, ma riusciamo con grande concentrazione a rimettere in equilibrio il set e a chiuderlo 25/23 con ultimo punto realizzato da Leonardo Bruno tornato ad essere decisivo come la scorsa stagione gli era riuscito più volte.

Nel match seguente ci attendono le giovani leve dell’Appio, che veleggiano al 3° posto in classifica; purtroppo come troppo spesso è accaduto questa stagione ci presentiamo con formazione ampiamente rimaneggiata e praticamente senza cambi.

volley1La formazione obbligata prevede Pierucci al palleggio, Marcangeli opposto, Luce (al rientro dopo lungo periodo) e Cara a banda, Feri e Marini (nuovamente schierato fuori ruolo per necessità) al centro, unica riserva Possenti.

La sola lista dei presenti purtroppo ci mette in condizione di grande difficoltà, perché dobbiamo disputare una gara perfetta se vogliamo uscire con punti dal campo dell’Appio.

Nel 1° set partiamo un po' titubanti e non riusciamo ad esprimerci al meglio nei primi momenti acculando uno svantaggio 5/6 punti. Nella parte centrale del set iniziamo a giocare alla pari con una grande prestazione di mister Cara, ma non riusciamo a recuperare tutto lo svantaggio e perdiamo 25/21.

Nel 2°set gli errori commessi sembrano averci insegnato qualcosa perché partiamo in vantaggio e nonostante qualche difficoltà riusciamo giocando alla grande a portare a casa il set 25/20.

Nel 3°set riusciamo a ripetere quasi del tutto il precedente, ma sul più bello ed in vantaggio 17/10 consentiamo con una lunga sequela di errori anche molto banali agli avversari di rientrare in gioco. Questo aspetto per una formazione “rabberciata” come la nostra è determinante in modo negativo, perché aumentiamo il dispendio nervoso/fisico senza poter fare cambi.Il set termina 25/22 in favore dei nostri avversari e l’amaro che rimane in bocca è molto.

Nel 4°set la gara si conferma dura e sul 10/10 avviene il tracollo fisico e nervoso del nostro sestetto che prende 10 punti di fila senza più reagire, perdendo il set 25/12, con un parziale di 15/2. Nel 4°set sono emerse le nostre contraddizioni (giocatori fuori ruolo, scarsa preparazione fisica, nessun cambio a disposizione) ed è stato giusto perdere con una squadra più preparata sotto tutti i punti di vista.

Nel match seguente affrontiamo in formazione tipo Circolando che a dispetto della posizione in classifica (3°ultima in classifica) è in netta crescita con tre vittorie consecutive (tra cui la Luiss 4°in classifica).

Ci schieriamo con Pierucci al palleggio, Marini opposto, Vicentini e Feri al centro, Bruno e Luce a banda.

La gara è molto equilibrata ma i nostri sembrano avere la giusta concentrazione e non commettono errori con avversari che confermano la loro temibilità.

Il 1°set si chiude 25/20 in nostro favore.

Nel 2°set inizia una vera lotta in cui nessuno sembra avere la meglio, ci sono numerosi vantaggi e ribaltamenti di fronte finché non riusciamo a chiudere il set 31/29. Sul 2/0 con una squadra che gira bene (la presenza di Vicentini dietro è fondamentale perché consente di rafforzare la fase difesa/ricezione) e più giovane dei nostri avversari, ci permette di chiudere il set 25/13. Portiamo a casa un 3/0 meritato.

La 2 Div maschile di mister Marra affronta in casa il Monterotondo autore di lunga striscia partite vinte consecutivamente, tra cui la capolista Egan battuta 0/3 a casa propria; quindi la gara si presenta dura viste anche la gara giocata solo due giorni prima a Rieti e vinta 3/2 dai nostri ragazzi.

Il match si presenta equilibrato, ma gli ospiti sembrano avere qualche giocatore più in forma rispetto ai nostri e riescono a mettere nella 1°set un certo distacco che non riusciamo a recuperare perdendo 21/25.

Nel 2°set la nostra squadra sembra spegnersi caliamo nel gioco e perdiamo 20/25. Nel 3°set dopo la sostituzione di Morici con Monti, causa infortunio, tentiamo una reazione riuscendo a giocare alla pari, perdiamo veramente per un niente 23/25.

La gara seguente ci pone davanti Roma7, ultimo in classifica, vinciamo agevolmente 3/0 a Roma, senza Nardi che sarà a lungo indisponibile, quindi il mister ne approfitta per sperimentare nuove soluzioni.

Dopo Roma7 affrontiamo in casa il Green Volley, in una gara che equivale ad uno spareggio per il 3°posto. Ci schieriamo con De Santis al palleggio, Romanzi opposto, Bracciano e Verna al centro, Monti e Proietti a banda.

In questo periodo non siamo fortunati, in quanto Bracciano s’infortuna al pollice sinistro durante il riscaldamento e deve cedere il posto a Bosco.

Questo episodio destabilizza la squadra e ovviamente mette in crisi il lavoro svolto in settimana ed i ragazzi non riescono a reggere perdendo 16/25.

Nel 2°set mister Marra riassetta la squadra, spostando Romanzi al centro nel suo ruolo volley2naturale al posto del meno esperto Bosco, Monti va a fare l’opposto con Testa a banda, insomma squadra rivoluzionata.

Il nuovo assetto funziona, perché ci giochiamo la gara punto a punto, finendo per perdere 22/25 per degli errori banali.

Nel 3°set partiamo subito forte e giochiamo punto a punto, riuscendo ad averla vinta nel finale 27/25.

Nel 4°set avendo una panchina più lunga della nostra il tecnico del Green Volley azzecca diversi cambi che spostano l’equilibrio del match in suo favore vincendo 25/18.

Veniamo sconfitti solo nel punteggio perché i ragazzi senza due titolari (Nardi e Morici) e con Bracciano subito out hanno dato tutto.

Ora dovremo lottare per mantenere il 4°posto ultimo disponibile per i playoff. La 3°div femminile di mister Cara sta vivendo un buon momento ed affronta in casa la capolista Eretum, le ragazze s’impegnano giocano alcuni punti, ma è troppo poco contro una squadra troppo più forte e perdiamo 0/3.

Nel match seguente affrontiamo il Guidonia senza il nostro capitano Monti, anche qui lottiamo soprattutto nel 2°set ma non riusciamo a portarci a casa nulla perdendo 3/0.

Arriva finalmente una gara alla nostra portata contro lo Spes Mentana.

Nel 1°set è punto a punto, ma riusciamo a spuntarla 27/25 con un ottimo finale di Carbonella.

Nel 2° e 3° set la squadra vola, sotto la sapiente regia di Noemi Pascali e vinciamo 3/0!

A metà marzo si è svolto anche il “torneone di minivolley” a Castel Madama ed è stata una splendida festa dei piccoli che hanno giocato divertendosi con i loro pari età dell’Andrea Doria, del Marano e del Tibur Volley. Forza Castello!

FRANCESCO SANTOLAMAZZA

 

 

 

 

 

SALUTE E BENESSERE

PLAY AL CAMPIONATO REGIONALE LAZIO

playI ballerini Play emozionano e conquistano importanti risultati.

Il 15 aprile l’associazione sportiva dilettantistica Play affronta il Campionato Regionale 2018 e porta a casa numerosi podi grazie alle bravissime ballerine. Secondo posto le più piccole del gruppo latin classe D (Sofia, Asia, Federica, Giulia, Serena). Secondo posto per Verdiana e Cristiana al duo coreografico classe C. Terzo posto Stefania e Noemi al duo coreografico classe C. Terzo posto Valentina e Giulia al duo coreografico classe B e 4 al duo a tema in cui gareggiano contro la classe A in classe unica U.

Quarto posto su 23 coppie di duo latin D play2per Federica e Serena.

Sesto posto per la battle, il gruppo con Carlotta, Verdiana, Cristiana, Stefania, Noemi. Il tutto sotto la guida degli insegnanti Ivo Santolamazza, Desiree Narzisi e Rachele Piersanti.

Il 25 marzo invece si è disputato il II Grand Prix del Lazio dove ha gareggiato anche la piccola coppia Gabriele e Giulia, nella categoria 8/11 anni, classificandosi al secondo posto.

Primo posto meritatissimo per le piccole ballerine Federica, Asia, Serena, Giulia.

Le ragazze under 15 classe C hanno conquistato un terzo posto con Noemi e Stefania, un quarto posto con Carlotta e Angelica.

Nel gruppo battle insieme a Verdiana, Cristiana, Federica e Veronica hanno preso un quarto posto.

Questa lunghissima giornata di gara si è conclusa con le bellissime e bravissime Valentina e Giulia in classe B: seconde al duo coreografico, terze al duo synchro latin (samba chacha jive) e quarte al duo a tema in classe U cioè la classe più alta.

play1Ora i ballerini Play aspettano la prossima gara del mese di maggio, la III tappa del Grand Prix del Lazio e si preparano per il saggio/spettacolo di fine anno che è previsto per venerdì 15 giugno presso il Parco Oudenaarde di Castel Madama.

Ivo Santolamazza

  • Fotoblowup
  • Empolum
  • FisioAndreaChicca
  • Dental Gaia
  • Frimm
  • MauroConad
  • Psicoterapeuta
  • Frantoio Vicovaro

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