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LA PIAZZA ANNO XV N. 3 Marzo 2018

Vincitori e vinti - Un'Italia senza maggioranza

 

Marzo2018 001

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Marzo 2018.

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 LA RIVOLUZIONE DELLE URNE ANCHE A CASTEL MADAMA

Le elezioni politiche che si sono tenute il 4 marzo scorso hanno segnato una vera PAGINA RISULTATI senatorivoluzione, che ancora non ha avuto i suoi effetti. Infatti, non è ancora chiaro quale sarà la maggioranza di governo, visto che la legge elettorale votata in tutta fretta nel finale di legislatura non ha premiato nessun partito o coalizione. Per una maggiore chiarezza bisognerà aspettare l’insediamento dei deputati e dei senatori, e successivamente l’incarico che darà il Presidente Mattarella a chi dovrà formare il nuovo Governo.


Il cambiamento di opinione che viene espresso nelle urne dagli italiani è davvero significativo. Sentiamo parlare di Terza Repubblica, in seguito al fatto che molti partiti sono stati fortemente ridimensionati.

In realtà però, i principali protagonisti di queste elezioni sono molto simili alle coalizioni del 2013, e già lì ci fu un forte scossone: il Mov5stelle fu di poco il primo partito con oltre il 25%; il Partito Democratico guidato da Bersani, con la sua coalizione di centro-sinistra ebbe di poco il premio di maggioranza alla Camera, mentre il Popolo della Libertà di Berlusconi ed i suoi alleati perse di poco. E ci fu Scelta Civica di Monti che prese il 10%.

PAGINA RISULTATI cameraIl 4 marzo 2018 invece ci consegna una coalizione nazionale di Centro-destra che è al primo posto come voti e seggi, che però ha un nuovo leader, che è Salvini al posto di Berlusconi, un Movimento5stelle che arriva quasi al 33%, con il Pd di Renzi che si ferma sotto il 19%, e va poco sotto il 23% con tutta la sua coalizione.

Anche a Castel Madama il cambiamento è stato forte, ed ha premiato il Movimento 5 stelle e la Lega. Nel 2013 Grillo prese 1.124 voti, con il 25,74%; nel 2018 il candidato uninominale Sebastiano Cubeddu ha preso 1647 voti, con il 39,48%. Un balzo davvero impensabile in 5 anni. La Lega, che nel 2013 era ancora Lega Nord prese 2 voti, con lo 0,04%; nel 2018 la Lega balza a 523 voti, con il 12,72%. Il centro-destra tutto unito arriva a 1354 voti, il 32,46%, con i voti alla candidata di collegio Barbara Saltamartini. Dentro questo voto ci sono 436 consensi per Forza Italia, che ha l’11,36%, e 344 per Fratelli d’Italia, con l’8,37%. Nel 2013 invece il consenso complessivo del Popolo della Libertà arrivò a 1.142 voti, con una percentuale del 25,85%, di cui il 20,64% era del partito di Berlusconi.

Molto diverso invece il voto a Castel Madama per la vecchia coalizione di centro-sinistra, che aveva preso 1488 voti, con il 33,71%, composto da PD con 1133 voti, 25,67%, SEL con 324 voti, 7,34% e Centro Democratico con 31 voti, lo 0,7%. Il calo dei votanti è drastico: il candidato di collegio Aldo Cerroni prende 798 voti, 19,8%, con 702 voti al Pd, 17,08%, 54 voti a +Europa, 1,31% e 23 voti da lista Insieme e Civica Lorenzin. Fuori dalla coalizione che ha messo insieme il Pd ci sono Liberi ed Uguali, che hanno preso 215 voti, con il 5,25%. Se si sommano alla coalizione del Pd, con tutte le cautele del caso, visti gli screzi della scissione, in tutto si arriverebbe a 1013 voti, con un calo di 475 voti rispetto al 2013.

L’ultima coalizione che si presentò nel 2013 era quella di Monti-Scelta Civica, con Futuro e Libertà di Fini e l’UDC di Casini, che arrivò al 8,89%, con 393 voti.

E’ evidente quindi che anche a Castel Madama ci sono due coalizioni e/o partiti che hanno vinto, e una che ha perso, visto che Monti-Scelta Civica è stata sciolta nel corso della legislatura 2013-2018.

I flussi di votanti più probabili sono quelli che vedono in uscita dalla coalizione di centro-sinistra al Movimento 5stelle, e da Monti-Scelta Civica verso la coalizione di centro-destra. Ma non abbiamo riscontri, quindi non possiamo dirlo con certezza. E’ invece più evidente la radicalizzazione a cui è andata incontro la coalizione di centro-destra, che ha ridimensionato di molto il ruolo di Forza Italia e di Berlusconi, che era a suo tempo più moderato, per lasciare spazio alla Lega ed ai Fratelli d’Italia, che hanno incentrato molto la campagna elettorale sull’immigrazione e la sicurezza.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 ANCHE ZINGARETTI PRESIDENTE DEL LAZIO CERCA MAGGIORANZA


Le elezioni regionali nel Lazio del 4 marzo scorso hanno avuto un risultato diverso rispetto a quello della Camera e del Senato, ed anche a Castel Madama i risultati finali si sono discostati molto dall’esito delle Politiche.

Il boom di votanti del Movimento 5stelle alla Camera, che è arrivato a 1647 voti, 39,48% si ridimensiona parecchio per la candidata a Presidente della Regione Lazio, Roberta Lombardi, che si ferma a 1164 voti. La differenza è di 483 voti, molto vicina a quei 475 in meno che ha avuto il centro sinistra rispetto ai risultati della Camera 2013. Quindi potrebbe essere vero il flusso dei voti dal centro sinistra al Movimento 5stelle dal 2013 al 2018.

Notevole infatti è la risalita dei voti che Nicola Zingaretti riesce a prendere a Castel Madama con la sua coalizione di centro-sinistra, comprensiva anche di Liberi ed Uguali, che invece alle politiche si erano presentate a parte. Nella Camera dei deputati infatti il centro-sinistra più Liberi ed Uguali arriva a 1013 voti, mentre le liste per Zingaretti sommano 1351 voti: quasi 250 di differenza.

Anche la coalizione di centro-destra alle Regionali cresce rispetto ai risultati della Camera: 1423 voti, rispetto ai 1354 della Camera, sono 69 voti di differenza in più nelle Regionali. Anche nelle singole liste che compongono il centro-destra ci sono delle differenze: Forza Italia va male alla Camera, con 467 voti, che diventano 584 alle Regionali; il contrario succede alla Lega, che passa dai 523 della Camera ai 324 delle Regionali; mentre ancora i Fratelli d’Italia prendono 344 voti alla Camera e 467 alle Regionali. E’ chiaro che per gli elettori di centro-destra nei confronti dei tre partiti maggiori uno vale l’altro per esprimere un voto, come è sicuro che i candidati delle Regionali, più vicini nel territorio, spostano più voti o meno voti a seconda del radicamento del candidato.

A lato pubblichiamo il box con gli eletti nel Consiglio Regionale, che abbiamo preso dal sito del Consiglio Regionale, dal quale si vede che per la zona di Tivoli ci sono due consiglieri regionali: Marco Vincenzi, riconfermato per il Partito Democratico dalla consiliatura precedente, e Laura Cartaginese, che invece entra in Consiglio Regionale per Forza Italia. Il primo degli eletti è stato per il Pd Daniele Leodori, già Sindaco di Zagarolo e Presidente del Consiglio Regionale uscente; riconfermato anche Rodolfo Lena, già Sindaco di Palestrina e consigliere uscente. Non è riuscito invece a piazzarsi nei primi tre nella lista Fratelli d’Italia invece Paolo della Rocca, già Sindaco di Palombara Sabina, ma fino all’ultimo è stato in partita per il terzo posto.
Chiudiamo sottolineando che la nuova legge elettorale della Regione Lazio ha avuto lo stesso difetto della legge elettorale nazionale. Infatti il paradosso di tre liste molto vicine tra loro per i voti espressi, Centro-sinistra, Centro-destra e Mov5stelle, ha partorito una maggioranza di 25 consiglieri ed un’insieme di liste di opposizione che sommano 26 consiglieri. E’ evidente quindi che bisognerà allargare la maggioranza almeno per il bilancio e gli atti fondamentali, come le leggi regionali importanti. Quindi cercasi maggioranza anche per il Lazio.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

 

 IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE


Maggioranza: 25 consiglieri, compreso il Presidente Nicola Zingaretti


Partito Democratico: 1) Daniele Leodori; 2) Michela Di Biase; 3) Massimiliano Valeriani; 4) Michela Califano; 5) Marietta Tidei; 6) Marco Vincenzi; 7) Marta Leonori; 8) Rodolfo Lena; 9) Eleonora Mattia; 10) Eugenio Patanè; 11) Emiliano Minnucci; 12) Valentina Grippo; 13) Enrico Panunzi (Viterbo); 14) Fabio Refrigeri (Rieti); 15) Salvatore La Penna (Latina); 16) Enrico Maria Forte (Latina); 17) Mauro Buschini (Frosinone); 18) Sara Battisti (Frosinone)

Lista civica Zingaretti: 19) Marta Bonafoni; 20) Gino De Paolis; 21) Gianluca Quadrana

Liberi e uguali: 22) Daniele Ognibene Centro solidale 23) Paolo Ciani Più Europa 24) Alessandro Capriccioli

Altre Liste: 26 consiglieri

Energie per l'Italia: 1) Stefano Parisi, Forza Italia 2) Adriano Palozzi; 3) Antonello Aurigemma; 4) Laura Cartaginese; 5) Giuseppe Cangemi; 6) Giuseppe Simeone (Latina); 7) Pasquale Ciacciarelli (Frosinone)

Fratelli d’Italia: 8) Fabrizio Ghera; 9) Giancarlo Righini; 10) Chiara Colosimo

Lega: 11) Daniele Giannini; 12) Laura Corrotti; 13) Enrico Cavallari;14) Orlando Angelo Tripodi (Latina)

Noi con l’Italia: 15) Massimiliano Maselli

Movimento 5 stelle: 16) Roberta Lombardi; 17) Valentina Corrado; 18) Davide Barillari;
19) Marco Cacciatore; 20) Francesca De Vito; 21) Valerio Novelli; 22) Devid Porrello; 23) Silvia Blasi (Viterbo); 24) Gaia Pernarella (Latina); 25) Loreto Marcelli (Frosinone)

Lista Sergio Pirozzi Presidente: 26) Sergio Pirozzi

 

 

 

 

 

 LA SALA MULTIMEDIALE DEL PASSATO

Inaugurata nel 2015 ancora senza internet.

 

In un vecchio articolo del Tiburno, del 22 Settembre 2015, leggiamo l’ex Vicesindaco Matteo Iori, attuale assessore alla cultura, annunciare l’inaugurazione della “Sala del Futuro”, così era stata denominata la nuova sala multimediale di Castel Madama, ma di quale futuro parliamo? Sono passati ormai tre anni ed invece di andare avanti si torna indietro. Come può esistere una sala multimediale, che per definizione ha bisogno di rete internet, senza quest’ultima? Come possono essere utili le 28 postazioni di PC senza una connessione Internet? A cosa servono postazioni e PC se non possono essere utilizzati dai cittadini di Castel Madama?

L’inaugurazione della Sala Multimediale avvenne il 26 settembre 2015, sono passati circa tre anni dunque dalla sua apertura. Una sala ben fatta, accogliente, calda, perfetta per convegni, seminari o corsi formativi, ma senza connessione internet! Incredibile!

L’opera è stata progettata e realizzata sotto la supervisione dell’ingegnere comunale Crediano Salvati, usufruendo di un contributo della Comunità Europea con i fondi strutturali della PIT, ottenuti dalla precedente giunta Salinetti, di centro sinistra.

Con delibera della Giunta Comunale n. 50 del 06.04.2010 è stato approvato il progetto esecutivo dei lavori di realizzazione del Centro Multimediale nei locali dell'Ex Mola Comunale per un ammontare complessivo di € 150.000,00.

SALAMULTIMEDIALEPossibile che in tre anni non sia stato possibile servire di connessione internet questa sala? Eppure siamo nel secolo della tecnologia. I 28 Pc, come tutti voi potete immaginare, dopo tre anni sono ormai obsoleti ed anche con una connessione Internet ad oggi senza alcun tipo di manutenzione e aggiornamento, risultano inadeguati per stare al passo con la tecnologia.

Abbiamo a disposizione un luogo in cui si potrebbe fare molto, da aula studio per ragazzi, a luogo di crescita individuale per persone interessate per sola curiosità o lavoro; una sala che rappresenterebbe una crescita sociale per la nostra comunità e perché no, favorire corsi sul Digital Divide, intervenire sul divario esistente tra chi utilizza la tecnologia e chi ne è escluso, per motivi diversi, come può essere l’età e pensare in questo caso ad una collaborazione con il Centro Sociale Anziani o per motivi economici e rendere dunque accessibile questo mondo a chi purtroppo ne è emarginato.

Chiediamo dunque all’amministrazione Comunale di agire il prima possibile per rendere fruibile la sala Multimediale e per far si che i soldi spesi per la sua realizzazione non finiscano anch’essi nel calderone delle opere abbandonate o inutilizzate.

TuttaUnaltraStoria Il gruppo di Minoranza Tutta un’altra Storia

 

 

 

 

 

 

 IL COMUNE E IL DISSESTO

COSA CI FARÀ IL SINDACO CON I 235MILA EURO DELLA REGIONE?

QUAL È IL PIANO DI RISANAMENTO ECONOMICO-FINANZIARIO PER EVITARE IL DISSESTO?

 

Siamo in un momento delicato per il Comune di Castel Madama, che rischia il dissesto finanziario, cioè di non avere fondi per far funzionare i servizi ai cittadini e per pagare i debiti. Se ciò accadesse si avrebbero conseguenze pesantissime per le famiglie e per le imprese. Eppure se ne parla poco e in modo approssimativo. Invece bisogna informarsi per conoscere e controllare l’operato dell’amministrazione comunale e pungolarla affinché metta in atto un serio risanamento finanziario, ora possibile grazie ad un contributo della Regione Lazio. L’argomento è complesso, espresso in un linguaggio tecnico di non immediata comprensione. Serve impegno e attenzione per cercare di capire cosa sta succedendo, ma è necessario se vogliamo capire e tutelare il futuro del Comune, che mai come in questo caso si intreccia con il futuro di ciascuna famiglia e di ogni attività economica del nostro paese.

Lo scorso ottobre lanciammo l’allarme: il Comune di Castel Madama rischia il dissesto finanziario. Sei anni di cattiva amministrazione Pascucci, caratterizzati dall’aumento delle spese correnti, dei mutui per opere pubbliche non finite (caserma) o mai cominciate (parcheggio Stallone), dal ricorso massiccio ai prestiti della banca che fa da tesoreria (anticipazione di cassa) hanno prodotto una grave situazione, certificata dallo stesso Revisore dei conti nella relazione sul Rendiconto 2016: “Il Comune si trova in una situazione di crisi finanziaria che rischia di diventare strutturale. Lo testimoniano i risultati negativi della gestione di cassa (dal 2015), la presenza di una consistente quantità di debiti che provengono dagli anni 2014 e 2015, l’ampio ricorso all’anticipazione di tesoreria… Il perdurare del ricorso all’anticipazione di cassa porta ad un inevitabile dissesto dell’ente”.

Nel settembre 2017, a tali dati negativi si aggiunsero: la sentenza Coges, che condanna il Comune a pagare 350.000 euro per vecchi espropri non indennizzati; e, inoltre, due decreti ingiuntivi per i lavori del nuovo depuratore e del parcheggio della Pineta, lavori eseguiti ma non pagati per circa 700.000 euro.

Questi ulteriori indebitamenti sono andati ad appesantire una situazione debitoria già molto grave. Infatti, il Comune da decenni accumula debiti per la difficoltà ad incassare tutte le tasse comunali, perché c’è almeno un 20-25% di cittadini e imprese che non le pagano. Di fronte a questa situazione l’amministrazione comunale doveva spendere meno. Invece ha speso di più, come si vede nella tabella 1.

Tabella 1. Spese correnti del Comune di Castel Madama


dai Rendiconti201120122013201420152016
spese correnti € 4.350.000
€ 4.350.000 € 5.200.000
€ 4.800.000
€ 5.150.000
 € 4.500.000

Aumento rispetto

al 2011

  = + 19,5% + 10,5% + 18,5% + 3,5%

 

Inoltre doveva fare una decisa azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, che invece è stata insufficiente, come rileva lo stesso Revisore dei conti, che nella relazione sul Rendiconto 2016 scrive: “L’attività di recupero dell’evasione ICI non ha scaturito l’efficacia e la risoluzione di una costante carenza di liquidità. Si invita pertanto l’Amministrazione Comunale ad incentivare ed a perseguire in maniera incisiva il recupero delle imposte evase (IMU – TARI)”.

Ora il pericolo di dissesto è certificato dal sindaco stesso, che ha richiesto alla Regione Lazio un contributo per prevenire il dissesto finanziario del Comune di Castel Madama. Questo contributo straordinario viene concesso soltanto a quei Comuni che sono in una gravissima situazione finanziaria, ed è finalizzato a risanare il bilancio comunale.

Per avere il contributo l’amministrazione comunale ha presentato ad un’apposita Commissione tecnica regionale la documentazione contabile necessaria a valutare la reale situazione economico-finanziaria dell’ente, relativa, in particolare a tre indicatori.

1) Utilizzazione continuativa dell’anticipazione di tesoreria, che è un prestito a breve da parte del tesoriere del Comune (la BCC di Roma) per effettuare pagamenti nei momenti di mancanza di liquidità. Negli ultimi anni, il nostro Comune, ha usato l’anticipazione di cassa non come strumento straordinario ma come una prassi normale e per somme molto elevate. Il saldo al 31 dicembre dell’anticipazione di Tesoreria nel 2015 è stata di 681.000 euro e nel 2016 di 996.000 euro.

2) Disavanzo di amministrazione, ossia il saldo negativo tra fondo di cassa più residui attivi (crediti) meno residui passivi (debiti). Il disavanzo indica che il Comune non è capace di far fronte al pagamento dei debiti. Nel 2015 il disavanzo del Comune di Castel Madama è stato di – 742.450 euro, nel 2016 di -520.935 euro.

3) Disequilibrio strutturale della parte corrente del bilancio, cioè l’incapacità del Comune di coprire le spese correnti (quelle necessarie per fare fronte all'ordinaria amministrazione) attraverso le entrate correnti (quelle dei primi tre Titoli del bilancio). Il nostro Comune ha avuto nel 2015 uno squilibrio tra entrate e spese correnti di -21.877 euro, salito a -34.605 euro nel 2016.

Tabella 2. Indicatori di rischio di dissesto finanziario

dai Rendiconti20152016
Anticipazione tesoreria
 681.000,00
 996.000,00
Disequilibrio strutturale parte corrente  - 21.876,00 - 34.605,00
Disavanzo di amministrazione - 742.451,00 - 520.935,00

La commissione tecnica regionale, di fronte a dati finanziari così critici, ha concesso il contributo di €235.000 a fondo perduto per sostenere un piano di risanamento economico finanziario del Comune e scongiurare un dissesto altrimenti inevitabile.

C’è da dire che il contributo regionale è stato concesso al Comune di Castel Madama anche perché la Regione dà priorità ai Comuni che hanno avviato azioni utili a prevenire il dissesto, in particolare che abbiano contrastato l’evasione fiscale, aumentato le tariffe e valorizzato i beni comunali.

Sul contrasto all’evasione abbiamo già riportato il commento critico del Revisore dei conti. Sappiamo di decine di cittadini che hanno dovuto fare ricorso in autotutela o alla Commissione tributaria per accertamenti ICI sbagliati (non sempre per colpa del Comune), inoltre abbiamo dubbi sul fatto che siano state perseguite tutte le medie e grandi attività produttive e proprietà fondiarie.

Sugli aumenti delle tariffe, invece, l’amministrazione comunale si è data molto da fare, come evidenziato in questa tabella.

Tabella 3. Entrate tributarie da imposte e tasse comunali

 

dai Bilanci

di previsione

2011
20122013
2014
2015
2016 2016 su 2011
In assoluto In %
ICI/IMU  924.000 1.415.000 1.581.000 1.581.000 1.475.000 1.475.000  551.000  +60%
Addizionale Irpef 391.000 493.000 564.000 564.000 542.000 495.000 +104.000 +27&
TARI, tassa rifiuti 803.000 857.000 1.096.000 1.096.000 1.104.000 1.115.000 +312.000 +39%
TASI, tassa servizi - - - 261.000 416.000 131.000 +131.000 +100%
Totale 2.118.000 2.765.000 3.241.000 3.502.000 3.216.000 3.216.000 +1.098.000 +52%
A famiglia 706 922 1.080 1.167 1.179 1.072 +366 +52%

 

 

 

Dal 2016 per legge le aliquote IMU non possono essere aumentate ed è stata abolita la TASI sulla prima casa.

Dal 2012 al 2016 l’amministrazione comunale ha aumentato le tasse comunali in media del 52%, portando a 1.072 euro la spesa media per famiglia, 366 euro in più rispetto al 2011.

Inoltre ha aumentato le tariffe dei servizi a domanda individuale. Ad esempio il contributo dei genitori per la mensa scolastica da quando si paga per fasce ISEE (2010-2011) ad oggi è aumentato mediamente del 20%, fino ad arrivare a coprire il 75% delle spese del servizio. Inoltre, le aliquote applicate sono o al massimo di quanto previsto dalla normativa, o leggermente più basse, come risulta dalla Tabella 4.

 

 

Tabella 4. Confronto tra le aliquote massime previste dalla legge e le aliquote di Castel Madama

Aliquote massime previste dalla legge
Aliquote di Castel Madama
IMU
 10,6 per mille
 9,6 per mille
TASI, tassa servizi indivisibili

1 per mille (la somma delle aliquote della 

TASI e dell'IMU non deve essere superiore al 10,6 per mille

0,5 per mille
Addizionale IRPEF
non superiore allo 0,8%
  • I redditi fino a 9.000€ sono esenti
  • fino a 15.000 aliquota 0,70
  • Oltre 15.000 fino a 28.000 aliquota 0,75
  • Oltre 28.000 fino a 55.000 aliquota 0,78
  • Oltre 55.000 fino a 75.000 aliquota 0,79
  • Oltre 75.000 aliquota 0,80
TARI, Tassa Rifiuti Le tariffe devono assicurare la copertura dei costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti e di pulizia del paese fino ad un massimo del 100% Coperura del 100% dei costi

Infine, sulla valorizzazione dei beni comunali l’azione svolta dall’amministrazione comunale è stata quella di dichiarare commercializzabili quasi tutti i beni del patrimonio comunale, sia i beni storico-artistici avuti in lascito (come il castello Orsini), sia quelli realizzati con i soldi dei cittadini e che dovrebbero essere utilizzati dal Comune (o da associazioni da esso delegate) per svolgere servizi culturali, sportivi e ricreativi (sala polivalente, campo sportivo, palestre, ecc.). Dopo la dichiarazione di commerciabilità, secondo noi sbagliata se non illegittima, l’amministrazione comunale ha affittato il campo sportivo alla Polisportiva per 15mila euro l’anno e le palestre per altri 9mila euro, cioè ha messo una tassa indiretta ai bambini, ai ragazzi e ai giovani che fanno sport.

Il contributo di €235.000 a fondo perduto concesso dalla Regione Lazio al nostro Comune è un finanziamento utile a prevenire il dissesto e ad evitare che le scelte sbagliate degli amministratori siano pagate da tutti i cittadini. Perché se il Comune dovesse andare in dissesto, saranno i cittadini e i beni comunali a rimetterci.

Infatti, una volta dichiarato il dissesto finanziario il Comune deve:

  • aumentare le imposte e tasse comunali (IMU, TARI, TASI, addizionale IRPEF…) e le tariffe dei servizi a domanda individuale (mensa scolastica) fino ad arrivare al tetto massimo consentito dalla legge
  • contrastare l’evasione e l’elusione fiscale
  • contenere le spese comunali, innanzitutto del personale, che potrà essere posto in mobilità
  • affittare o vendere il patrimonio disponibile non necessario all’esercizio delle funzioni istituzionali
  • contrarre un mutuo, nel caso le misure precedenti non siano sufficienti, per estinguere i debiti.

Il ricevimento del contributo per prevenire il dissesto finanziario (concesso quest’anno soltanto ai Comuni di Castel Madama ed Alatri) obbliga il Comune, nei prossimi due anni, a rispettare “procedure e parametri di controllo”: ogni tre mesi dovrà incontrare e fornire alla Commissione tecnica regionale tutta la documentazione necessaria ai fini di un puntuale monitoraggio. Al termine del biennio, qualora il Comune risulti ancora a rischio di dissesto finanziario, il monitoraggio proseguirà per il tempo stabilito dalla Commissione. Il Comune non è commissariato, ma è sotto controllo della Regione Lazio a garanzia che il contributo sia effettivamente utilizzato per un piano di risanamento dell’ente e non per altro.

L’Amministrazione comunale ha pubblicato una nota sul contributo regionale, che minimizza la drammatica situazione finanziaria ed elogia il proprio operato. Inoltre lo ha fatto soltanto dopo i comunicati di Tutta un’altra storia. Noi pensiamo, invece, che sia diritto dei cittadini conoscere come è la situazione dei conti comunali e sia dovere del sindaco, che svolge anche la funzione di assessore al bilancio, informare correttamente sullo stato finanziario del Comune, sulle azioni messe e da mettere in atto per evitare il dissesto, su come saranno utilizzati i 235.000 euro concessi dalla Regione Lazio.

Nell’attesa che il sindaco lo faccia, convochiamo noi un’assemblea pubblica sabato 24 marzo alle ore 17 presso la sede in piazza Dante.

 

Paola Moreschini e Pino Salinetti, di Sinistra italiana – Liberi e Uguali

 

 

 

 

 

 BIOREGIONALISMO

Un’applicazione locale dell’Ecologia Profonda

 

«Questa terra viva che scorre \ È tutto quel c’è, per sempre. \ Noi siamo lei \ Lei canta attraverso noi…».

Sono solo alcuni dei numerosi versi che aprono e accompagnano alla lettura di Nel Mondo Poroso del poeta ecologista Gary Snyder (San Francisco, 1930), un libro curato per la collana Eterotopie nelle Edizioni Mimesis (2013) da Giuseppe Moretti, contadino biologico, redattore della newsletter “Lato Selvatico” e membro fondatore di “Sentiero Bioregionale”.

Perché poroso? Perché qualunque cosa sfuma intersecandosi nell’altra; perché il mondo non è schematizzabile in “materia” da una parte e “spirito” dall’altra, tantomeno è riducibile ad apparenti dualismi contrapposti come “uomo” e “natura”, “urbano” e “rurale”, “coltivato” e “selvatico”, ma è in un incessante fluire che non è crescita illimitata come il dominante modello consumistico vorrebbe far intendere.

Essere consapevoli di questo significa entrare nel grande flusso dell’esistenza; indica che la tutela del territorio e dell’ambiente naturale ha più a che fare con il buonsenso e la lungimiranza piuttosto che con la tradizionale contrapposizione “sinistra/destra”.

Lo statunitense Gary Snyder, poeta dell’ecologia profonda «La scienza dell’ecologia - afferma Snyder - ci mostra che la natura non è semplicemente un insieme di specie separate tutte in competizione tra di loro per la sopravvivenza, ma che il mondo organico è composto da tante comunità di esseri differenti, in cui tutte le specie giocano un ruolo diverso ma essenziale».

Con il sottotitolo saggi e interviste su luogo, mente e wilderness l’autore focalizza alcuni punti centrali delle sue opere: luogo, per rappresentare il significato di ri-abitare un ambiente in senso bioregionale; mente, sottendendo al processo mentale e culturale legato al ri-diventare “cittadini” della terra; wilderness, come ricerca della nostra discendenza dalla natura che crea e sostiene la vita, la stessa per tutto ciò che vive e prospera nel mondo.

Per Snyder - poeta dell’ecologia profonda e figura centrale della controcultura degli anni ’60, considerato uno dei principali ispiratori del bioregionalismo - il dibattito cruciale nel mondo ambientalista contrappone chi parte da una mentalità antropocentrica di gestione delle risorse e chi propone valori che riflettono la consapevolezza dell’integrità della Natura nella sua interezza. Quest’ultima posizione, quella dell’Ecologia Profonda (neologismo coniato dal filosofo e alpinista norvegese Arne Næss per descrivere qualcosa che già era e che faceva parte del nostro sentire ancestrale) è più vivace, coraggiosa, conviviale, rischiosa e scientifica.

Mai come oggi il futuro apre ad una molteplicità di scenari, dai più catastrofici e drammatici, ai più creativi e spirituali. Tuttavia le tendenze autodistruttive di scala planetaria e tutte le contraddizioni che stanno delineandosi a causa dei meccanismi omologanti messi in atto da politiche sviluppiste che non tengono conto dei corretti indicatori del benessere delle persone e della biosfera, ma solo dei fallaci dati del PIL, trovano spiragli ottimistici grazie alla prospettiva bioregionale.

Come lo stesso autore ricorda abbiamo ancora l’opportunità di imparare dalle culture tradizionali del posto, perché se è vero che il futuro è nelle nostre mani, per imparare di nuovo a vivere nel proprio luogo è necessario compiere uno sforzo che porti al superamento dei “confini artificiali” e ritornare al mondo naturale, con i bacini fluviali e le connessioni ecologiche come sottofondo principale per il nostro abitare.

Tale approccio lo accomuna non solo a Thomas Berry (1914-2009), ecoteologo e storico delle culture per il quale la Terra esprime se stessa non in territori omogenei ma in varie regioni differenti l’un l’altra, per cui abbiamo solo bisogno di ascoltare ciò che la Terra ci sta dicendo, ma anche a Peter Berg (1937-2011), altra anima del bioregionalismo, secondo il quale la bioregione è tanto il terreno geografico quanto il terreno della coscienza.

Eduardo Zarelli, saggista e pubblicista convinto sostenitore di decrescita, comunitarismo e bioregionalismo, ben chiarisce il significato del termine “bioregione” composto della parola greca bio, che significa vita e “regione” derivata dal latino regere, cioè governare; quindi la vita che si autogoverna nel limite biotico di un territorio abitato, un luogo definito dalle forme di vita che vi si svolgono piuttosto che da decreti legge: “una regione governata dalla natura”.

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Questa sensibilità, come pratica di un’ecologia localista, viene riaffermata anche in un suo articolo del 2007 in cui scriveva: «La pluralità delle identità comunitarie evita i rischi di accentramento del potere e quindi di colonialismo o imperialismo. La complementarietà e lo sviluppo di una fitta rete di relazioni intercomunitarie - tra cui la sussidiarietà e l’interdipendenza - possono definire con sufficiente approssimazione l’intento di un “federalismo ecologista”, di assoluta attualità dato il destino tecnocratico dell’unità europea.

Il problema di fondo è di ripensare pluralisticamente il mondo fuori dall’Occidente, dal suo universalismo monistico e dalla sua centralità etnocentrica rispetto alla quale tutto diventa periferia. Bisogna comprendere, per dirla con Mircea Eliade, che “in ogni posto c’è un centro del mondo” possibile. E quel “centro del mondo” è, per ogni uomo, la sua identità personale e comunitaria, il suo specifico territorio umano, naturale e culturale, supportato dalla biodiversità. Saranno la reciprocità economica, il paritario scambio culturale, il viaggio e l’ospitalità a tessere, come capi opposti di un unico filo, le trame di una convivenza qualitativa tra le diversità, appagando la necessità profonda, per noi moderni, di ritrovare nel contatto e nel confronto con l’altro da sé, la radice della nostra cultura, la risposta al disagio esistenziale indotto dalla civilizzazione di massa: una risposta alla insopprimibile ansia di radicamento».

 

Eduardo Zarelli, saggista e pubblicista sostenitore del bioregionalismo

Fondata nel 1996 come incontro di varie realtà che si riconoscono nella visione dell’ecologia profonda e del bioregionalismo, la “Rete Bioregionale Italiana” consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori e tematiche bioregionali.

«La bioregione - recita testualmente il Documento d’Intesa della Rete - è un luogo geografico riconoscibile per le sue caratteristiche di suolo, di specie vegetali ed animali, di clima, oltre che per la cultura umana che da tempo immemorabile si è sviluppata in armonia con tutto questo.

Per bioregionalismo si intende la volontà di ri-diventare nativi del proprio luogo, della propria bioregione. Possiamo fare tutte le scoperte possibili, usare la tecnica, la scienza; possiamo andare sulla luna e comunicare via satellite, ma alla base della nostra sopravvivenza fisica, psichica e spirituale vi sono questi alberi, queste erbe, questi animali, queste acque, questo suolo del luogo dove viviamo. L’evoluzione sociale e tecnologica è ecologicamente compatibile solo in “piccola scala”, localmente, e se rimane ancorata ad una visione olistica del sapere.

ideaBioregionalismoL’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno dell più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano.

Il bioregionalismo si rifà ai principi ecocentrici, riconoscendo che l’equilibrio ecologico esige una profonda trasformazione nella percezione che abbiamo come esseri umani riguardo al nostro ruolo nell’ecosistema planetario. Questa consapevolezza non è qualcosa di completamente nuovo, ma affonda le sue radici negli antichi saperi popolari (nativi americani, aborigeni australiani, ecc.) e nelle grandi tradizioni spirituali occidentali e orientali.

Il modo più appropriato per iniziare a ri-abitare non è attraverso leggi o regolamenti imposti, ma ponendosi in prima persona in relazione al luogo in cui si vive: scoprendone i significati, gli scambi, individuandone i contorni, dedicandosi ad attività sostenibili con la propria bioregione.

Queste sono alcune delle prime cose da attuare e, in tale campo, siamo tutti apprendisti.

L’idea bioregionale punta ad inserirsi nelle pieghe della società; per riuscirci, diverse possono essere le modalità, i linguaggi e le forme, ma, al di là delle differenze, ciò che accomuna i bioregionalisti è la consapevolezza di essere parte interdipendente di un insieme senziente.

L’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali selvatici; per sua natura, pertanto, si esprime attraverso la forma decentrata.

Nell’introdurre questo concetto, si richiede la sensibilità di esporlo in modo che ogni persona, gruppo o realtà sociale lo senta proprio e nel proprio luogo si organizzi per radicarlo».

Ma come e da dove cominciare? In un post pubblicato lo scorso ottobre sul blog “Cafe Paolo D’Arpini, uno dei fondatori del movimento bioregionalista italianoVirtuel” in occasione della grande eco sul referendum per l’Indipendenza della Catalogna, Paolo D’Arpini, uno dei fondatori del Movimento Bioregionale in Italia sin dai tempi in cui risiedeva a Calcata, partendo dall’assunto che il bioregionalismo si riconosce soprattutto nelle identità locali individuate principalmente nell’ambito municipale e provinciale (ambiti territoriali in cui una comunità di solito irradia la sua influenza culturale), ribadiva la necessità di restituire dignità e salvaguardare i diritti delle piccole comunità locali.

Tuttavia le Regioni, così come impostate e studiate a tavolino, si pongono come stati antagonisti sia per lo Stato Italiano che per l’Europa stessa che faticosamente sta cercando di trovare un’identità condivisa.

A suo dire se degli Enti inutili vanno eliminati, bene sarebbe abolire le Regioni ritenute mini-stati all’interno dello Stato, che non rappresentano interessi di omogeneità culturale e bioregionale, ma solo di gestione economica e partitica.

«Il bioregionalismo - sostiene D’Arpini - riportando in auge sia il rispetto della vita in termini di ecologia profonda sia il riconoscimento dell’identità locale, è l’unico metodo che possa garantire equanime distribuzione e pari dignità alle diverse presenze degli abitanti della Comunità Europea. Quindi l’Europa, politicamente unita, andrebbe suddivisa in ambiti bioregioniali (e non in Regioni o in Macro-Regioni, come proposto da alcune forze politiche), poiché abbiamo visto che le amministrazioni Regionali per loro natura tendono ad essere separative e indifferenti agli interessi delle comunità locali (dovendo infatti difendere la loro strutturazione spuria ed anomala rispetto alla identità bioregionale)».

Treia (MC), comunità idealeTrasferitosi a Treia (MC) nel 2010, Paolo D’Arpini ben conosce la nostra realtà territoriale avendo vissuto per anni prima a Roma e poi a Calcata da dove ha rilanciato messaggi di ecologia profonda e di spiritualità laica - tra cui la proposta del bioregionalismo - sostenendo diverse battaglie per la salvaguardia di Calcata e delle falde acquifere della Valle del Treja. In particolare si ricordano quelle per il salvataggio di trecentomila mucche da immolare alla CEE, oltre a quelle contro l’inceneritore con discarica da installarsi a Civita Castellana e il mega-lunapark che si voleva realizzare a Campagnano, in aree soggette a tutela come da Piano Paesistico della Regione Lazio.

Interpellato in merito all’ipotesi di una “Ristrutturazione del Lazio” in chiave bioregionale,Calcata (VT), perla nella Valle del Treja riporto di seguito quanto da lui stesso resomi: «Negli ultimi anni è andata maturando una coscienza ecologica e sociale, una considerazione delle diverse necessità delle varie realtà urbane e suburbane, che richiede una revisione generale degli attuali modelli e confini regionali. 
Tanto per cominciare esiste la realtà dei grandi agglomerati metropolitani, come ad esempio Roma, ed esiste poi la realtà delle piccole città, dei villaggi e del territorio agricolo e boschivo. Va da sé che l’amministrazione di entità che manifestano differenze così sostanziali non può essere gestita in modo “centralistico”, che altrimenti gli interessi dei grossi agglomerati porterebbe alla fagocitazione e rovina dei centri meno popolosi ed al loro snaturamento. Anche l’istituzione delle cosiddette “aree vaste”, per una collaborazione intercomunale nei servizi, etc., non aiuterebbe il mantenimento dell’identità locale se non corroborata dall’esigenza primaria della conservazione dell’habitat e delle risorse naturali.

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In Europa già da tempo si sta attuando una politica “decentrativa” separando l’amministrazione delle grandi città da quella del territorio extraurbano. Ad esempio vedasi Parigi oppure Monaco di Baviera, entrambe definite “Città Regione” indipendenti dal resto del territorio.

In Italia se osserviamo la situazione amministrativa del Lazio, vediamo che l’ente Roma Capitale è solo un’operazione d’inglobamento delle realtà rurali limitrofe con accorpamento del territorio provinciale. Secondo il criterio bioregionale da noi proposto, invece, Roma ed una ristretta area metropolitana dovrebbe assurgere allo status di Città Regione.  
E a quel punto non vi sarebbe nulla di strano nello scorporare l’amministrazione regionale in due enti: Roma Capitale e Lazio storico. Se ciò avvenisse, come avrebbe dovuto già avvenire, questo riaggiustamento sarebbe un buon sistema di rivalutazione per il territorio e per le piccole comunità. 

L’attuale perimetrazione del Lazio, ricordiamolo, è il risultato di un ragionamento politico accentrativo (attuato subito dopo l’Unità d’Italia e successivamente durante il fascismo) il cui risultato fu lo smembramento delle realtà amministrative preesistenti. Ovvero la Tuscia storica fu smembrata fra la Toscana e il Lazio, e qui ancora separata in Tuscia viterbese e Tuscia romana. Altrettanto accadde con i centri della Sabina, con Rieti tolta all’Umbria e con diversi altri centri inseriti nella provincia romana e così pure avvenne nella Ciociaria, suddivisa fra Roma e Frosinone, e nella provincia di Latina creata ex novo in seguito alla bonifica pontina ed integrata da territori dell’ex Regno di Napoli.

A ben guardare, l’identità bioregionale di Roma Capitale ed area metropolitana, in senso stretto, dovrebbe corrispondere agli stretti limiti dell’espansione urbana e adiacenze. Poiché è ovvio che le realtà civiche periferiche della attuale provincia di Roma andrebbero restituite ai loro ambiti originari, anche per un riequilibrio nel numero degli abitanti. Altrimenti, se tale operazione di riequilibrio non fosse attuata, la nuova Regione metropolitana di Roma, se compresa negli attuali confini della sua provincia, raggrupperebbe oltre i quattro quinti dei residenti totali nel Lazio, il che non aiuterebbe assolutamente il territorio a crescere, dovendo soddisfare le esigenze di servizi passivi da parte della metropoli. La metropoli deve imparare ad essere autosufficiente». 

Abbiamo aperto questo generico accenno al bioregionalismo con Gary Snyder (Premio Pulitzer 1975 per la poesia con L’Isola della Tartaruga) e con lui chiudiamo riportando una dichiarazione rilasciata nel corso di un’intervista del febbraio 2005.

Alla domanda: «Il bioregionalismo è solo un movimento culturale o anche politico?» il poeta rispose: «Il nostro è soprattutto un movimento educativo che tende all’autogoverno all’interno delle strutture presenti. Uno dei motivi per cui il bioregionalismo è nato in Nord America, prima che in altri paesi, è perché qui da noi i confini politici tra i vari stati non hanno niente a che fare con quelle che sono le caratteristiche orografiche e biologiche dei vari paesi, sono solo linee rette che tagliano a metà colline, montagne e fiumi. Quello che proponiamo è rivalutare le bioregioni, disegnate secondo i confini naturali tracciate dai rilievi montuosi, ma questo non per sottolineare la specificità etnica o linguistica di un’area, ma per gestirne meglio le risorse idriche, agricole e forestali. Spesso il decentramento e il federalismo mascherano nuove forme di nazionalismo, decisamente di destra e potenzialmente fascista; mentre il nostro slogan è: “Pensare globalmente, agire localmente”». 

Nonostante l’importanza dei temi proposti dalla “Rete Bioregionale Italiana” (neppur Bioregionalismo8marginalmente e trasversalmente sfiorati da tutti gli schieramenti politici durante l’ultima campagna elettorale), il dibattito sulle questioni ambientali ed energetiche, sulla transizione verso l’industria 4.0, su agricoltura, ricerca, mobilità e proposte di riassetto territoriale in chiave bioregionale è rimasto pressoché fuori da una competizione rivelatasi come ennesima occasione persa.

Malgrado tutto nello sconfortante silenzio della scena postmoderna riecheggiano ancora le parole del filosofo coreano Byung-Chul Han quando affermava che alla società attuale non è più applicabile il paradigma della biopolitica, bensì quello della “psicopolitica”. Per il noto autore di saggi sull’ipercultura e la globalizzazione. «il potere non disciplina più i corpi ma plasma le menti, non costringe ma seduce, sicché non incontra resistenza perché ogni individuo ha interiorizzato come propri i bisogni del sistema».

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

 IN CAMMINO NELLE TERRE MUTATE

Tra Scosse Emotive, Educative e Solidali

 

A Tivoli, presso la sede del CAI, il 2 marzo, si è svolta una serata dedicata alla Virginio Federici (CAI) con Chiara Carrarini e Franco Biasutto (Movimento Tellurico)presentazione del film/documentario di viaggio girato nel corso della Lunga Marcia nelle Terre Mutate, un cammino di solidarietà che si è svolto da Fabriano a L'Aquila, dal 28 Giugno all’8 luglio 2017.

Più di 200 km, percorsi a piedi nel centro Italia tra Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo attraversando due importanti Parchi Nazionali (Parco Nazionale dei Monti Sibillini e Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga).

Dal 2012, Movimento Tellurico è l’associazione che ha ideato e promosso questo cammino solidale cambiando nel corso degli anni gli itinerari e il nome, da Lunga Marcia per l’Aquila, a Lunga Marcia nelle Terre del Sisma ad oggi In Cammino nelle Terre Mutate, ma perseverando negli obiettivi: creare un cammino naturalistico/solidale da percorrere a piedi al fine di incentivare un turismo solidale, sostenibile e responsabile, e sottolineare la necessità di avviare una campagna nazionale di messa in sicurezza antisismica degli edifici.

terre1In questi anni abbiamo camminato nei territori, borghi e città d’Italia “scossi” cercando di “tracciare” il punto sulla ricostruzione, promuovendo il rilancio delle zone colpite dai vari sismi e sensibilizzando i partecipanti e le comunità attraversate ai temi della prevenzione antisismica, della tutela e della conoscenza del territorio.

Il reportage, realizzato da Francesco D'Amore e Raffaele Pugliese, è un docufilm su chi ha camminato per 11 giorni e su chi ci ha accolto e raccontato le proprie storie: persone che il terremoto lo hanno subito e che stanno lottando per ricominciare una vita nelle Terre Mutate. C’è la necessità di narrare memorie/storie attraverso i nostri passi. In fondo, le tracce necessitano sempre di un filo narrativo. Così nel filmato che come associazione stiamo promuovendo in tutta Italia, ad emergere sono le polifonie di racconti, resoconti, frammenti, vere e proprie congiunzioni di parole, immagini, video, tra numerosi camminatori e quanti abbiamo incontrato lungo il percorso.

Nell’edizione “La Lunga Marcia nelle Terre del Sisma” abbiamo attraversato quattro regioniterre2 ferite dal terremoto, unendo idealmente, attraverso i nostri passi, le zone colpite dagli ultimi eventi sismici con L’Aquila, in uno scenario di Terre-Mutate, dove amministrazioni e cittadini stanno lavorando duramente per ricostruire un futuro. Il capoluogo abruzzese è ormai da anni impegnato nella complessa ricostruzione in primis del proprio tessuto sociale. L’obiettivo è stato ed è quello di tessere relazioni umane solidali per dar voce ai bisogni, ai progetti e all’impegno di cittadini e associazioni “resilienti” e ricostruire nuove prospettive di vita future.

Nelle immagini e parole che vengono proiettate, a colpire sono le capacità creative, di mutazione e anche di resistenza delle persone che si incontrano e le nostre. Infatti, percorrendo a piedi un territorio, le nostre zone marginali, di confine e quelle che incontriamo diventano mobili...

Diventa pertanto impossibile definire, mappare, territorializzare una esperienza di cammino; piuttosto il sentiero, la strada muta e soprattutto le parole formano un percorso sempre in transito. Il sogno è quello che questo progetto concreto possa diventare sempre più glocal: uno spazio entro il quale stare, fare, prendere, ma anche dare, collaborare, svolgere una funzione pedagogica. In effetti, questo cammino laico e solidale offre e accoglie uno spazio narrativo locale e globale perché la terra che trema scuote l’esistenza di tutti. “Toccando” la terra si cammina innanzitutto nel proprio corpo che è sempre meno radice, inteso come spazio chiuso, come qualcosa di determinato, ma territorio di mutazione. Così Camminare diventa sinonimo di Sinestesia perché coinvolge l’intero tessuto corporale, denso di recettori e percettori: si cammina con gli occhi, si sente con i piedi, si percepisce il suono tattile del vento…

Quando mi hanno chiesto di descrivere che cosa fosse per me questo cammino, ho parlato di Scosse Emotive, affermando che: «La Lunga Marcia per l’Aquila è stata ed è una scossa emotiva, tellurica viscerale… volutamente condivisa perché grazie agli intenti mi consente di attraversare e farmi attraversare da molteplici spazi e anime… È la geofilia che emerge, quel desiderio di terra, la passione per chi la transita, dei diritti negati che si fa condividendo con gli altri e con la volontà di ricostruire, seminando capitali e paesaggi umani …» (In Luca Gianotti, La spirale della memoria. In cammino sulle tracce del terremoto della Marsica; 2015 Edizioni dei Cammini). Inoltre, ha la capacità di creare relazioni educative autentiche, vere e proprie Scosse Educative, perché nell’associazione ognuno possiede la validità di voler creare valore. Questo è Movimento Tellurico: Capitale Umano in divenire.

Scosse Educative anche perché nel 2014 ho svolto il laboratorio di Pedagogia dei Disastri Naturali all’Università Roma Tre, tenuto dalla professoressa Sandra Chistolini. I terremoti sono nei racconti di chi li ha vissuti ed i loro effetti sull’educazione in corso di considerazione scientifica. Si è analizzato il terremoto in Emilia del 2012, in particolare che cosa è accaduto nelle scuole, che cosa hanno visto e memorizzato i bambini? Cosa hanno fatto le maestre? Come si è intervenuti per dare all’educazione uno spazio pieno e significativo prima, durante e dopo il terremoto?

Insomma da camminatrice e poi da insegnante, ho voluto dare prima a me stessa, cercando di trasmetterlo agli altri, negli occhi delle persone che incontro, una narrazione, o meglio delle narrazioni. Ritengo così opportuno affermare la funzione pedagogica della marcia, proprio perché la pedagogia va intesa come formazione dell’uomo nella sua interezza per tutta la sua vita. Il terremoto così come il cammino, sono esperienze attraverso le quali l’uomo apprende sempre. Attraverso l’analisi e l’interpretazione di un progetto didattico e della Marcia ho riscoperto e scoperto altre estremità, cammini/percorsi che cambiano continuamente senza mai ripetersi durante e dopo la marcia... Ecco perché Scosse Emotive e Educative!

Ma anche Scosse Solidali perché possiamo favorire il rilancio economico delle zone colpite mettendo in rete i principali sentieri attraversati (Grande Anello dei SibilliniSentiero Italia, Sentieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della LagaSentieri CAI, ecc.) in un unico cammino solidale, tracciandolo e facendolo diventare percorribile da escursionisti durante la maggior parte dell’anno.

Inoltre un turismo solidale, sostenibile e responsabile, può incentivare imprese, produttori e associazioni territoriali e coinvolgere numerosi altri soggetti interessati, come già Federtrek e A.P.E - Associazione Proletari EscursionistiSezione Roma.

Tutti possono diventare dei veri e propri costruttori di cammino. Come? Aiutandoci a far conoscere il progetto, a recarsi nelle zone colpite dal terremoto, organizzando un evento nel proprio Comune, partecipando alla Lunga Marcia 2018.

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La sezione del CAI di Tivoli ci ha ospitato e il Presidente Virginio Federici è intervenuto, insieme a noi tellurici, mettendo in evidenza quanto sia importante la condivisione di questo progetto, affermando come «l’Associazione Movimento Tellurico, oltre ad essere portatrice di cambiamenti nei territori che attraversa, è anche portatrice, all’interno di coloro che partecipano alle Lunghe Marce, di cambiamenti del proprio modo di essere, dove il valore della solidarietà, è sicuramente il più rilevante».terre4

Certamente camminare nella bellezza di questi territori cipermette di instaurare un rapporto profondo sia con l’ambiente naturale, sia con le persone che decidono di restare e resistere in questi luoghi e di coltivare passo dopo passo la cooperazione.

Chiara Carrarini

 

 

 

 

 

 NOI LILITH

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SCUOLA

 

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 I Leonini - Vincenzo Leonini

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Vincenzo nacque a Tivoli nel secondo quarto del 1400 d. C. da una nobile famiglia cittadina attestata a partire dal 1300.

I Leonini in origine furono mercanti la cui ascesa fu favorita dal legame con gli Orsini. Giovanni, zio paterno, fu il primo a fregiarsi del titolo di nobilis vir (denominazione feudale per intendere un nobile o un gentiluomo). Suo figlio Angelo fu uno dei capi della fazione orsina di Tivoli, nonché segretario, amministratore e capitano di Virginio Orsini, conte di Tagliacozzo. Saulina, zia paterna, si imparentò con due membri di altrettante nobili famiglie sposando prima Luciano de Cancellariis e poi Clemente Brigante Colonna, Capomilizia della potente famiglia Colonna, difensore di Tivoli contro le minacce straniere, morto nel 1482.

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Portale della Chiesa di San Biagio a Tivoli , a destra, in dettaglio, 

lo stemma di Vincenzo Leonini

(foto di Giuseppe Cordella)



Figlio di Piero, capo fazione dei Leonini e Giovanna, fu fratello del più illustre Vescovo tiburtino, Angelo Leonini morto nel 1517, di Giovanni, padre di Camillo, vescovo di Tivoli, e di Camilla, sposa di Giovanni Andrea Croce da cui ebbe Marcantonio, vescovo di Tivoli dal 1528 al 1554, e Girolamo, a sua volta padre di Giovanni Andrea, vescovo di Tivoli dal 1554 al 1595.

Vincenzo sposò, con l'altissimo consenso papale, Bartolomea de' Medici, nipote del cardinale Giovanni de' Medici, futuro Pontefice Leone X. Di questo sposalizio vi è testimonianza nell'unione araldica dei due stemmi famigliari: il Leone con la palma rappresentante i Leonini e i sei globi, simbolo inequivocabile della potentissima e celeberrima famiglia De' Medici.

I sopracitati simboli si riscontrano nella chiesa dell'Ordine Domenicano dei Predicatori (San Biagio), nello stipite destro del portale lapideo. Fu proprio in questa chiesa che i due illustri fratelli Leonini, Angelo e Vincenzo, sovvenzionarono un restauro massiccio, in parte demolito nel '700 e nel Secondo Conflitto Mondiale, ponendo all'interno una lapide in memoria dei loro avi [nota 1] e le immagini araldiche poste sullo stipite. Tuttavia un’iscrizione datata 1516 che riguarda Vincenzo Leonini è attestata anche nell'architrave del timpano:

VINCEN. LEONINUS LEONIS PP.X CUSTODIE CAPIATANE. F.F. MDXVI.

iscrizione portare chiesa san biagio tivoli

Egli, grazie a Papa Giulio II (Giuliano Della Rovere 1443 - 1513), amico fraterno del fratello Angelo, viene nominato Capitano della Guardia del Corpo Papale nonché Prefetto della Guardia a Cavallo, illustre incarico poi riconfermato dai pontefici Leone X (Giovanni di Lorenzo De' Medici 1475 - 1521), Adriano VI (Adriaan Florenzoon 1459 - 1523) e Clemente VII (Giulio Zanobi di Giuliano De Medici 1478 - 1534).

 

L'iscrizione sul portale della Chiesa di San Biagio a Tivoli

(foto di Giuseppe Cordella)

Le cronache tiburtine narrano che Vincenzo fu talmente legato ed affezionato ai sui concittadini che nel 1525 organizzò a sue spese, per il Giubileo, un “lauto” banchetto in piazza Sant'Eusebio, prospicente alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Ciò è testimoniato dal fatto che circa duemila tiburtini vi parteciparono. Il Leonini cercò, con le armi e le intimidazioni, di porre fine alle guerre fra bande capeggiate dagli Orsini e dai Colonna, cercando valorosamente di difendere la città dai terribili Lanzichenecchi che in precedenza saccheggiarono Roma. Tuttavia, a causa delle continue e perenni lotte fra frazioni, la città fu “violentata” ed occupata per tre volte dalle truppe dell'Imperatore Carlo V nel 1527. Vincenzo muore assieme al nipote Camillo nel 1527, nel giubilo e nella tristezza dell’intera cittadinanza di Tivoli.

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Il Leonini lo troviamo anche come donatore della Statua (testimoniato nell’iscrizione VINCENZIO LEONINO) in maiolica, posta nella nicchia dell'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Evangelista, rappresentante un San Giovanni anziano riccamente drappeggiato, attribuita al maestro fiorentino Andrea Della Robbia (1435 - 1528).

Chiesa di San Giovanni Battista a Tivoli.

Statua di San Giovanni attribuita ad Andrea Della Robbia

(foto di Giuseppe Cordella)

 

a cura di Giovanni Di Braccio, archeologo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 "PROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO 2018 E MERCATINI AI COLLICELLI".

La ass. Pro-loco Castel Madama organizzerà la tradizionale processione del Venerdì Santo per le strade di Castel Madama.

Come sempre la processione vedrà sia la Rievocazione della Passione di Cristo e sia la partecipazione delle confraternite religiose cittadine, rinnovando in questa composizione quella caratteristica che la rende così particolare e suggestiva.

La processione avrà il suo culmine in piazza Dante e inizierà a partire dalle ore 20.30, venerdì 30 marzo.

Ricordiamo infine che dal 30 marzo fino al 2 aprile saranno presenti, al parco dei Collicelli, dei mercatini di oggettistica e prodotti tipici.

Francesco Pecchi

 

 

 

 

 

 ELEZIONI 2018: TUTTI I RISULTATI DEL COMUNE DI VICOVARO

ELEZIONI VICOVARO

Politiche. I risultati di Vicovaro si mostrano più o meno in linea con i dati nazionali: finita l’epoca del bipolarismo, con il boom del Movimento Cinque Stelle sembrano diventati ormai tre i poli catalizzatori della quasi totalità dei consensi degli elettori. Ai pentastellati vanno quasi 200 preferenze al Senato e più di 150 alla Camera rispetto al 2013, che significa un incremento di 10 punti percentuali: un vero trionfo. Cresce il Centro-destra, la coalizione più votata, che segna un incremento di circa 250 preferenze in entrambi i rami del Parlamento. Chi perde, anche se ammettere la sconfitta non piace a nessuno, è il Centro-sinistra e soprattutto il PD che deve rinunciare a 383 voti al Senato (più della metà!) e addirittura 399 alla Camera, che vuol dire addirittura -20% di suffragi rispetto al 2013. Dati per certi versi sconcertanti.

Regionali. I Dem tengono invece botta in Regione dove Zingaretti, pur lasciando per strada ben 361 preferenze rispetto all’ultima tornata, conserva comunque i numeri necessari a confermarsi vincitore, seppur con l’esiguo margine di 85 voti, sul candidato del Centro-destra, Parisi. Anche qui significativo l’incremento dei Cinque Stelle (+298). Ben poca gloria per i candidati “locali” Gregori (9 preferenze) e Romanzi (25) entrambi non eletti, come Andrea Ferro, che pure è risultato il più votato a Vicovaro.

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

 RIEVOCAZIONE STORICA DEL VENERDÌ SANTO:

APPUNTAMENTO IL 30 MARZO

 

VivovaroRievocazioneL’Associazione culturale Venerdì Santo e la Parrocchia di San Pietro di Vicovaro, con il patrocinio del Comune di Vicovaro, rinnovano anche quest’anno l’ormai ultradecennale tradizione della Rappresentazione Storica del Venerdì Santo.

L’appuntamento per la suggestiva messa in scena è per la serata di venerdì 30 marzo quando partirà la sfilata dei figuranti. I momenti più significativi si svolgeranno, come consuetudine, in una Piazza San Pietro adeguatamente allestita per l’occasione, mentre le scene della crocifissione e della resurrezione saranno allestite in località “Conserva”. C’è da attendersi, come ogni anno, qualche piccola novità nell’organizzazione.

Per farvi venire l’acquolina in bocca e farvi accorrere numerosi, vi presentiamo qualche scatto delle ultime edizioni.

VivovaroRievocazione1

VivovaroRievocazione2

 

 

 

 

 

 

 È MORTO GINO VENTURA, ULTIMO SUPERSTITE DELLA STRAGE DELLE PRATARELLE

Il 21 febbraio scorso, a Tivoli, si è spento all’età di 94 anni Gino Ventura, Cavaliere Ufficiale gino venturadelle Repubblica italiana e ultimo superstite dell’eccidio delle Pratarelle, la strage di 25 civili, tra cui donne e bambini, compiuta da un gruppo di nazifascisti in ritirata nella notte del 7 giugno del 1944 presso l’omonima località ubicata nel Comune di Vicovaro.

Gino Ventura, quella notte, è scampato per miracolo all’uccisione fingendosi morto dopo essere stato ferito con un colpo di arma da fuoco, ed ha passato la sua vita a tramandare il drammatico ricordo di quei fatti, divenendo egli stesso in persona memoria vivente di quella terribile pagina di storia d’Italia.

Alle esequie, che si sono tenute a Vicovaro, ha preso parte una folta e commossa platea di concittadini e non, che hanno voluto porgere l’estremo saluto ad un importante personaggio della nostra storia locale.

Ricordiamo Gino Ventura attraverso un estratto del libro “Io ho visto” di Pier Vittorio Buffa (Nutrimenti, 2013) nel quale egli ha raccontato la propria esperienza.

«Io ero arrivato alle Pratarelle verso sera. È una bella zona a monte del paese. La gente di Vicovaro vi aveva costruito delle capanne per stare più al sicuro, lontano dalla guerra. Noi che stavamo in montagna scendevamo giù per dormire e per rifornirci. Io ero nella banda partigiana Ziantoni e quella sera ero sceso per incontrare la mia fidanzata, Celeste Ziantoni. Ci sentivamo più sicuri, Roma era già stata liberata, i tedeschi si ritiravano verso nord e noi aspettavamo da un momento all’altro l’arrivo degli alleati. Nella capanna di Celeste ci sono almeno una ventina di persone. Sono arrivato da poco quando sentiamo le urla dei tedeschi. […] Ci infiliamo nella grotta mentre le donne, insieme ai bambini, si mettono davanti all’ingresso per cercare di nasconderlo alla vista. I tedeschi arrivano in pochi minuti. Forse hanno seguito delle tracce, oppure i fascisti del paese gli hanno detto della grotta. Non si curano di chi cerca di proteggerci, entrano e quando ci vedono ci puntano addosso i fucili.
Usciamo dalla grotta con le mani in alto e vediamo gli altri, altri sei tedeschi con le armi pronte a sparare. Ci fanno un cenno brusco che vuol dire «camminate» e uno di loro ci fa capire, con parole che proprio non ricordo, che andiamo a cercare un posto dove fucilarci. […] Mi guardo intorno, studio come si muovono i soldati tedeschi, cerco possibili vie di fuga. Niente, siamo praticamente circondati dai dodici soldati. «Voi partigiani, kaput», dice quello che sembra il comandante, giovanissimo. Si allontanano, il momento sta per arrivare. Alla mia destra c’è un pendio ripido. Ecco, alzano i mitra. Mi butto sulla destra, nel burrone, proprio mentre parte la raffica. Rotolo giù ma mi hanno colpito. Alla spalla e alla gamba sinistra mi troveranno i fori di quattordici proiettili. Cerco di muovere la gamba ferita, non risponde, saprò poi che si è spezzata in quattro punti. Striscio facendo forza sul braccio destro. Quando sento il tedesco venire verso di me, mi blocco, mi fingo morto. Il colpo di grazia non mi uccide. Il proiettile arriva alla mia testa, nella parte sinistra della fronte e scivola via. In quelle ore il mio cervello gira come su sé stesso. Non pensi a nulla quando sei solo, ferito e immobile in un posto dove sai che non passa mai nessuno. Provi una solitudine totale, come non ho mai più provato nella vita».

La fotografia di questa pagina è stata scattata presso il Campidoglio l’8 settembre 2016 quando Gino Ventura, alla presenza del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ricevette la Medaglia della Liberazione.

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

 L’ALBERO DELLA VITA…E NON SOLO…

alberovitaUn evento importante per Villa Adriana ed il parco Il Sogno di Malala, piantate 82 piante nell’area verde al centro del quartiere. Uno di questi alberi, poi, è particolarmente speciale perché è stato dedicato alla memoria di Mario Di Felice, il giovane di Villa Adriana prematuramente ed accidentalmente scomparso nei giorni scorsi. La dedica è stata effettuata durante la Festa dell’Albero, realizzata in collaborazione con il Comune di Tivoli, a cui hanno partecipato oltre 300 studenti delle scuole di Villa Adriana. I nuovi alberi sono stati messi a dimora grazie al Comitato di quartiere Villa Adriana che si è fatto promotore dell’iniziativa coordinando i lavori, insieme ai gestori del parco Centro Culturale Pacifici, Centro Sportivo Pacifici, Hibernian Pub e Centro Iniziative Attività Kulturali, ed alla Tivoli Marathon, trovando anche il main sponsor che ha permesso l’acquisto delle piante, +Vista. Ha poi spiegato Nello Paolacci, presidente del Comitato di quartiere come questi alberi siano importanti per lo stesso Parco non solo perché l’area sia brulla ma anche perché sono un simbolo della partecipazione dei cittadini alla vita del quartiere. Queste piante, ora, andranno salvaguardate ed ho invitato i bambini ed i ragazzi presenti alla festa dell’albero affiché loro siano i primi guardiani. Il recente lutto vissuto dal quartiere, poi, ha spinto gli organizzatori a dedicare una pianta al giovane Mario. Questi nuovi alberi, secondo anche gli stessi gestori del Parco, rappresentano una pagina L'albero per Mario, Parco Malala Tivoliimportante nella storia di Villa Adriana ed in questa pagina non poteva non comparire anche il giovane Di Felice, che ancor di più resterà nei cuori di tutti noi. Abbiamo subito sposato l’iniziativa del Comitato di dedicargli una pianta, l’albero di Natale che ora è l’albero di Mario. Ha concluso poi il sindaco Giuseppe Proietti riguardo al fatto che quanto fatto non risulti essere un evento soltanto fine a se stesso, ma qualcosa che ricordi sempre quanto Mario sia con tutti noi ,ringraziando il Comitato che ha voluto fermamente ricordarlo, legandolo a questo parco che è un po’ il cuore di Villa Adriana. Quando tra qualche anno gli alberi daranno conforto con la loro ombra, ci sarà anche l’albero di Mario e Mario, un ragazzo buono e gentile venuto a mancare troppo presto.

Valentina Torella                                                                            

      

 

 

 

 

 

 COLLETTIVO CONTROCANTO

Grande successo domenica 25 febbraio per la compagnia “Collettivo Controcanto” che con il controcantoloro spettacolo “Sempre domenica” hanno incantato, emozionato e fatto sorridere il pubblico presente.  Dopo lo spettacolo gli attori Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero e la regista Clara Sancricca mi hanno rilasciato un’ intervista.

Come è nato questo spettacolo?

Ogni nostro spettacolo nasce da un tema proposto dalla regista, su cui discutiamo per poi proporci lei delle improvvisazioni per poi arrivare a recitare sul palco. Il tema di questo è il lavoro visto in un’ottica diversa, ossia quanto a volte questo può essere faticoso anche per chi ce l’ha.

C’è molta sintonia fra voi; da quando recitate insieme?

Dal 2010 come compagnia, ma da molto prima, da quando abbiamo iniziato a studiare con Clara.

Tre aggettivi per descrivere il teatro?

Necessario, collettivo e dolce-amaro.

Di Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

 GIORNATA MONDIALE DEL RENE

Giovedì 8 Marzo si è celebrata, come ormai da tredici anni, la giornata mondiale del Rene. Questo Anno è dedicato in particolare alla salute delle donne. Le malattie renali colpiscono milioni di persone in tutto il mondo, tra cui molte donne. Il Servizio di Nefrologia e Dialisi del Centro di Terapia Fisica di Tivoli, divenuto centro di Ricerca collegato coll'Università di Tor Vergata, cura in particolare la prevenzione delle malattie renali, attivando Centri per la cura dell'ipertensione, diabete, obesità e calcolosi. Per l’occasione  come ha ribadito il primario, il professor Giorgio Splendiani giovedì  sono stati gratuitamente visitati tutti i cittadini che si sono presentati dalle ore 9 alle 13. In particolare sono stati eseguiti esami per individuare eventuali patologie sconosciute. I pazienti che sanno di essere malati di rene o in dialisi potranno effettuare esami particolari tendenti ad indicare la migliore terapia e la possibilità di trapianto.

Di Claudia Crocchianti

rene

 

 

 

 

 

 UNA TRISTEZZA INFINITA …

tristezzaI cambiamenti sono pane quotidiano per l’uomo che ha in sé le risorse per adattarsi ad ogni circostanza che gli si presenta. Non sempre però questo è facile e se è vero che ogni cambiamento è una sorta di “morte” e di “rinascita” comprendiamo bene quanto ad ogni grande bivio della vita possano corrispondere vissuti depressivi, che a volte rischiano di sfociare in una depressione più grave. Cambiare significa infatti lasciare una parte di sé, della propria personalità, del proprio modo di comportarsi, di pensare, di sentire, che fino ad un certo momento della vita si è rivelato funzionale, per assumere un nuovo modo di essere che ancora non si conosce. L’ignoto spaventa, il “salto nel buio” non è così facile da compiere. Il chiudersi in se stessi diventa in queste circostanze una strategia naturale, entro certi limiti, funzionale. La persona guarda dentro di sé senza essere distratta da stimoli esterni: un po’ come il bruco, che prima di diventare farfalla rimane a lungo nella crisalide. La chiusura, la tristezza, la malinconia, il bisogno di dormire sono tutti aspetti della transizione e un quadro di umore depresso può accompagnare più o meno intensamente il cambiamento. Ci si chiude nel bozzolo per trovare in se stessi quelle risorse e quelle strategie che rendono possibile il “salto nel buio”. Si diventa malinconici e tristi quasi a voler “salutare” un pezzo di strada percorsa, un periodo della vita che si chiude. Si sente spesso stanchezza: il sonno da un lato anestetizza dalla tristezza, dall’altro rigenera donando forze che consentono di guardare avanti.
L’adolescenza è, solitamente, la prima fase della vita caratterizzata da un grande cambiamento: l’infanzia viene lasciata per entrare nella vita adulta e questa fase è puntualmente accompagnata da vissuti depressivi, più o meno intensi, che possono alternarsi ad altrettanti momenti di euforia e di entusiasmo. Gli sbalzi umorali sono senz’altro, in questa come in altre fasi di passaggio, determinati anche dall’azione degli ormoni, che subiscono una vera e propria “rivoluzione”. I ragazzi passano così dal riso al pianto in un batter di ciglia, senza alcun motivo apparente, mentre una sorta di spleen accompagna le compagne in modo più o meno fastidioso: tutto appare vuoto, noioso, triste. Ci si sente bene solo tra le pareti della propria stanza, ascoltando musica in sintonia con il proprio stato d’animo, senza nessuno intorno, men che meno i genitori!… I quali spesso si sentono spiazzati e impotenti di fronte a questo malessere dei figli. Rispettare il bisogno di solitudine e di chiusura senza però lasciare che questo si trasformi in un disagio più grave e pervasivo dà all’adolescente la possibilità di sentirsi compreso ed accolto. Può essere utile aiutare i ragazzi, nei momenti in cui l’umore è meno cupo, a verbalizzare i propri stati d’animo, a comunicare cosa li spaventa del futuro, facendo sentire la discreta presenza del genitore quale risorsa preziosa che li accompagna per mano verso l’età adulta. Un altro momento di crisi che può sfociare in una depressione è per la donna quello in cui diventa mamma. Anche in questo caso, l’azione fisica degli ormoni è preponderante nell’influire sull’abbassamento del tono dell’umore. A questo si associa l’ansia derivante dall’inesperienza come genitrice, lo stress del parto, le richieste di amore e attenzione fisica e pressante del nascituro. Il tutto costituisce una miscela esplosiva per l’instaurarsi di una depressione, fenomeno assai più comune di quanto si pensi (tanto che ne è stato coniato un termine designativo: depressione post-partum). La donna si trova di fronte a un cambiamento davvero radicale: la propria indipendenza viene persa e la sopravvivenza di una creaturina di pochi chili, totalmente indifesa, dipende da lei. Certo anche dal papà! E non è raro che anche per l’uomo la nascita di un figlio possa portare a vivere una depressione. Vero è che per la donna i sentimenti sono accompagnati da modificazioni fisiche molto grandi. Anche in questo caso, la chiusura, il bisogno di riposo e l’umore malinconico sono in una certa misura utili alla donna per concentrarsi sui propri bisogni, sulla nuova condizione e sulla necessità di recuperare le forze fisiche e le energie emotive per affrontare il cambiamento. Il sostegno e il rispetto per le necessità della neomamma da parte dell’ambiente circostante, sono fondamentali e consentono di riprendere molto più velocemente le energie e di adattarsi alla maternità vivendone soprattutto gli aspetti positivi. Altro momento di grande cambiamento è quello della cosiddetta “crisi di mezza età”. Per la donna tale momento coincide con la menopausa: ancora una volta i consistenti cambiamenti ormonali che accompagnano la fine del ciclo mestruale sono la base organica su cui può prendere piede la depressione. Anche per l’uomo, pur non essendo presente un corrispondente cambiamento fisico, questo può essere un momento a rischio: la potenziale depressione può intervenire per entrambi i sessi a partire ancora una volta dal cambiamento. Dall’età adulta, produttiva, fertile, si passa gradualmente alla vecchiaia; i figli lasciano la casa per formarsi una famiglia propria, si va in pensione… La coppia genitoriale pian piano si deve adattare a nuovi stili di vita e anche in questa circostanza ciò che si teme è ciò che non si conosce. Infine, l’allungamento della vita media in tutti i paesi occidentali, ha portato a un aumento delle diagnosi di depressione nell’anziano: la perdita del coniuge, di fratelli o amici a questa età si fa più probabile; il pensiero va alla propria morte con maggior ricorrenza, la solitudine aumenta il vissuto di tristezza e vuoto. Anche alla morte occorre prepararsi, ma il tabù che circonda questo evento della vita spesso rende impossibile elaborare i vissuti emotivi che il doverla affrontare comporta. Vissuti che sono anche in questo caso legati al cambiamento e al dover incontrare l’ignoto. Insomma, in tutti i momenti di passaggio della vita è possibile vivere l’esperienza di tristezza, chiusura, stanchezza, noia e vuoto tipici della depressione, ma non necessariamente questi segnali sono da guardare con apprensione e timore. Chiaramente è importante distinguere tra il vissuto depressivo e una depressione vera e propria, non essendo la prima condizione invalidante, pervasiva e insostenibile quanto la seconda. Di fondamentale importanza è in ogni caso analizzare le cause del proprio malessere emotivo e comprendere come mai si vivono certi stati d’animo. Come la spia sul cruscotto che ci avvisa che la benzina è terminata, così la depressione può avvertirci che qualcosa sta cambiando e che occorre trovare – dentro di noi e nei rapporti significativi con gli altri – le energie (il carburante!) per poter voltare pagina.

Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

 IL PROGETTO DELL’UNIVERSITÀ AGRARIA DI CASTEL MADAMA:

“STORIA, USI, COSTUMI, TRADIZIONI ATTRAVERSO IL DIALETTO “che si sta svolgendo presso alcune classi delle quarte Elementari di Castel Madama continua il suo percorso favorevolmente e con grande entusiasmo da parte dei ragazzi e delle insegnanti.

Continuano positivamente le lezioni sul dialetto presso alcune classi delle quarte elementari di Castel Madama. Il corso è giunto alla sua quinta lezione che avrà per tema (dopo quelle sul corpo umano, sui mestieri, sulla casa e i suoi utensili, sulla capanna del contadino con i suoi attrezzi, sulle varie erbe che crescono sul territorio nonché sulle specie di volatili che vivono sul nostro territorio, compresi gli animali domestici e non) le innumerevoli sorgenti castellane.

Ovviamente su ogni argomento trattato i ragazzi hanno non solo appuntato sul loro quaderno i lemmi dialettali con il rispettivo termine in italiano, ma si sono esercitati a pronunciare centinaia e centinaia di parole in dialetto, divertiti ed interessati.

C’è da sottolineare il supporto delle maestre, anche loro entusiaste e favorevoli a che detto corso possa apportare elementi di storia, usi, costumi e la conoscenza della lingua parlata dai loro antenati.

Alcuni ragazzi hanno iniziato a imparare a memoria alcune poesie che hanno per tema le quattro stagioni, la campagna, i sentimenti umani, l’ambiente, il verso degli animali, un mattino, un tramonto, un dialogo tra contadini, l’amore innocente (ERA MICCU) per poterle recitare a fine corso in uno spettacolo aperto a tutta la cittadinanza che si svolgerà al Casone.

ERA MICCU…

Era miccu e mmicca puru jessa/ non era Re/né jessa Principessa/.Portea i bboccoli colore cranu/ ‘n-abbituccittu biancu/ e tuttu l’aru sanu sanu./Tenea j-occhi sempe sorridénti,/tutte le vòte,/mostrea tra i labbri i dénti…/Avea ‘m-bbeju nasu/ e ‘m-bbeju  muccu,/le vance rosa senza mai ‘n- truccu…/Se mme vardea/me ballea ju core: /fujea ‘mmezzu a ‘m-pratu/a ccoje ‘n-fiore…/Era miccu e mmicca puru jessa,/‘n-ce stette mmai basciu né prumessa.//

 UCCELLI

erbe selvatiche

ERO UN BAMBINO…

Ero un bambino e bambina anche lei/ non ero un Re/ ne lei una Principessa/ Aveva i  riccioli colore del grano/ un vestitino bianco/ e tutto l’altro  completamente sano/ Aveva gli occhi sempre sorridenti  e spesso, tra le labbra mostrava tutti i denti…/ Aveva un bel naso e un viso bellissimo: le guance rosa senza alcun trucco./ Se mi guardava mi sussultava il cuore:/ correvo in mezzo ad un prato a cogliere un fiore/ Io ero un bambino e bambina era anche lei,/ non ci fu mai un bacio, ne alcuna promessa.

 

Comunque una delle cose primarie per i ragazzi è quella di scrivere su un quadernone tutte le parole dialettali ascoltate durante le lezioni che andranno a formare un interessante e robusto vocabolario dei ragazzi partecipanti a detto progetto.

Sempre nell’ambito di detto corso i ragazzi ad ogni lezione hanno avuto ed avranno la possibilità di conoscere e provare uno o due giochi del mondo della civiltà contadina; anche questi saranno oggetto di una manifestazione di fine corso.

Tanto per essere concreti possiamo vedere materialmente, grazie alla rappresentazione grafica eseguita in classe dalla professoressa Michela Chicca, due ottimi lavori riguardanti gli uccelli e le erbe di cui abbiamo accennato sopra (ovviamente non sono stati inseriti per ragioni di spazio tutti i nomi di erbe e di uccelli).

Se ci sarà possibilità e disponibilità da parte del mensile la Piazza, sicuramente i cittadini di Castel Madama e non, potranno continuare a seguire lo svolgimento delle prossime lezioni e con altrettanti disegni su altri argomenti.

Il dialetto, è bene ripeterlo, oltre ad essere una voce piena di ricchezza espressiva, è un bene collettivo, che va salvaguardato, poiché, a mio modesto giudizio, come i reperti archeologici, i monumenti e la terra con i suoi frutti, nel loro insieme tracciano e costituiscono la vera storia di una Comunità.

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

 

 WALK-MAN

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e il Centro Ricerche E. Piaggio dell’Università di Pisa inwalkman main transp Italia, l'École Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) in Svizzera, il Karlsruhe Institute of Technology (KIT) in Germania e l'Université Catholique de Louvain (UCL) in Belgio hanno realizzato Walk-Man: un robot umanoide capace di agire in situazioni di emergenza, di spegnere gli incendi, di attivare gli estintori e di camminare nelle fiamme. Il robot è progettato per localizzare i pericoli prima dell'intervento delle squadre dei soccorritori.

Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea dal 2013. Già nel 2015 era stato invitato a Los Angeles alla gara internazionale di robotica Darpa Robotics Challenge (DRC), promossa per definire gli standard tecnologici dei robot capaci di fornire assistenza in caso di disastri naturali o provocati dall'uomo. Durante la sfida il robot aveva affrontato uno scenario ispirato all’incidente nucleare di Fukushima.

Nel 2016 Walk-Man è stato testato in uno scenario reale, in seguito al terremoto ad Amatrice, all’interno di edifici danneggiati per eseguire un'ispezione della struttura e fornire informazioni sulla stabilità dell'edificio.

Nella sua ultima prova il robot ha dovuto affrontare un ipotetico scenario di un impianto industriale danneggiato da un terremoto in cui erano presenti detriti, fughe di gas e fuoco. Lo scenario è stato ricreato in laboratorio attraverso la costruzione di un ambiente fittizio, dove Walk-Man è stato in grado di muoversi ed eseguire questi quattro compiti specifici: aprire e attraversare una porta per entrare nella zona; localizzare una valvola di tipo industriale e chiuderla (per interrompere la perdita di gas); rimuovere gli ostacoli sul suo percorso; identificare la posizione delle fiamme e attivare l’estintore.

Il robot era controllato a distanza da un operatore umano tramite un'interfaccia virtuale ed una tuta sensorizzata vestita dall’operatore, che consente di azionare il robot in modo naturale, controllandone la manipolazione ed i movimenti, come un avatar, mentre si ricevono in modo continuo immagini ed informazioni dai sistemi di percezione del robot.

La nuova versione di Walk-Man è alta 1,85 metri ed è realizzata in metallo leggero (ergal, leghe di magnesio, titanio, ferro e plastica). Il suo peso è stato ridotto di 31 chili (ora pesa 102 chili) e con una parte superiore del corpo (busto e braccia) molto più leggera. Il robot può muoversi più velocemente e riesce a reagire bene alle spinte esterne per mantenere l’equilibrio, in modo da adattare il proprio passo ai terreni accidentati o alle situazioni in cui l’interazione con l’ambiente è variabile. È dotato di una batteria da 1 kWh che garantisce un’autonomia di circa due ore ed è capace di sollevare 10 kg per ogni braccio. Le mani sono state sviluppate dal Centro Ricerche E. Piaggio dell'Università di Pisa in collaborazione con IIT, con dita che permettono di afferrare un’ampia varietà di forme degli oggetti.

Il robot è costituito da ben 32 motori e schede di controllo, 4 sensori di forza e coppia (2 ai piedi e 2 alle mani) e 2 accelerometri per il controllo dell’equilibrio. Le sue articolazioni possiedono una certa elasticità che gli consente di sviluppare azioni fluide ed avere interazioni sicure con l'uomo e l'ambiente. La sua architettura software è basata su framework XBotCore, piattaforma YARP, ROS e Gazebo. Nella testa sono presenti telecamere, scanner laser 3D e microfoni, e potranno essere aggiunti anche sensori per riconoscere la presenza di sostanze tossiche.

Il futuro dei robot umanoidi non è poi così lontano, ed i scienziati italiani danno il loro importante contributo!

Federico Fratini

 

 

 

 

 

 

 ORE 15.17 -ATTACCO AL TRENO-

Un film da vedere.

ore 1517 attacco al treno poster 1L'ultimo film di Clint Eastwood è un film sperimentale: il regista decide di mettere in scena un fatto di cronaca recente, avvenuto in Francia nel 2015, utilizzando i veri protagonisti della vicenda, anziché impiegare attori professionisti che interpretino i loro ruoli.

Un fatto di cronaca avvenuto in un mondo che ha dimenticato la guerra in Afghanistan per dover pensare al pericolo del terrorismo. Ed è proprio la prospettiva di un massacro quella che un gruppo di tre ragazzi reprime con coraggio lungo i corridoi di un treno in corsa.

È la tratta Amsterdam-Parigi, è l’estate del 2015, è la dimostrazione che di fronte al pericolo è possibile fare qualcosa. Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler rivivono sul grande schermo la tenacia di quel 21 agosto, tra il ricordo della loro infanzia, della propensione alla vita militare e di un’amicizia duratura.

Eastwood racconta in questo suo nuovo film il fatto reale attraverso le storie delle vite di questi tre amici, dalle loro infanzie problematiche alla ricerca del loro posto nel mondo. Poi si arriva alla descrizione della serie di sfortunati eventi che hanno preceduto l’attacco. Una esperienza durissima che ha consolidato la loro amicizia e ha consentito loro di salvare le vite di oltre 500 passeggeri presenti a bordo.

Un film imperdibile con un Clint Eastwood che si conferma uno dei più grandi cineasti viventi. All’età di ottantasette anni ha realizzato un suo nuovo lavoro ricco di freschezza e coraggio. Affronta argomenti profondi e di estrema attualità con grande franchezza e inoltre ha coraggiosamente utilizzato come attori principali proprio quelle persone che hanno vissuto il tragico evento sulla propria pelle.

I veri protagonisti di questa agghiacciante vicenda, sono stati guidati nella recitazione in modo magistrale da Eastwood che li ha portati a fornire un’ interpretazione di qualità e immediato realismo. La storia è assolutamente ben scritta e presenta un grande ritmo narrativo in grado di coinvolgere il pubblico nell’incredibile vicenda di questi tre amici che, con tenacia, fortuna e micidiale istinto, hanno sventato un pericoloso attacco terroristico e salvato centinaia di persone.

Assolutamente consigliato!

ore 1517 attacco al treno

A cura di Cristina Nonni

 

 

 

 

 

 UNO SPIRAGLIO DI LUCE!

Cari lettori de “La Piazza” inizio il racconto delle squadre di pallavolo dalla seconda divisione maschile, che quest’anno sta disputando un campionato di vertice.

FOTO 1Nell’ultima giornata del girone d’andata fa il suo esordio mister Michele Marra.

La gara si presenta insidiosa, affrontiamo il Palombara, un mix tra esperienza e giovani emergenti. I nostri si schierano con la solita formazione, Nardi e Proietti martelli, Verna e Romanzi al centro, De Santis al palleggio e Morici opposto, con Solitari libero.

Il 1° set è molto combattuto, i nostri ragazzi risentono anche del cambio di tecnico e sono sicuramente un po’ nervosi, non riuscendo ad esprimersi nel modo migliore. Nonostante qualche difficoltà recuperiamo il lieve distacco iniziale e giochiamo punto a punto, abbiamo l’occasione per chiudere il set ma non riusciamo a coglierla ed alla fine perdiamo 29/27 il primo set.

Nel 2°set con la stessa formazione, iniziamo un po’ meglio il set acquisendo un certo vantaggio con Andrea Nardi che dimostra le sue grandi qualità offensive mettendo in grande difficoltà Palombara; nella parte centrale del set però subiamo un lungo blackout che consente ai nostri avversari di avvicinarsi e il set diventa nuovamente punto a punto. Il set si chiude con la nostra vittoria per 25/23, sul filo di lana.

Nel 3°set invece non c’è storia, vinciamo agevolmente 25/13.

Nel 4°set la gara riparte sulla falsa riga del 1°, Palombara in vantaggio, ma in questo caso riusciamo a recuperare lo svantaggio, dopo aver annullato un paio di palle set e vinciamo per 26/24, portando a casa tre punti importantissimi che consolidano il secondo posto in classifica.

La prima gara di ritorno ci offre la possibilità di affrontare la capolista Egan, con l’obiettivo di accorciare lo svantaggio in classifica.

Ci schieriamo con la nostra formazione tipo, con una piccola variante, non gioca l’indisponibile Proietti sostituito da Testa Thomas. Il 1°set è una lunga lotta punto a punto, cerchiamo di avvantaggiarci ma l’Egan riesce sempre a raggiungerci, finché Testa riesce a chiudere il set all’ennesimo vantaggio 30/28.

Nel 2°set gli ospiti sembrano aver accusato il colpo e riusciamo ad andare agevolmente in vantaggio con la solita prestazione sopra le righe di Nardi; il set si chiude 25/16.

Nel 3°set cerchiamo di chiudere la gara portando a casa 3 punti per noi vitali, il set è molto equilibrato, la gara s’innervosisce e questo ci mette in difficoltà, perché soprattutto nelle rotazioni con Nardi in prima linea non riusciamo a creare un divario, lasciandoci sfuggire il set 25/19.

Nel 4°set ci si aspetta la nostra reazione per chiudere il match, ma non ci riesce, anzi veniamo sopraffatti per 25/13.

Nel 5°set stanchi e molto innervositi dal comportamento di alcuni giocatori della squadra ospite, cediamo per 11/15. Abbiamo perde una grande opportunità di cogliere una vittoria, che ad un certo punto sembrava a portata di mano.

La vetta si allontana dopo la prima sconfitta casalinga contro l’Egan ed ora più che guardare avanti dobbiamo vedere gli inseguitori Green Volley e Monterotondo che sono molto vicini.

La gara seguente affrontiamo la lunga trasferta di Rieti, con una squadra che in casa ha sempre dato del filo da torcere a tutti.

Nel 1°set partiamo con la stessa formazione che ha affrontato l’Egan, con Proietti che rientra, ma si siede in panchina. Il set viene da noi condotto fino alla vittoria per 25/21.

Nel 2°set i padroni di casa sfoderano gli artigli e ci mettono in difficoltà vincendo 25/20.

La gara è molto equilibrata, mister Marra sostituisce Testa con Proietti nel 3°set, che rimane lungamente in equilibrio, ma riusciamo a portarlo a casa 25/23.

Nel 4°set grazie anche al pubblico di Rieti che spinge la squadra di casa, i nostri avversari riescono a vincere il set 25/22.

Nel 5°set riusciamo a far valere la nostra esperienza e vinciamo 15/10 portando a casa due punti molto importanti ai fini della classifica.

La 1° divisione maschile sta vivendo un momento difficile ed affronta alla prima giornata di ritorno l’Afrogiro, che schiera una formazione diFOTO ragazzini temibili.

Ci disponiamo in campo con mister Cara e Luce a Banda, Simone Marini opposto, Pierucci al palleggio, Feri e Vicentini al centro.

Il 1°set è combattutissimo lottiamo su ogni palla, ma alla fine la spuntano i nostri avversari per 25/23.

Nel 2°set continua la dura lotta del 1°set, rimane un grande equilibrio, che nella fase finale riusciamo a rompere vincendo 29/27 con l’ultimo punto di mister Cara in grande spolvero.

Nel 3°set forse anche grazie alla spinta della vittoria nel set precedente, riusciamo a portarci in vantaggio nella fase finale, abbiamo anche un paio di palloni per chiudere a nostro vantaggio, ma ci lasciamo sfuggire in volata la vittoria del set perdendo 24/26.

Nel 4° set la gara procede con lo stesso spirito, anche se a causa del grande sforzo profuso, le giovani leve dell’Afrogiro sembrano averne più di noi, infatti il set si chiude 20/25 e perdiamo 3/1.

La sconfitta forse immeritata, i nostri ragazzi oggi avrebbero meritato sicuramente di più.

La gara seguente ci mette davanti il Villalba, formazioni con cui abbiamo riportato sempre risultati positivi negli anni.

Per la gara sono indisponibili Bruno, Vicentini e Luce, tre elementi molto pesanti.

Ci schieriamo con Pierucci al palleggio, Marcangeli opposto, Feri e Salinetti al centro, Marini e mister Cara a banda.

La gara non ha praticamente storia perdiamo 3/0 netto, lotta solo mister Cara, una pessima gara, tra le più brutte degli ultimi anni.

Nella gara seguente ospitiamo il Sales, ci schieriamo con Bruno, Cara martelli, Possenti al palleggio, Marini opposto, Ferrazzi e Vicentini al centro.

Il 1°set è molto nervoso giochiamo punto a punto, la regia affidata alle esperte mani del nostro capitano garantisce un buon gioco, e portiamo a casa il set 25/20.

Nel 2°set dopo una prima parte punto a punto cediamo nella fase centrale perdendo 17/25.

Nel 3°set ci liberiamo finalmente delle scorie negative di cinque sconfitte consecutive, vincendo 25/17.

Nel 4°set con la gara ormai in discesa vinciamo 25/15, portando a casa tre punti molto importanti in classifica.

La 3° divisione femminile ospita in casa il Monterotondo.

L’approccio al 1°set è timido e le nostre avversarie portano a casa il set 25/18.

Nel 2°set finalmente s’intravede una reazione e la squadra lotta punto a punto. Sul 21/21 va in battuta Marta Carbonella che con diversi ace e battute insidiose mette in difficoltà gli ospiti e vinciamo 25/21.

Nel 3°set Monterotondo prende le misure e vince 25/19.

Nel 4°set le nostre ragazze accusano il colpo e cedono 17/25.

La gara seguente l’ultima del girone d’andata è ancora casalinga, affrontiamo Astrolabio 2000.

La gara parte subito molto bene con De Carlo al servizio che inanella una lunga serie di servizi che mettono in difficoltà l’avversario, per le nostre ragazze dopo aver perso tante partite questo è un elemento importantissimo, perché dà molta fiducia. Vinciamo il set 25/16.

Nel 2°set l’inizio è equilibrato, ma nella fase centrale sempre grazie ad un ottimo servizio riusciamo a prendere il largo, vincendo 25/17.

Nel 3°set la paura torna a far capolino nella testa delle nostre ragazze, che vedendo l’obiettivo della prima vittoria vicino si intimoriscono e lasciano sfuggire il set per 21/25.

Nel 4°set il capitano Benedetta Monti si carica la squadra sulle spalle e con un’ottima prestazione aiuta la squadra a portare a casa la prima vittoria per 3/1.

L’under 16 di Enrica Macci, sta disputando due campionati nel primo la 3° divisione Under 20 con molti ragazzi giovani, dopo la prima vittoria a tavolino perdiamo le due seguenti contro Sempione e Sales per 3/0; elemento negativo non è tanto il risultato ma quanto l’atteggiamento del gruppo, in questo momento poco incline al sacrificio.

Lo stesso gruppo gioca anche il Torneo Favretto Under 20, in cui per le stesse motivazioni abbiamo portato a casa due nette sconfitte con Villalba e Sales.

Il lavoro da fare in palestra sarà molto. La nostra Under 13 mista invece dopo le prime sconfitte riesce a cogliere una importante vittoria per 3/2 contro Parioli (tra le squadre più quotate), evidenziando segnali di crescita importanti. Forza Castello!

Francesco Santolamazza

 

 

 

 

 

 I CONSIGLI DI PLAY:

Ginnastica Posturale per il benessere psico-fisico


Oramai è consuetudine sentirsi dire dal medico: “ti serve un po' di ginnastica posturale”. Ma che cos’è realmente la postura e a cosa servono gli esercizi posturali?

La postura è la posizione che il nostro corpo assume nello spazio e la disposizione delle varie parti del corpo. Dire di avere una buona postura significa avere un equilibrio fra muscolatura e struttura ossea che permette di proteggere il nostro corpo da lesioni e stati dolorosi che quotidianamente affliggono la nostra colonna vertebrale e le strutture scheletriche ad esso correlate. È bene chiarire che non esiste una postura perfetta. Ognuno di noi possiede una propria postura in funzione di fattori psicologici e caratteriali, esperienze motorie passate, sviluppo motorio e fattori ereditari e costituzionali. La ginnastica posturale ha il ruolo di mettere in contatto il nostro corpo con la coscienza che abbiamo di noi stessi, riorganizzando le funzioni motorie vitali come la respirazione e le modalità di contatto e scarico del nostro peso sul terreno. È un metodo di rieducazione posturale che mira a ristabilire l’equilibrio muscolare e la distensione di rigidità muscolari, riducendo gli stati dolorosi dovuti a paramorfismi (atteggiamenti correggibili della nostra postura). Inoltre un lavoro misto di riscaldamento, fase formativa posturale e stretching permettono un allenamento globale della postura, della mobilità articolare e dell’elasticità muscolare.

È importante considerare che ogni persona è un individuo a sé, con una postura e una morfologia corporea diversa, quindi il lavoro di ginnastica posturale, sebbene eseguibile in gruppo, dovrà prevedere una forte componente individuale, con esercizi mirati ad personam. Il corso di ginnastica Posturale attivo presso la Associazione Sportiva Dilettantistica Play offre un servizio di consulenza posturale iniziale e un adeguamento del percorso di riabilitazione posturale individuale, partecipando a lezioni collettive di ginnastica posturale con una forte componente individuale, modulando e gestendo le pratiche cinetico-posturali in base alle esigenze di ogni singolo allievo. L’istruttore Luigi Enrique Di Luca vi aspetta per una preventiva valutazione posturale e il prosieguo di un percorso di benessere psicofisico con l’apprendimento degli esercizi posturali eseguibili anche a casa.

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Ivo Santolamazza

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