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LA PIAZZA ANNO XV N. 2 Febbraio 2018

Elezioni politiche e regionali

 

Febbraio2018 001

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Febbraio 2018.

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Collegio delle politiche Guidonia Montecelio

Camera Uninominale - Collegio Guidonia Montecelio

aldo cerroni

CENTROSINISTRA

ALDO CERRONI

Nato IL 1975

Ex consigliere Comune di Guidonia

Avvocato

 

 

 

 

barbara saltamartini

COALIZIONE FORZA ITALIA, LEGA, FDI, ECC

BARBARA SALTAMARTINI

Nata 1972 Roma

ex Deputata alla Camera,

imprenditrice eventi

 

 

 

 

marianna sturba

 

LIBERI E UGUALI

STURBA MARIANNA

Subiaco

Insegnante

 

 

 

 

 

 

 

 

cubeddu

 

 

MOVIMENTO 5 STELLE

CUBEDDU SEBASTIANO

NATO 1966

Guidonia

Avvocato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senato Uninominale collegio Guidonia Montecelio

lucherini

 

 

CENTROSINISTRA

CARLO LUCHERINI

Monterotondo, 1953

ex Senatore

 

 

 

 

 fusco

 

COALIZIONE FORZA ITALIA, LEGA, FDI, ECC

FUSCO UMBERTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 roberto giorgi con roberto speranza

 

 

LIBERI E UGUALI

GIORGI ROBERTO

 

 

 

 

 

Proporzionale Collegio Guidonia Montecelio

 

Maria Elena Boschi 1

 

CENTROSINISTRA

CAPOLISTA al proporzionale della Camera

MARIA ELENA BOSCHI

 

 

 

 

 

 

bruno astorre

 

 

CENTROSINISTRA

CAPOLISTA al proporzionale del Senato

BRUNO ASTORRE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AL VOTO PER LE ELEZIONI POLITICHE

ElezioniPolitiche2018Il 4 marzo si avvicina e si moltiplicano i sondaggi per i voti a partiti e coalizioni per le elezioni di Camera e Senato del 2018. L’ultimo sondaggio (preso da Repubblica) è proprio di questi giorni, essendo fissato a due settimane dal voto, e vede i seguenti risultati: Movimento 5stelle 27,8%; Partito Democratico 21,9%; Forza Italia 16,3%; Lega 13,2%; Liberi ed Uguali 6,1%; Fratelli d’Italia 4,8%; Più Europa-Emma Bonino 3,5%. C’è però da dire che gli indecisi e gli astenuti sono al 45%, e quindi tutto è aperto, poiché è proprio nelle due ultime settimane che molti decidono come votare, o anche cambiando opinione sul voto da esprimere nelle urne.

C’è poi la complicazione portata dalla legge elettorale appena approvata, che prevede le coalizioni invece che i singoli partiti, e quindi premia chi fa una coalizione più larga. Per questo ci può essere un paradosso per il quale il Movimento 5 Stelle potrebbe essere il primo partito come voti espressi, ma è probabile che i seggi nella Camera e nel Senato saranno conquistati maggiormente dalle coalizioni di partiti. Quindi la coalizione tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, sempre secondo i sondaggi, potrebbe avere il maggior numero di parlamentari, e potrebbe ricevere l’incarico per la formazione del nuovo Governo dal Presidente della Repubblica Mattarella. Gli analisti politici calcolano la soglia dei voti elettorali che possono ottenere una maggioranza in Camera e Senato in una fascia di voti compresa tra il 35 ed il 38%, e solo la coalizione di centro-destra, secondo i sondaggi, può ottenere questo risultato.

Ma anche qui c’è un però. Infatti una seconda complicazione della nuova legge elettorale è la mancanza elezioni 2018di un candidato alla carica di Presidente del Consiglio, che invece c’era nella legge elettorale con la quale si è votato nel febbraio 2013. Questo vuol dire che non c’è un vincolo di legge per le coalizioni di partiti a designare un candidato a capo del Governo, ma solamente un vincolo politico: ed infatti si sente parlare di larghe intese, soprattutto tra Forza Italia ed il Partito Democratico. In realtà Berlusconi e Renzi smentiscono, ma non sono molto convincenti quando lo fanno. Sulla carta, qualsiasi coalizione che abbia i numeri per esprimere una maggioranza politica potrebbe andare al Governo, ma le distanze delle posizioni politiche sono alte e quindi difficilmente si vedrà una coalizione Mov5stelle, Lega, oppure Liberi ed Uguali, poiché le idee sono troppo distanti. E’ possibile quindi, dopo le elezioni del 4 marzo, che ci sia un lungo periodo prima di vedere un Governo in carica, come è successo in Germania, che è andata al voto a settembre 2017 ed ancora non vede il nuovo Governo in azione.

Per il nostro giornale abbiamo pensato di mettere le foto dei candidati nel collegio uninominale di Guidonia Montecelio, che comprende anche Castel Madama, che riguardano i partiti e le coalizioni più accreditati dai sondaggi, ed anche alcuni politici famosi come la Boschi, che è stata candidata nel collegio Guidonia Montecelio per la Camera.

Il clima generale di questa campagna elettorale non esprime un grande brio, anche perché si percepisce una rassegnazione al fatto che nonostante tutte le promesse che sono state fatte e che si faranno pochissimi pensano che le cose cambieranno di molto dopo il 4 marzo. Speriamo di sbagliarci.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

 

 

AL VOTO ANCHE PER LA REGIONE LAZIO

Anche la Regione Lazio torna al voto, per la scadenza naturale del suo mandato. Pertanto siamo chiamati anche a decidere il Presidente della Regione Lazio, ed il nuovo Consiglio Regionale.

Le liste che si sono presentate sono nove. In lizza per la presidenza ci sono il governatore uscente Nicola Zingaretti, appoggiato da sei liste della coalizione di centrosinistra, il candidato del centrodestra Stefano Parisi, sostenuto da cinque liste, il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, con due liste civiche. Quindi, con una lista collegata a testa, ci sono Roberta Lombardi (M5S), Jean-Léonard Touadi (Civica popolare), Mauro Antonini (CasaPound), Elisabetta Canitano (Potere al Popolo), Stefano Rosati (Riconquistare l’Italia) e Giovanni Paolo Azzaro (Dc).

Sostengono Zingaretti il Partito Democratico, la Lista Civica Zingaretti, la Lista Insieme, Centro Solidale, Più Europa della Bonino, Liberi ed Uguali.

Le liste per Stefano Parisi Presidente sono: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Energie per l’Italia, Noi con l’Italia.

Roberta Lombardi è invece la candidata Presidente sostenuta dal Movimento 5stelle.

I sondaggi più recenti indicano come possibile vincitore il Presidente uscente Nicola Zingaretti, con circa il 31% dei voti, mentre la candidata dei 5stelle è attestata al 27% Stefano Parisi al 25%, e Pirozzi al 10%. Le altre liste sono più staccate, con un probabile risultato positivo per Casapound.

Vale anche per le Regionali il ragionamento fatto per le politiche, con un’area di astensione o di indecisione che arriva quasi al 50%, e quindi con la possibilità di cambiamenti di orientamento verso altri partiti o verso l’astensione.

Una curiosità per i maggiori partiti, ed in particolare per il Partito Democratico, deriva dallo spostamento di candidature dal Parlamento al Consiglio Regionale, visto che non c’è più il premio di maggioranza alla Camera, e visti anche i sondaggi che prevedono un’affermazione maggiore per il centro-destra. Qualche nome importante: Daniele Leodori, Marco Vincenzi, Andrea Ferro, Marietta Tidei, Michela Di Biase, Rodolfo Lena, Emiliano Minnucci, Michele Civita.

Ivano Moreschini

Nicola Zingaretti

Stefano Parisi

 

Nicola Zingaretti

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Parisi

 

 

 

 

Roberta Lombardi

 

 

Roberta Lombardi

 

 

 

 

Sergio Pirozzi

 

 

 

Sergio Pirozzi

 

 

 

 

 

 

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE DELLA REGIONE LAZIO

La Regione Lazio affronta il voto per il rinnovo del Consiglio Regionale e per la scelta del nuovo Presidente della Regione con una legge elettorale modificata. Infatti le Regioni hanno la competenza di legge per la materia elettorale sulla base della Costituzione. Le legge n.10 del 3 novembre 2017, introduce delle modifiche alla legge regionale 13 gennaio 2005, n. 2, che disciplinava la materia elettorale regionale.

La nuova legge elettorale assegna i 40 seggi di consigliere regionale mediante l’80% dei seggi in modo proporzionale, ed abolisce la lista di 10 consiglieri collegati al presidente vincitore che entravano nel Consiglio Regionale senza aver bisogno di preferenze. Con la modifica della legge, il restante 20 per cento dei seggi sarà attribuito, come premio, direttamente alle liste circoscrizionali che sostengono il Presidente che risulterà vincitore. Il Presidente della Regione potrà concorrere solo per due mandati, mentre in precedenza non c’erano limitazioni alla sua candidatura. Non è stata prevista nessuna soglia di sbarramento per le liste di partiti, pertanto anche liste con pochi votanti potrebbero accedere ad un seggio di consigliere.

E’ stata introdotta la parità di genere in base alla quale ogni elettore potrà esprimere fino a due preferenze purché a candidati di sesso diverso. Introdotto contestualmente il limite del 50 per cento ai candidati dello stesso sesso nelle liste circoscrizionali. E’ stata stabilita la garanzia di almeno un consigliere regionale per ogni provincia. Sono cinque le circoscrizioni regionali: Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e Città metropolitana di Roma, che vedranno assegnarsi i seggi in proporzione alla popolazione risultata residente all’ultimo censimento generale.

Il numero dei candidati varia per ciascuna lista nelle circoscrizioni: da 22 a 32 nella Città metropolitana di Roma Capitale, da 4 a 6 a Latina e Frosinone, da 2 a 4 a Viterbo e 2 a Rieti. Sono ineleggibili i sindaci dei comuni aventi una popolazione superiore ai 20 mila abitanti (prima erano ineleggibili solo quelli dei comuni capoluogo).

  

 

 

 

 

 

 

LA PAURA

Un sentimento sempre più forte nel nostro paese.

Con l’efferato omicidio della povera Pamela commesso alla fine di gennaio da alcuni ragazzi di origine nigeriana a Macerata, si è materializzato ed è venuto alla luce il sentimento della paura.

Un fenomeno che investe tutta l’Europa, come quello dell’immigrazione dal continente africano, ha contribuito nel corso di questi anni, alimentato da un atteggiamento becero e “razzista” di una buona parte della classe politica, ad aumentare tale sentimento di paura, strumentalizzato a fini elettorali è diffuso in tutti i luoghi e strati sociali del nostro paese. Quando ad un fatto gravissimo come l’omicidio della povera ragazza si reagisce nella maniera con cui ha reagito il giovane di Macerata, sparando a tutti i ragazzi neri che gli sono venuti a tiro, vuol dire che la paura si sta trasformando in odio. L’odio per alimentarsi ha bisogno di nemici, ecco allora che il migrante viene trasformato in invasore dello spazio nazionale, usurpatore delle periferie in cui dorme, concorrente nel lavoro, parassita dei pochi servizi sociali di cui usufruisce, fino a diventare preoccupante con la sua presenza, un intruso, un abusivo per definizione e ci si dimentica che la maggior parte di loro scappano dalla guerra e lo fanno per salvare la propria vita.

LaPauraIl nero riassume in sé l’identità colpevole dello straniero, del povero e su di lui vengono scaricati questo insieme di egoismi aggressivi ed in alcuni talk questo viene rappresentato ed esaltato molto spesso tra i sorrisi degli astanti.

Tale sentimento di odio diffuso verso gli “altri” il nostro paese lo ha già conosciuto tanti anni fa, proprio nei giorni scorsi abbiamo ricordato gli ottanta anni dall’emanazione delle leggi razziali.

Questo processo va immediatamente bloccato, vanno testimoniati a testa alta i valori dell’accoglienza e dell’integrazione, va separata la xenofobia dalla politica e bisogna pretendere che la violenza venga ripudiata senza ambiguità, altrimenti accade come è successo, che il tizio che ha sparato e ferito i sei ragazzi neri, venga accolto come una star all’ingresso del carcere.

La nostra storia dovrebbe farci ricordare da dove veniamo e quanti dei nostri antenati hanno percorso la faticosa strada dell’emigrazione ma forse stiamo diventando un popolo che ha smarrito la memoria.

Questo è compito delle istituzioni e delle forze politiche, quello di intervenire in maniera più decisa di quanto si sta facendo in questi giorni e dare sicurezza ai cittadini che sono disorientati ed impauriti perchè quello che è accaduto in una tranquilla cittadina di provincia è il segnale che la paura ha preso il sopravvento. 

A cura del gruppo di minoranza “Tutta un’altra storia”TuttaUnaltraStoria


 

 

 

 

 

 

RINASCE IL PARCO DELLA VESTALE COSSINIA

Un angolo di Natura nel cuore di Tivoli tra Storia, Archeologia e Ingegno Idraulico

Fin dalle sue origini Tivoli è stata inscindibilmente legata all’Aniene che ne ha condizionatoL’area archeologica della Vestale Cossinia sulla sponda destra del bacino San Giovanni con il sovrastante Monte Catillo (foto: Raimondo Luciani) la vita e l’originario assetto insediativo. Tuttavia il suo corso non sempre è stato così, come lo osserviamo oggi, a causa del succedersi di alluvioni che ne hanno progressivamente eroso gli argini provocando devastazioni soprattutto nel tratto compreso tra il bacino San Giovanni e la Cittadella.

Oltre ad essere stato da sempre luogo di transito tra le due sponde, sulle quali sorsero ville collegate in epoca romana da tre ponti, questo breve tratto costituisce ancor oggi un nodo importante in cui convergono numerosi vincoli oro-topografici.

Dopo la catastrofica alluvione del 16 novembre 1826 la fisionomia, l’idrografia e l’idrologia dell’area furono decisamente modificate dalle audaci opere volute da papa Gregorio XVI, eseguite tra il 1832 e il 1835 (ponte, cunicoli e cascata) che determinarono, oltre alla scomparsa delle innumerevoli cascatelle celebrate per secoli nell’iconografia tiburtina, una tangibile trasformazione urbanistica dando luogo al progressivo allontanamento della città dal suo fiume.

Proprio qui, in seguito ad uno smottamento dell’argine destro, il 22 luglio 1929 furono rinvenuti due sepolcri monumentali con basamenti contigui datati tra il I e il II sec. d.C., di cui il più antico, con ara pulvinata recante iscrizioni, appartenente alla Vestale Cossinia.

Funzionari della Soprintendenza alle Antichità di Roma e maestranze durante le prime opere di consolidamento del complesso della Vestale Cossinia, 1929Come avvalorato da lapidi iscritte ed are funerarie venute alla luce in scavi fortuiti dagli inizi del XX secolo, si tratta delle uniche testimonianze presenti, insieme al cosiddetto Ponte Vopisco o dei Sepolcri, di un vasto sepolcreto romano praticato fino ad epoca tarda. 

Situata in una zona centrale, ma defilata e poco frequentata anche a causa del persistente degrado, l’ara della Vestale è stata oggetto di diversi atti vandalici. Fu l’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo ad agevolarne la fruibilità realizzando nel 1967 una comoda gradinata con accesso da Viale Mazzini.

Dopo oltre trent’anni di incuria e di emergenze sanitarie seguì un’azione di bonifica, recupero e valorizzazione messa in atto dal Comune di Tivoli nel 2001 attraverso un cofinanziamento del GAL (Gruppo di Azione Locale Sabino, Tiburtino, Cornicolano, Prenestino) ottenuto nell’ambito del progetto Tivoli Ama la Città: una proposta di turismo culturale lanciata sul finire degli anni ’90 da alcuni artisti allo scopo di realizzare un itinerario storico-artistico-naturalistico interamente tabellato con indicazioni di opere e citazioni letterarie dei grandi frequentatori del passato. Un itinerario che, ripercorrendo le millenarie tracce dell’antica Tibur lungo le sponde del fiume e la seducente forra scavata dalle sue impetuose acque, intende mettere a sistema e agevolare l’accessibilità all’enorme patrimonio culturale disseminato tra il Mausoleo dei Plauzi e il Sepolcro della Vestale Cossinia.

Nell’ottica di un più ampio piano di riqualificazione ambientale, recupero e fruizione di ambiti paesaggistici esclusivi, che legano strettamente quel progetto alle vicende del Grand Tour, questo luogo ameno, benché inserito in un contesto del tutto urbanizzato, fu scelto quale punto di arrivo e/o partenza del percorso Tivoli Ama la Città non solo per la facilità d’accesso al fiume e la prossimità con la Stazione Ferroviaria, la Riserva Naturale di Monte Catillo, il Parco di Villa Gregoriana e il Centro Storico, ma anche per la singolare integrazione fra archeologia ed ecosistema fluviale.

Il complesso con l’ara della Vestale Cossinia allo stato attualeUn momento della recente inaugurazione del Parco (foto: Riccardo Genga)

Nonostante l’annoso stato di abbandono e degrado che aveva obliterato la memoria del complesso monumentale finalmente qualcosa si è mosso. Grazie ai recenti interventi di restauro e riqualificazione del percorso di visita - tuttora in corso - effettuati dal Comune di Tivoli in collaborazione con la Soprintendenza di Stato, dal 13 gennaio u.s. è di nuovo aperto al pubblico il Parco della Vestale Cossinia con il suo belvedere che ben si presta ad accogliere eventi culturali.

Al di là delle complesse operazioni di ripulitura dell’ara, che stanno restituendo piena leggibilità alle iscrizioni e alle decorazioni, al momento è stato realizzato un sistema di videosorveglianza e un impianto di illuminazione a led. Il perimetro esterno è stato messo in sicurezza con la realizzazione di una nuova cancellata e il ripristino della recinzione metallica, mentre nell’area verde, ripulita e bonificata, sono stati installati elementi di arredo e cartelli didattici.

Considerata la contiguità del sito archeologico con la Riserva Naturale di Monte Catillo, e in previsione della definitiva sistemazione delle aiuole e delle aree a verde, sarebbe auspicabile realizzarvi un giardino botanico con essenze floristiche e vegetazionali più rappresentative della Riserva stessa: dallo storace (Stirax officinalis) al terebinto (Pistacia terebinthus), dal tagliamani (Ampelodesmos mauritanicus) alla ginestra (Spartium junceum), dal lentisco (Pistacia lentiscus) all’albero di Giuda (Cercis siliquastrum), ed altre ancora che ne hanno motivato l’istituzione ai sensi della L.R. Lazio n. 29/1997.

Dal punto di vista naturalistico si osserva come sulle sponde dell’invaso artificiale vengano a contatto specie vegetali di ambienti differenti. Alcune di esse, presenti in pochi esemplari, richiamano a vegetazioni riparie a maggiore naturalità nei tratti più a monte del fiume, come l’ontano nero (Alnus glutinosa L. Gaertner), il salice (Salix alba L.) e i pioppi (Populus nigra L. e Populus alba L.) tipici di zone più esterne all’alveo.

Di fatto il bacino San Giovanni costituisce l’habitat ideale per varie specie animali ed in particolare per l’avifauna degli ambienti d’acqua dolce dove si sviluppa una fascia di canneto a Phragmites (Phragmites australis (Cav.) Trin), formazione frequente nelle zone paludose e ripariali, nei tratti in cui l’acqua rallenta il suo corso affrontando oscillazioni di livello.

Germano reale (foto: Raimondo Luciani)

Canneto di cannuccia di Germano reale (foto: Raimondo Luciani) palude a Phragmites

 

Lungo il canneto si osservano numerose specie di uccelli acquatici, tra cui il germano reale (Anas platyrhynchos), anatide di superficie di gradevole aspetto, che nel maschio in livrea nuziale ha il capo e la parte superiore del collo di color verde iridescente con collare bianco, dorso bruno-porporino e specchio alare blu-violaceo orlato di bianco. Riconoscibile anche il cormorano (Phalacrocorax carbo) durante le profonde immersioni di pesca, o poggiato con le ali semiaperte intento ad asciugare le permeabili piume dal colore nerastro. Non raro l’incontro con l’airone cenerino (Ardea cinerea), dall’ampia apertura alare fino a 170 cm e dal collo piegato ad “S” durante il caratteristico volo dai colpi d’ala lenti e profondi.

Airone cenerino (Wilderness Photo)

Cormorano (foto: Carlo Chessa)

 

Piuttosto diffuse popolazioni di equiseto massimo (Equisetum telmateja Ehrh.), erbacea perenne e commestibile tipica di ambienti umidi o inondati.

Presenti anche specie genericamente legate ad ambienti ricchi di umidità e ad alto contenuto di composti azotati, fra queste: il vilucchio bianco (Calystegia Sempium L. R. Br.; fam. Convolvulaceae), erbacea rampicante perenne distinguibile dal fusto volubile che si avvolge verso destra e dalle corolle bianche imbutiformi, il sambuco (Sambucus nigra L.; fam. Caprifoliaceae), arbusto legnoso e perenne con infiorescenze bianco panna e infruttescenze di piccole bacche nerastre e lucide con piccolo seme (velenoso) all’interno, e il rovo comune (Rubus ulmifolius Schott), arbusto perenne dai fiori bianchi o rosa dal tipico frutto (mora) maturo in agosto e settembre.

Tra le piante acquatiche ritroviamo specie tipiche come il millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum L.), la brasca pettinata (Potamogeton pectinatus L.) e il ceratofillo comune (Ceratofillum demersum L.).

A contatto con la vegetazione delle aree più urbanizzate sono diffusi il nocciolo (Corylus avellana L.; fam. Corylacee) e l’olmo campestre (Ulmus minor Miller), due specie con infiorescenze unisessuali.

Ben visibili alcune varietà introdotte, e in seguito spontaneizzate, come la Robinia (Robinia pseudoacacia L.; fam. Leguminosae), albero ornamentale dai profumati grappoli di fiori bianchi di origine nordamericana, e la canna domestica (Arundo donax) eliofita alta fino a 5 metri di origine centroasiatica.

Le infrastrutture urbane a ridosso dell’invaso interrompono la continuità fra la vegetazione ripariale e le comunità vegetali presenti sui Monti Tiburtini, parzialmente protette nell’adiacente Riserva Naturale di Monte Catillo.

La flora dell’Area Protetta, di straordinario interesse naturalistico, è osservabile lungo un’articolata rete sentieristica comprensiva di diversi tracciati, tra i quali più d’uno conduce al cosiddetto Monte della Croce che sovrasta questa porzione residuale di natura fortemente antropizzata.

Ontano nero: frutto a nucula e foglie

Rovo comune con frutti (Ontano nero: frutto a nucula e foglie foto da: Terrenobis)

 

Nonostante le criticità ancora presenti, il Parco della Vestale Cossinia insiste in un angolo di natura di ragguardevole valore paesaggistico, per questo indicato quale sito pilota di successivi interventi orientati a riavvicinare la città alla sua storia e al suo inestimabile patrimonio artistico-naturalistico attraverso l’Aniene, elemento vitale e coniugante del nascente “Distretto Turistico Territoriale” tra Palestrina, Subiaco e Tivoli.

L’importanza dell’area fluviale tiburtina, sia per gli aspetti archeologici, sia per la storia dello sviluppo tecnologico dell’elettricità, risorsa fondamentale per molte delle più grandi conquiste del mondo moderno, è al momento oggetto di grande interesse grazie a due mostre - promosse dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Tivoli e curate dal consigliere del Sindaco per i Musei Civici Maria Antonietta Tomei - inaugurate contemporaneamente lo scorso 30 gennaio presso il Palazzo della Missione, futuro Museo della Città in Piazza Campitelli.

Vestale11La prima, Tivoli, Fonte di Luce, proposta da Carlo Innocenti dell’Associazione Aurea di Tivoli, allestita al piano terreno del palazzo e realizzata in collaborazione con Enel Green Power e il supporto di Terna Group, intende rievocare avvenimenti di grande rilevanza, come la prima illuminazione elettrica pubblica in corrente alternata inaugurata a Tivoli il 29 agosto 1886 e il CXXV Anniversario (1892-1937) della prima linea elettrica di trasmissione al mondo, sempre in corrente alternata, che con un percorso di 28 km collegava la centrale Acquoria di Tivoli a Roma, presso Porta Pia, dove una lapide ancora oggi ricorda quell’evento che ebbe straordinaria risonanza in tutto il mondo. La centrale, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, fu dapprima ricostruita nel 1949 e successivamente rinnovata nel 1995, fino all’attuale assetto che utilizza tecnologie disponibili per la migliore gestione della risorsa idrica nel rispetto dell’ambiente e del territorio. L’impianto può infatti generare ogni anno energia “verde” sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di 50.000 famiglie, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 100.000 tonnellate di CO2.

Come riportato nel voluminoso catalogo curato da Roberto Borgia, con questa mostra la città vuole dare il giusto rilievo ad un avvenimento tecnico finora poco considerato e far conoscere, attraverso documenti, foto d’archivio e strumentazioni di varie epoche messe a disposizione da Enel Green Power, da Terna e da collezionisti privati, il ruolo importantissimo che Tivoli ebbe nella storia mondiale dell’elettrotecnica, non meno importante rispetto a quello che da sempre le viene riconosciuto nell’archeologia, nell’architettura e nelle bellezze naturali. L’esposizione si protrarrà fino al 31 dicembre.

La seconda mostra Tivoli e la Vestale Cossinia, aperta fino al 31 maggio e allestita al primoVestale12 piano in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, documenta in tutti i suoi aspetti uno dei monumenti più significativi della Città d’Arte.

L’iscrizione sull’altare funerario della sacerdotessa attesta che la gens Cossinia, citata anche da Cicerone, ebbe a Tivoli una consolidata presenza.

Per il Sindaco di Tivoli, Giuseppe Proietti, non sono pochi i misteri collegati alla tomba della Vestale, che solo nuovi scavi potranno forse definitivamente risolvere. Il più importante è capire se il corredo funerario, rinvenuto vicino all’ara e costituito da un cofanetto in ambra e da una bambola, appartenga o meno a Cossinia. Quel che oggi più importa è che questa bambolina in avorio, reperto raro e delicatissimo conservato a Roma nel Museo Nazionale Romano, torna a Tivoli ed è visibile in mostra, conservato in una speciale vetrina climatizzata: la fragile bambolina, ornata da monili d’oro, presenta una ricca capigliatura che assomiglia alla pettinatura dell’imperatrice Iulia Domna, come si vede dal confronto con la moneta d’oro esposta nella stessa vetrina.

Entrambe le mostre sono fruibili con ingresso gratuito tutti i giorni (escluso il lunedì), dalle ore 15:00 alle 18:00 e la domenica anche dalle ore 10:00 alle 13:00.

Italo Carrarini

 Il Sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti durante la presentazione delle due mostre allestite nel Palazzo della Missione a Tivoli (foto: Alberto Proli)

  

 

 

 

 

 

 

NOI LILITH

NoiLilith

 

 

 

 

 

 

 

IL MISTERO DEI NUMERI PRIMI

serrecchiaQuest’oggi vi presento il libro del Professore Augusto Serrecchia intitolato “Dai numeri primi all’ipotesi di Riemann”, che racconta gli sforzi fatti sinora dalla comunità scientifica per comprendere qual è la logica con cui i numeri primi si distribuiscono nell’insieme dei numeri naturali: il più importante problema irrisolto della matematica.

Numeri primi

Introduciamo prima i numeri naturali, quelli cioè con cui s’impara a contare. Se ad uno qualsiasi di essi si aggiunge 1, si ottiene il numero naturale immediatamente successivo, essi cioè non finiscono mai, sono infiniti, si può infatti sempre avanzare di una unità. Alcuni di questi si definiscono numeri composti, possono cioè essere formati dal prodotto di altri naturali. Invece un numero primo non può essere espresso come prodotto di altri naturali, ossia è divisibile solo per 1 e per sé stesso. Anche i numeri primi sono infiniti, un risultato che ha dimostrato Euclide addirittura 2.300 anni fa. Il teorema fondamentale dell’aritmetica dice che ogni numero naturale (a parte 1) o è un numero primo o può essere espresso in un solo modo come prodotto di numeri primi, come ha dimostrato Carl Friedrich Gauss nel 1801.

Distribuzione dei numeri primi

L’argomento principale del libro è proprio la distribuzione dei numeri primi nell’insieme dei naturali; si succedono in un modo che appare irregolare, ma come ha detto Einstein “Dio non gioca a dadi con l'universo”. I numeri primi sono gli elementi fondamentali della matematica, ed i matematici non sono affatto contenti che questa struttura basilare presenti ancora aspetti misteriosi. Ci deve essere una ratio intellegibile secondo cui i numeri primi si succedono nell’ordine dei naturali. E già da questo si intuisce la suprema bellezza e la severa perfezione della matematica. Ci sono i numeri soli (primi) e quelli accompagnati (composti), e di questa distribuzione non si conosce la logica, eppure questi oggetti entrano ogni istante nelle vite di ognuno di noi, non è infatti possibile fare a meno dei numeri, sono quasi in qualsiasi cosa.

Ipotesi di Riemann

Il primo indizio per decifrare questo mistero è proposto da Gauss, che congettura il teorema della distribuzione dei numeri primi, dimostrata 100 anni dopo da Charles Hadamard: la ricerca di una funzione che fosse legata a tutti i numeri primi nel loro insieme e la cui analisi permettesse poi di individuare la legge che governa la loro distribuzione asintotica approssimata. Nel 1737 fa il suo esordio l’identità di Eulero che contiene tutti i naturali da una parte e tutti i numeri primi dall’altra, ed implicitamente la nozione d’infinito e il concetto di limite, con alcune informazioni sul segreto dei numeri primi.

Siamo infine giunti a Riemann, il quale intuisce che il solo modo di procedere fosse quello di estendere l’identità di Eulero in un contesto geometrico più ampio: il piano dei numeri complessi. Ripropone quindi il problema introducendo una continuazione analitica della formula di Eulero, cioè una sua estensione che la facesse apparire solo come una restrizione di una funzione più ampia ed articolata, definita sul piano di Gauss-Argand. Questa estensione, di cui l’identità di Eulero è solo una parte, viene detta la zeta di Riemann, una funzione complessa di variabile complessa. È come se si fosse sempre ammirato un piccolo pezzetto di un dipinto, e poi un bel giorno si vedesse il quadro completo! Gli zeri complessi della zeta di Riemann costituiscono in un certo senso un insieme duale dell’insieme dei numeri primi.

Il problema è allora risolto? No, non e ̀ cosi! L’Ipotesi di Riemann non è stata dimostrata, se fosse vera avremmo trovato “la musica armonica dei numeri primi”, in caso contrario ci sarebbe solo del “rumore”. Al contrario il mistero si infittisce, con la scoperta di una connessione tra l’Ipotesi di Riemann, la fisica quantistica e la Teoria del Caos.

Insomma, questo è un libro intrigante che ti coinvolge e ti trasporta nella scoperta del più grande problema irrisolto della matematica: l'ipotesi di Riemann. Un mistero incredibile, che attende il genio matematico che lo risolva definitivamente, e chissà se non sia proprio uno di voi!

Federico Fratini

 

 

 

 

 

 

 

 

“SOTTO CASA SUA”

Romanzo di Fabiano Cipriani

sottocasasuaIn questi ultimi mesi avrete sicuramente sentito parlare di Fabiano ed il suo primo romanzo, ebbene oggi ne parliamo anche sul nostro giornale.

A novembre la splendida cornice del Castello Orsini ha ospitato la presentazione del libro “Sotto casa sua” , in una sala baronale piena di giovani ed un’atmosfera davvero coinvolgente.

Ma vediamo nel dettaglio il romanzo;

Autore  Fabiano Cipriani

Titolo “Sotto casa sua” -Tra Roma e Ibiza inseguendo un desiderio-

Città Roma

Anno di pubblicazione 2017

Genere Romanzo

Personaggi principali Gianluca è il protagonista del romanzo.  Ha 27 anni quando decide di interrompere un percorso di vita “lineare” che lo aveva portato prima a laurearsi e poi trovare un buon posto di lavoro. Inizia così a prendere  decisioni istintive e se vogliamo anche un po' strampalate che lo aiuteranno a scoprire le sue debolezze, paure, insicurezze ma anche la sua tenacia, caparbietà e voglia di amare le persone.

Marione è l’amico di sempre di Gianluca. Grosso, muscoloso, dotato di un animo gentile e una profondità fuori dal comune. Affronterà insieme al protagonista quasi tutta la stagione estiva ad Ibiza e sorprenderà tutti con un’uscita di scena eccezionale.

Alia è una giornalista. Bella, bionda, con una perfetta voce radiofonica. Incontra Gianluca ad Ibiza e insieme vivono una relazione straordinaria che ha la presunzione di scoprire i segreti mistici che la Isla loca cela. I due si ritroveranno ad Ottobre, in Italia, per sistemare alcune “cose” che avevano lasciato in sospeso.

Giovanni è il custode del palazzo del Maestro. L’accento rumeno e una balbuzie importante non gli impediscono mai di comunicare disponibilità e simpatia. Gianluca fin dalla prima volta che lo incontra, scorge nei suoi occhi una luce rivelatrice. Risulterà decisivo nel finale.

Trama È la storia di una ribellione. Gianluca capisce che le decisioni nella sua vita non sono mai          state propriamente le sue, ma sempre dettate da quello che per il "mondo degli altri" fosse giusto. Così, lascia il suo lavoro ed inizia a passare le giornate sotto casa del "Maestro", un noto personaggio pubblico italiano, che vive nel cuore di Roma. Il suo desiderio è quello di riuscire a conoscerlo, e consegnarli una lettera di stima. Lì, “sotto casa sua”, non trova il Maestro, bensì scopre se stesso, in un luogo che lo accoglie straordinariamente; un vero e proprio contenitore di emozioni, riflessioni, gioie, paure. Un sipario dietro il quale rifugiarsi e guardarsi dentro come non aveva mai fatto. In questo modo riesce a trovare il coraggio per dare ascolto ai suoi istinti, seppur apparentemente incoerenti con la sua personalità. Come ad esempio partire per Ibiza. Gianluca infatti, desideroso di vita, di nuove conoscenze, di nuovi mondi, convince il suo amico di sempre Marione, a investire i loro pochi risparmi per un’esperienza lavorativa stagionale sull’isola più pazza del mondo. Nonostante si trovi a quasi 2000 km di distanza, Gianluca quando ha bisogno riesce a tornare sotto casa sua con la mente. Il Maestro rimane sempre il filo conduttore, il simbolo, che pur non arrivando a comprenderne i reali motivi, rappresenta qualcosa di grande ed importante per lui, e lo accompagna per tutta la stagione nelle stravaganti esperienze ibizenche. Una volta tornato in Italia sente di essere pronto finalmente a realizzare il suo desiderio.

Dove trovarlo Amazon.it

Se vi state chiedendo “Sotto casa di chi?”. Se siete curiosi di scoprire chi è il tanto amato Maestro e volete entrare nel mondo di Gianluca, non fate altro che acquistare “Sotto casa sua”, potete trovarlo su Amazon.it e in diversi punti vendita di Castel Madama e Tivoli.

Cristina Nonni

 

 

 

 

 

 

 

CIASPOLARE

ciaspoleLa passione per la neve non significa solamente sci e snowboard, ma anche fare delle ciaspolate. Ultimamente si sta riscoprendo questa particolare attività: un modo antico, lento e silenzioso di godersi la montagna in inverno. Vediamo di cosa si tratta!

Ciaspolare

La ciaspolata è una lenta passeggiata con le racchette da neve ai piedi, le cosiddette ciaspole, da fare in alta montagna nella stagione invernale, quando tutto il paesaggio è coperto di bianco. È un’attività semplice (non servono istruttori), praticabile da tutti (anche dai bambini) ed economica (non richiede una particolare attrezzatura). Un modo affascinante di vivere la neve, con scenari ovattati, un lento incedere tra valli e pendii, immersi in boschi silenziosi di faggi e pini, fino alle cime più alte dove si aprono vedute indescrivibili, paesaggi ghiacciati ed imbiancati.

Le ciaspole

Le ciaspole sono una specie di zatteroni che prima erano realizzate in legno mentre oggi sono in plastica, e che permettono di galleggiare sulla neve fresca evitando di sprofondarci. Sopra la ciaspola è montato un dispositivo basculante sul quale va legata la calzatura. La basculabilità serve per ridurre la fatica e rendere la camminata più fluida. Nei tratti più impegnativi (discese ripide, traversi), dove è bene avere un ottimo controllo della ciaspola, la basculabilità si blocca con un gancio posteriore. L'aggancio dello scarpone è regolabile in lunghezza, ed è composto da una legatura anteriore (in punta) ed una cinghia posteriore (sulla caviglia). Sono presenti anche dei puntali e ramponcini metallici che garantiscano una migliore presa sulle salite ripide e sulla neve dura. Infine nei pendii più duri si può fissare l’alzatacco che tiene sollevato il tallone. Compagni indispensabili delle ciaspole sono i bastoncini, che servono per mantenere l’equilibrio, migliorare il ritmo della camminata ed aiutare la stabilità.

Uso delle ciaspole

Ciaspolare è un po’ come il nordic walking: braccia e gambe si muovono in modo alternato, per cui quando avanza il piede destro si punta nella neve la bacchetta impugnata con la mano sinistra, e viceversa. Nei tratti di ripida salita invece si puntano entrambi i bastoncini avanti per poi far leva e aiutare la spinta delle gambe. La falcata è fatta con passi brevi e gambe appena un po’ più larghe del normale, seguendo la traccia già aperta nella neve (è meno faticoso).

Abbigliamento

Il vestiario deve essere a strati, e bisogna evitare assolutamente di sudare. Le temperature sono molto basse, ma muovendosi il corpo si riscalda velocemente. L’abbigliamento ottimale prevede una maglietta intima traspirante (mai il cotone che si inzuppa) a maniche lunghe, un pile, un giubbetto antivento, pantaloni lunghi da escursionismo (quelli da sci sono sconsigliati perché rigidi e troppo imbottiti, e non vanno assolutamente bene i jeans che si bagnerebbero con la neve) ed infine scarpe da trekking impermeabili. Non bisogna dimenticare di portare un cappello che protegga anche le orecchie dal vento, guanti impermeabili, uno scalda collo ed un paio di occhiali per ripararsi dai riflessi del sole sulla neve.

Itinerari

I posti da visitare qui vicino sono svariati, possiamo infatti arrivare a Livata per scoprire le vedute del Monte Autore, oppure passeggiare tra i boschi di campo Buffone, salire su Monte Calvo e poi scendere a Campaegli; a Campo Felice si raggiungono facilmente le vecchie miniere ed il rifugio Sebastiani; poi ci sono il Terminillo, il Monte Cotento vicino Filettino, Campo Imperatore, Campo Staffi, la zona di Pescasseroli ed Alfedena. È bene andare in gruppo o con una guida alpina locale, per apprezzare meglio i segreti del territorio e viverli in piena sicurezza. Ci sono molti luoghi vicini dove passeggiare sulla neve, allora cosa aspettate a provarne la magia!

Federico Fratini

 

 

 

 

 

 

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TRACCE STORICHE DELLE NOSTRE CITTÀ E DI TIVOLI

Le strade e le mura delle nostre città e di Tivoli, in particolare, possono essere ricche di tracce storiche  tanto inaspettate quanto sorprendenti. 

Talvolta, può capitare di osservare, lungo le mura della Tivoli Medioevale capitelli, resti di statue od altri elementi architettonici di epoche più remote (per la maggior parte di epoca romana) : si tratta, per lo più,  di elementi macroscopici, ben individuabili anche da occhi inesperti e che sono stati riutilizzati nel corso del tempo nella realizzazione delle mura, delle case, dei ponti della nostra città. 

In altri casi, invece, si tratta di tracce meno evidenti che sanno raccontare storie soprendenti  solo a coloro che abbiano un occhio allenato a saperle individuare e leggerle. 

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E' questo il caso di una caditoia, un semplice "tombino", che si trova in Via della Missione a Tivoli : un elemento che al passante distratto non dice molto ma che ad occhi più esperti cela una ricca storia che vi vogliamo raccontare. 

Lungo Via della Missione, al civico 13, si trova una caditoia che ha attirato la nostra attenzione :si tratta di un "tombino" in ghisa grigia, detta anche "lamellata"(prodotta con la fusione di rottami di ghisa e acciaio con l'aggiunta di elementi grafizzanti) al centro della carreggiata, coperto parzialmente da strati di manto stradale e asfalto a secco che sembra quasi incorniciarlo degradandolo ancor di più.

ROMA 3La particolarità è il suo stemma o gagliardetto ad alto rilievo, posto al centro del chiusino, che riproduce il "fascio littorio"  affiancato dall'ascia : chiari simboli del ventennio fascista, incorniciati da un piccolo scudetto. Non sono rinvenibili altri analoghi esemplari lungo le strade di Tivoli e quindi lo abbiamo indicato come un ultimo "reduce" testimone diretto di un periodo della storia della nostra città.

Purtroppo non è rilevabile il produttore nè il luogo di fabbricazione, pur tuttavia sono attestati degli esemplari simili a Roma seppure con lievi differenze stilistiche relative appunto al nome del produttore e al luogo di produzione.

Dott. Giovanni di Braccio - Christian Doddi

 

 

 

 

 

 

GIORNATE DI STORIA CASTELLANA, A METÀ DEL PERCORSO...

La terza edizione delle Giornate di Storia Castellana, organizzate dalla Pro-loco, è in corso. L'edizione ha riscontrato un buon successo di pubblico in tutte le tre giornate che fino ad oggi si sono concluse. 

Storia Castellana - Prof. Camiz,Ha aperto questa edizione la conferenza del Prof. Camiz, architetto e docente universitario già noto ai lettori de la Piazza e ai cittadini castellani. Il professore ha sottolineato la valenza e le prospettive del nostro territorio, che fa parte di un paesaggio archeologico che deve essere dapprima compreso e riconosciuto nelle sue componenti, e poi fatto oggetto di tutela dalle amministrazioni pubbliche e dai soggetti privati. 

La seconda lezione si è svolta una settimana dopo con l'archeologo Stefano Del Priore, fondatore e presidente dell'associazione Archeotibur. In questa giornata sono stati analizzati tutti gli aspetti relativi alla affascinante costruzione di questi "Giganti dell'Acqua" che sono gli acquedotti aniensi, anche grazie all'aiuto delle molte domande che al termine della relazione sono state poste all'archeologo.

Si è tenuto invece il 10 Febbraio appena trascorso la lezione di Gabriella Cinelli, fiduciariaStoriaCastellana1 per Slow Food - Tivoli e Valle dell'Aniene. In questa giornata abbiamo potuto comprendere quanto non solo Castel Madama, ma l'intero territorio disponga di una ricchezza di prodotti e tradizioni alimentari che necessitano di una tutela e di una valorizzazione. La Pro-loco di Castel Madama collaborerà con Slow Food in una serie di prossime iniziative.

In rete potrete trovare i video delle Giornate di Storia Castellana, sul blog http://lireof.blogspot.it/ dell'autore delle riprese Marcello Fabiani e sulla pagina Facebook della manifestazione.

Vi invitiamo a partecipare alle ultime due lezioni in programma presso la Sala Consiliare.

Francesco Pecchi

 

 

 

 

 

 

“IL PANE DI VICOVARO”: PRESENTATO IL LIBRO DI LUIGI RINALDI

Si è svolta sabato 3 febbraio, nella splendida cornice della sala dei coretti del Castello Cenci Bolognetti di Vicovaro, la presentazione del libro di Luigi Rinaldi dal titolo  “Il pane di Vicovaro – storia di un simbolo e della sua comunità”, pubblicato grazie al contributo dell’ARSIAL, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio, in collaborazione con Assopanificatori Roma, Pani Tradizionali e Slow Food Lazio.

Maestro presso la scuola primaria di Vicovaro, presidente dell’Associazione Terre Aeque ePaneVicovaro figlio di una fornaia, Luigi, da sempre «innamorato del pane e dei suoi molteplici significati», ha svolto un lungo lavoro di ricerca per ricostruire la storia di questo prezioso prodotto locale che ha avuto un’importanza strategica  nella vita economica del paese della media Valle dell’Aniene nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale e fino agli anni Settanta.

Nell’età dell’oro del pane di Vicovaro in paese erano attivi ben diciannove forni che producevano circa 2000 pagnotte al giorno, pagnotte che tanti vicovaresi, di buon mattino, andavano a vendere a Roma. Con una stima ragionevole si calcola che, tenendo conto di tutte le fasi, dal raccolto del grano, passando alla produzione, per finire alla vendita, il pane di Vicovaro dava lavoro a circa un terzo della popolazione locale.

Poi, a partire dagli anni ’80, la crisi: l’economia cambia radicalmente, le coltivazioni vengono abbandonate, i molini chiudono, quasi tutti i forni scompaiono… E adesso? Cosa fare?

Nelle intenzioni dell’autore, l’obiettivo primario della pubblicazione vuole essere proprio quello di riportare soprattutto i giovani ad investire nuovamente in questo settore. «Il libro è un primo strumento – scrive Rinaldi – per coinvolgere la popolazione locale, in particolare i giovani, sul considerare le attività agricole e artigianali come nobili, nobilitanti, economicamente soddisfacenti e redditizie. Crediamo che il pane visto come "distretto", possa fornire grandi pani ma soprattutto energie e ricchezza a un territorio molto depresso».

Un’opera dunque che, avendo le radici ben piantate in una gloriosa storia passata, vuole soprattutto guardare con speranza e determinazione al futuro, al fine di creare un nuovo sviluppo economico del territorio della Valle dell’Aniene basato sulla filiera grano-farina-pane.

All’evento, che ha visto una massiccia partecipazione di pubblico, hanno preso parte autorità politiche locali, tra cui il Sindaco di Vicovaro Fiorenzo De Simone e il Presidente della X Comunità montana Luciano Romanzi e tante personalità di spicco nel campo del settore agroalimentare, in particolare della panificazione romana. Ad allietare il pomeriggio sono stati i canti e i brani letti dagli alunni delle classi quinte della scuola primaria di Vicovaro, coordinati dalle loro maestre.

È possibile richiedere una copia del libro accedendo a panevicovaro.wordpress.com

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

 

GRAN CACIARA DI CARNEVALE A VICOVARO: UN SUCCESSO LA VI EDIZIONE

Due splendide domeniche di sole hanno fatto da degna cornice alla sesta edizione della Gran Caciara del Carnevale vicovarese: la passione di tanti cittadini ed il sostegno dell’Ente locale stanno davvero riuscendo nell’ardua impresa di rinnovare i fasti del vecchio Carnevale vicovarese e ormai la nuova tradizione sembra pronta per affermarsi nel tempo.

Più di una dozzina di gruppi organizzati, giovani, famiglie e tantissimi bambini hanno contribuito al successo della festa organizzata il 4 e l’11 febbraio scorsi, e si è rivisto anche qualche simpatico “carro” allegorico.

Le strade del paese sono state invase da una moltitudine di colori, spensieratezza e tanto divertimento.

I gruppi mascherati si sono radunati nel piazzale antistante il campo sportivo e, accompagnati dalle allegre note delle Bande musicali presenti, con la Gioacchino Rossini del maestro Virginio Coccia in testa, hanno sfilato per le strade del paese fino a raggiungere Piazza San Pietro dove, i Marcantoni la prima domenica e DJ Les Clochards la seconda, hanno allietato il clima e offerto un degno sottofondo alle danze.

Al termine della seconda giornata si è tenuta anche una cerimonia di premiazione del gruppo mascherato più bello e simpatico.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla consigliera con delega alle politiche giovanili, Ludovica Gargiuli e dal Sindaco di Vicovaro, Fiorenzo De Simone il quale, tra l’altro, non ha esitato a vivere appieno lo spirito del Carnevale, partecipando in prima persona alla sfilata.

Di seguito pubblichiamo un ricco documentario fotografico per il  quale ringraziamo l’ottimo e sempre gentile Emiliano Ciaglia.

Roberto Bontempi

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PER L’OSPEDALE DI TIVOLI  ARRIVA LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEA

deaLo scorso 26 gennaio una protesta pacifica capitanata da CISL FP in via Acquaregna a Tivol evidenziava lo stato preoccupante della struttura ospedaliera cittadina; tra i motivi le condizioni come le 18 ore lavorative quotidiane che andavano ad evidenziare una assoluta noncuranza del rispetto normativo degli orari di lavoro. Nel frattempo, come annunciato c'è stato un cambio e al posto di De Salazar è arrivato il nuovo Commissario straordinario della Asl Roma 5 Giuseppe Quintavalle, già Direttore Generale della Asl Roma 4. Oggi CISL FP spiega di aver notato un'apertura di Quintavalle riscontrando una buona disponibiità al dialogo con le parti sociali. Sul tavolo sono finite tutte le criticità riguardanti i Presidi e i distretti della Asl Rm5. Quintavalle sta visionando i Presidi e ha comunicato di aver ottenuto una deroga ad assumere nuovo personale medico, tecnico e sanitario (15 OSS) durante l'incontro in Regione di giovedì 1 febbraio. Ci sarà a fine mese il concorso per gli Operatori Socio Sanitari e si sta valutando come inserire le figure degli Ausiliari. Per quanto riguarda Tivoli, ci sarà una ristrutturazione del DEA e una dea1riorganizzazione della parte medico/specialistica di tutta la ASL.  La CISL prende atto dei buoni propositi e sposa i progetti messi in campo dichiarando che al momento c'è assoluta urgenza di tramutarli in fatti concreti e che le deroghe riguardo il numero di personale ottenute sono assolutamente lontane dalle reali esigenze della nostra ASL; il perdurare di questa carenza sta portando al rischio dell'interruzione di pubblico Servizio in tutti i nostri Ospedali. A Tivoli sono previste inoltre 29 sedute chirurgiche tra Day Surgery e ambulatoriali. (In totale sono 83, comprese quelle di Tivoli, e divise tra Palestrina, Monterotondo, Colleferro e Subiaco). Inoltre il nuovo Commissario straordinario, Giuseppe Quintavalle ha prontamente ringraziato il dotto Stefano Rabuffi, direttore della UOC di Anestesia, Rianimazione e Medicina del Dolore della Asl Roma 5, che si è attivato per raggiungere questo obiettivo e tutti i professionisti che con la loro disponibilità hanno reso possibile questo primo risultato. L’obiettivo è sempre quello di migliorare per offrire ai cittadini che si rivolgono a noi servizi quanto più efficienti e di qualità. Speriamo il tutto si risolva nel più breve tempo possibile…Con la massima comprensione per quanto possa concernere una sana od insana burocrazia…non può di certo essere sempre il cittadino a rimetterci.

Valentina Torella


 

 

 

 

TEATRO COMUNALE DI TIVOLI

Grande successo domenica ventuno gennaio per “Coppia Aperta Quasi Spalancata” al Teatrino Comunale di Via del Collegio a Tivoli: in anteprima l'intervista ai due interpreti Alessandro Moser e Lidia Miceli

 

Tivoli offUn titolo molto originale, qualcosa su questa commedia, tratta da un testo di due grandi come Dario Fo e Franca Rame?
“Coppia Aperta Quasi Spalancata” è un testo di Dario Fo e Franca Rame del 1983, uno dei testi italiani più rappresentati al mondo. Ha una scrittura efficace e comicissima, nonostante si occupi dei contrasti tra uomo e donna all' interno della relazione matrimoniale. Figlio della liberalizzazione sessuale laica degli anni '70 il testo è perennemente attuale perché indaga i giochi di potere e gli equilibri continuamente da ripristinare che esistono tra marito e moglie. Nella nostra lettura, essendo più giovani rispetto ai protagonisti originali, abbiamo adattato la storia a una giovane coppia contemporanea che, nonostante siano passati trentacinque anni dalla stesura originale, rivive le stesse dinamiche, affrontate con una sensibilità diversa. Una riflessione per capire in che momento storico ci troviamo, e quanto la nostra società sia sensibilizzata sulla cultura del machismo. 

Come si trova con la sua co-regista e partner in scena ?
Io e Lidia ci conosciamo da quindici anni, siamo stati compagni in Accademia alla Silvio D'Amico e da anni lavoriamo a progetti insieme. Ci accomuna un senso dell' umorismo che ricerchiamo anche affrontando riflessioni importanti e profonde, la necessità di autenticità nel donarsi come artisti, oltre che a una grande amicizia. 

Cosa rappresenta il teatro per lei?
Cosa rappresenta il teatro per me.... è una bella domanda! Probabilmente rappresenta il senso della mia esistenza, non come fine della stessa ma come strumento di speculazione, conoscenza e condivisione di sé. Ritengo che relazionarsi al teatro in tutti i suoi aspetti, dalla recitazione, alla scrittura, sia l' impulso alla vita, il contrario della morte emotiva, spirituale, intellettiva. 


Lidia Miceli
Un titolo molto originale, qualcosa su questa commedia, scritta da due grandi come Dario Fo e Franca Rame?

Il titolo è geniale, come lo sono stati Dario Fo e Franca Rame durante il loro percorso artistico. Come i veri geni, hanno fatto di necessità virtù, analizzando con uno sguardo pieno di sofferenza ma profondamente ironico la loro crisi di coppia ; da questo sguardo coraggioso e autocritico è nato il testo " Coppia Aperta Quasi Spalancata" 

Come si trova con la sua co-regista e partner in scena ?
Io e Alessandro Moser ci conosciamo da tantissimi anni ,ma nonostante questa conoscenza artistica profonda e l'amicizia sincera, ci scegliamo ogni volta prima di iniziare un lavoro insieme. Uno dei due ha un’idea , il desiderio di interrogarsi su un tema e cerca l' altro per mettersi in discussione. Per essere "smontato " e "rimontato " in maniera meno convenzionale , come se le nostre certezze fossero dei mattoncini Lego. In più le difficoltà produttive che dobbiamo affrontare per la realizzazione di ogni nuovo progetto ci uniscono profondamente, in quanto scegliamo ogni volta di "indebitarci" insieme . 

Cosa rappresenta il teatro per lei?
Il teatro è il mio segreto e illusorio elisir di lunga vita, non mi fa aver paura del tempo che passa anche se anagraficamente invecchio.

Claudia Crocchianti

LIONS YOUTH EXCHANGE PROGRAMM

L’IIS “Via Tiburto 44” sezione Liceo Classico, ha partecipato al progetto LIONS YOUTH EXCHANGE PROGRAMM organizzato dalla locale sezione dei Lions Club. Le alunne Elisa De Rossi e Alessia Cherubini della classe 4 A, seguite dalla professoressa Lorella Parmegiani, sono risultate vincitrici del concorso classificandosi rispettivamente al primo e al secondo posto. La prova del concorso prevedeva la produzione di un elaborato in lingua inglese sul tema “Is diabetes mellitus a social disease?” Il premio consiste nella partecipazione ad uno scambio culturale di tre/quattro settimane in un paese extra europeo e in uno europeo. “Intendo complimentarmi con le due nostre studentesse per il lusinghiero traguardo conseguito e con la docente di lingua inglese. Siamo orgogliosi che i nostri allievi ottengano prestigiosi risultati, frutto delle loro capacità ed impegno e del lavoro costante e di qualità dei nostri docenti, indicatori di un’offerta formativa valida”.

Claudia Crocchianti

 

 

 

 

BIODIVERSITÀ E CIBO

biodiverstaLa cultura – è stato detto – non è una cosa che si fa, ma un modo di fare le cose. La cultura del cibo è esattamente questo: un modo di fare le cose. Non una lista di prodotti o di ricette, ma un modo di pensare il cibo in tutta la lunghezza del suo percorso: la produzione e il mercato, la cucina e la tavola. Produrre significa scegliere, dunque pensare, avendo deciso che qualcosa e non qualcos’altro serve alla nostra vita. Mercato significa istituire rapporti con altri individui e altre comunità, condividendo non solo merci ma idee e pensieri. Cucina significa trasformare il prodotto “naturale” in cibo da portare alla bocca, dopo averlo manipolato, arricchito, condito, preparato – tutte operazioni culturali, che ogni società pratica secondo parametri suoi propri. Tavola significa spartire il cibo con gli altri, assumendo il momento conviviale come strumento di comunicazione e di identità collettiva. In Italia, la cultura del cibo si è costruita nel segno della varietà e della differenziazione locale, rispettando i caratteri del territorio, le specificità di un habitat naturale molto vario. Ma questa diversità non è solo geografica. La storia assieme alla geografia, ha regalato all’Italia un altrettanto incredibile varietà di esperienze e di culture, legate alla molteplicità dei popoli che si sono avvicendati e sovrapposti sul nostro territorio, e alla molteplicità di contatti che il nostro paese ha instaurato con altre culture. In questo modo, la natura e la storia hanno congiurato per fare dell’Italia un vero e proprio laboratorio di biodiversità culturale. Il paesaggio della vite e dell’ulivo, il paesaggio delle risaie, il paesaggio del grano, il paesaggio degli orti e dei frutteti sono tutte costruzioni culturali, che hanno tradotto le vocazioni ambientali in opportunità economiche. Valorizzare il patrimonio agroalimentare significa innanzitutto rispettare  la diversità che contraddistingue il nostro Paese. Fin dal Medioevo una cultura italiana è esistita grazie alla circolazione di saperi, prodotti, gusti, persone. All’interno di questa rete i mercati cittadini assicuravano la circolazione dei prodotti di qualità. Proprio per questo, in Italia sono così numerosi i prodotti a denominazione di origine geografica. Perché la denominazione geografica significa due cose apparentemente contraddittorie, in realtà complementari: primo, che i saperi e le tecnologie di produzione sono radicati in un territorio;  secondo, che il prodotto circola al di fuori di quel territorio.  La cultura gastronomica italiana si è formata non solo mettendo insieme le esperienze di regioni e territori diversi, ma anche le esperienze e i saperi di classi sociali diverse. Questo spiega, fra l’altro, la centralità che i farinacei, la pasta, le verdure hanno sempre avuto nella cucina italiana. La storia della cultura gastronomica italiana mostra un profondo attaccamento alle tradizioni locali, che si sono rafforzate confrontandosi con le altre: nono solo perché i confronti ribadiscono le differenze, ma perche arricchiscono i protagonisti e consentono a tutti di modificarsi in forma dinamica. Tutto ciò per dire che non basta la bontà dei prodotti e della cucina a spiegare il fenomeno: il carattere originale del patrimonio culturale italiano non è di essere più bello o più buono di altri, ma la sua sorprendente biodiversità.

Gioia Fabiani


 

 

 

 

 

 

FAMIGLIA E CODIPENDENZA  (PRIMA PARTE)

“… suo padre beveva molto;… sua madre è morta di cerrosi epatica;… nella sua famiglia si èfamiglia sempre bevuto molto vino;….” Non è difficile ascoltare questi commenti tra la gente quando si parla di una persona con problemi di alcolismo. Questi esempi di “osservazione popolare” ci danno un primo esempio di come la dimensione familiare sia significativamente coinvolta nel problema dell’alcolismo. Da diversi decenni numerose ricerche evidenziano una sua maggior incidenza tra i figli di alcolisti a supporto della influenza genetica o comunque della trasmissibilità familiare di una sorta di vulnerabilità individuale per tale disturbo, sottolineando altresì la fondamentale importanza dei fattori del contesto socio culturale e relazionale come favorenti l’espressività fenotipica. Per altro vi sono segnalazioni, seppure a volte contradditorie, anche relativamente alla predisposizione a divenire partner di alcolisti: la “scelta sentimentale non casuale” (assortative mating) è infatti fenomeno normale, descritto e studiato anche tra soggetti con patologie psichiatriche. L’alcolismo è un fenomeno assai complesso, in cui l’influenza di ciascuno dei fattori etiologici proposti dalla ricerca e dall’esperienza clinica risulta fondamentale, ma singolarmente non determinante. Per molto tempo l’approccio all’alcolismo è stato condizionato da una visione moralistica (il “vizio”) che ha influito negativamente sui possibili sviluppi di una seria ricerca scientifica e clinica.  Inoltre fino a pochi decenni orsono l’orientamento allorquando terapeutico riguardava quasi esclusivamente la persona alcolista, tralasciando di occuparsi del contesto familiare. Eppure l’esperienza di AlAnon, l’associazione diffusa in tutto il mondo e che tutt’ora riunisce familiari ed amici di Alcolisti Anonimi, inizia in  America pochi anni dopo la nascita di A.A. Sin dagli anni ‘40 quindi gli alcolisti stessi e i loro familiari ci dicono di essere affetti da una malattia che colpisce ogni uno di loro in modo progressivo e invalidante se non curata. Al termine “alcolista” ed alcolismo, viene quindi affiancato il termine di “co-alcolista” e “co-alcolismo”, intendendo con questo la malattia specifica che affligge il familiare dell’alcolista stesso. Nasce in questo modo il concetto di “dipendenza relazionale” altrimenti detta e più conosciuta come “codipendenza”; un insieme di comportamenti tipici, caratteristici di partner/familiari di soggetti affetti da dipendenze, da altri disturbi compulsivi o di personalità che si estrinsecano attraverso tematiche prevalenti centrate sul controllo familiare, sulla sua dipendenza, sull’appoggio della negazione, su plurimi tentativi di limitare o annullare l’uso senza far ricorso ad aiuto esterno, sulla difficoltà a riconoscere e rinforzare aspetti positivi della terapia. Il coinvolgimento può essere tale da proiettare la vita del familiare a completo servizio dell’altro e del suo problema sino a trascurare i propri bisogni  e le proprie necessità. Tali difficoltà possono essere facilmente comprese se, ad esempio, se si considerasse il fenomeno della dipendenza e codipendenza utilizzando una lettura sistemica. Della prospettiva sistemica nell’ambito della dipendenza continuerò a discuterne nell’articolo del prossimo numero, considerate le innumerevoli informazioni teoriche che vorrei portare alla vostra attenzione.

Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

 

IL VESCOVO ANTONIO VINCENZO TESTA

Uomo dotto, pio e semplice

Sin dal 1949, anno nel quale frequentavo la prima  media, avevo più volte sentito parlare del primo uomo castellano che era stato nominato nell’ambito religioso Vescovo della Chiesa Cattolica. A informarmi fu, in Assisi, il pronipote del Vescovo stesso, mio compagno di banco, Vincenzo Testa. Non ho mai dimenticato questo mio compaesano e ho ritenuto  annoverarlo  degnamente nella mia raccolta” Gli uomini insigni, illustri, benemeriti e meritevoli di Castel Madama nel tempo”.

 Vescovo Mons. Antonio Vincenzo Maria TestaIl Vescovo Mons. Antonio Vincenzo Maria Testa, nacque a Castel Madama il 7 luglio 1820 in una famiglia numerosa i cui genitori erano dei comuni contadini che, con sacrifici e rinunce, erano riusciti, nel tempo, a raggiungere una posizione economica soddisfacente. I genitori, religiosissimi, com’era avvenuto per tutti gli altri figli, lo fecero battezzare lo stesso giorno della nascita con il nome di Vincenzo Maria mentre  il sacramento della Cresima gli fu impartito  due anni più tardi, nella Chiesa di San Michele Arcangelo, il 26 settembre 1822.

Il giovane dopo aver appreso in primi elementi di grammatica nei corsi serali organizzati dalla parrocchia (a quei tempi non vi erano scuole) e aver partecipato anche senza la presenza dei genitori spesso le funzioni di chiesa, senti il desiderio, a differenza dei suoi numerosi fratelli e sorelle, di entrare in un seminario. In fatti a tredici anni, con il conforto dei genitori, vestì l’abito francescano (1835) presso il convento di Cori (Latina)- Continuò i suoi studi di ginnasio e di liceo presso il convento di Aracoeli e poi quelli di Filosofia e Teologia presso il convento del Monte della Città di Perugia. Fu ordinato Sacerdote il 10 giugno 1843 in quest’ultima città umbra a ventitré anni, prendendo il nome di Antonio. Da infaticabile studioso si laureò in Filosofia e Teologia con il titolo di “ Lettore Generale” e, previo concorso, gli fu affidata la cattedra di filosofia nello Studio Generale dell’Ordine di Ferrara meritando con lode il titolo di “lettore giubilato”, (corrispondente oggi al titolo di professore universitario) sino al 1852 quando si trasferì nel convento San Bartolomeo dell’Isola Tiberina dove nel 1856 fu eletto parroco.

La sua fama di uomo, dotto e pio, fece si che l’Ordine Francescano lo nominasse Consultore della Congregazione dei Riti e, come Missionario Apostolico, per riorganizzare le stazioni missionarie soprattutto in Argentina e nella Bolivia dove fievole era la voce e il calore del vangelo di Cristo. Espletò tale incarico con zelo,passione e alto spirito missionario francescano per molto tempo tornando, quando gli era possibile, nel suo convento in  Roma.

Papa Pio IX il 21 dicembre 1874, preso atto della bontà e le capacità intellettive ed organizzative di questo umile frate,  lo nominò vescovo titolare di  Botra e Coadiutore, con diritto di successione, di  Mons. Luigi Ricci Vescovo di Segni, da tempo malato. Infatti  il 10 giugno dell’anno successivo ricevette la consacrazione  episcopale nella città di Segni dal  Cardinale Alessandro Franchi Prefetto  della Congregazione di Propaganda Fide.

Il Vescovo Antonio Testa uomo ricco di virtù di umiltà e di saggezza, dopo sei anni di riordino amministrativo e di norme per la difesa degli Istituti Religiosi della sua Diocesi, fiaccato dalle controversie e divergenze di molti  amministratori massoni e liberali, fedele alle sue visioni nel nome della fede e al suo ruolo di Pastore della Chiesa Cattolica, il 22 aprile 1883, a sessantatré anni riconsegnò, come soleva ripetere il suo pronipote Vincenzo Testa,” l’ anima semplice e senza ipocrisie al Signore.”

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

 

IL DIALETTO NELLA SCUOLA

dialettoIniziativa dell’Università Agraria di Castel Madama :Studio del  dialetto, storia locale , tradizioni ,usi e costumi.

Molto ma molto interessanti ed impegnative  sono le lezioni “ Sul dialetto castellano “ che si stanno svolgendo, una volta a settimana  in  alcune classi delle quarte elementari di Castel Madama, grazie all’iniziativa dell’Università Agraria di Castel Madama  che sta provvedendo affinché ognuno dei ragazzi possa avere a disposizione una grammatica, una antologia e un dizionario enciclopedico sul  dialetto castellano.Da quanto ci viene riferito,  lo scrittore e poeta Alessandro Moreschini, si è rivelato non solo un  esperto dialettologo dei dialetti in generale ma soprattutto della lingua  del paese nativo. Ma ciò che più sorprende è il metodo che il Moreschini usa per lo studio del dialetto. Basti pensare che soltanto dopo tre lezioni, i ragazzi  conoscono la storia dei dialetti italianidialetto1 in generale e in particolare della parlata castellana. e della sua provenienza dal latino volgare, sicuramente sorella(anche se minore) della lingua di San Francesco di Assisi, di quella di Dante, Petrarca e Boccaccio. I ragazzi già conoscono una innumerevole nomenclatura di parole dialettali del corpo umano; di come era una casa di contadini e i tanti utensili appesi al muro, dei mestieri di una volta …ossia centinaia e centinaia di lemmi dialettali con il corrispondente termine in italiano che a fine corso, con l’aiuto delle  maestre,.andranno a formare un vero e proprio dizionario dialettale dei ragazzi della IV elementare di Castel Madama. Quindi storia locale, dialetto, tradizioni popolari, usi e costumi. Non mancheranno su questo giornale aggiornamenti e novità in merito.

Alessandro Moreschini

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A.S.D. CASTEL MADAMA GINNASTICA ARTISTICA … UNA PASSIONE LUNGA UNA VITA.

L’ A.S.D. Castel Madama ginnastica artistica, dopo un inizio di anno scoppiettante con un boom di ginnaste provenienti non solo dal nostro paese ma anche da paesi limitrofi, ha visto già nel mese del dicembre passato, mettere in scena l’immancabile spettacolo natalizio  “Il nostro natale solidale”, giunto ormai alla sua quarta edizione, per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza all’Onlus A.B.E. ( associazione bambini ematoncologici), che l’A.S.D. sostiene ogni anno.

 Dopo la pausa natalizia e con l’avvento del nuovo anno, si riprendono a pieno ritmo gli allenamenti in previsione delle competizioni regionali di ben due campionati: F.G.I (federazione ginnastica italiana) e C.S.I. (centro sportivo italiano), da parte di tutti i gruppi societari: dalle piccole pesti del gioco sport(3- 5 anni) allo loro primissima esperienza, passando per i corsi, base e medio-avanzato (g1- g2 da 6-11 anni) fino ad arrivare al gruppo dell’agonistica (12 in su), puntando ai podi regionali che permetteranno così di accedere, come negli anni passati ai rispettivi  Campionati Nazionali.

L’intero mese di marzo e di aprile, vedrà tutte le atlete in gara su entrambe i campionati, per la prima e seconda prova regionale.

Saranno queste due prove che andranno a decretare la loro ammissione o esclusione dai rispettivi campionati nazionali.

Continua l’entusiasmante percorso delle nostre “mamme Ginnaste”, formatesi lo scorso anno, con new entries. Mamme che accompagnando le proprie figlie e figli, si sono volute mettere in gioco per avere un approccio con la ginnastica artistica ed anche con la ginnastica di base che le sta portando a raggiungere ottimi risultati. Della serie “non sempre le passioni si trasmettono di madre in figlia…ma viceversa!!!!”

La passione, la forza di volontà e lo sport non hanno età ne barriere e queste  atlete e mamme ne sono un esempio tangibile.

L’associazione e gli allenatori fanno un grande in bocca al lupo a tutti gli atleti che tra meno di un mese saranno in campo gara e … GAMBAAAAAA RAGAZZE E RAGAZZI!!!

Qualsiasi bambino o genitore interessato a frequentare i nostri corsi di ginnastica artistica e parkour può visitare la nostra pagina Facebook – ASD castel madama ginnastica artistica  o contattare il numero 3467476552.

A cura dell'ASD Castel Madama Ginnastica

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NOTTE FONDA!

volleyLa pallavolo sta affrontando una stagione decisamente negativa e lontana dai livelli raggiunti negli ultimi anni, le difficoltà riguardano diversi aspetti e soprattutto le sorti della prima squadra, in grande difficoltà. Dopo la vittoria nella prima gara dell’anno, affrontiamo in casa la giovane formazione Roma7, che dispone di ragazzi di qualità e molto giovani. La nostra posizione di classifica non è delle migliori, quindi se vogliamo rimanere agganciati alla vetta dobbiamo necessariamente vincere. La gara non ha praticamente storia, i nostri ragazzi non entrano mai in campo, disputando una pessima gara, perdendo nettamente 3/0. Manca del tutto uno spirito di squadra che unisca il gruppo nei momenti difficili, tant’è che ci sfaldiamo alle prime difficoltà senza neanche provare a reagire. La classifica inizia ad essere deficitaria, la distanza dalle prime si amplia.  Nella gara seguente affrontiamo la Luiss terza in classifica, in un turno infrasettimanale, purtroppo questo ci priva di uno dei titolari inamovibili come Pierucci, al suo posto gioca il capitano Fabio Possenti. Nei primi due set non riusciamo ad esprimere al meglio il nostro gioco perdendo i set. Nel 3°set abbiamo una reazione d’orgoglio e iniziamo a giocare mettendo in difficoltà i padroni di casa, che finiscono per perdere il set. La gara si riapre, nel 4°set siamo lungamente al comando, abbiamo la palla per chiudere il set ed andare al 5°, ma Leonardo Bruno non riesce a fare il punto decisivo, il punteggio si ribalta e purtroppo finiamo per perdere 3/1. Questa volta avremo meritato qualcosa in più, viste anche le assenze che ci hanno colpito. Nell’ultimo turno del girone d’andata affrontiamo in casa il Valsugana, che ci travolge per 3/0 con parziali molto pesanti. Al termine del girone d’andata siamo in ottava posizione distanti 12 punti dalla vetta, con pochissime chance per rientrare in lotta, soprattutto perché la squadra non ha mostrato in tutto il girone d’andata nessuna capacità di reazione alle difficoltà nei momenti difficili ed ha perso nettamente con tutte le squadre che ora la precedono in classifica. La seconda divisione invece procede in senso nettamente opposto rispetto alla prima. Dopo la vittoria per 3/0 contro l’Ascor, subisce la stessa sorte anche Astrolabio 2000, che viene battuto per 3/0 a domicilio. La seguente gara sempre in trasferta è il derby contro il Tibur, che naviga distante dalle nostre posizioni, ma un derby soprattutto se giocato in trasferta nasconde sempre delle insidie.  L’impatto con la gara non è dei migliori, perdiamo abbastanza nettamente 25/14 il primo set non riuscendo ad entrare nel match. La reazione arriva nel 2°set, riprendiamo a giocare vincendo per 20/25. Nel 3°set la sfida si accende è una lotta punto a punto, riusciamo a vincere 29/31, un set dalle mille emozioni. Evidentemente paghiamo lo sforzo perché nel seguente cediamo abbastanza nettamente 25/16. Nel 5°set recuperiamo le forze necessarie e mettiamo subito in forte difficoltà il nostro avversario con un parziale di 8/0 in nostro favore (n.b. il 5° set termina a 15 punti non a 25 come negli altri quattro set). I padroni di casa non riescono a rientrare, perdendo il set per 6/15. Riusciamo a portare a casa due punti, avremo potuto con una maggiore concentrazione portare a casa l’intera posta in palio. Nella penultima gara del girone d’andata affrontiamo Borghesiana, squadra di media classifica, anche qui tranne il primo set perso dai nostri per un approccio difficile alla gara, vinciamo nettamente per 3/1 consolidando la nostra seconda posizione in classifica a 5 punti dalla capolista Egan. La 3 divisione femminile di mister Cara prosegue la stagione tra mille difficoltà, la rosa ridotta, infortuni che mettono fuori gioco giocatrici preziose quando l’organico è già al minimo sindacale (es. infortunio alla mano sinistra per Cecilia Amabili) ed una squadra con la formazione rivoluzionata nei ruoli di gran parte delle giocatrici per esigenze di squadra.

volley1

Visto il contesto le gare si susseguono con lo stesso copione, in alcune riusciamo ad essere più presenti in altre meno, purtroppo il risultato è sempre lo stesso, veniamo sconfitti per 3/0 da Guidonia, Spes Juventute e Casal Dei Pazzi. Al momento ci troviamo all’ultimo posto in classifica, con la speranza che il passare delle gare unisca le ragazze in modo da riuscire a trovare un equilibrio di squadra che ci permetta di porta a casa anche dei risultati positivi. E’ iniziato anche il campionato della nostra Under 20 Maschile guidata da Enrica Macci, che dopo un lungo inverno di duro lavoro in palestra, fa il suo esordio in casa contro i Lupi di Marte. La gara purtroppo non ha luogo causa arrivo in ritardo degli ospiti, oltre il tempo massimo d’attesa previsto dal regolamento, così vinciamo 3/0 a tavolino. Questa gara lascia un po’ d’amaro in bocca in quanto i ragazzi avrebbero sicuramente preferito giocare, che vincere senza poter disputare la gara. Enrica Macci allena anche la nostra Under 13 mista in cui militano diversi ragazzi/e alle prime armi, il cui scopo principale per quest’anno è imparare a giocare e divertirsi. Le prime due gare ci vedono sconfitti per 3/0, ma sicuramente nell’arco della stagione vedremo dei miglioramenti che porteranno ad una crescita il gruppo. Il nostro minivolley sempre molto attivo, sono iniziati i raduni, che vedono diverse società disputare numerose gare con le proprie squadre. Il nostro minivolley è allenato da Elsa Pompa e i nostri ragazzi nel primo raduno di Tivoli portano a casa il 50% di vittorie, con numerosi ragazzi/e che anche in questo caso sono al primo anno di pallavolo. Da segnalare la presenza nel Centro di Qualificazione Tecnico della FIPAV LAZIO di un nostro giovane atleta Silvio Surla selezionato per diversi incontri di perfezionamento tecnico. Questo aspetto, la crescita tecnica rimane il punto fermo della società insieme all’incremento degli iscritti ed è motivo d’orgoglio avere ogni anno un atleta selezionato in una ristretta cerchia in tutta la nostra regione (negli anni scorsi addirittura per due anni consecutivi Luca Gallieni è stato selezionato, anche per la finale di fine anno con la selezione in cui militano i ragazzi più talentuosi ROMA1) segno evidente del lavoro di qualità svolto dai nostri tecnici in palestra. L’impegno della società prosegue senza sosta, si stanno già valutando alternative e soluzioni per ritornare la prossima stagione ad essere protagonisti, riprendendo il cammino di crescita anche numerica, che deve essere elemento vitale e trainante dell’intero movimento. Forza castello!

Francesco Santolamazza


 

 

 

 

PLAY RICOMINCIA CON LE GARE DI BALLO

image3Il 28 gennaio sono ripartite le gare di ballo per l’associazione sportiva dilettantistica PLAY. Una lunga giornata a Velletri ha riaperto la stagione e come sempre non sono mancate le emozioni. Hanno conquistato il podio Federica Nardoni e Serena Mereu nel Duo latin classificandosi al primo posto. E loro due insieme a Giulia Cencioni, Asia Clementi e Sofia Chicca (che ha disputato la sua prima gara) hanno conquistato il secondo posto con il gruppo latin under 11 D. Terzo posto per Noemi Cencioni e Stefania Velaj nel duo coreografico 12/15 anni classe C. Esordio delle nostre ragazze in classe C (Carlotta Moreschini, Angelica Di Pietro, Federica Testa, Veronica Shkoza, Verdiana Galli, Cristiana Giannacco) ed esordio in classe B per Valentina Iori e Giulia Ambrili Testi. Salendo di categoria il lavoro aumenta e le nostre ragazze si stanno impegnando per la prossima gara di marzo.

Ivo Santolamazza

 

 

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  • Fotoblowup
  • Empolum
  • FisioAndreaChicca
  • Dental Gaia
  • Frimm
  • MauroConad
  • Psicoterapeuta
  • Frantoio Vicovaro

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