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LA PIAZZA ANNO XV N. 1 Gennaio 2018

Amedeo Ciotti e la scintilla del sapere

 

Copertina della Piazza - Gennaio 2018

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Gennaio 2018.

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AMEDEO CIOTTI E LA SCINTILLA DEL SAPERE

Il Professor Amedeo Ciotti si è spento il 16 dicembre del 2017, all’età di 75 anni. I funeraliCiotti che si sono svolti il 18 dicembre a Castel Madama, nella Chiesa di San Sebastiano, hanno visto la presenza di una piccola folla di familiari, amici ed ex studenti, che egli avrebbe senz’altro apprezzato. Perché era la dimostrazione dell’affetto e del rispetto di coloro che hanno potuto conoscerlo, lui, che con la sua incessante passione per il sapere, sapeva contagiare chiunque gli fosse vicino.

Tra questi, il sottoscritto, che ha avuto la ventura di vivere insieme a lui una bella stagione culturale all’insegna di Giuseppe Garibaldi, che si rivelò un successo di partecipazione popolare, e in seguito una ricerca apprezzata in ambito sia locale che nazionale.

 Il tramite di ciò fu proprio il giornale “La Piazza”, a cui il professor Ciotti chiese una collaborazione per una pubblicazione riguardante una vicenda di storia locale. Il pretesto per la ricerca era una notizia non verificata di un ossario garibaldino presso Vicovaro, ricavata da una Guida del Touring Club edita nel 1995. L’ossario in realtà non si Ciotti1è mai trovato, ma la ricerca storica di Ciotti aveva dato i suoi frutti, che furono pubblicati nel dicembre 2005 con il titolo I Garibaldini in Val d’Aniene. La presentazione di tale ricerca al Castello Orsini, vide una folta e attenta partecipazione di pubblico, frutto forse anche della permanenza del mito di Garibaldi nella mentalità italiana.

Il successo di tale iniziativa a Castel Madama, portò a presentare la pubblicazione anche in altri comuni del comprensorio, da Vicovaro ad Orvinio a Riofreddo, dove si trova il Museo delle Culture “Villa Garibaldi”, animato da Annita Garibaldi Jallet.

Il professor Ciotti diede un corposo seguito alla sua ricerca con la pubblicazione nel 2008 di Sulle tracce di Garibaldi – Studi sul risorgimento in Val d’Aniene, sempre edito dall’Associazione Albatros. Anche tale pubblicazione venne presentata nelle zone della Val d’Aniene, nonché recensita dalla rivista garibaldina “Camicia Rossa”.

Sulla scia degli apprezzamenti per le pubblicazioni sopra descritte, insieme ad altre pubblicate sulla Rivista Aequa, e sui Quaderni dell’Archivio Storico Comunale di Castel Madama, il professor Ciotti fu invitato più volte come relatore nelle iniziative nazionali del 2011 per il 150° dell’Unità d’Italia.

La sua amata professione di insegnante nelle scuole secondarie superiori, in quegli anni si avvicinava alla pensione, ed egli mi raccontava che gli sarebbe mancato il suo quotidiano contatto con gli studenti, molti dei quali erano rimasti in contatto con lui.

Il suo ultimo libro è stato dedicato al primo conflitto mondiale, che divenne il suo naturale campo d’interesse, dopo la lunga frequentazione del periodo tra la Rivoluzione Francese ed il Risorgimento. Il suo Risorgimento era laico e liberale, con forte attenzione al socialismo, proprio come i suoi garibaldini.

Ciotti2Con un entusiasmo simile al loro, Amedeo Ciotti riuscì ad inquadrare una materia grande e complessa, spaziando dalla grande storia, alle vicende italiane e locali, e portò a termine nel 2015 il libro: 1914-1918 Perché quella guerra. L’Italia nel conflitto. Stavolta il libro fu pubblicato da un editore nazionale, Armando Editore, come un giusto riconoscimento alla sua statura scientifica.

Mi piace ricordarlo nelle sue piccole passioni che ho conosciuto: il buen retiro estivo ad Orvinio, da dove veniva uno dei suoi genitori; i confronti sugli scenari storici, nei quali aveva la pazienza di ascoltare le mie argomentazioni e le discussioni sulla politica nazionale, allora, meno degradata di come è ora.

E soprattutto mi piace ricordare i suoi occhi vispi, dove la scintilla del sapere era sempre pronta ad accendersi, ed a contagiare chi gli era vicino.

Ivano Moreschini

 

 

 

 

IL NOSTRO PROFESSORE

Il 16 dicembre 2017 se n'è andato uno degli uomini più illustri del nostro territorio. ChiCiotti3 come me e molti altri ha avuto la fortuna e l'onore di poter essere suo allievo e ammiratore, non può non piangere il distacco dal professore sempre pronto ad aiutare, difendere ed anche rimproverare aspramente i suoi allievi, dal prolifico scrittore, storico locale e internazionale attentissimo alla ricerca delle vere fonti storiche, dall'apostolo del più autentico socialismo riformista di cui ha incarnato gli ideali nella professione e nella vita, dall'uomo dalla schietta fede cristiana sempre sbilanciato verso il popolo di Dio, e non per ultimo, dall'uomo dalla grande umanità ed amante dello sport, che creò la squadra di rugby dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Alessandro Volta” di Tivoli.

Come si può dimenticare il suo costante rifiuto alle molte allettanti richieste da parte di altre scuole ed università, in favore degli studenti tecnici, da sempre bistrattati e ritenuti figli di un dio minore dal ceto medio tiburtino? Il prof. Ciotti rinunciò alla carriera per restare al Volta, dando tutto sé stesso per noi ragazzi del Tecnico di Sant'Agnese: riteneva che la cultura tecnica formasse cittadini altrettanto capaci, onesti e intelligenti come gli altri, e soprattutto, da vero storico riformista, intuì che l’elettronica e l’informatica avrebbero rivoluzionato totalmente il nostro modo di vivere, e da qui, il suo impegno nel rendere noi ragazzi, capaci di utilizzare i suoi metodi di ricerca e di studio della storia, affinché riuscissimo a dare un’anima alle nostre creazioni secondo principi etici che tendessero all’umanizzazione della tecnica in tutti i suoi aspetti pratici.
Si potrebbero e dovrebbero scrivere pagine e pagine su questo grande uomo.

Lo ricordo quando nel pieno della sua grave malattia, nell'aprile del 2015 intervenne commosso alla presentazione del mio libro sui Caduti della Grande Guerra di San Gregorio da Sassola. Vedere che i suoi ragazzi si aprivano al mondo con competenza e spirito di libertà, negli ultimi anni era divenuto il fine e la gioia della sua vita.

Uomini di questo calibro ci hanno insegnato un metodo per analizzare la realtà, capirne le dinamiche e tentare di cambiarla. In un mondo dove il pessimismo è spesso accompagnato dall’ignoranza, l’insegnamento del nostro professore diventa quasi vitale. Dopo la sua scomparsa, tramite i social network, ho scoperto che dietro molti ragazzi ed affermati professionisti in campo giornalistico e tecnico c’era lui, sempre pronto con spirito critico, a guidare chiunque gli chiedesse aiuto e consiglio.

Un abbraccio commosso da parte di tutti gli ex allievi dell’I.T.I.S., alla cara moglie e ai figli che lo hanno tanto amato. Per questo e per tutto il bene che il Prof. Amedeo Ciotti ha fatto per noi, posso solo dire GRAZIE, chiedendo a Iddio che lo possa accogliere nel Suo Regno di beatitudine, pregandolo di continuare da Lassù ad esserci d'aiuto in un mondo dove le false notizie e l'ignoranza storica sembrano dilagare.

Grazie Professore.

Paolo Cola

 

AL VIA IL FINANZIAMENTO PRIVATO DEI PARTITI

L’Italia si avvia alle elezioni politiche, previste per il 4 marzo 2018, e con queste elezioni si avvia l’era del finanziamento privato dei partiti. Infatti, con la legge n.13 del 2014, il Parlamento ha approvato una disciplina per l’abolizione dei contributi pubblici diretti ai partiti e la loro sostituzione con agevolazioni fiscali per la contribuzione volontaria dei cittadini. Detto in parole semplici, lo Stato non pagherà più nulla ai partiti politici, ed essi dovranno finanziare le loro attività o con la possibilità di destinare il 2 per mille IRPEF ai partiti, oppure con le donazioni di privati, che hanno un tetto massimo per ogni soggetto, cittadino o impresa, pari ad € 100.000,00.  La legge prevedeva che nel 2017 ogni contributo pubblico sarebbe cessato, come infatti è stato.

La legge fu criticata perché era stata in prima battuta approvata con un Decreto Legge, il n.149 del 2013, mentre la Costituzione aveva previsto una legge di disciplina dei partiti politici, (che in realtà non era stata mai attuata), e che solo nel 2016 fu discussa in Parlamento come disegno di legge (che però non arrivò alla votazione finale per diventare legge).

Un precedente c’era stato con il Governo Monti, che con la legge 96 del 2012 dimezzò il finanziamento pubblico, portandolo da 182 a 91 milioni nel bilancio dello Stato, introducendo un controllo dei bilanci e la trasparenza per le spese dei partiti, ed inoltre un vincolo per la democrazia interna dei partiti.

La legge 13/2014 invece è molto più incisiva, e prevede oltre a quanto detto sopra, le seguenti disposizioni:

- l'adozione da parte dei partiti di statuti recanti i necessari elementi procedurali e sostanziali che garantiscano la democrazia interna, ai fini dell'accesso ai benefici;

- l'istituzione del Registro nazionale dei partiti politici che accedono ai benefici previsti dalla legge, consultabile dal sito internet del Parlamento.

Sono delle misure molto utilizzate nei Paesi europei, ed in particolare lo è l’obbligo di registrarsi per i partiti politici, che senza tale registrazione non possono avere la destinazione del 2 x mille dell’irpef su base volontaria. Il compito di verificare se la legge 13/2014 sia osservata dai partiti politici è stato assegnato ad una Commissione di garanzia, come è stato previsto dalla legge 175-2015. I componenti della Commissione di Garanzia sono magistrati della Corte dei Conti, e verificano i bilanci e le spese dei partiti registrati.

Proprio in questi giorni sono usciti sui giornali i dati degli introiti dei partiti derivanti dalle dichiarazioni dei redditi nel 2017, mediante il 2 x mille che si può destinare ai partiti. L’incasso totale è stato pari a 15,3 milioni di euro, in crescita del 30,6% rispetto all’anno precedente. Al Pd è arrivata la quota maggiore, con 8 milioni di euro, in 602mila dichiarazioni; poi la Lega, che ha avuto 1,9 milioni di euro e 173 mila dichiarazioni. Quindi Forza Italia, con 850mila euro e 62mila dichiarazioni; Fratelli d’Italia, con 790mila euro e 65mila dichiarazioni; ancora Sel, con 754mila euro e Rifondazione-Sinistra Europea con 611mila, Possibile con 247mila. I Cinque Stelle non hanno avuto soldi, poiché non sono registrati, come da obbligo di legge.

Questo pacchetto di leggi cambiera’ radicalmente il modo di fare politica nei prossimi anni, avvicinandosi molto al finanziamento della politica che vige negli Stati Uniti. E’ chiaro che permettere le donazioni ai privati fino alla somma di 100mila euro è qualcosa che può allargare di molto le differenze nella possibilità di gestione del denaro nei partiti. In Francia per esempio, che da molto tempo ha una forma di finanziamento pubblico-privato, le donazioni hanno un massimo di 7.500 euro per soggetto. Peraltro la cifra indicata da Forza Italia, e recepita nel Decreto Legge 149/2013 parlava di 300mila euro.

L’Italia con queste leggi e con la legge elettorale che è stata votata a dicembre, e della quale abbiamo parlato, sta cambiando di nuovo il sistema politico, in una modalità che può rafforzare il distacco tra i semplici cittadini, che fanno spesso fatica a fronteggiare la crisi, e le decisioni dei leaders e dei loro “cerchi magici”, con i loro partiti destinatari di somme ingenti, versate da ricchi privati. Perché questi privati non dovrebbero chiedere il conto ai loro eletti?

Ivano Moreschini

 

 

 

 

LA REGIONE LAZIO IN SOCCORSO DELLE DISASTRATE CASSE COMUNALI. UN COMUNE SOTTO CONTROLLO! 

Abbiamo ricevuto la notizia che il comune ha ottenuto il contributo di € 235.000 relativo alRegioneLazioSoccorso fondo regionale che viene erogato ai comuni che ne fanno richiesta per prevenirne il fallimento.

Insieme al comune di Alatri, Castel Madama è stato il comune che, dichiarando una situazione di predissesto finanziario, ha ottenuto il contributo sopracitato.

Da adesso e per i due anni successivi, il Comune sarà monitorato con cadenza trimestrale da una commissione composta da due funzionari regionali del settore bilancio e da un rappresentante della ANCI Lazio, in pratica sarà commissariato fino a che non avrà dimostrato di essere uscito fuori dalla situazione finanziaria attuale. Per fare un esempio calzante, la contabilità del comune per i prossimi anni sarà controllata da una troika inviata dalla regione, così come è successo qualche anno fa alla Grecia con la troika dell’Europa e se la cura sarà simile poveri noi!!

Ci sembra banale ora dire che siamo stati facili profeti, i numeri dell’ultimo bilancio non lasciavano dubbi.

Ci preme invece puntare l’attenzione su quello che succederà in futuro, avevamo sperato ed anche suggerito ad alcuni esponenti della amministrazione, durante il corso della crisi politica dei mesi scorsi, di dirottare le poche risorse che si erano liberate verso il potenziamento dell’assessorato al bilancio con l’individuazione di una figura competente per programmare una soluzione a lungo termine che potesse dare una prospettiva di risoluzione definitiva all’indebitamento del comune.

Ma come abbiamo notato la crisi si è risolta con il ripristino delle precedenti deleghe e tutto è rimasto come prima.

Con la cifra deliberata dalla Regione Lazio avremo sicuramente una boccata di ossigeno utile per la difficile gestione ordinaria, ma senza un piano di risanamento a lungo respiro, crediamo sia insufficiente ed inutile e l’amministrazione avrà  perso forse l’ultima occasione per salvare il paese dal fallimento.

Gruppo Consigliare “Tutta un’altra storia”

 RegioneLazioSoccorso1

 

 

 

A24, UNA GALLINA DALLE UOVA D’ORO

La gestione privata di autostrade statali si è rivelata una remissione continua per cittadini e imprese e una gallina dalle uova d’oro per i concessionari privati che, senza alcun rischio d’investimento ma con tante regole a loro favore, spremono non lo Stato, ma direttamente i cittadini e riducono il numero di dipendenti sia ai caselli che nelle manutenzioni. Le concessioni autostradali sono state uno strumento per trasferire soldi dai cittadini e dalle piccole imprese a poche famiglie ricche e potenti, capaci di piegare le scelte delle istituzioni a loro favore. Sono state un fattore della crescita delle diseguaglianze sociali e della sottomissione della politica all’economia. Ce ne dovremmo liberare.

Puntuale come un orologio svizzero il primo gennaio 2018 è arrivato l’aumento dei pedaggi autostradali. Un aumento nazionale medio del 2,7% che diventa del 13% per la A24 e A25, autostrade pubbliche, ma gestite da una società privata, la Strada dei Parchi Spa.

Castel Madama-Roma passa da 3.40 a 3.90 euro. Un rincaro di 1 euro andata e ritorno, € 7.80 al giorno, 1.965 euro l’anno, più benzina e costi di gestione e usura dell’auto... fanno quattro mila euro l’anno, tre stipendi per la maggioranza dei lavoratori. Una rapina a volto scoperto perpetrata ai danni di chi è costretto ad andare a lavorare con il mezzo proprio, piccole imprese, lavoratori autonomi e studenti. Né il trasporto pubblico è stato mai reso un’alternativa praticabile da tutti e sempre.

Nel 2003, quando la gestione dell’A24 passò dall’ANAS (azienda pubblica) alla Strada dei Parchi Spa (società privata della Toto Holding Spa), per andare a Roma si pagava circa €1,50. In 15 anni il pedaggio è aumentato del 260%. A quanto arriverà nel 2030, ultimo anno della concessione? Come è possibile che vi siano aumenti così alti? La risposta sta nella convenzione, ossia nel contratto tra il gestore privato e il proprietario pubblico dell’autostrada. Questo contratto-convenzione, fatto nel 2001 e poi nel 2009 sotto i governi Berlusconi, è molto generoso con la società concessionaria. Ad esempio le consente di pagare il corrispettivo della convenzione, circa 800 milioni di euro, in rate annuali, cioè con i soldi dei pedaggi dei cittadini. Inoltre le consente di richiedere ogni anno un aumento dei pedaggi sulla base dell’inflazione e degli investimenti fatti.

Nel 2017 l’inflazione è stata dello 0,5% e gli investimenti in opere con capitali della Toto sono stati irrisori (i lavori di messa in sicurezza antisismica, cominciati a maggio 2017, sono finanziati con fondi pubblici). Anche negli anni precedenti l’inflazione è stata bassissima e i lavori pochi. Nonostante questo, nel 2015 Strada dei Parchi Spa chiese un consistente aumento dei pedaggi. Il ministro Delrio ridusse tale richiesta, ma la società si rivolse al TAR, che a luglio 2017 ha accolto il ricorso. Dopo la sentenza ci sono stati 5 mesi per trovare una soluzione, ma né Delrio, né Zingaretti, né Raggi l’hanno cercata o trovata. Questo significa che la convenzione tra Stato e concessionario tutela più gli interessi dell’imprenditore privato che quelli dei cittadini pendolari.

Ma non sono stati soltanto i governi Berlusconi a fare regali ai concessionari autostradali. Anche Renzi e Gentiloni non hanno scherzato. Ad esempio l’articolo 5 dello Sblocca Italia del 2014 consente ai concessionari autostradali di ottenere proroghe della concessione senza l’indizione di una nuova gara d’appalto (contro le norme UE). Non solo: attraverso leggi e leggine è consentito ai concessionari autostradali di affidare il 40% dei lavori “in house” a società controllate o collegate. Grazie a questa norma la Strada dei Parchi, di cui il gruppo “Toto Holding Spa” detiene il 100% delle azioni, affidò alla “Toto costruzioni generali” l’appalto dei lavori delle complanari del valore di 258 milioni.

Così l’aumento dei pedaggi del 2018 può essere letto come un’arma di pressione per ottenere l’assenso a un devastante progetto di Strada dei Parchi Spa. La società di Toto, con il pretesto di mettere in sicurezza l’A24 e A25, ha presentato un Piano Economico Finanziario che prevede varianti ai tracciati delle due autostrade per un costo stimato di sei-sette miliardi di euro, da coprire con una proroga della concessione autostradale per altri 45 anni. Finora il ministero ha respinto questo progetto motivando che sono necessari soltanto interventi di adeguamento antisismico e che una proroga così lunga è vietata dalla normativa europea sugli appalti.

Ma il caro pedaggi è arrivato a un livello così esagerato da essere insopportabile e suscitare un’indignazione generale. La petizione on line lanciata da Enzo Di Natale, sindaco di Aielli, che “chiede al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni di revocare la concessione al gestore e rinegoziare termini nuovi e più convenienti per i cittadini” ha raccolto al 13 gennaio 105 mila firme. Per la prima volta decine e decine di sindaci della valle dell’Aniene e della Marsica si sono uniti per contrastare gli aumenti. Il 5 gennaio hanno inviato a Governo e Regione una lettera con la richiesta della sospensione degli aumenti, del declassamento di tratti dell’A24 e di una revisione della concessione autostradale “al fine di garantire ai pendolari e ai cittadini una tariffa adeguata a un’area interna svantaggiata”. In effetti, l’A24 doveva migliorare la mobilità degli abitanti tra Roma, L’Aquila, Pescara, e portare benessere nei loro territori. Con l’affidamento della gestione a Strada dei Parchi Spa, l’A24 sta penalizzando i cittadini e strangolando le economie locali. In pochi anni da fattore di sviluppo è diventata concausa della crisi demografica e socio-economica della valle dell’Aniene e dell’Appennino abruzzese, già colpito da ripetuti terremoti.

Alla lettera è seguito un sit-in fuori il casello di Vicovaro e sotto il ministero delle Infrastrutture e Trasporti durante l’incontro tra il ministro Delrio e i presidenti di Regione Zingaretti e D’Alfonsi. Un incontro deludente: il ministro si è impegnato a convocare il Concessionario per chiedergli di sospendere l’aumento, in cambio dell’approvazione di un nuovo Piano Economico Finanziario integrativo della convenzione, che prevede un contributo statale per la messa in sicurezza dell’A24 in modo che gli aumenti delle tariffe nei prossimi 5 anni non siano mai superiori al 4%. Inoltre, il Ministro e le Regioni Lazio e Abruzzo, con risorse proprie, offrono agevolazioni per i pendolari, fino al 20% del costo del pedaggio. I sindaci, giustamente, hanno avuto una reazione cauta, rilanciando la mobilitazione fino a quando non saranno sospesi gli ultimi aumenti e annunciando iniziative amministrative e giuridiche sulla concessione.

In effetti lo sconto del 20% è troppo poco e il nuovo Piano economico troppo vago. Ma soprattutto queste misure non affrontano il problema principale: la concessione autostradale e i privilegi del gruppo Toto che, al contrario, riceverebbe ulteriori fondi pubblici e magari anche una proroga della concessione.

Siamo convinti che per risolvere il problema alla radice si devono rivedere le scelte di privatizzazione delle tratte autostradali. Per questo la presenza ai sit-in di Monica Gregori (della valle dell’Aniene) e Gianni Melilla (abruzzese), deputati uscenti di Liberi e Uguali, ha il significato della presa in carico di due obiettivi da perseguire nel prossimo Parlamento: la cancellazione delle norme che garantiscono privilegi alle società concessionarie autostradali; l’istituzione di una commissione d’inchiesta per verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte dei concessionari autostradali, la congruità o meno degli aumenti annuali per giungere o ad applicare adeguate sanzioni, o a ricontrattare gli impegni del privato, inserendo regole che tutelino i pendolari, o a disdire le concessioni e ripubblicizzare la gestione delle tratte autostradali.

Angelo Moreschini e Pino Salinetti, Liberi e Uguali Castel Madama

 

 

 

 

IL PANE DI VICOVARO

Eccellenza della Valle dell’Aniene e Simbolo di una Comunità

«… La gente affaccennata a le pagnotte, ji furni illumineanu la notte;

era un gran via vai de spinatore, un transitu ‘n sordina a tutte l’ore …»

da: “Ricordi lontani”, poesia di Angelo De Simone

Conosciuto tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso come “il pane dei romani”, quello diPane Vicovaro Vicovaro non faticò molto a conquistarsi il mercato della Capitale.

Ancor prima che a Roma la sua fama raggiunse diversi centri limitrofi, tra cui Tivoli e Guidonia, e fu dovuta, oltre che alla qualità delle materie prime e alla scrupolosa osservanza del disciplinare di produzione, anche a quell’inconfondibile aroma conferitogli dalla cottura in forni alimentati da fascine di ginestra raccolte nei dintorni del paese.

Erano gli anni in cui quasi tutte le famiglie vicovaresi erano impegnate nella panificazione. Un’attività che, direttamente e indirettamente, arrivò ad occupare circa un terzo degli abitanti di questo antico borgo immerso nella natura tra i Parchi Regionali dei Lucretili e dei Simbruini.

Ogni mattina, dopo aver introdotto grandi quantità di pagnotte ancora calde in zaini e sacchi di tela azzurra, una schiera di “panatteri”: donne, uomini e ragazzi salivano sul treno delle 4:30 diretto a Tivoli e a Roma per andare “a poste”, ovvero a recapitare il pane “casa per casa” a fasce di consumatori sempre più soddisfatti e fidelizzati.

Per tante famiglie, che come le nostre non ebbero più tempo di panificare in proprio, quel fragrante prodotto ottenuto in pezzature da 1,5 fino a 3 chili, nella tipica forma squadrata a spigoli arrotondati segnata da quattro tagli perimetrali, rimpiazzò oltre ogni aspettativa il genuino pane di casa.

Solo più tardi si passò a pezzature da 1 chilo fino a 500 grammi anche nella caratteristica forma oblunga del filone con non meno di due tagli in crosta.

Diciannove forni a legna attivi nel centro storico di Vicovaro arrivarono a sfornare oltre 2000 pagnotte al giorno. Rappresentavano il fulcro economico attorno alle attività dei quali ruotavano diverse figure professionali: coltivatori, fornai, ginestrari, mugnai, panatteri e panificatori.

Grazie a quel pane l’intero paese riuscì a migliorare le condizioni generali, conquistandosi una dignità sociale ed economica fino allora sconosciuta.

Pane Vicovaro1Tuttavia quell’economia non seppe strutturarsi. Incapace di controbattere la concorrenza e di adattarsi alle nuove normative fiscali e igienico sanitarie, la filiera del pane di Vicovaro non riuscì ad esprimere un’imprenditoria in grado di fronteggiare i tempi, fino a soccombere: «… minata - come ricorda il Presidente di “Pani Tradizionali” Antonio Menconi - da un deficit di cultura d’impresa che mancava e manca in tutto l’ampio territorio della Valle dell’Aniene», soppiantata da «… quei nuovi stili di consumo indotti da una modernità da scimmiottare (attraverso cracker, pane in cassetta, piccoli formati, panini all’olio, fette biscottate, ecc.) che hanno convinto milioni di consumatori di pane a considerare il pane un male».

Quella “pagnotta”, così calda e fragrante, è scomparsa all’orizzonte dei prodotti gastronomici laziali e dalle nostre tavole. È venuta a mancare soprattutto all’economia, alla cultura e alle colture della Valle dell’Aniene, tant’è che di quella gloriosa stagione vissuta a cavallo degli anni ’50 e ’70 rimane solo una eco sempre più lontana e impercettibile.

Quel vuoto viene oggi colmato da Luigi Rinaldi con una pubblicazione di settantadue pagine: “Il Pane di Vicovaro. Storia di un simbolo e della sua comunità”, che come argomentato in prefazione: «prova a riannodare una rete assai sfilacciata, con l’obiettivo di recuperare posizioni inopinatamente abbandonate al nulla».

Una proposta editoriale di “Terre Aeque - Valle dell’Aniene”, resa possibile grazie al contributo di “Arsial” (Regione Lazio) e al sostegno di “BCC” (Credito Cooperativo Roma) con il patrocinio dell’Associazione “Panificatori di Roma e Provincia”, di “Pani Tradizionali” e di “Slow Food Lazio”, che sarà presentata il prossimo 3 febbraio presso il Palazzo Cenci-Bolognetti di Vicovaro, paese d’origine e di residenza dell’autore.

Maestro presso il locale Istituto Comprensivo Statale, Luigi Rinaldi (classe 1964), si occupa di sviluppo locale e di enogastronomia. Di estrazione artigiana e contadina ha ereditato la passione della lavorazione del pane presso il forno a legna dei suoi genitori, l’ultimo a chiudere fra incessanti ostacoli, pretesti e burocrazia.

Si è cimentato in questa appassionata ricerca intervistando persone direttamente coinvolte nella produzione e nella vendita di quell’eccellenza gastronomica, tuttora simbolo e metafora identitaria di una comunità e di un territorio; di uomini e donne che nel secondo dopoguerra hanno saputo unire grano, farina, lievito madre e forno attraverso il filo intraprendente della povertà.

Pane Vicovaro2Pane Vicovaro3

Uno studio che ha ottenuto anche l’apprezzamento di “Slow Food Lazio”, e al quale il Consigliere Nazionale Roberto Muzi attribuisce: «… il merito di (ri)mettere al centro del dibattito uno degli elementi più rilevanti (e vituperati) della società occidentale: il pane, non solo un “semplice” cibo, non solo un alfiere della straordinaria famiglia dei fermentati, ma simbolo culturale, metro linguistico concreto e astratto del nostro argomentare e base imprescindibile del desco quotidiano».

Ne risulta una lettura accattivante e stimolante, che ripercorre tutte le fasi del ciclo produttivo e distributivo: dalla semina del grano alla trebbiatura, dalla macinazione presso la vecchia Mola all’impastamento, dalla cottura nei forni a legna alla vendita a Roma e dintorni.

Con sotteso “ottimismo e concretezza” l’autore conclude così il suo lavoro: «… Sono andato per le vie del paese alla ricerca dei luoghi della panificazione, delle persone che li hanno animati. Ho raccolto le testimonianze dei diretti protagonisti o dei loro parenti e/o conoscenti. Ho cercato di riportare alla luce lo spaccato di un paese e della sua cultura contadina che oggi non c’è più. Ho messo insieme tutti questi racconti trasudanti sacrificio, fatica, ma anche speranza, solidarietà, orgogliosa appartenenza ad una comunità per ricomporre il quadro di una realtà ben diversa da quella odierna, non ripercorribile, ma dalla quale si possono trarre numerosi insegnamenti».

Grazie a questa ricerca si sta elaborando un progetto per rilanciare il pane di Vicovaro, straordinario prodotto della Valle dell’Aniene che vede coinvolti esperti e giovani tornati alla terra. La ritrovata sensibilità nei confronti di uno sviluppo sempre più attento alle risorse e alle ricchezze intrinseche dei territori, alla biodiversità e alla cura delle nostre campagne, concorre - a detta dell’Associazione “Panificatori di Roma e Provincia” - a far capire che panificare non è soltanto un bellissimo lavoro, ma anche un’attività redditizia, compatibile con il sogno di realizzarsi professionalmente e costruirsi un futuro dignitoso.

Affinché il pane di Vicovaro e tutta la filiera che rimette sulla stessa strada agricoltura, artigianato, commercio e consumo possa ricomporsi con l’aiuto di tutti, senza indulgere nell’autocommiserazione e nella rassegnazione, è necessario un contesto sociale e una stratificazione di saperi che non è facile ricreare dal nulla - così come riportato nel capitolo “Che fare?” - in cui si afferma che: «… l’avere compreso da parte di molti giovani che dalla terra, dai suoi tempi e dai suoi rapporti, si debba ripartire per rifondare una nuova società è già di per sé una grande conquista. Occorre però attorno ad essa ricostruire appartenenza, conoscenze, saperi che consentano di rendere ambito il lavoro agricolo. A Vicovaro ci sono ancora tantissimi terreni gravati da uso civico, così come vi sono tantissimi altri terreni abbandonati ed incolti che andrebbero rimessi a coltura e a produzione. Ma a Vicovaro ci sono anche tanti altri terreni immediatamente coltivabili i cui proprietari andrebbero coinvolti per costituire la base della filiera grano-farina-pane».

Spetta ora alle istituzioni pubbliche, ai portatori di interessi, alle associazioni che operano nel campo della storia, della cultura e delle tradizioni: «… sentirsi parti attive e propositive di un progetto corale con la stessa intensità e grado di coinvolgimento».

Nessuno dovrà chiamarsi fuori, perché è ancora possibile ripartire dalla tradizione qualePane Vicovaro4 fattore dinamico e non statico, che muta e si ridefinisce come l’identità; così come ricordava il grande compositore austriaco Gustav Mahler quando scriveva: «La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco».

Non resta che augurare una buona lettura a quanti vorranno implicarsi in questo orgoglioso racconto di luoghi, tradizioni e frammenti di vita: «dono dell’anima all’anima». Un viaggio a ritroso nel tempo, verso un “fare” di inestimabile valore identitario che l’Amministratore Unico Arsial, Antonio Rosati, ha voluto correlare all’economia della bellezza, a: «… quel triangolo virtuoso che tiene insieme cultura, turismo e cibo come leve fondamentali per promuovere il nostro territorio e creare lavoro e ricchezza, aprendoci al mondo, ma restando sempre ancorati alle nostre radici».

Italo Carrarini

 Il volume è al momento reperibile scrivendo all’email dell’autore: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o richiedendolo alla pagina fb Pane Vicovaro Storico
https://www.facebook.com/Pane-Vicovaro-Storico-1986992844877199/notifications/, oppure al sito https://panevicovaro.wordpress.com/

 

 

 

 

 

 

ITINERANIO

Cammino dell’Aniene - Green Way

Lo scorso 10 Dicembre, presso l’Aula Consiliare del Comune di Marano Equo, si è tenutaFoto opuscolo Itineriario Valle Aniene un’interessante Tavola Rotonda dedicata al nascente “Cammino dell’Aniene”, un progetto di sviluppo integrato e di valorizzazione delle risorse locali di cui abbiamo già avuto occasione di parlare su questo mensile.

Moderatore il dott. Stefano Mirabelli, Capo Ufficio Stampa Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, che ha introdotto le motivazioni storiche e culturali di questa iniziativa rivolta a quanti privilegiano mete turistiche avulse dai canoni della mercificazione ordinaria, e che vede coinvolti attori istituzionali, pubblici e privati nell’elaborazione di proposte di qualità.

Presenti nell’affollatissima Aula anche i Consiglieri Regionali Eugenio Patanè e Cristiana Avenali, convinti sostenitori sin dal primo momento della proposta avanzata tre anni fa da un gruppo di lavoro inizialmente costituito da Luigi Tilia (Associazione Amici dei Monti Ruffi), Luigi Rinaldi (Terre Aeque - Valle dell’Aniene) e Enzo Coccia (Territorio & Management), allo scopo di realizzare un itinerario sulla ex linea ferroviaria “Alarico Piatti” Mandela - Subiaco da collegare in rete con altri Cammini.

Foto il “Tortore” del CamminatoreDopo alterne vicende, e grazie ad un protocollo di intesa con la X Comunità Montana dell’Aniene, il vecchio tracciato della ferrovia è stato inglobato nel “Cammino di San Benedetto” come variante orientale al progetto originario.

Nel suo intervento introduttivo il presidente di V.A.R.A, Luigi Tilia, ha sottolineato come quest’idea si sia potuta concretizzare grazie all’ingresso e al fattivo apporto di altre Associazioni costituitesi nel 2016 in “V.A.R.A. - Valle Aniene Rete Associazioni”, ovvero: “Amici dei Monti Ruffi” di Marano Equo; “Aurea”, “Circolo Legambiente”, “Condotta Slow Food Tivoli e Valle dell'Aniene”, “Consorzio Turistico Tivoli Incoming” e “Idee Creative” di Tivoli; “Terre Aeque - Valle dell’Aniene” e “Territorio & Management” di Vicovaro; “A.P.S. Tavola Rotonda”, “Il Casone” e “L'Arca di Corrado” di Anticoli Corrado.

Ha poi elencato eventi istituzionali e di settore, tra cui “Piccola Grande Italia - Festa dei Piccoli Comuni”, “Appia Day 2016/2017” e “Grab” presso la Cartiera Appia, ai quali il sodalizio ha partecipato per promuovere le potenzialità di questo Cammino.

Dopodiché ha rivolto parole di apprezzamento all’On. Cristiana Avenali per la recente approvazione della Legge Regionale, da lei caparbiamente voluta, riguardante disposizioni in favore di una nuova mobilità internodale, che permetterà di estendere all’intera Valle dell'Aniene il percorso ciclabile Tivoli-Roma connesso al G.R.A.B.+, fino a raggiungere Trevi nel Lazio. 

La nuova normativa consentirà di usufruire sia del trasporto “treno+bici” nelle stazioni di Tivoli Terme, Tivoli Centro e Mandela, sia del servizio di “bike sharing”, favorendo la nascita di ciclo stazioni, ciclo officine, infrastrutture, attività di informazione, sicurezza ed eventi culturali gestiti da enti locali e associazioni nell’ambito del Piano Regionale della Mobilità.

La proiezione del video “Divino Aniene”, realizzato per l’occasione dall’agenzia di comunicazione e marketing territoriale “Comunicando Leader”, ha contribuito a far conoscere aspetti poco conosciuti di questo itinerario, che da Ponte Salario a Roma (a pochi passi dalla confluenza dell’Aniene con il Tevere) conduce a Filettino lungo una distanza di circa 100 km, con tappe intermedie di accoglienza e ristoro distanti non più di 12-15 km tra loro.

Già da Roma il percorso entra in rete con il “Cammino di San Francesco” e, più avanti, proseguendo sul “Cammino Naturale dei Parchi” incrocia il “Cammino di San Benedetto”, il “Sentiero Coleman”, la “Via dei Lupi”, la “Via delle Abbazie” e il “Sentiero Europeo E1”.

Tra Tivoli, Vicovaro, Cineto Romano e Agosta dirama verso la Riserva Naturale di Monte Catillo, i Monti Lucretili e i Monti Simbruini sino a Vallepietra.

Altre diramazioni, sino a Subiaco, collegano la Valle dell’Aniene con le catene dei Monti Ruffi, dei Prenestini e degli Affilani snodandosi lungo il corso del fiume tra castelli, rocche, vestigia romane, bellezze naturalistiche, borghi e paesaggi pittoreschi.

La Tavola Rotonda che è seguita ha raccolto un team di ricerca su quattro aree tematiche: “Botanica e Naturalistica”, con la dott.ssa Agnese Tilia; “Letteraria”, con la prof.ssa Giovanna Tilia e il prof. Marco Orsola; “Artistica”, con la dott.ssa F. Romana Morelli e il prof. Eclario Barone; “Socio-Economica”, con il prof. Paolo Capitani, la prof.ssa Gabriella Cinelli e il dott. Carlo De Sanctis.

Dopo aver illustrato le specie vegetali presenti nell’area, Agnese Tilia si è soffermata sulle caratteristiche strutturali dell’Aniene (sorgenti, bacino idrografico, percorso) e sugli aspetti geologici, morfologici e climatici del territorio interessato dal “Cammino dell’Aniene” nel tratto tra Vicovaro e Marano Equo.

A seguire Giovanna Tilia e Marco Orsola hanno richiamato la memoria dei più illustri autori latini assidui frequentatori di questa Valle, fonte d’ispirazione per i loro “Carmina”. La leggiadria dei versi degli “Amores” ovidiani e la nobile simbologia dell’onomastica del fiume, cantata nell’erudita mitografia greca, hanno ingentilito la tematica ambientalista accompagnando i presenti in un’inedita esplorazione metafisica dell’itinerario.

incontro presso l’Aula Consiliare di Marano Equo

Il Vicesindaco di Marano Equo Luisa Piacentini con il Sindaco di Roviano Sandro Ceccarelli e i Consiglieri Regionali Eugenio Patanè e Cristiana Avenali

Da qui, spostando l’attenzione nei sensibili e rarefatti campi delle arti visive, Eclario Barone ha ricordato che dal Settecento in poi strani personaggi cominciarono a battere le strade della Valle senza fini bellicosi o commerciali. Erano artisti del nord Europa, seguiti nel tempo anche da artisti italiani e da altri ancora provenienti da tutto il mondo. Giungevano a piedi, a cavallo e in carrozza, poi in auto, in autobus e in treno: erano pittori, scultori, disegnatori, incisori, musicisti, poeti. Si guardavano intorno (dal basso delle rive del fiume o dall’alto dei Monti Lucretili e Ruffi) per trarre ispirazione da questi territori e realizzare opere che nei rispettivi paesi di provenienza sarebbero state apprezzate e amate, conservate in collezioni pubbliche e private, divenendo esempio e stimolo per altri ad intraprendere la via per il sud e visitare l’Italia.

Per Barone - artista anch’esso - le motivazioni che inducono a visitare la Valle dell’Aniene sono ancora tante, tutte uniche, originali e intime. Ne individua almeno tre, che negli anni di passaparola sono diventate vere e proprie categorie; tre percorsi caratteristici incarnati da alcuni artisti che a suo avviso possono rappresentare ancora un valido riferimento per i visitatori: Artisti che ricercano il Sacro (William Congdon); Artisti che ricercano la Natura (Enrico Coleman, Henry Inlander); Artisti che ricercano il Proprio Luogo (le colonie di artisti di Anticoli Corrado, Cervara, Arsoli).

Non a caso “ItinerAnio” nasce nei luoghi dell’anima, nel cuore di territori che, oltre alla bellezza, offrono patrimoni agropastorali ed enogastronomici propri della grande tradizione mediterranea.

Per questo la Fiduciaria “Slow Food Tivoli e Valle dell’Aniene”, Gabriella Cinelli, auspica un’inversione dei processi indotti dal turismo di massa in favore di un turismo più lento, sostenibile, ed esperienziale.

Partendo da produzioni di qualità individuate nelle aree interessate da questa “green way” la Condotta Slow Food propone l’istituzione di due Comunità del cibo. Una prima “Comunità dei Sette Ecotipi di Fagioli della Valle dell’Aniene”, in ragione di due Presidi Slow Food: la Fagiolina di Arsoli e il Fagiolone di Vallepietra. Una seconda “Comunità dei Pani e delle cosiddette Ciammelle (ma anche un Tozzotto) all’Anice”, in rappresentanza di produzioni fortemente identitarie: da Castel Madama fino a Genazzano, Zagarolo e Gallicano.

Fatte queste premesse Slow Food suggerisce Percorsi Enogastronomici paralleli o trasversali al “Cammino dell’Aniene”, come la “Via dei Presidi” e la “Via dei Prodotti dell’Arca del Gusto”, immaginando “soste slow” per favorire la conoscenza dei paesaggi e dei prodotti di provenienza ad un crescente numero di turisti che desiderano sperimentare sul posto i saperi e i sapori del territorio.

La stessa Cinelli ha ricordato l’importanza di quanto poi effettivamente avvenuto all’indomani di questo incontro, con la sottoscrizione in data 11 Dicembre 2017 di un Protocollo d’Intesa tra i Sindaci di Palestrina, Tivoli e Subiaco per la creazione di un Distretto Turistico Territoriale teso a promuovere ambiti d’eccellenza sostanzialmente omogenei. In tal senso la Condotta è già da tempo al lavoro. Dopo aver ottenuto il Presidio Slow Food del Giglietto di Palestrina, sta ridestando la Comunità del Pizzutello di Tivoli e punta al riconoscimento di un Presidio anche per la tipica uva tiburtina.

Riguardo alla proposta di una rete di economia solidale in Valle dell’Aniene, Carlo De Sanctis, del Gruppo di Acquisto di Castel Madama “Gasteju”, ha riportato l’esperienza dei G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) attivi in Italia da una trentina d’anni. In particolare la rete locale ha svolto esperienze significative di relazioni e scambi di beni e servizi dal basso; su consumo critico, tutela della salute, cibo spazzatura e tutela della dignità del lavoro. La rete collabora attivamente con altre esperienze nel Lazio (Lucart-Tatawelo) mediante acquisti collettivi effettuati con altri G.A.S. di Roma, ed è certa che il km 0 potrà assumere un significato importantissimo alla luce del crescente pendolarismo consumistico verso i centri commerciali della periferia di Roma, del progressivo abbandono demografico ed economico dei centri della Valle, e del ritrovato interesse per le professioni agricole.

Così come avviene in altre reti e distretti italiani di economia solidale, De Sanctis ritiene che sussistano anche da noi opportunità di capitalizzare le relazioni costituendosi in associazioni. Le stesse Pro Loco, trasformandosi in G.A.S., potrebbero aiutare piccoli esercenti, agricoltori e artigiani locali attraverso una rete economica a sostegno di progetti comuni: come realizzare - ad esempio - un “paniere” per gli escursionisti con le eccellenze dei produttori locali.

Certo è che da appuntamenti come questo emergono ogni volta indicazioni interessanti, che concorrono ad accrescere potenzialità finora inespresse da comunità scollate alle proprie radici in nome di uno sviluppo spesso inefficace e fallace.

“Sotto il Ponte di San Francesco” (foto Emiliano Bussi)L’incontro di Marano Equo avvalora il ruolo sostanziale svolto da V.A.R.A insieme ai Comuni e a quanti hanno aderito alla costruzione di questa proposta di ricomposizione identitaria delle nostre piccole realtà. Un’azione sinergica rivelatasi preziosa per rilanciare territori che, sebben fuori dai grandi circuiti del turismo di massa, vengono sempre più apprezzati dai cultori del buon gusto e del bello.

Progetti come questi confermano che la strada tracciata è giusta, e che i tempi sono più che maturi perché sogni e speranze possano trasformarsi in fatti concreti e, nel loro piccolo, rivoluzionari.

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

 

Foto vestizione Confraternita

Domenica 7 Gennaio 2018, durante la messa si è svolta la vestizione di due nuovi confratelli, Iori Lena e Scardala Gabriele

 

 

 

 

 

 

 

 

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Foto Presepio

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 anche quest’anno è stato allestito il Presepe nel Castelllo orsini aperto ai cittadini il 24 Dicembre 2017, un grazie agli organizzatori da parte di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CI HA LASCIATO LA NONNA PIU’ LONGEVA DI CASTEL MADAMA: MARIA CHICCA

Chicca MariaDomenica 7 gennaio, all’età di oltre 103 anni ci ha lasciato Maria CHICCA - Era nata il 26 novembre del 1914 a Castel Madama. Circa due mesi or sono l’avevo intervistata e stava bene in salute e soprattutto molto sana di mente. Nel fargli gli auguri per il compimento dei 103 anni gli avevo chiesto quando pensava di poter vivere ancora. Mi rispose ridente con queste parole: ”Fiju me, che ne saccio, camperaio finu a ccanno Dio vone…” E così è stato. Una bella figura di castellana che se ne andata alla quale, Alessandro Moreschini e la Redazione del giornale “LA PIAZZA”, inviano le condoglianze a figlie nipoti e parenti…

Buon viaggio Nonna Marietta

 

 

 

 

 

 

 

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PRESENTATO IL LIBRO” CUORE CASTELLANO” DI CLAUDIO CORBOZ E MARIO SCROCCACuoreCastellano1

CuoreCastellanoNella cornice delle manifestazioni organizzate dalla amministrazione comunale nel Castello Orsini per le feste Natalizie è stato presentato il volume “Cuore Castellano” libro fotografico su Castel Madama. La presentazione è stata curata dalla Prof.ssa Michela Chicca che ha illustrato agli intervenuti il senso e l’interesse del libro. Anche questa opera sarà ospitata nella biblioteca comunale per poter essere consultata da tutti coloro che hanno a cuore la storia, le curiosità, le nostalgie e le creatività di questo nostro paese. Ospita infatti il libro nella sua appendice la narrazione di alcune “creatività” del paese cioè la descrizione di persone che hanno dato nel passato e nel presente lustro alla nostra cittadina. Ospita infine una “raccomandazione al nipote” di Ornella Moreschini, un contributo di Massimo Salvatori su Mario Corvisieri, una descrizione della mola e della sua sparizione di Marcello Vasselli, ed un omaggio al padre di Franco Marcelli. Anche in questa opera c’è l’intervento di Renzo Pellegrino. Ad majora

Mario Scrocca

 

 

 

DonazioneSangue

Il giorno 14 Gennaio si è svolta la 61a Donazione di Sangue, sono state raccolte 92 sacche e nell’occasione sono stati premiati Berta Giuliano, Chicca Ivano, Miceli Nicola, Pieralice Michele e Cariggi Massimo purtroppo non più con noi (ritirata dalla mamma), con medaglia d’oro per le 40 donazioni donate dal Bambino Gesù. Mentre per i donatori che sono arrivati a 15 donazioni la medaglia d’oro è donata dal Gruppo Donatori di Sangue di Castel Madama, questo è l’elenco: Disha Fiqiri, Giraldi Fabio, Millozzi Roberta, Proietti Mario, Salvatori Leonardo, Piersanti Rodolfo, Vecchio Pierina.
I donatori sono stati premiati dal Sindaco Pascucci Domenico, dal Comandante dei Carabinieri Picozzi Giuseppe, dagli sponsor Conad, Madama Oliva, Cipriani e Farmacia Tornaghi, il gruppo ringrazia tutti per la gioiosa giornata passata insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

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ACCORDO FAI PARCO VILLA GREGORIANA - ASSOCIAZIONE ARCHEOTIBUR

L'A.P.S. ArcheoTibur è lieta di annunciare l'avvenuto accordo con il Fai - Parco Villafai Gregoriana, con il quale collaboreremo assieme per tutto il 2018 attraverso una serie di eventi comprendenti numerosi convegni, mostre di libri antichi e laboratori scientifici: altri progetti sono ancora in “cantiere” e sarà nostra cura informarvi non appena possibile.Un risultato che ci riempie di gioia, una sfida impegnativa e stimolante, un palcoscenico autorevole sul quale poter misurare le forze della nostra giovanissima e ambiziosa associazione.Tutto ciò è la chiara testimonianza di come, con dedizione, professionalità e tanta passione, si possano raggiungere obiettivi prestigiosi e, concedetecelo, insperati.Un profondo ringraziamento lo dobbiamo alla dott.ssa Giorgia Montesano, Property Manager del Parco Villa Gregoriana, che ha creduto, con entusiasmo e grande energia, in questa nostra collaborazione. Continuate a seguirci.

CALENDARIO EVENTI 2018 - FAI Villa Gregoriana - A.P.S. ArcheoTibur

Aprile 2018 -"Culti e Dei nell'Antica Tibur" : Ciclo di 4 convegni a cura del Dott. Stefano Del Priore,

archeologo e presidente dell'A.P.S. ArcheoTibur, 7-14-21-28 aprile, dalle ore 16:30, presso la sala

conferenze del Parco Villa Gregoriana (Tivoli).

- "Culti e Dei nell'Antica Tibur, Pars Prima: le Divinità Ancestrali, i Padri Fondatori e l'Età del Mito";

- "Culti e Dei nell'Antica Tibur, Pars Secunda: la Triade Celeste";

- "Culti e Dei nell'Antica Tibur, Pars Tertia: Luna, Sole, Fiamme e Fertilità";

- "Culti e Dei nell'Antica Tibur, Quarta Pars: Albunea, Signora delle Acque Rombanti e la Bona

Dea, Regina Madre del Creato "

Francesco Pecchi

 

 

 

 

"GIORNATE DI STORIA CASTELLANA TERZA EDIZIONE
IL CALENDARIO UFFICIALE" 

GiornateStoria

 

 

 

 

 

 

 

 

“REGALA UN SORRISO” – PRIMO EXPO ENOGASTRONOMICO, DELL’ARTE E DELL’ARTIGIANATO

Il giorno 6 gennaio 2018, per salutare le vacanze natalizie giunte al termine anche quest’anno, La Valle Eventi, realtà nascente nel territorio vicovarese ed operante nel settore degli eventi, privati e aziendali, e del turismo, outgoing ed incoming, ha organizzato unexpo enogastronomico, dell’arte e dell’artigianato presso la suggestiva sede del Palazzo Cenci-Bolognetti di Vicovaro.

RegalaSorrisoLa serata di beneficenza, il cui ricavato di 1.000 euro è stato devoluto in favore della “Girotondo Onlus” che potrà così inserire due dei bambini presenti nelle case-famiglia all’asilo nido, ha riscosso un notevole successo.

Ospitati dalle magnifiche sale del palazzo Cenci Bolognetti, la cui Sala Coretti è stata da poco ristrutturata, ben 18 espositori hanno potuto mostrare le proprie creazioni e far assaggiare le bontà culinarie tipiche della zona, al fine di far conoscere ed apprezzare quanto più possibile i tesori della Valle dell’Aniene. Gli ospiti, invece, grazie alla guida di Martina Crielesi e della Valle Eventi hanno potuto visitare un’ala inedita del palazzo, laRegalaSorriso2 RegalaSorriso1chiesa privata ed altre due sale. Inoltre, hanno potuto ascoltare le voci dei bambini del catechismo di Vicovaro, che oltre ad allietare la serata, hanno contribuito economicamente all’inserimento dei bambini all’asilo nido. L’arrivo della Befana, poi, ha portato dolcezza e sorrisi per grandi e piccini.

L’evento ha avuto inizio alle 16:30 e, sin dai primi minuti, lunghe file di persone si sono riversate nel palazzo. Il flusso dei visitatori è poi rimasto costante per l’intera durata dell’iniziativa.

Gli organizzatori Alessandro Maugliani e Serena Cori, due ventenni di Vicovaro, ringraziano tutti coloro che hanno permesso la riuscita di quello che promettono essere stato solo il primo di una lunga serie di eventi in programma su tutto il territorio della Valle dell’Aniene. Dichiarano inoltre, visto il successo riscosso il 6 Gennaio e la richiesta mossa da parte degli stessi espositori, che certamente questa splendida iniziativa avrà una seconda edizione.

a cura della Redazione

 

 

 

 

A CINETO ROMANO UNA SERATA TRA MUSICA, STORIA E L’ANTICA ARTE LIUTAIA

Il 17 dicembre 2017 nel nuovo Teatro Comunale di Cineto Romano si è svolto un concerto dell’orchestra a plettro “Costantino Bertucci” diretta dal M° A. L. Ferreira, grazie alla disponibilità e alla sensibilità del Sindaco Massimiliano Liani, e dell’Assessore alla cultura Paola Latini. Il programma prevedeva brani famosi, sinfonie, trascrizioni e arrangiamenti eseguiti con molta delicatezza. La notevole presenza del pubblico, nonostante la serata dalle bassissime temperature, ha evidenziato l’interesse della popolazione alla musica raffinata ed elegante.

CinetoL’orchestra a plettro che abbiamo ascoltato era un ensemble formato da mandolini, mandole, chitarre, arpa, violoncello e chitarra basso, oltre al direttore. Formazioni di questo tipo erano molto diffuse a cavallo della fine 1800 e fino alla metà del 1900 e molte musiche originali sono state composte appositamente per queste formazioni che eseguono però anche trascrizioni di brani d’autore.

In questa occasione è stato distribuito un opuscolo dal titolo: “Note musicali: chitarra, mandolino e liuteria a Cineto Romano”.  Redatto in seguito ad un’approfondita ricerca svolta dal M° Giuliano Latini, diplomato in chitarra classica e membro dell’orchestra, che attraverso la spiegazione dell’attività della liuteria a Cineto Romano ha portato alla luce tutta una serie di notizie che sono legate sia a Cineto, che al padre, valente chitarrista classico e insegnante di chitarra: Alvaro Latini (1918-1989), di genitori cinetesi. […]

Molti di noi hanno appeso al muro o nell’armadio uno tra questi strumenti ereditato dai padri o dai nonni. […] Di frequente accompagnavano la voce nelle serenate, negli stornelli e nelle riunioni conviviali. E questo succedeva spesso anche a casa mia, dove non solo erano presenti questi strumenti, ma se ne faceva largo uso perché mio padre Antonio De Simone (1928 – 1994) anche lui figlio di cinetesi che era un’amante della musica in generale […] e che divenne presto un abile liutaio costruendo nell’arco di 30 anni una quindicina di pregevoli chitarre classiche e anche mandolini a cassa piatta, in gran parte rimasti a noi in famiglia. […]

A Cineto Romano, si ricorda come liutaio anche Fulvio Latini (1915-1988) (fratello maggiore di Alvaro), che imparò l’arte della liuteria negli Stati uniti, dove fu mandato in un campo di lavoro, come prigioniero di guerra. Ha costruito una decina di chitarre classiche e acustiche, in parte anche lavorando il legno nella cantina della casa dei Villini, di Cineto Romano. […]

Nel viaggio musicale regalatoci dall’orchestra “Costantino Bertucci” è riaffiorato in superficie il ricordo di questi artisti che è legato alle loro sperimentazioni e alle loro doti. […] Ho ascoltato il concerto con orecchie di chi saggia ogni vibrazione, ogni tipo di movimento in quanto ogni nota conserva una memoria, un'entità, un modo di essere, di concepire il mondo; e l’ho visto con gli occhi di chi ha assorbito l’arte della musica come modalità di vita. Queste energie e queste forze sono chiamate, evocate dal suono stesso, per cui una musica di un certo tipo porta inevitabilmente con sé quelle tracce, quelle emozioni, quei pensieri e sensazioni a cui essa è inscindibilmente legata. Sono sicura che attraverso il contatto che si è riuscito a stabilire con le musiche eseguite dall’orchestra, anche ognuno degli ascoltatori presenti ha ottenuto un effetto catartico sul proprio stato d’animo, legando le melodie ad associazioni personali, ad esperienze allegre o malinconiche, ritrovando qualcosa di arcaico dentro di sé, che ha vibrato attraverso il carisma delle note che  arrivano direttamente al cuore. Ma la forza della musica è nella sua la spiritualità. E’ qualcosa di invisibile e magico, è l'energia che trascina, è ispirazione, è interazione, è movimento, è vibrazione oltre il puro atto creativo.

Gli interessati a ricevere gratuitamente una copia integrale dell’opuscolo: “Note musicali: chitarra, mandolino e liuteria a Cineto Romano” a cura di Giuliano Latini, con cenni di storia mandolinistica, liuteria e foto d’epoca,  può richiederlo per  e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Laura De Simone

 

 

 

JUDO

Anche quest'anno si è aperto sotto i migliori auspici, per la Scuola Shotokan Karate-Do Tivoli del Maestro Paolo Facioni.

KarateLe Tigri del Dojo, si sono cimentate in ben tre gare interstile da Ottobre a Dicembre, riportando a casa tutti i trofei messi in palio, con tantissime Medaglie D'Oro e primi posti assoluti nelle varie categorie di Kata (Forme) e Kumite (Combattimento).

Inoltre, le Tigri del Dojo Shotokan hanno partecipato a due incontri internazionali dell'organizzazione Martial Art's Alliance della quale fanno parte ormai da circa un decennio; il primo incontro avvenuto nello stupendo panorama campano di Napoli, ed il Secondo nella caratteristica cornice medievale delle Marche a Fossombrone, dove i rispettivi rappresentanti MAA della Regione Lazio (M. Facioni) e Regione Marche (M. Magrelli), hanno dato vita ad uno stage interdisciplinare al quale moltissimi amanti delle Arti Marziali e Sport da Combattimento hanno aderito con entusiasmo e spirito di condivisione.

Moltissime le competizioni e stage che attendono la Scuola Shotokan Tivoli del M. Facioni inKarate1 questo 2018, a Febbraio le Tigri del Dojo partiranno per l'Incontro Internazionale Keykoryu di Torino alla quale aderiranno numerose Nazioni tra le quali: Belgio, Argentina, Spagna e Austria; poi le gare che vedranno la Scuola partecipare ad Aprile presso il Palatorrino (Roma Eur), con una competizione internazionale di Kata e Kumite, alla quale hanno aderito nazioni quali: Irlanda, Italia, Belgio, Romania, Egitto, Spagna e Gran Bretagna.

Sì continuerà con le varie competizioni, stage e raduni come nel mese di Maggio con il Budofest Roma, un incontro nella capitale organizzato dal Maestro Facioni ed il Maestro Marco Pio Ricci per la MAA, alla quale hanno già dato adesione discipline come: Karate, Aiki-Jutsu, Ju-Jutsu, Kyudo, Iado e sport da combattimento o metodi come: Krav Maga, Kick Boxing, MMA e Sanda.

La Scuola quest'anno compie il suo primo quinquennio di attività e continua a crescere, formando nuovi e vecchi allievi, affermandosi via via nel panorama delle realtà marziali, una delle più attive e concrete sul territorio.

Cinture Nere come: Marco Caputo (2 Dan Istruttore), svolgono all'interno del Dojo Shotokan lezioni specifiche di combattimento; Raffaele Bernabei ( 2 Dan Istruttore ) lezioni specifiche per il Kumite Sportivo; Ester Ranati per i Kata con le Armi; Nicola Piccirilli specifiche sui Kata (Forme); Giuseppe Abate per le applicazioni Delle tecniche a distanza; Lorenzo Ricci per le tecniche Corpo a Corpo; Fausto Della Penna e Valentina Testa formano con il Maestro i più piccini.

Con le sue dieci Cinture Nere, tutte regolamente registrate e riconosciute, ed i quaranta studenti presenti, con i corsi attivi dodici mesi l'anno ogni settimana per bambini dai quattro anni e Adulti, con una formazione continua e costante degli studenti a cui vengono dedicate anche lezioni di nomenclatura Giapponese e con testi scritti dagli esperti di settore, con i corsi effettuati da professionisti di settore nella giurisprudenza per lezioni conoscitive su Difesa ed Offesa; i Corsi sul primo soccorso e sulle norme di comportamento in caso di trauma,

La Scuola Shotokan Tivoli del Maestro Paolo Facioni, offre tutto il possibile per dare il massimo in un ambiente dinamico e costruttivo, dove la parola Dojo, significa Casa, con tutte le registrazioni previste sia con Ente Prom. Coni che tramite l'organizzazione Internazionale che da sempre tutela e vigila sulla correttezza degli Insegnanti ad essa appartenenti.

La Scuola aggiunge sempre nello stesso corso, la possibilità di studiare le Armi Tradizionali Giapponesi e Kata (Forme) svolti con le stesse.

Lo Shotokan Karate-Do è per antonomasia il Karate più praticato e conosciuto al mondo, moltissime Università hanno dedicato a questo "stile" numerosi studi e ricerche, consacrandolo come una delle Arti Marziali da cui si può trarre maggiore beneficio fisico e spirituale.

La Scuola offre percorsi di tipo sportivo o di tipo più mirato all'autodifesa ed allo studio della tecnica accademica.

Il Maestro Paolo Facioni, è registrato come previsto, sia in Ente Prom. Coni che in MAA, inoltre risulta presente nell'albo B.B.A e nell' I.B.A (International Budo ryu Academy); attualmente delegato prov. Lazio per la MAA, Vice Presidente dell'Associazione Sportiva Torakan Renmei (Marchio depositato) regolamente registrato presso Ufficio delle Entrate.

Quarto Dan dì Karate Shotokan, certificato presso la scuola g.l. service con certificato di Addetto al Controllo, Diploma di Conduttore Cinofilo per la sicurezza con Enalc (M.I.); Esperto nella tutela e Self Defence con esperienza pluriennale nel settore.

Se volete fare una prova del tutto gratuita e senza impegno, potete contattare il numero: 0774-330721 (Segreteria Centro Sportivo Fit And Free Tivoli) sito in Via Empolitana 120/D, o ancora, potete andare direttamente di persona ogni: Martedì; Giovedì; Sabato.

Il Maestro Paolo Facioni, le sue Cinture Nere, i suoi studenti ragazzi e ragazze e le piccole Tigri del Dojo vi aspettano in famiglia.

Marco Caputo

 

 

TIVOLI E LE SUE BUCHE…

Le strade di Tivoli ultimamente sembrano essere assai malandate, piene di buche assaiTivoliBuche TivoliBuche1profonde che potrebbero causare gravi danni agli automobilisti ed ai pedoni. Per questo la situazione risulta essere abbastanza seria e grave. Alcune tra le strade più colpite sono località Arci, Campolimpido-Favale, Villa Adriana, la Via Maremmana, la strada che costeggia la "zona Nathan". Problemi ci sono anche nel centro di Tivoli, soprattutto dalle parti di Via Empolitana e della periferia. Anche in Via delle Piagge, che collega Tivoli a Villa Adriana, nel secondo tratto di strada appare in visibile difficoltà: enormi buche la fanno da padrona. Le buche sono così imponenti che con un po' di pioggia diventano delle pozze d'acqua che, di conseguenza, rendono il transito problematico a pedoni e vetture. La pericolosità non è dovuta solo al manto stradale dissestato ma anche al muro pericolante che costeggia la strada. E un fenomeno particolarmente diffuso è quello dei sinistri causati dalla cattiva manutenzione delle strade e dei marciapiedi. In questi casi è possibile richiedere il risarcimento del danno all'Ente proprietario del tratto di strada in questione. La richiesta presuppone la prova della dinamica del fatto e dell'esistenza di un rapporto di custodia tra l'Ente e la strada. La richiesta va effettuata a mezzo lettera raccomandata entro cinque anni dal fatto.

 Le buche rappresentano senz'altro un grave problema per la sicurezza di tutti, dai pedoni agli automobilisti, ma in particolare per ciclisti e motociclisti ai quali possono provocare rovinose cadute, anche con gravi conseguenze, o costringerli a repentini cambi di traiettoria che nel traffico possono risultare altrettanto pericolosi.

Ma perché si formano? Certamente non si può dare la colpa delle buche sempre e solo alle piogge e all'inverno inclemente.

E’ una questione di cultura tecnica e di corretto approccio al problema. Le buche non si devono formare! Se ciò avviene è evidente che qualche cosa non funziona come dovrebbe!

Purtroppo sembra che alle buche ci siamo tutti stranamente abituati. Diamo ormai le buche per scontate e non ci indigniamo come invece dovremmo e come fanno i turisti che giungono in Italia da altri paesi dove, come sappiamo, le buche sono eccezioni e non la norma, anche con condizioni climatiche ben più rigide e severe delle nostre.

Con la giusta comprensione per i numerosi e difficili impegni dell’Amministrazione comunale tiburtina confidiamo in un’attenta ricognizione delle strade di Tivoli e di un pronto intervento lì dove serva. In questo caso molti incidenti saranno evitati.

Valentina Torella

 

 

 

ASSOCIAZIONE TIBURPLAY

L'associazione Tiburplay ha lo scopo di diffondere la cultura, promuovendo iniziative di varioTiburPlay genere dirette a sviluppare, nell'ambito principalmente del proprio territorio, la conoscenza dell'arte musicale, letteraria, cinematografica, fotografica e ludica fra i cittadini, si propone di attuare rassegne artistiche in genere, per creare momenti di ritrovo e aggregazione e  ha inoltre lo scopo di promuovere ed organizzare attività ludiche (giochi da tavolo ecc..) di ogni tipo, fuorché d'azzardo, al fine di riscoprire e far capire il significato di attività ludica e del suo fondamentale ruolo aggregativo ed "anti-deviante" nella società. In quest’intervista il Presidente dell’Associazione Tiburplay Giuliano Girlando.

Come è nata l'idea di creare quest'associazione?

L'idea è nata per riunire appassionati di fantasy e gioco da tavolo e poter dare anche la possibilità a tante ragazze e ragazzi del territorio di conoscere il mondo dei Nerd.

Chi si è iscritto?

Abbiamo raggiunto quasi 150 iscritti nel 2017. Il più giovane ha 15 anni e il più grande oltre 50

Come funziona ?

Siamo ospitati all'interno della Casa delle Culture e dell'Arte dove ci sono tante altre associazioni. Apriamo nei weekend, il venerdì sera e il sabato pomeriggio e sera. A volte anche la domenica.

Claudia Crocchianti

 

 

 

 

CAPODANNO A TIVOLI

CapodannoTivoliGrande successo per il capodanno 2018 in piazza Garibaldi a Tivoli dove a rendere viva la serata sono stati Emanuela Aureli, il concerto di Rinascendo tributo a Rino Gaetano, Mashup Dance Band con tutti i brani più belli della disco dance 70/80 Live e lo splendido spettacolo pirotecnico per finire. Tantissime persone hanno scelto di trascorrere l’ultimo dell’anno in piazza tutti sono rimasti soddisfatti di quest’evento che fa parte della manifestazione “Tivoli Christmase Village”.

Claudia Crocchianti

 

 

 

L'ARTE DI PERDONARE…

PsicologiaNel libro sull’arte di perdonare, Jean Monbourquette scrive: «Per più di tre anni mi ero dibattuto nel tentativo di guarire da una ferita affettiva. Pensavo di trovare la soluzione miracolosa a tutte le mie amarezze in un perdono unicamente imposto dalla volontà. Ma non era così. Non riuscivo a trovare la pace interiore tanto ricercata». E questa esperienza lo ha spinto ad approfondire la dinamica del perdono e capire perché, «nonostante tutta la buona volontà e i grandi sforzi», non riuscisse a liberarsi dal suo risentimento e a perdonare veramente.  Il perdono è un processo psicologico complesso, richiede tempo, anche se il passare del tempo non è sufficiente perché il perdono avvenga. Ha bisogno di un’elaborazione che interessa tutte le facoltà psichiche della persona. Si origina dalla consapevolezza di essere stati offesi. Le offese che ci feriscono possono essere innumerevoli e differire moltissimo tra di loro. Hanno, comunque, tre elementi comuni: l’essere percepite come atti ingiusti e immorali, che violano le norme socialmente condivise e i principi ritenuti validi, e questo ci fa dire che l’altro “avrebbe dovuto agire diversamente”; l’essere giudicate azioni in qualche modo intenzionali e volontarie, attraverso un processo di attribuzione con il quale cerchiamo di identificare le responsabilità dell’altro che “avrebbe potuto comportarsi diversamente”; provocano in chi le subisce una sofferenza persistente che ne altera il benessere psicofisico. Il perdono è un processo, ma è anche il risultato di un processo, che comporta un cambio di atteggiamento affettivo e cognitivo riguardo all’offensore, implica un indebolimento della motivazione di ricambiare l’offesa o di mantenere il distacco dall’offensore; richiede il lasciar perdere le emozioni negative nei suoi confronti rimpiazzandole con atteggiamenti positivi di empatia, compassione e benevolenza. Il perdono implica, però, anche il pieno riconoscimento che si è meritevoli di un trattamento migliore e offre all’altro l’opportunità perché questo avvenga. L’importanza data all’offesa, e l’impatto psicologico che può avere, è in gran parte “soggettiva”: non dipende solo dalla grandezza dell’offesa stessa ma principalmente dal significato che essa ha per chi la vive e dal tipo di rapporto (e di aspettative) che lo lega a chi l’ha offeso. Il dolore dell’offesa dipende da fattori “soggettivamente filtrati”, non ultimo il richiamo a ferite che credevamo superate e che improvvisamente fuoriescono dal più profondo della nostra psiche, riattivano una sofferenza rimossa e reclamano la nostra attenzione. La difficoltà di perdonare chiama in causa dinamiche psichiche anche più profonde. Tendiamo, fin da piccoli, a non riconoscere le parti negative che sono in noi (e che ci fanno soffrire) e a proiettarle sugli altri, scindendo (splitting) la realtà buona (dentro di noi) da quella cattiva (fuori di noi). È un tentativo, inconscio, di difendere l’immagine buona e idealizzata di sé. La persona che non perdona può avere paura di presentare un’immagine debole di sé, di “perdere la faccia” e di mettere in crisi un’identità forte faticosamente costruita. Quando l’offeso si percepisce come “tutto buono” e percepisce l’offensore come “tutto cattivo” c’è una netta divisione tra sé e l’altro che impedisce all’offeso di empatizzare e, quindi, di perdonare. Un perdono maturo implica l’integrazione delle parti positive e negative di sé e di fare altrettanto nella percezione dell’altro. Un fattore che aiuta il perdono è l’umiltà: l’essere convinti che non siamo perfetti predispone a perdonare l’imperfezione di chi ci ha offeso e a cercare il perdono da parte di coloro che abbiamo in qualche modo ferito. Perdonare è scommettere su un diverso futuro affettivo e relazionale, fidarsi e accettarne il rischio.

Gioia Fabiani

 

 

 

IL VESCOVO GIACOMO ALESSANDRO GHEZZI

Scrittore, poeta, teologo e uomo di Dio.

CulturaIl 21 settembre del 1842, anno nel quale nasce Giolitti e Giuseppe Verdi presenta la prima del Nabucco a Milano e in Russia viene pubblicato il famoso romanzo “Le anime morte”, nasceva a Castel Madama il 21 settembre 1848, da una famiglia di contadini  Stefano e Rosa Sisti, l’infante Giacomo Ghezzi.   Sin dalla tenera età il giovane Stefano, seguendo l’insegnamento della famiglia peraltro  molto religiosa,prese a frequentare soprattutto nei giorni di festa, le attività religiose che si svolgevano in paese.  Appena quindicenne sentì il desiderio di dedicare la sua vita  al servizio di Cristo e il 17 dicembre del 1857  entrò nel  Convento dei frati  di San Francesco di Assisi  in  Palombara Sabina, dove  qualche anno prima aveva trovato alloggio  un’altra vocazione castellana  il giovane Bonaventura Lolli. Dopo un  ciclo di studi e di noviziato nella chiesa di S. Maria in Aracoeli in Roma  il 31 dicembre del 1861 emise i voti solenni di Povertà, Obbedienza e Castità previsti dall’0rdine francescano. A Velletri si immerse, da studioso che era, nel mondo della filosofia e della Teologia che terminò nel convento  del Paradiso di Viterbo. Il 23 settembre del 1865 fu ordinato sacerdote a Viterbo nella chiesa delle Mantellate insieme al suo paesano Bonaventura Lolli. Nel mese di Ottobre dello stesso anno fu nominato professore di filosofia e di teologia nel seminario Francescano di Corneto (Tarquinia).Nel 1870 lo troviamo a Velletri come insegnante presso il liceo di detta città. Nel 1885 fu nominato responsabìle della Provincia Aracoelitana dei Frati Minori e successivamente (1886) responsabile (consultore) della Congregazione dei Concilii. Nel 1887 fu nominato custode della Terra Santa e Guardiano del Sacro Monte Sion, per cui il  24 gennaio del  1888, sbarcò ad Alessandria  d’Egitto,  raggiunse la palestina e prese alloggio a Gerusalemme. Durante  tale periodo (circa sei anni) visitò la Giudea, La Galilea, L’Egitto, La Siria, l’isola di Cipro, incontrando autorità civili e religiose ed operando con umiltà e dedizione perchè vi fosse rispetto tra Ebrei, Mussulmani ed Ebrei. Tornato a Roma  nel 1894 riprese il suo ruolo di insegnante presso la sede madre dei Francescani in Aracoeli.  Leone XIII il 29 novembre del 1895 lo nominò vescovo nella chiesa di Maria Santissima di Aracoeli per le mani del Card. Mariano Rampolla del Tintaro. Dopo aver rifiutato la diocesi di Ferentino e Norcia, si trasferì a  Orte come vescovo della diocesi di Orte- Civita Castellana e Gallese-. Il Ghezzi pur avendo impegni quotidiani come Pastore della sua Diocesi, spesso tornava a Castel Madama, non solo a trovare i genitori e i parenti, ma anche per officiare  le manifestazioni religiose che si svolgevano in paese come quella del Corpus Domine o le feste di San Michele Arcangelo del quale era un grande devoto. b Nel 1896, si recò ancora una volta nel suo paese natale  per  consacrare la rinnovata chiesa di San Michele Arcangelo dove partecipò, dicono le cronache, non solo le autorità civili e religiose del comprensorio ma anche l’intera Comunità castellana. Ovviamente,  non ebbe grande vocazione come Missionario, come lo fu l’Arcivesco Pifferi, ma si distinte  come   maestro di vita per l’insegnamento, sollecitando i giovani  a entrare in convento a sue spese. Riservò sempre particolare attenzione  ai poveri e ai bisognosi . Fu un ottimo scrittore  e poeta e teologo lasciando molti scritti. Concludo riportando il giudizio che da di lui il corriere della sera del 29 settembre 1915: “uomo dotto, efficace interprete della S. Scrittura,latinista elegante, scrittore di magnifiche Pastorali, ma soprattutto Uomo di Dio che profuse ovunque i tesori della sua intelligenza”,, Dopo aver retto la Diocesi di Orte per 25 anni “ con intelletto ed amore” scrive il biografo don  Vincenzo Liberati  di Castel Madama, e celebrato il 50° di Sacerdozio, si spense serenamente in  Orte l’11 gennaio del 1920 all’eta di 78 anni.

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

IL DIALETTO NELLA SCUOLA

A TUTTI I RAGAZZI DELLE  IV  CLASSI DELLE  SCUOLE  ELEMENTARI DI CASTEL MADAMA che il 16 Gennaio 2018, presso la scuola di Via della Libertà inizieranno il  corso  di dialetto

Carissimi ragazzi,

gli scopi e gli obiettivi di questi nostri incontri saranno quelli di conoscere quale era ilDialetto linguaggio (la parlata) dei nostri nonni e di apprendere attraverso il dialetto (il modo di parlare) usi, costumi e l’ambiente e i momenti più significativi della storia della nostra Comunità ed è anche un modo di raccordare il presente con il passato.

Quindi studieremo il dialetto nella maniera più semplice e più divertente possibile con una sostanziale e robusta nomenclatura dialettale, attraverso un percorso antologico, forme espressive e fonetiche su temi come la casa del contadino, gli utensili, la campagna, gli attrezzi agricoli, i frutti della terra, le sorgenti, i fiumi, i mestieri, i mezzi di trasporto, la toponomastica rurale del territorio e quella urbana. Parleremo delle svariate quantità e varietà di erbe. che crescono nelle nostre campagne, dei volatili che frequentano il nostro territorio.  Oltre ai numerosi cereali, parleremo degli animali (il loro verso) le parti del corpo umano, i nomi, i soprannomi, indovinelli, i proverbi, i modi di dire, gli scioglilingua, le fanfaluche. Parleremo dei cibi che mangiavano i nostri avi, le ricette, i prodotti casalinghi, i dolciumi.  Parleremo degli antichi giocattoli costruiti con le proprie mani o da nonni, di giochi  popolari, delle conte, della fatica dell’uomo nei lavori di campagna o come artigiano. Parleremo di come le donne, facevano il pane, come e dove facevano il bucato. Del ruolo della donna come madre, moglie e del suo contributo alla casa e alla campagna, del fidanzamento e le nozze.

Dialetto1Parleremo delle feste tradizionali, come il Carnevale, il Natale, l’Epifania e altre feste di sapore pagane-cristiane come la Pupazza, l’albero della Cuccagna, il solco con l’Aratro, la festa delle Vaccine.

Ovviamente, parleremo di come vestivano le persone, sin dalla nascita delle unità di misura e di peso, di come costruiva una capanna o si piantava un albero.

Parleremo anche di elementi di trascrizione linguistica, di grafia, di regole di grammatica e, con parsimonia, passeremo in rassegna le principali peculiarità del dialetto castellano come lo sdoppiamento, il raddoppio delle consonanti, gli apostrofi e dei lemmi più peculiari della parlata che nel proprio insieme renderanno ogni lezione sicuramente genuina e vitale.

Un suggerimento, sin d’ora, agli insegnanti, al fine di rendere utili in futuro queste lezioni, perché aiutino i ragazzi ad appuntare su un grande tabulato (un quadernone), le parole e i termini dialettali e frasi di particolare interesse che incontreremo durante le lezioni in modo da approntare un vocabolario scolastico sul dialetto castellano. Ciò detto, possiamo affermare che dopo 110 anni a Castel Madama torna il dialetto nella scuola; un dialetto che consentì a Oscar Norreri un maestro elementare, non di Castel Madama (ne parleremo durante le lezioni) di poter comunicare con i nostri nonni in quel tempo giovani scolari poco edotti della lingua italiana.

Saranno ore liete e ricche di curiosità, di nozioni di storia locale e di poesia-

Colgo l’occasione per ricordare che i dialetti, come le lingue, sono la più squisita coscienza, ossia lo specchio di una Comunità e pertanto credo che vada studiato come cultura, come storia oltre che come lingua..Il dialetto deve continuare a vivere con l’augurio che le municipalità riservino a questo una sopravvivenza storica nell’ambito della scuola attraverso un contributo economico equo. Il nostro dialetto, come tanti altri, è una lingua speciale, un modo di esprimersi, peculiare, virtuoso e di eccellenza.

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

NUN SE PO' MAI SAPE'

La compagnia teatrale “Quelli che … continuano” hanno messo in scena la loro 18teatro rappresentazione da quando è nata l’associazione nel 2006. Lo spettacolo intitolato “Nun se po' mai sapè” vede alla regia sempre Mario Di Nardo, mentre sul palcoscenico si avvicendano Sergio Millozzi, Paola Proietti, Michele Gnocchi, Pina Mancini, Ernesto Izzo, Desirè Catalano, Riccardo Nonni, Laura Tatti, Alessandro Santolamazza e Rodolfo Piersanti.

Naturalmente gli attori sul palco sono stati continuamente sostenuti, affiancati e seguiti da tutti i soci del gruppo teatrale, che si sono occupati di tutto il resto: musiche, luci, scenografia, costumi, trucco, sito web, pubblicità, raccolta fondi, sala e spettatori. Insomma il lavoro non manca di certo, e l’impegno di tutti quanti i sostenitori della compagnia è essenziale per mettere in scena la commedia, in cui si vedono ed apprezzano i frutti di questa enorme e laboriosa attività.

Questa volta siamo a Napoli ed entriamo dentro la casa di Pietro Luongo e la moglie Maria, due semplici impiegati che vivono con i loro figli Guido e Luisa in casa di Alfonso, il padre di Pietro. Costui, da qualche giorno, sembra sia affetto dai mali più strani: un dolore alla spalla, che poi diventa una fitta alla gamba sinistra, ma dopo passa alla coscia quella destra, un “guasto mobile” come lo ribattezzano. I figli Pietro e Giancarlo non sanno che pesci prendere, perché il dottore sostiene che non c’è nessun problema di salute. Questa storia comincia così, ma già dalle prime battute si intuisce che il vecchio Alfonso nasconde qualcosa dietro le sue lagnanze. Si susseguono poi altri eventi che rendono la situazione sempre più complicata, ma anche interessante ed avvincente, con risvolti storici, sentimentali e mondani. Si parla della guerra mondiale, delle deportazioni, di un fratello smarrito durante questi tragici eventi, così come dei problemi di alloggio degli studenti universitari oppure di incalliti dongiovanni.

Quando si risolve un problema ne nasce immediatamente un altro. Tutti vogliono occupare la camera libera di Luisa per una notte: la badante polacca, suo marito, l’amica universitaria di Guido che non trova una sistemazione, Lorenzo che è stato buttato fuori dalla moglie da lui tradita, e per terminare Giancarlo che ha un seccante problema a casa di infiltrazione d’acqua.

A questo punto entra in scena anche una scaltra quanto bizzarra investigatrice di nome Ercola, che sembra inizialmente non aiutare a risolvere il mistero, ma invece è proprio lei che ne svela la verità nascosta. Quella che sembrava la commovente storia di una nipote ritrovata dopo tanti anni, è invece il disonesto tentativo di cercare il tesoro occultato dietro il mattone del cassonetto della stanza di Luisa, di cui il marito di Olga era venuto a conoscenza dal suo compagno in carcere. La badante e suo marito non sono altro che sorella e fratello, due manigoldi che cercano solo di arricchirsi. Non sapevano però che Alfonso aveva già ceduto tutti quei diamanti per mantenere la famiglia e comprare la casa dove vivevano, benché il loro valore fosse molto più alto.

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La vicenda sembra finita, ma proprio all’ultimo momento il vecchio Alfonso ritrova per caso due di quei preziosi diamanti, e li regala ai suoi figli. Insomma, “Nun se pò mai sapè” quello che ci riserba il futuro!

 

 

 

Federico Fratini

 

 

 

 

PALLANUOTO

E’ iniziata la  stagione agonistica 2017/2018 di nuoto e pallanuoto per l’Empolum 1983!

empolumDa quest’anno, grazie alla cooperazione delle due strutture di Tivoli e Castel Madama, la nostra Società  rappresenta nel panorama regionale una realtà importante, che puo competere per qualità dei nostri atleti e per numero di tesserati, anche con società piu blasonate della nostra.

Dal mese di Settembre sono iniziate le competizioni per i nostri atleti di nuoto ed in questi giorni si sono aperti i campionati di pallanuoto Regionale e Nazionale , con grande entusiasmo da parte  di tutti, atleti, tecnici e genitori.

Il nostro settore di pallanuoto parteciperà  ai Campionati Regionali  FIN under 11 , 13 e 15 e Campionato Nazionale FIN  under 17, under 20 e di promozione serie D.

Inoltre  parteciperemo per la prima volta  al Campionato Regionale FIN under 15 femminileempolum1 .

Si tratta di appuntamenti molto importanti ai quali ci presenteremo con un team di circa 80 atleti e 3 allenatori federali.

Il settore di nuoto agonistico inizia con i bambini più piccoli Esordienti C, Esordienti B, ed esordienti A, dei 2009 del settore propaganda fino ai ragazzi piu grandi delle categorie assoluti per un totale circa di 80 atleti e 5 allenatori federali.

Finora in tutte le gare affrontate i nostri ragazzi si sono impegnati riportando ottimi risultati e grandi soddisfazioni.

Sempre per le attività di nuoto vale la pena ricordare la possibilità di continuare a praticare nuoto a buoni livelli e di partecipare a gare  a carattere  regionale e nazionale anche per chi ha superato una certa età.

Si tratta del circuito Master di nuoto, nel quale siamo presenti con circa 20 atleti ed un allenatore Federale.

Vale la pena ricordare che tutti i nostri atleti provengono dalla nostre scuole nuoto, che da questa stagione possono fregiarsi del distintivo di Scuola Nuoto Federale con  50 insegnanti tutti con brevetto FIN .

Oggi Facciamo quindi un grande augurio a tutti i tecnici ed a tutti gli atleti per una stagione densa di soddisfazioni.

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Matteo Di Lorenzo

 

 

 

 

 

LONTANI DALLA VETTA

La prima divisione dopo la pesante sconfitta esterna con l’Appio, si trova ad affrontare la gara seguente con formazione risicata causa squalifiche e problemi lavorativi. Il Circolando ultimo in classifica non dovrebbe essere un avversario ostico; ci schieriamo con Possenti al palleggio, Luce e Marini a banda, Vicentini e Feri al centro, Marcangeli opposto. La gara parte molto equilibrata, a metà primo set abbiamo maturato un lieve vantaggio, siamo sul 12/8 un giocatore del Circolando s’infortuna in modo serio, purtroppo i nostri avversari non hanno alcun cambio in panchina e sono costretti ad abbandonare il campo perdono per 3/0 (n.b. nella pallavolo si gioca sempre in sei). Portiamo a casa i tre punti, raggiungendo l’obiettivo con il minimo sforzo. Nell’ultima gara del 2017 affrontiamo la capolista Icaro a Castel Madama. Nel 1° e nel 2° set non c’è storia i nostri avversari la fanno da padroni vincendo agilmente. Nel 3°set grazie anche ad alcuni cambi azzeccati dei misters Cara e Ricci, con Ferrazzi al posto di Feri e Luce al posto di Marcangeli entrambi apparsi un po’ in difficoltà, arriva la reazione dei nostri che vincono 25/19 riaprendo la gara. Nel 4°set l’atteggiamento dell’arbitro che già aveva pesantemente condizionato la gara in favore dei degli avversari diventa determinante; commette errori di valutazione macroscopici e caccia due nostri giocatori dal campo rei di aver protestato in modo civile. Solo i nostri ragazzi non possono parlare, altrimenti vengono minacciati dall’arbitro che porta la mano vicino al taschino dei cartellini, cose mai viste su un campo di pallavolo. Questo clima e le espulsioni ovviamente favoriscono i nostri avversari che vincono agevolmente il set e la gara, relegandoci a metà classifica a 5 punti dai playoff. Nella prima gara del 2018 affrontiamo a Roma il Casal dei Pazzi, altro fanalino di coda. La gara non ha praticamente storia, i nostri ragazzi seppur in formazione rimaneggiata vincono agilmente per 3/0. Il campionato della 2° Divisione di mister Ricci inizia in salita con la sconfitta esterna contro Egan per 3/1, dopo un buon primo set vinto dai nostri ragazzi per 25/23, lottiamo perdendo nel 2°set per poi cedere al maggior potere fisico delle giovani leve dell’Egan nei set seguenti. Occasione di riscatto arriva alla gara seguente in casa contro il Rieti, ci schieriamo con De Santis alvolley palleggio, Morici opposto, Nardi e Proietti martelli, Verna e Romanzi al centro. La gara parte subito bene per i nostri ragazzi con Nardi in spolvero, riusciamo a portare agevolmente a casa i primi due set, i ragazzi del Volley Rieti sembrano disorientati e commettono errori anche banali. Nel 3°set complice un calo di concentrazione dei nostri e un maggior convinzione degli ospiti si riapre la gara, in quanto Rieti vince 25/20 il set portando la gara sul 2/1. Nel 4° set riusciamo a ritrovare la un po’ di concentrazione, ma non riusciamo ad esprimere il gioco dei primi due parziali e ci giochiamo il set punto a punto. Riusciamo di un soffio a spuntarla con un 25/23 in nostro favore che ci consente di vincere per 3/1. La gara seguente in trasferta contro i giovani atleti del Monterotondo, società che sta emergendo sul territorio in modo vigoroso, con un settore giovanile di prima scelta. La gara è molto combattuta in ogni set, ma la maggiore esperienza dei nostri ragazzi ci consente nei momenti decisivi di portare a casa i tre punti vincendo 3/1. Nel match successivo affrontiamo un altro avversario con atleti molto giovani, forse un po’ troppo acerbi per la categoria, la Roma7. La gara casalinga non ha praticamente storia vinciamo per 3/0 con parziali nettissimi in nostro favore (25/9 – 25/14 – 25/17). I ragazzi di mister Ricci ora occupano la terza posizione in classifica, in piena zona playoff. L’ultima gara di prima delle feste natalizie non porta bene neanche alla 2 maschile; affrontiamo fuori casa il Green Volley in un campo ai limiti della praticabilità. Nei primi due set, non riusciamo mai ad esprimere il nostro gioco e gli avversari hanno facilmente la meglio. Sotto di 2/0 nel parziale, ci ritroviamo ed iniziamo a combattere su ogni palla dimostrando di non avere niente in meno dei padroni, che perdono nettamente i set portando in equilibrio la gara sul 2/2. Nel 5°set purtroppo non riusciamo a portare la vittoria a casa, perdiamo 15/11 lasciando agli avversari una vittoria che giocando con maggior concentrazione non sarebbe mai arrivata al 5°set, avremmo avuto le possibilità per vincere comodamente prendendo tre punti molto importanti ai fini della classifica, invece che uno. Nella prima gara del 2018 affrontiamo in casa l’Ascor, formazione di media classifica. Il primo set è molto equilibrato, giochiamo punto, finchè non va al servizio Dario Proietti che realizza diversi ace e mette in difficoltà la ricezione degli ospiti con una lunga serie di servizi, consentendoci di acquisire un ampio margine che porta alla vittoria per 25/17. Nel 2°set il copione è simile, solamente che in questo casa l’equilibrio lo rompiamo velocemente già nella fase inziale del set e sugli scudi va il nostro capitano Antonio Romanzi che realizza molti punti. Il set termina 25/14 in nostro favore. Il 3°set procede fino a metà con lo stesso percorso dei precedenti due, con un nostro vantaggio, che lentamente si assottigli causa rilassamento e rischiamo quasi di riaprirlo, finché Andrea Verna non chiude il match 25/23. La vittoria ci proietta al 2° posto in classifica con soli due punti in meno rispetto alla capolista Egan, anche se noi abbiamo una partita in più. Il campionato è ancora estremamente lungo e lo giocheremo sicuramente da protagonisti, lottando per le posizioni di vertice fino alla fine. Partito anche il campionato della 3° divisione Femminile di mister Cara, che quest’anno dispone di una rosa molto ristretta causa numerose defezioni causa impegni di lavoro di molte ragazze e soprattutto di un mancato ricambio generazionale che al momento ha creato un gap tra le più piccole di 13 anni e la prima squadra. Sarà sicuramente un campionato difficile, in cui oltre alle difficoltà dovremo affrontare altre le problematiche di un organico ridotto a soli otto elementi. La prima gara contro l’Eretum a Monterotondo l’affrontiamo con la seguente formazione: Noemi Pascali al palleggio, la giovane Cecilia Amabili opposto, Monti Benedetta e Bulbuli Marci martello, Marta Carbonella e Eleonora de Carlo al centro. In panchina abbiamo un solo cambio Martina Paolacci. Il set ci vede subito in difficoltà, con diverse persone che giocano fuori ruolo, perdiamo 25/12. Nel 2°set riusciamo ad avere un assestamento vincendo per 25/23 il set. Nel 3°set continuiamo a giocare ad armi pari, ma nella fase finale perdiamo contatto con le nostre avversarie che vincono 25/19. Nel 4°set forse un po’ demotivate non riusciamo a lottare perdendo il set per 25/14 e la gara 3/1. La situazione quest’anno non è delle migliori, le difficoltà sono evidenti, ma il tratto caratteristico rimane su tutte le nostre squadre, cioè la voglia di lottare sempre, provando a dare il massimo. Forza Castello!

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Francesco Santolamazza

 

 

 

 

SALUTE E BENESSERE

Ritrovare la perfetta forma fisica dopo le feste… con i consigli di PLAY

Durante le festività è difficile rinunciare a ciò che la tavola ci offre.play

Senti di aver esagerato davvero? Nessun problema. Seguendo qualche consiglio pratico, iniziando un percorso alimentare sano e attivando il nostro metabolismo con un po’ di movimento, il peso tornerà ai livelli iniziali.

ALIMENTAZIONE

Pensare di digiunare dopo aver consumato pasti abbondanti è la scelta più sbagliata da intraprendere. L’organismo è una macchina perfetta e se lo sottoponiamo ad un digiuno prolungato attiverà il sistema di sopravvivenza per eccellenza: l’abbassamento del metabolismo e l’immagazzinamento. Ancor peggio mangiare solo frutta, con lo scopo di “purificare” l’organismo, una scelta non propriamente salutare dal momento che si ingeriscono non solo vitamine ma grandi quantità di zuccheri. Bisogna pertanto iniziare un’alimentazione equilibrata costituita da un apporto di carboidrati sotto forma di cereali non raffinati fra cui il riso, l’orzo e il farro, fonti proteiche quali uova, carne bianca e legumi, e molta verdura possibilmente cruda o cotta al vapore, facendo attenzione ai condimenti, riducendo il sale e l’olio utilizzato.

MOVIMENTO

La regola fondamentale è consumare calorie. Si può iniziare da una lunga camminata per condizionare il corpo e passare progressivamente alla corsa o alle pedalate in bici che innalzano la frequenza cardiaca e promuovono il consumo di grassi corporei. Ma la stagione invernale non permette sempre di muoversi liberamente all’aria aperta senza incorrere in malanni di stagione e colpi di freddo pericolosi. Proprio per questo vengono in aiuto i corsi in palestra come ad esempio i variegati corsi dell’ASD PLAY. Per i bambini il movimento nasce come forma di gioco e di intrattenimento con i corsi di SuperJump Junior, un percorso di iniziazione al movimento fatto di salti, capriole, superamento di ostacoli a terra, prese e arrampicate oppure con i corsi di discipline aeree e di ballo (dai balli di gruppo ai balli di coppia) per grandi e piccini, per muoversi a ritmo di musica divertendosi.

Continuando il percorso di divertimento nel movimento per adulti si passa ai corsi di Zumba, l’allenamento coreografico a ritmo di musica dove i passi di ballo si alternano a movimenti tipici della aerobica (squat, v-step, jumping jack) oppure ai corsi di SuperJump per adulti e KangooJumps, discipline aerobiche che sfruttano gli studi della Nasa per aumentare velocemente il metabolismo e lavorando il triplo rispetto ai movimenti a terra grazie al rebound, il salto della salute. Per gli amanti delle biciclette o dello Spinning, Group Cycling è una lezione di gruppo che simula percorsi di pianura e montagna in un crescendo di impegno cardiocircolatorio promuovendo così non solo un allenamento alla resistenza aerobica, ma soprattutto un consumo calorico fra i più alti riscontrabili fra le discipline praticabili in palestra. Per ritrovare una forma fisica perfetta, promuovendo il potenziamento e la definizione muscolare, sono presenti i corsi di Total Body, allenamenti funzionali di gruppo eseguiti a specchio o tramite stazioni (circuit training). Per il benessere fisico e psichico è ottimo il corso di Pilates con allenamenti dolci ma mirati e tecniche di respirazione profonda per un allenamento globale del corpo.

E da febbraio l’ultimo nato di Play sarà il corso di Ginnastica Posturale, un insieme di esercizi

volti a ristabilire l’equilibrio muscolare, migliorando la postura e la capacità di controllo del corpo, agendo sulle rigidità muscolari e sulle zone affette da dolori.

Ivo Santolamazza

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