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LA PIAZZA ANNO XIV N. 7 Luglio 2017

Stravince l'Empolitano - Palio e Rione Nobile

 

Questo numero è reperibile presso i soliti punti distribuzione a partire dalla fine di Luglio 2017.

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CAVALLI E VECCHI FARSETTI

Palio, pàllio, pàllium… sostantivi più o meno antichi per descrivere un esteso lenzuolo di stoffa o lana usatoPunteggio Palio 2017 come mantello da oratori e filosofi greci, più tardi diventato il paramento più prestigioso per le cariche ecclesiastiche. Va da sé che la parola Palio sia sinonimo di sacralità, di supremazia, di ambizione; valori vissuti in un modo nell’età antica e moderna, e in altri modi nel contemporaneo.

Erano gli anni ’80 del XX secolo e, a quasi quarant’anni dalla fine del conflitto, l’Occidente è già da tempo alla ricerca di quelle identità locali perse a causa delle imposizioni culturali del modernismo internazionale. Nasceva quindi l’epoca che gli storici chiamano della postmodernità, caratterizzata da una reazione alla globalizzazione o più semplicemente all’omologazione conseguita da frontiere sempre più allargate e da mercati sempre più aperti. Ogni espressione culturale si orienta nel rispetto e nella reinterpretazione del passato, nella ricerca di localismi e regionalismi forse nel tentativo di ricreare, almeno sulla carta, nuove identità nazionali.

L’Italia vive intensamente il nuovo clima culturale, e il prodotto di questa tendenza si esprime nelle arti figurative, nel cinema, nella letteratura, nell’architettura, nonché nelle manifestazioni folkloristiche che da sempre hanno animato il nostro Paese. Ecco quindi che ogni pretesto è buono per rivendicare le glorie dei secoli passati che videro la Penisola protagonista e perno della cultura mondiale: l’Impero romano, l’Italia dei liberi Comuni, il Rinascimento, fino ad arrivare all’età contemporanea.

In questo clima bonariamente “passatista” si inserisce l’amore sviscerato e tipicamente italico per le competizioni, in particolar modo se queste si svolgono attorno a un pallone o su un cavallo, ancor meglio se in salsa medievale o rinascimentale. Il nostro Paese infatti gode di una grande tradizione di giochi antichi, di giostre, di corse e altre manifestazioni che hanno avuto il potere di mantenere il contatto diretto con la nostra ricchissima storia tenendo vivo, nel bene e nel male, il nostro tipico carattere nazionale, e ancor di più, regionale.

Foto PalioCastel Madama non rimase insensibile alla fascinazione per il recupero e valorizzazione della propria storia e delle proprie radici, e a quello che sembra essere un viscerale bisogno di capire chi siamo, da dove veniamo. Fu così che nel 1982, un gruppo di brillanti castellani volle regalare al nostro paese un divertimento bellissimo, che venne chiamato Palio Madama Margarita. Un’idea tanto semplice quanto geniale: offrire la possibilità agli abitanti del Castrum Sancti Angeli di rivivere la propria storia culturale, attraverso il gioco e la competizione sportiva. Il modello scelto fu simile a quello di altri palii già attivi in Italia, ovvero della contesa a cavallo fra rioni, ma la scelta di affiancare l’addobbo dei 4 quartieri alla corsa dei fantini divenne il vero volano per la riuscita della manifestazione, dandone un senso più profondo. Fu così che, dopo i primi timidi tentativi di ricreare scene di vita rinascimentale nelle strade di ogni contrada, lo spirito competitivo e goliardico dei castellani portò a una vera e propria escalation nella riuscita delle scenografie, trasformando il nostro paese in un set cinematografico di tutto rispetto, seppur per poche ore.

Nella realizzazione dell’addobbo più bello e originale si concretizza il senso più nobile del Palio di Madama Margarita: portare i cittadini a prendere coscienza della propria storia, dei propri costumi, delle proprie origini. Si attua quella ricucitura con il passato che avvia un processo di consapevolezza identitaria e di legame con il territorio. Tale processo, laddove non sfocia nel più becero campanilismo, diventa un meccanismo virtuoso di evoluzione culturale e di crescita personale per ogni partecipante della manifestazione. Non ultimo è il potere di questo nostro evento di saper unire le persone coinvolte: piccole o grandi squadre che siano, i quattro rioni castellani sono diventati delle vere e proprie fucine del fare, dove ogni componente esprime le proprie abilità e ambizioni, relazionandosi in modo profondo con i propri compagni, in un susseguirsi di gioie, dolori, fatiche soddisfazioni, conflitti e passioni. In questo clima sanguigno di gara al più bravo, i risultati ottenuti sono sempre più strabilianti e professionali, e questo avviene perché ogni anno si cerca di fare qualcosa di più rispetto all’anno precedente, o perché semplicemente si accumulano esperienze e conoscenze.

Palio4L’edizione appena svolta del Palio 2017 ha confermato questa dinamica, poiché addobbi e cortei sono stati davvero coinvolgenti e forse più che mai hanno delineato il carattere tipico di ogni rione.

Sabato 1 luglio si sono aperte le porte delle scene rinascimentali e l’effimera emozione del tuffo nel passato ha ravvivato migliaia di castellani e di turisti. Partendo dal cuore di Castel Madama, abbiamo incontrato il vivace omaggio del rione Castelluccio all’abbondanza del raccolto di grano dopo un lungo periodo di carestia. Un tema emotivamente forte, che i rionali gialloblu hanno saputo trasmettere con la loro impareggiabile teatralità, capacità comunicativa e la cura delle ricostruzioni. Scendendo dal Castelluccio abbiamo incontrato il portale di accesso all’Empolitano, che quest’anno ha giocato la carta dello spettacolo narrando un rinascimento di maniera, grottesco e misterioso, tra tornei di lotta, creature bizzarre e curiosità da mondi lontani. Il Rione Borgo invece ha proposto un viaggio itinerante in un villaggio scandito dal ritmo stagionale, dove i rossoneri hanno riconfermato la loro grande capacità di gestire il colore, la resa pittorica, la poeticità delle scene. Più lontano Santa Maria della Vittoria ci ha regalato un accurato scorcio di Castrum Sancti Angeli, ricco di dettagli e di gente impegnata in numerose attività artigianali, il tutto immerso in una atmosfera da vero e proprio set cinematografico.

Gonfi delle emozioni vissute durante le ricostruzioni del sabato, i cortei della domenica successiva hanno ulteriormente confermato lo strabiliante operato dei rionali, che hanno sfilato in ordine di graduatoria rispetto la precedente edizione. L’ingresso di Castelluccio, valorizzato dagli abili musici, è iniziato in chiave severa e ufficiale, rappresentando le personalità legate al nascente Monte di Pietà, ma il carattere giocoso di questo rione è uscito fuori subito dopo con la sorprendente figura di Demetra, accompagnata da una allegra cerchia di popolane danzanti. Indimenticabile lo stupore dato dai due pargoli fuoriusciti a sorpresa dal suo immenso abito “a campo di grano”.  Ha seguito Santa Maria della Vittoria, con un corteo colossale incentrato sulle figure delle dodici famiglie fondatrici di Castrum SanctiPalio3 Angeli. Seguendo una precisa narrazione alchemica, sono stati rappresentati i colori rionali, attraverso eleganti allegorie e un controllo cromatico davvero impressionante. Il rione Borgo ha confermato il suo talento nel ricostruire abiti nella moda cinquecentesca dell’Italia centrale, ne è risultato infatti un corteo solenne, sofisticato e colto. A chiusura della parata è entrato il rione Empolitano, che ha voluto narrare l’amore dell’uomo del XVI secolo per tutto ciò che è bizzarro e ricercato, tra citazioni, rimandi al Nuovo Mondo, e creature affascinanti per la loro unicità e mostruosità, quasi a voler dire che la forza dell’uomo rinascimentale fu proprio la sua curiosità, la sua voglia di scoprire e capire.

Nello scrivere queste poche righe sul nostro Palio faccio mente locale circa la vastità della cose viste in due pomeriggi castellani, e mi pare di rivivere quattro vite, quelle dei quattro rioni. Mi commuovo al pensiero che tutto questo enorme lavoro sia stato svolto con passione e fervore da poche centinaia di persone, forse neanche, e tutte indaffarate a dare il meglio per capire appunto chi siamo, da dove veniamo. E ancora più emozionante è pensare che tutto nacque dall’idea di pochissime persone mosse unicamente dall’amore per la nostra storia e dal bisogno di dare qualcosa di bello al proprio paese.

Voglio pensare che questa tradizione non finirà mai, che non ci siano ragioni per le quali si debba interrompere questo gioco virtuoso che qualcuno ci ha regalato, perché giocando si impara.

E si impara assieme.

Mauro Berruti

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VARIANTE GENERALE DI PRG ... LE MENZOGNE DEL PD

Continua dopo 9 anni la rocambolesca vicenda della variante del PRG di Castel Madama ormai ostaggioAmministrazione1 della Giunta Regionale PD diretta da Zingaretti e company.

Dopo il voto favorevole del Comitato Tecnico Regionale per il Territorio che ha accolto le controdeduzioni presentate dall'attuale amministrazione Pascucci nella seduta 247/2 del 19.01.2017, l'amministrazione ha più volte sollecitato l'approvazione definitiva della variante in Giunta Regionale.

Il giorno 07.03.2017 nell'assemblea pubblica organizzata dal PD castellano, alla presenza dei rappresentanti locali del PD e dei "rampanti giovani" di Ora Tocca a Noi, l'assessore all'urbanistica Regionale, Michele Civita, aveva affermato pubblicamente che entro un mese la variante sarebbe stata approvata dalla Giunta.

Di mesi ne sono passati quattro e cosa succede? La Regione scrive al comune una nota in cui richiede all'Università Agraria l'autorizzazione al mutamento della destinazione d'uso per i fondi demanio civico amministrati direttamente dall'Ente Agrario, destinati a servizi di pubblico interesse.

Ma tale richiesta no poteva essere avanzata negli anni precedenti in fase di istruttoria? Ci sembra l'ennesima presa in giro della Giunta Vincenzi-Zingaretti-Civita per ostacolare l'iter di approvazione della variante. Il PD castellano e i "giovani rampanti" di Ora Tocca a Noi che fanno a tal proposito? Qual è il loro interessamento vista la presenza in regione di amici di partito? Lavorano per l'approvazione o per insabbiare le carte. Solo il tempo saprà svelare questi misteri...

Federico Pietropaoli

 

 

 

 

 

GENTILINI ATTO FINALE, ORA O MAI PIU'

GentiliniEra il lontano 2014 , quando l’ammistrazione guidata dal sindaco Pascucci , con un atto di Consiglio Comunale,  approvava all'unanimità la variante urbanistica per l’insediamento dello stabilimento industriale della società Biscotti GENTILINI, e , con lo stesso , dava incarico all’ing. Salvati di svolgere tutti gli adempimenti fino alla sottoscrizione della convenzione ad al rilascio del titolo abilitativo , in sostanza al rilascio del permesso di costruzione del tanto agognato biscottificio.

 Una pubblicazione locale , vicino alla amministrazione , scriveva “ La Gentilini si insedia , ……grazie all’impegno di tutta l’amministrazione Pascucci che ha rilevato l’importanza di sbloccare l’insediamento di una cosi importante risorsa economica … per lo sviluppo del nostro territorio “ .

 In quei giorno c’era un fermento in paese e trapelavano voci su imminenti e numerosi posti di lavoro che  da li a pochi mesi si sarebbero materializzati , sempre con la benedizione dell'amministrazione Pascucci . Poi improvvisamente tutto si bloccò , all’ing. Salvati fu revocato il compito di completare l’iter per il rilascio della concessione , l’amministrazione , prima ufficiosamente , poi con scritti ufficiali,  ci informo’ che per colpa della sinistra , che aveva adottato un variante inutile e dannosa , bisognava ripartire daccapo con la progettazione .

Prima stupore , poi con il passar del tempo indignazione ed infine rassegnazione , sono stati gli stati d’animo che hanno vissuto i cittadini di Castel Madama che hanno visto svanire la possibilita’ che una delle industrie dolciarie piu’ importanti e conosciute nel mondo venisse a realizzare uno stabilimento di produzione con la possibilità di risvegliare e dare impulso ad una economia locale depressa .

Naturalmente che la colpa non fosse “ della sinistra “ noi lo avevamo capito subito e insieme a noi , successivamente , anche gran parte della popolazione .

Una valida conferma di cio’ si e’ avuta nei giorni scorsi quando la Regione Lazio ha scritto a Gentilini ed al Comune di Castel Madama dichiarando che “ il progetto di Realizzazione dello stabilimento industriale di Gentilini  puo’ essere escluso dal procedimento di V.I.A. ( valutazione impatto ambientale)”, in poche parole ,NON SERVE,   SBUGIARDANDO di fatto il sindaco Pascucci e la sua amministrazione .

Apettiamo ora ansiosi la mossa della amministrazione che , in un paese normale , dovrebbe chiedere scusa a Gentilini (e ai cittadini di Castel Madama per aver tradito la legittima aspettativa di buona amministrazione che meritano di avere) ed  adoperarsi per recuperare almeno,anche se solo parzialmente , i 3 anni persi .

Sempre se siamo ancora in tempo e Gentilini ha ancora in programma di investire a Castel Madama ……

TuttaAltraStoriaTutta un’altra Storia 

 

 

 

 

 

… PERCHÈ LA TERRA VIVA!

Veleni chimici, attacchi biologici, bombardamenti aerei, saccheggi, distruzioni: è la guerra agricola e la natura è il nemico. Per decenni gli annunci pubblicitari relativi all’agricoltura industriale hanno usato la guerra come principale metafora delle coltivazioni efficienti. Negli anni recenti, le armi usate dall’agricoltura industriale, dall’ingegneria genetica alle comunicazioni satellitari, sono diventate sempre più sofisticate. Nel frattempo, le vittime nella natura, fra gli animali e le popolazioni umane, continuano ad aumentare.

(Ron Kroese)

Alcuni giorni fa, durante un breve soggiorno tra il litorale di Ugento e la Punta Meliso, in quel SalentoAgricola severamente colpito dalla ‘Xilella fastidiosa’, ho avuto modo di leggere ‘La Terra è Viva’, una raccolta postuma di appunti di scienza contadina di Mario Incisa della Rocchetta, primo presidente del WWF Italia e pioniere della bioagricoltura, scomparso nel 1983.

A lui, nato a Roma nel 1889 da famiglia piemontese, si deve gran parte della conservazione dell’ambiente dell’Alta Maremma, dove nel 1959 realizzò la prima oasi faunistica privata: l’Oasi di Bolgheri nel Comune di Castagneto Carducci (LI).

I manoscritti degli anni ’50 e ’60, pubblicati trent’anni fa dalla Libreria Editrice Fiorentina, e riordinati dallo stesso editore Giannozzo Pucci per i ‘Quaderni d’Ontignano’ (collana di civiltà naturale che si prefigge di diffondere tradizioni e testimonianze utili a chi sceglie di radicarsi nel proprio territorio), hanno un valore immenso, quasi rivoluzionario, e sono una rivelazione dal punto di vista agronomico e culturale “perché la terra, l’ambiente, la natura vivono, sono la nostra casa e la nostra cultura”.

Un volumetto di poco più di cento pagine lette tutte d’un fiato che, nei tempi in cui si fa grande fatica a comprendere il senso delle cose, spalanca a nuovi orizzonti. Appunti tanto premonitori da indurre lo stesso Pucci (da esperto qual è) a ricredersi sui coltivatori italiani “dimostratisi in Europa i più vulnerabili e veloci ad allinearsi alle innovazioni tecniche, chimiche, genetiche, batteriologiche, atomiche, provenienti da oltre oceano e i meno attaccati alle loro tradizioni e ricchezze locali”.

Agricola1Come ricordato in prefazione, i manoscritti di Incisa della Rocchetta svelano l’esistenza di un fondatore dell’Agricoltura Biologica Italiana: tal Giulio Del Pelo Pardi (Roma, 1872 - 1952), ritenuto non solo un promotore dell’archeologia agraria, ma anche l’ideatore di un metodo di lavorazione e sistemazione dei terreni che porta il suo nome. Tutta la sua opera prende spunto da problemi, situazioni e reperimenti contingenti e casuali inerenti al riassetto e alla bonifica dei terreni destinati alla coltivazione, coerentemente affrontati nei più disparati aspetti e naturalmente collegati attraverso il confronto tra passato e tecnicismo moderno in rapida evoluzione.

Le sue osservazioni smentiscono quanto affermato da alcuni professori Universitari intervenuti nel luglio 1981 a Firenze alla conferenza di Masanobu Fukuoka, padre dell’Agricoltura Naturale (1913 - 2008), secondo i quali “in Italia l’aratura, sin dalle tradizioni più antiche, è sinonimo di agricoltura, per cui non è culturalmente concepibile da noi coltivare senza aratro”. Tra i suoi scritti si legge che “… nel materiale agrario restituito dalle stazioni paleolitiche e neolitiche ed anche dalle cuprolitiche, sicuramente non c’è traccia di aratro…”, così come pare avvenisse anche in epoca romana, stando a quanto riportato nelle descrizioni tramandateci da Columella e Varrone a proposito di alcuni campi agricoli “inarati”.

Come spesso accade alle voci fuori dal coro, il prof. Del Pelo Pardi, per qualche anno alle dipendenze dellaAgricola2 ‘Fowler’ (produttrice e noleggiatrice di grandi macchine dissodatrici), fu costretto ad abbandonare la ditta inglese, avendo caldeggiato un tipo di lavorazione del suolo agricolo diametralmente opposto allo scasso profondo e alla concimazione chimica.

Il ‘sistema Del Pelo Pardi’ fu all’epoca pesantemente avversato da tutti i fabbricanti di macchine agricole, concimi chimici e antiparassitari, e immediatamente liquidato grazie all’accanimento di Ispettorati Agrari e fattori compiacenti al volere di un establishment’ pronto a dichiarare guerra alla natura in nome del progresso e della crescita economica.

Il profondo rispetto per la terra e la straordinaria sensibilità di Mario Incisa della Rocchetta emergono con tutta evidenza quando afferma che oltraggiare la Natura è un reato, e che ogni lavorazione del suolo è un inizio di violenza da limitare allo stretto necessario.

Questo sensibile approccio si manifesta anche quando critica l’assurdo tentativo di salvare una specie isolandola dal proprio ‘habitat’ naturale, poiché l’unica possibilità di strappare al pericolo una specie in via d’estinzione è salvaguardare l’ecosistema in cui questa possa vivere naturalmente e autonomamente, oppure, quando parla della fecondazione di certi fiori (e non di altri) che avviene soltanto per opera di certi insetti (e non di altri), per dimostrare l’unità della Natura e l’interdipendenza di tutte le creature.

Tali osservazioni lo avvicinano in qualche modo alla visione olistica di Masanobu Fukuoka, secondo il quale possiamo “vedere la natura” senza esaminarla, e nonostante tutto conoscerla diventando un tutt’uno con essa.

L’agricoltura di Fukuoka si batte per aprire la strada a un’altra dimensione della vita. Si basa su una natura libera da intromissioni e interventi umani per ricostruire la natura dopo la distruzione causata dalla conoscenza e dalle azioni umane.

Come da lui stesso affermato in prefazione alla ristampa di ‘La fattoria biologica. Agricoltura secondo natura’ (1985), il metodo di agricoltura naturale dimostra l’efficacia di cinque punti principali: “niente aratura, niente fertilizzanti, niente pesticidi, niente sarchiatura, niente potatura”. Per questo, nella sua lunga esperienza, non ha mai dubitato delle potenzialità di un metodo naturale di coltivazione che rinunci alla conoscenza e alle azioni umane.

La stessa coltivazione organica, di cui si fa un gran parlare, è per lui un genere diverso di agricoltura scientifica. Il materiale organico trasportato da una parte all’altra subisce processi e trattamenti chimici e i risultati ottenuti sono marginali e di breve durata.

Se esaminati da una prospettiva più ampia, molti tentativi per proteggere l’ecologia naturale si dimostrano deleteri. Sebbene siano migliaia le malattie che colpiscono le piante nei campi e nelle foreste, la natura riesce sempre a mantenere l’equilibrio, e non ha mai avuto bisogno di pesticidi.

Per lui, umile precursore di possibili nuove vie naturali all’agricoltura e voce profonda della filosofia ecologista, l’uomo si è procurato fatiche e tribolazioni con le proprie mani da quando ha scoperto che queste malattie sono provocate dagli insetti. E non solo!

L’uomo - scrive Fukuoka - si sforza di eliminare anche le erbacce, mentre la natura non classifica arbitrariamente una pianta come ‘erbaccia’. Tantomeno un albero da frutto, se potato, cresce più vigorosamente producendo più frutti. Semmai cresce meglio nel suo habitat naturale, i rami non si intrecciano tra di loro, la luce del sole raggiunge ogni foglia, e l’albero fruttifica abbondantemente ogni anno invece che ad anni alterni. Molta gente oggi si preoccupa per la desertificazione di aree coltivabili e per la diminuzione della vegetazione del mondo, ma non c’è dubbio che la civiltà umana e gli errati metodi di coltivazione generati dalla presunzione umana sono i principali responsabili di questa piaga che affligge l’intero pianeta.

La sua grande paura è che la natura possa diventare il giocattolo dell’intelletto umano, così come sta avvenendo attraverso l’uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi che scrupolosamente evita favorendo le consociazioni e le sinergie tra piante e terreno.

Perfino l’ONU, in un rapporto dello scorso marzo, conferma che i pesticidi usati in agricoltura sono causa di 200.000 morti all’anno nel mondo (soprattutto nei paesi in via di sviluppo), nonostante ritenuti dannosi per gli ecosistemi e fortemente sopravvalutati quale rimedio di lotta alla fame.

La stessa Organizzazione lancia pesanti critiche all’industria agro-chimica accusata di negare i catastrofici danni causati dai prodotti chimici su ambiente, salute umana e società; di avvalersi di strategie di marketing aggressive e immorali, e di esercitare pesanti pressioni su governi che hanno ostacolato riforme e paralizzato le restrizioni internazionali sui pesticidi.

Gradualmente cominciamo a comprendere l’importanza delle tecniche agricole adottate, della biodiversità, dell’agroecosistema e dell’ambiente come fattori determinanti per prevenire il problema della desertificazione e del disseccamento rapido degli olivi nel Salento a causa della Xylella.

Tra le cause responsabili della “nuova peste” si individuano le pratiche agronomiche ad alto impatto e l’uso dei cosiddetti fitofarmaci contro patogeni ed erbe spontanee impropriamente definite “infestanti”; piante che invece svolgono un ruolo determinante per gli equilibri dell’agroecosistema e per la buona salute delle colture, così come l’agricoltura naturale dimostra.

Agricola3La Puglia è ai primi posti in Italia per uso di pesticidi, e la provincia di Lecce, dove l’emergenza Xylella è maggiormente avvertita, è quella che utilizza più glifosato per ettaro rispetto alle altre province.

Attraversando i Comuni della costa jonica, paradiso delle vacanze e inferno dell’agricoltura, ho potuto assistere alla devastazione della natura e del paesaggio olivicolo fortemente caratterizzante quei territori che sembra portare i segni della resa. Ma il motivo è veramente il parassita o sono i veleni nei campi?

Stando a quanto riferitomi da alcuni agricoltori locali è altamente probabile che i prolungati trattamenti chimici, unitamente a fattori antropici e ambientali, abbiano favorito l’abbassamento delle difese immunitarie degli olivi scatenando l’azione di funghi e batteri, tra i quali la ‘Xylella fastidiosa’.

Tra i dati allarmanti divulgati dalla stessa Procura di Lecce sembra che nel Comune di Alezio le sostanze nutritive del terreno portino valore di 0,936, mentre nel deserto del Sahara è 1.  

Purtroppo, nelle forme d’agricoltura industriale applicate anche su piccoli appezzamenti, non viene riconosciuto il ruolo positivo delle erbe spontanee contro le quali agricoltori certi di arrecare vantaggi alle colture, e in linea con logiche indotte dal paradigma dominante, hanno dichiarato lo stato di guerra chimica alla natura.

Di fronte a fattori che paiono chiarire le ragioni per cui il “Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO)” si è potuto sviluppare e diffondere nel Salento, istituzioni e politica continuano a battersi affinché non si cambi modello agricolo, e che la guerra contro i patogeni prosegui con interventi che, con ogni probabilità, serviranno solo a peggiorare una situazione già di per sé critica.

È una brutta pagina della storia dell’agricoltura italiana, ma forse un giorno comprenderemo il perché di tanto accanimento contro la Xylella e non contro i pesticidi che rendono le piante più vulnerabili ai patogeni e sempre più sterili i suoli agricoli.

Tuttavia, nonostante i presidi e le massicce mobilitazioni dei giorni scorsi da parte di comitati, sindacati,Agricola4 associazioni ambientaliste e di consumatori, il Parlamento italiano si appresta a ratificare l’accordo commerciale internazionale EU-Canada “Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA)” che decreterà la vittoria delle multinazionali e schiaccerà i diritti e la voce di cittadini e Stati.

Riguardo all’alto valore tossico dell’accordo, non è bastato ricordare che il Canada utilizza 99 principi attivi proibiti in Unione Europea, tra cui il ‘glifosato’ che per quanto dannoso non è il più pericoloso. Lo è meno del ‘paraquat’ considerato l’erbicida più tossico in circolazione tanto da essere bandito da oltre 40 Paesi, tra i quali i Paesi UE, e dalla stessa Confederazione elvetica dove la produttrice multinazionale ‘Syngenta’ ha sede.

Lascerà certamente indifferenti sia i senatori del Partito Democratico, Forza Italia e Centristi di AP-CpE-Ncd (tutti favorevoli al CETA), sia i senatori di MDP-Articolo 1 (tutti astenuti), sapere che il micidiale prodotto viene utilizzato su larga scala nei paesi in via di sviluppo e anche in Canada, dove Syngenta ha una sede sussidiaria in Ontario, e che lo stesso erbicida è causa di gravi lesioni cutanee, oculari e polmonari, nonché, in casi tutt’altro che rari, di intossicazioni croniche che portano al decesso.

E allora, quali sarebbero i vantaggi del CETA se non quelli di favorire gli interessi delle forze di mercato anche a danno delle eccellenze agroalimentari del Made in Italy’?

Tuttavia nel triste scenario di ingordi interessi c’è ancora chi combatte, chi fa “resistenza agricola”. Il 2 maggio 2015, durante la presentazione ad Expo Milano 2015 del manifesto ‘Terra Viva’ per un nuovo patto sociale, economico e agricolo, tenutasi alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, voci risuonanti come quelle di Vandana Shiva, Ugo Biggeri e Don Luigi Ciotti hanno indicato il ruolo determinante di un’agricoltura che restituisca fertilità ai terreni attraverso metodi biologici.

Il manifesto ‘Terra Viva’, frutto del lavoro e dell’elaborazione guidata dalla stessa Vandana Shiva, designa la strada per superare la crisi ambientale ed economica che colpisce un pianeta in cui, al suolo urbanizzato (entro il 2030) si aggiungerà una città estesa come tutto il Sudafrica, e dove la terra fertile viene erosa ad una velocità tra le 10 e le 40 volte superiore la sua capacità di rigenerazione.

Agricola5In attesa che il CETA concluda il suo iter autorizzativo in nome di un libero “scambio-truffa” e di accordi commerciali costruiti sui diritti delle multinazionali, serva di monito l’invocazione pronunciata in quel consesso da Don Luigi Ciotti: “Dobbiamo ripartire dalla cura del nostro pianeta perché non può esistere un’etica della convivenza senza un’etica della terra. La terra non è solo generatrice, è anche maestra di vita. Insegna la costanza, la profondità, la corresponsabilità e - come bene comune - indica la via della condivisione e della giustizia sociale”.

Ma il Ministro Martina, allora seduto a quel tavolo come latore di buoni propositi, saprà quanta distanza e quante contrarietà siano nel frattempo intervenute tra quel predicar bene e il razzolar altrimenti? Tra chi smantella creatività, diritti umani, democrazie e costituzioni e chi, sollecitando un nuovo ‘Patto con la Terra’ tra i diversi popoli, si sente parte di un unico Mondo e di un’unica Umanità?

Non parliamo dei valori del PIL, ma di un’umanità appartenente ad una ‘Civiltà Naturale’ che riconosce il valore intrinseco di ogni specie e di ogni persona in una ‘Terra Viva’, la cui sopravvivenza è essenziale alla nostra. Di una civiltà che, ponendo al vertice dei valori economici processi di profonda riconciliazione con la natura, vuole riaffermare tutta la voglia di tornare a se stessa.

Italo Carrarini

 

 

 

 

 

SALVA IL SUOLO

Natura

Ogni anno in Europa si perdono 1.000 kmq di suolo fertile (pari a 100.000 ettari), che spariscono sotto una colata di cemento, un'area estesa come l'intera città di Roma. In Italia, la quantità di suolo urbanizzato nel 2016 era di 2,3 milioni di ettari (pari a 377 mq per abitante), il 7,6% della superficie nazionale complessiva di 30 milioni di ettari. Il terreno cementato è pari a circa un sesto della superficie agricola coltivata, ma a differenza di questa non produce frutti. Il problema è che il consumo di suolo continua costantemente ed ininterrottamente, con la scomparsa ogni anno di 22.000 ettari di aree naturali italiane (cioè 60 ettari al giorno).

Alla Lombardia compete il record nazionale di zone urbanizzate: 12,8% del territorio regionale.

A Roma, seppure con modifiche e riduzione della cubatura, sta per partire il progetto dello stadio della Roma per circa 600.000 metri cubi. In Sicilia invece, vicino Marina di Modica, un’area costiera classificata come Sito di Interesse Comunitario, ha visto ripartire le ruspe (già bloccate nel 2006) per la realizzazione di un complesso turistico di 40.000 metri quadri di superficie, di cui 3.000 metri quadri di edifici.

Spesso inoltre le opere non si terminano, sono infatti 752 le opere incompiute presenti sul territorio nazionale, come emerge dall’aggiornamento 2016 dell’anagrafe delle opere incompiute, pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ne abbiamo più di un esempio addirittura a Castel Madama: la caserma, la palestra ed il depuratore.

Per la “Giornata della Terra”, il 22 aprile 2017, Legambiente si è mobilitata in tutta Italia per incrementare le adesioni alla petizione popolare promossa da People4Soil, una rete libera e aperta di ONG europee, istituti di ricerca, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti. Il suolo è una risorsa essenziale, limitata, non rinnovabile e non sostituibile: dalla salute dei suoli dipende il benessere attuale e delle future generazioni. La petizione - che può essere firmata anche online sul sito web www.salvailsuolo.it - chiede che l’Unione europea introduca una legislazione specifica sul suolo, riconoscendolo e tutelandolo come un patrimonio comune. Devono essere raccolte un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre prossimo; sono 54mila quelle necessarie per raggiungere il quorum in Italia.

Spesso infatti si costruisce in modo selvaggio, avendo come obiettivo solo interessi speculativi, trascurando l’impatto sulla produzione alimentare, la conservazione della biodiversità e la riduzione dei cambiamenti climatici. La posta in gioco è alta e la battaglia è difficile.

La Camera dei deputati ha approvato a maggio 2016 la legge sul contenimento del consumo di suolo, che si è poi fermata al Senato. Per tutti gli Stati membri dell’Unione serve un codice normativo chiaro che ponga limiti alla trasformazione dei suoli e spinga la rigenerazione urbana.

L’Italia è già piccola ed il veloce fenomeno di consumo del suolo può rovinare in maniera irreversibile le bellezze del nostro territorio, senza considerare le altre minacce che gravano sul suolo: preoccupanti fenomeni di erosione, di inaridimento (in particolare al sud e nelle isole), di contaminazione dovuta a preesistenze industriali, avvelenamento da fitofarmaci in agricoltura.

Centinaia di associazioni ambientali sottolineano come “senza un suolo sano e vivo non c'è futuro per l'uomo. Oggi il suolo è violentato, soffocato, contaminato, sfruttato, avvelenato, maltrattato, consumato. Un suolo sano e vivo ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dalle emergenze alimentari. Tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante, animali”. Per questo oltre 400 associazioni chiedono all'UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l'acqua e come l'aria. Se sei d’accordo, vai e firma la petizione sul sito web www.salvailsuolo.it !

Federico Fratini

 

 

 

 

 

ASPETTANDO SAN LORENZO

A fine agosto torna la festa di San Lorenzo con tante novità!!!

Come ogni anno torna la tradizionale festa di San Lorenzo, organizzata dallo storico comitato San LorenzoCome ogni anno torna la tradizionale festa di San Lorenzo, organizzata dallo storico comitato San Lorenzoe i giovani di Oratocca@noi, che quest’anno hanno rivisitato la festa con novità da non perdere!Ormai giunta alla 27° edizione, la Festa di San Lorenzo è un appuntamento fisso che anima il centro storicodi Castel Madama.In uno dei vicoli più suggestivi del nostro paese, si svolgeranno le due giornate, 26 e 27 agosto, all’insegnadi tradizione e innovazione!Infatti, non solo i classici giochi popolari a squadre per grandi e piccini ma tante novità vi aspettano!Street Food di qualità direttamente dalla Capitale con specialità culinarie da non perdere, artisti distrada, musica live, ospite del sabato sera Vincenzo Bencini, che con voce e chitarra porterà una ventatadi allegria... e tanto altro!Non anticipiamo di più, vi aspettiamo sabato 26 e domenica 27 agosto dalle ore 18.00!

A cura dei ragazzi di Oratocca@noi

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Lilith

 

 

 

 

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TRADIZIONALE INFIORATA DEL CORPUS DOMINI

Si è svolta domenica 18 giugno scorso, giorno della festa dedicata al Corpo e Sangue di Cristo, la tradizionale Infiorata in Piazza San Pietro che il sempre più nutrito Gruppo Infioratori Vicovaro organizza da diversi anni ormai, con la collaborazione della Parrocchia e il patrocinio del Comune.

Un lavoro lungo, paziente, che inizia diversi mesi prima del giorno fatidico e che si concretizza in una notte di fervente attività per l’allestimento dei quadri. Quest’anno sono stati complessivamente 13 i disegni, soprattutto di carattere religioso (Agnello di Dio, Madonna di Medjugorie, Arca di Noè) ma anche inerenti l’attualità e la storia locali (un quadro raffigurava Marcantonio Sabellico, in un altro c’era raffigurata Maria Antonietta, una fedele infioratrice recentemente scomparsa, in un altro ancora c’era un riferimento al terremoto) che sono stati prima eseguiti e poi “dipinti” di segatura colorata dai tanti volontari, più di cinquanta, di ogni età. Come da tradizione, il tappeto multicolore è stato poi attraversato dal sacerdote durante la processione del Santissimo Sacramento.

Il risultato, come potete ammirare dalle fotografie trovate sui social network, è stato davvero di notevole impatto.

Roberto Bontempi

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XI PREMIO MARCANTONIO SABELLICO

Dopo la pausa forzata dello scorso anno, il Comune di Vicovaro, grazie al ritrovato contributo della RegioneVicovaro1 Lazio, è riuscito a rinnovare l’appuntamento con il Premio Marcantonio Sabellico, il concorso artistico volto a tener desta la memoria del prestigioso umanista vicovarese, giunto ormai alla sua undicesima edizione.

Anche se preparate in poco tempo, sono state diverse ed interessanti le iniziative culturali collaterali sviluppate intorno al Premio e spalmate nell’arco di poco più di un mese. Si è partiti con una sorta di antipasto domenica 4 giugno quando, presso il Museo di Vie e Storie, si è tenuto un concerto di giovani promesse vicovaresi. Domenica 18, invece, presso la Biblioteca comunale, c’è stata l’inaugurazione ufficiale della manifestazione, con l’esposizione delle opere partecipanti ed un’interessante conferenza a cura dei professori Enrico Sartori e Margherita Crielesi (neo Assessore alla Cultura ed autentica “tuttofare” dell’intero evento) incentrata sul tema scelto per il Concorso: quello dei migranti. Al termine della conferenza, inoltre, è stata svelata la targa di intitolazione dell’archivio storico comunale a Flavia De Bellis, l’ultima, indimenticata e indimenticabile responsabile dell’archivio stesso.

La mattina di sabato 24 giugno il professor Alberto Crielesi ha tenuto una visita guidata proprio nell’archivio, mentre nel pomeriggio la maestra Chiara Rinaldi ha tenuto una lezione sulla sua tesi di laurea centrata sull’opera del Sabellico De situ urbis Venetae.

Venerdì 30 giugno grandi protagonisti sono stati i ragazzi della sezione strumentale dell’ICS Vicovaro che, accompagnati dai loro docenti, hanno tenuto, presso la Biblioteca comunale, un concerto intervallato da letture ad alta voce di opere partecipanti alle precedenti edizioni del Premio Sabellico in uno struggente ricordo dell’impiegato comunale Domenico Maugliani, apprezzato poeta.

La manifestazione si è chiusa domenica 9 luglio con la cerimonia di premiazione, svoltasi presso il Palazzo Cenci-Bolognetti, e alla quale hanno preso parte il Sindaco di Vicovaro, Fiorenzo De Simone, il già citato neo assessore alla Cultura Margherita Crielesi e le consigliere Luigina Bianchini e Loredana Rufini, che hanno coadiuvato Crielesi nell’organizzazione. Premesso che l’esiguo numero dei partecipanti ha consentito di attivare solo la sezione di scrittura creativa rispetto alle tre originariamente previste del settore adulti (c’è da lavorare in tal senso, e gli organizzatori lo sanno perfettamente…), bisogna riconoscere che i veri protagonisti del Premio sono stati i bambini della scuola primaria dell’ICS Vicovaro che, insieme ai loro insegnanti, hanno risposto adeguatamente agli stimoli offerti dalle due sezioni istituite per il settore bambini (disegno e scrittura creativa).

A far scendere il sipario su questa XI edizione è stato lo splendido concerto “Rock al Classico” degli (FM)2, formazione guidata dall’oboe di Flavio Troiani: una rivisitazione con strumenti classici di alcuni dei più grandi successi della musica pop-rock della storia. Che sia di buon auspicio per il futuro del Premio…

RISULTATI

SETTORE ADULTI – SEZIONE “SCRITTURA CREATIVA”

1° classificato:  “Non sempre c’è una luna in ogni spazioporto…” di Rebecca Restante

2° classificato: “Viaggiando” di Marco De Simone

3° classificato: “Galeoni” di Francesco Quilli

SETTORE BAMBINI – SEZIONE “SCRITTURA CREATIVA”

1° classificato:  “A Vicuaru” della classe III B

2° classificato: “Teatro” della classe IV B

3° classificato: “Giochi” della classe V B

SETTORE BAMBINI – SEZIONE “DISEGNO”

1° classificato “Chiesa” della classe IV A

2° classificato: ex aequo - “Vicovaro a colori” della classe II A e “Contro la guerra” della classe I B

3° classificato: “Contro la guerra” della classe I A

Roberto Bontempi

 

 

 

 

 

PRIMA EDIZIONE DEL MEMORIAL “MASSIMO OTTAVI” DI TENNIS

Un gruppo di appassionati di tennis di Vicovaro ha organizzato, dal 20 maggio al 30 giugno scorsi, presso iVicovaro2 campi del centro sportivo di Mandela, un torneo amatoriale intitolato alla memoria di Massimo Ottavi. Massimo era un ottimo tennista vicovarese, ma soprattutto una persona generosa, educata, disponibile, che aveva fatto dei suoi limiti fisici una risorsa e che nel corso del tempo era diventato un esempio per tanti. Nel tennis aveva trovato una strada per reagire alla difficoltà che la vita non gli aveva mai risparmiato. Massimo è morto improvvisamente e prematuramente il 19 febbraio 2016, ed è stato giusto ricordarne la memoria proprio su un campo da tennis.

I 24 partecipanti al torneo sono stati inseriti in sei gironi da quattro confrontandosi nella formula del round robin. I migliori 16 si sono poi affrontati in una fase a eliminazione diretta che partiva dagli ottavi di finale.

Alla fine ad imporsi è stato il veterano e grande lottatore Alfredo Ziantoni che, in finale, venerdì 30 giugno, ha avuto facilmente la meglio su Roberto Bontempi. Entrambi erano buoni amici di Massimo ed insieme a lui hanno condiviso tante ore sul campo da gioco. Terzo classificato, Alessandro Di Lorenzo.

Vicovaro3La cerimonia di premiazione ha vissuto momenti di vera commozione. Oltre ai sindaci di Mandela, Claudio Pettinelli, e Vicovaro, Fiorenzo De Simone (che ha promesso che intitolerà anche alla memoria di Massimo il campo da tennis che, dal prossimo autunno, dovrebbe nuovamente tornare agibile a Vicovaro), hanno presenziato la cerimonia anche i famigliari di Massimo, in particolare i fratelli Angelo e Marco, e Davide De Carlo, storico maestro nazionale di tennis all’Empolum di Castel Madama nonché allenatore di Massimo. Grande soddisfazione è stata espressa dagli organizzatori, che hanno ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa e che hanno manifestato la volontà di dare continuità a questo appuntamento nel corso del tempo, e da tutti i partecipanti che, senza rinunciare ad un sano agonismo, hanno sempre avuto ben chiaro il fine primario della manifestazione ed hanno potuto contare su un’organizzazione pressoché perfetta.

Al termine della cerimonia è stato organizzato un buffet presso la pizzeria Marco e Sonia e, degna conclusione di uno splendido evento, si è tenuto un apprezzato concerto acustico del gruppo emergente vicovarese “Half Nine”.

A cura della Redazione

 

 

 

 

 

TIVOLI VESTE DI ... BIANCO ...

TivoliIl giorno 3 luglio nella cornice tiburtina di Via Palatina, tutta “addobbata” a festa per l’occasione, si è svolta per il terzo anno consecutivo la bellissima manifestazione denominata “l’Eclissi”. Così verso l’ora del tramonto si sono cominciate ad avvicendare gruppi di modaioli vestiti a tema, come d’altra parte l’evento prevedeva. Obbligo… o meglio occasione di sfarzo… tutti vestiti di bianco con un tocco di nero…o, come direbbero quelli che parlano bene... ”total white and black touch”. Gruppi di dame e cavalieri che hanno potuto dar sfoggio alle trovate più stravaganti; cappelli, fiori che fungevano da bracciali, copricapo di ogni tipo, vestiti classici e mozzafiato, e chi più ne ha più ne metta. Cena dal menù traditional-chic meglio servita dal ben conosciuto “Orazio Catering” di Tivoli… dall’antipasto, ai due primi, al secondo, per terminare con un ottimo dolce. Eccellente l’apparecchiatura della tavola a cura di “Lilly” corredata da un addobbo floreale di una raffinatezza particolare. Tutto rigorosamente rispettando la tradizione del “black and white”. E non è mancato affatto il divertimento: musica dal vivo, balli, fuochi d’artificio e pioggia di coriandoli finale che hanno suggellato un bell’evento ed una serata stupenda. Il tutto è potuto avvenire anche grazie al supporto del CTS di Tivoli nella persona di Renato Chioccia che, come sempre, a curato il tutto nei minimi dettagli. Per quest’ anno i partecipanti sono stati più di trecento per novanta metri di tavolo, senza contare tutto quanto è stato impiegato per svolgerla al meglio: numeri imbarazzanti di stoviglie, fiori, uomini del personale e soprattutto tanta, ma tanta professionalità. Un evento dal sapore fashion, dove se partecipi sembra che, chissà per quale strana magia, sei stato proiettato in un altro posto, in un’altra epoca di chissà quanti anni fa , che in fondo è anche un po’ quello che desideriamo; evadere almeno soltanto per una sera da una realtà spesso stressante e alquanto faticosa . E faceva veramente bene agli occhi oltre che allo spirito vedere una volta tanto una bella tavolata di persone felici, che chiacchieravano allegramente facendo discorsi di ogni genere come se si conoscessero da sempre anche se magari si erano visti allora per la prima volta, che si divertivano insieme tra sorrisi e risate disinibite, tra un brindisi ed un bicchiere di buon prosecco. Davvero quindi complimenti agli organizzatori, al Comune di Tivoli che ha reso onore ancora una volta alla “Superba” nella persona del Sindaco Giuseppe Proietti anche lui presente alla cena in abiti più black che white, a tutti gli sponsor che si sono dati da fare al mero scopo di rendere tutto speciale onorando un concetto che ultimamente forse sta venendo sempre meno: l’aggregazione ed il piacere di stare insieme che in fondo in fondo …fa bene all’anima.

Valentina Torella

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INTERVISTA A PAOLO CREPET

In quest’intervista lo psichiatra, scrittore e sociologo Paolo Crepet che è stato a Tivoli il 17 giugno per laTivoli3 rassegna “Tivoli Incontra”, organizzata dall'Assessorato alla Cultura e che si è tenuta a Villa D’Este.

“Baciami senza rete” è un libro con un messaggio importante, quello di dare importanza ai rapporti sociali e non virtuali, a chi è rivolto?

È rivolto a tutti visto che la tecnologia è utilizzata dai più piccoli agli anziani. L’ho scritto qualche anno fa, quando di problemi legati al mondo dei social se ne parlava meno rispetto a oggi e me lo ha fatto scrivere la preoccupazione. Il messaggio è quello di aprire gli occhi soprattutto ai genitori che usano il tablet, mezzi simili come il babysitter dei figli e agli insegnanti.

 

“La ricerca della felicità” un altro tema fondamentale, cos’è la felicità per lei?

La ricerca della felicità è fatica, ci si accontenta della gioia ma non dell’assoluta felicità. È un meraviglioso miraggio, qualcosa da cercare sempre. La vita è una felicità, perché non esiste una sola felicità, ma varie e una persona la può trovare anche alla fine.

 

L’amicizia?

È una parola sacra, oggi si dice spesso sui social, “ti do l’amicizia”, ma cosa vuol dire questa frase? L’amicizia è una conquista, è un incontro e non può essere considerata un prêt-à-porter.

 

La tecnologia cosa rappresenta per lei?

Bisogna saperla distinguere, vi è internet che è una fonte, una grande biblioteca con i propri difetti e il social che non è altro che un gioco.

 

Progetti futuri?

In autunno uscirà il libro sulla parola “Coraggio”. Io sono affascinato dalle parole, a me piace partire queste per poi analizzare il tutto.  Il coraggio è la necessità di scoprire cose nuove, essere contro corrente e vivere in libertà. Significa dire no, perché molto più facile dire sì. Il segreto della vita è fare qualcosa di complicato, questo insegno ai ragazzi e affrontarla non è facile.

Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

 CORRO MA NON SCAPPO

Tivoli4Il 24 giugno si è svolto a Tivoli “Corro ma non scappo”, progetto a cui hanno preso parte cittadini e una cinquantina di migranti ospiti di vari centri d’accoglienza. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Tivoli promossa dalla cooperativa sociale Tre Fontane in collaborazione con alcune associazioni locali per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato, ha voluto coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza sui temi legati all’accoglienza e all’integrazione nel territorio.
Le attività sportive sono iniziate alle ore 17 quando cittadini e migranti si sono ritrovati al Parco Sogno di Malala di Villa Adriana (via Pugile 19) per partecipare, insieme, a una maratona di 3 km. A dare la partenza il sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti. “Corro ma non scappo” è stata anche l’occasione per conoscere tradizioni e usanze dei migranti originari dell’Africa subsahariana. “È stata una giornata scandita dalla voglia di integrazione e amicizia tra popoli”, spiega Marco Zonnino, Presidente della cooperativa sociale Tre Fontane. Il quale poi sottolinea: “Noi crediamo che è assolutamente possibile un’accoglienza che arricchisca i cuori e il bagaglio culturale di ognuno di noi”. E conclude con uno speciale ringraziamento: “Un grazie sentito a tutti i nostri collaboratori. Senza il loro impegno e senza i loro valori nulla di quello che abbiamo raggiunto si sarebbe potuto ottenere”.


Claudia Crocchianti

 

 

 

 

 

CENTRO SOCIALE ANZIANI

Rivolgo le più sentite condoglianze alla famiglia Nonni, per la perdita dell’amico Luigi, sindaco di Castel madama negli anni ’80, in cui fu realizzato il locale del nostro centro anziani.

Preciso ancora una volta che, alla data attuale, l’amministrazione Comunale non ha formalizzato, con delibera, la consegna dei locali allo scrivente.

A seguito di contatti avuti con l’assessore, Sig. Sara Beccaria, uffici tecnici, tale atto è necessario e non più rinviabile.

Mancanti dati certi circa la regolarità dei manufatti esistenti (locale centrale, copertura tettoia, vetrata di entrata, e spazi esterni).

L’amministrazione dovrà quindi procedere a l’accatastamento dei manufatti, alla loro agibilità e alla staticità sismica.

Preciso che la comunicazione in argomento è stata inoltrata in data 24/01/2017 prot. Del Comune n. 1010 del 24/01/2017.

Il gruppo teatrale del Centro, sta preparando varie iniziative che si realizzeranno dopo il periodo estivo.

Colgo l’occasione di augurare agli iscritti del C.S.A. un augurio di buone vacanze.

Il Presidente - Mario Caputi

 

 

 

 

 

DIFFICOLTA' E SINTOMI DELL'ANZIANO

Periodicamente, i pazienti geriatrici soffrono di determinati disturbi di entità relativamente modesta, chePsicologia tuttavia creano dei disagi a loro stessi, alle loro famiglie ed alle persone più vicine. La tendenza alla distrazione e la smemoratezza sono due disturbi fra i più frequenti. La loro etiologia e il loro significato è ancora un problema aperto. Secondo alcuni studiosi la mancanza di memoria è correlabile alla depressione piuttosto che alle alterazioni corticali. La registrazione, l’immagazzinamento e il recupero dei dati, sono tre componenti della memoria; in ogni specifico caso possono essere coinvolte tutte e tre le fasi o qualsiasi combinazione fra esse, con o senza alterazioni organiche. In termini clinici, abbiamo osservato che la tendenza a preoccuparsi, oltre alla depressione ed al deterioramento organico, è con ogni probabilità fra le cause più frequenti della distrazione. La tendenza alla distrazione e la smemoratezza diventano oggetto di attenzione clinica laddove comportano rischi per il paziente: la persona anziana spesso dimentica di chiudere le porte o spegnere le stufe, o lascia le chiavi nella serratura ecc. La tendenza ad accumulare cimeli e oggetti inutili è anche’essa un sintomo relativamente frequente negli anziani. Anche in questo caso, a meno che l’accumulo di oggetti non costituisca un pericolo o fastidio maggiore, non c’è motivo di chiedere un intervento terapeutico. Ciò che è importante ricordare è il significato che tali oggetti accumulati assumono per il paziente. Essi, infatti, simbolizzano gli sforzi che il paziente effettua allo scopo di mantenere un’identità ed un legame con il proprio passato. Talvolta la tendenza all’accumulo è una risposta ad un sentimento di perdita: perdita di una serie di facoltà ed abilità, perdita di oggetti d’amore, e a livello inconscio, la perdita della propria vita. Le accuse bizzarre, come le idee persecutorie, possono rappresentare il bisogno di richiamare su di sé l’attenzione altrui: esse possono essere la versione esagerata di qualcosa che sta realmente accadendo o possono essere idee deliranti. Nell’anziano svolgono una funzione difensiva e spesso sono facilmente analizzabili. Le preoccupazioni per il proprio corpo. In termini generali, si può affermare che negli anziani le preoccupazioni per il proprio corpo si manifestano, rispetto alle persone adulte sane, in misura più accentuata, in quanto il corpo tende a funzionare in mode sempre meno armonico. Va inoltre aggiunto che l’alterazione o il deterioramento corporeo è un segno visibile del cambiamento di identità personale. Lo stato confusionale porta di frequente la persona anziana o spesso i figli del paziente, a chiedere assistenza. La perdita dell’orientamento spaziale, temporale e soggettivo è senza dubbio un sintomo piuttosto serio che può preludere ad una serie di complicazioni nella gestione quotidiana autonoma. I deliri e le allucinazioni sono dei tentativi, di far fronte alle paure, angosce, alla mancanza di speranza ed al senso di impotenza. Talvolta questi sintomi possono rivelarsi utili per il paziente ma non altrettanto per le persone che gli sono accanto. Ovvero una persona può strutturare un delirio per compensare una realtà spiacevole. La morte e la sua imminenza. La nostra società ha riconosciuto progressivamente la morte come uno fra i problemi più rilevanti delle persone anziane. L’ansia della morte ormai vicina può attivare paure primarie relative a perdite e o separazioni oggettuali, o condurre a rivedere il proprio passato in chiave negativa. La condizione di fragilità emotiva, l’insonnia. La loquacità e il comportamento dipendente degli anziani,  costituiscono due atteggiamenti che risultano essere fastidiosi per le persone con cui convivono. A volte un racconto fiorito e interminabile può rappresentare un tentativo disperato di mantenere il contatto con gli altri. Il brontolare e il fare domande ricorrenti rappresenta spesso per la persona anziana, che sente via via sgretolarsi il suo legame con la realtà, una forma di esame di realtà. Le idee persecutorie sono spesso il frutto di un legame ridotto con la realtà. Alcune idee persecutorie, esprimono il desiderio di essere presi in considerazione dagli altri. La negazione della realtà può rappresentare per l’anziano l’estremo tentativo di salvare la propria autonomia. La regressione fisica e affettiva è una conseguenza del bisogno di dipendenza e di attenzione che in generale ogni persona anziana manifesta. Difficoltà e sintomi che spesso generano paure e angosce più nei familiari che non nella persona anziana.

Gioia Fabiani

 

 

 

 

 

LA FORZA DELLA MEMORIA CHE ROMPE IL SILENZIO

598 Giorni – Il diario di Attilio Iori

Quando 26 anni fa mio nonno, Attilio Iori (Castel Madama 1920-2007), venne a raccontare nella mia classeLibri di V elementare la sua esperienza di prigionia durante la seconda guerra mondiale non avrei mai immaginato che il destino mi avrebbe portato, anni dopo, a inseguire e ripercorrere i suoi passi in Germania. Il sentimento che ricordo di quel giorno è l’orgoglio e l’ammirazione di vedere mio nonno seduto al posto della maestra che ci raccontava e insegnava la Storia!

Mio nonno è uno degli oltre 600 mila militari italiani catturati dai tedeschi all’indomani dell’8 settembre 1943 che, rifiutando l’arruolamento nell’esercito tedesco, furono costretti ai lavori forzati fino al termine del conflitto. Dopo aver combattuto per 3 anni e mezzo nei Balcani, l’8 settembre era dislocato a Lubiana, quando venne catturato e deportato in Germania. Divenne uno degli IMI (Internati Militari Italiani) i quali, considerati traditori, furono trattati con crudeltà e profondo disprezzo, costretti a duri lavori nell’industria bellica tedesca e trattati come schiavi. Da prima a Berlino, nonno lavorò in diverse fabbriche; nel gennaio 1944 fu trasferito a Genshagen dove si producevano i motori aeronautici Daimler Benz. Da quel momento la sua storia fu legata al progetto in codice A8-Goldfisch, che lo portò a lavorare nella fabbrica sotterranea ricavata nella miniera di gesso di Obrigheim, nella valle del Neckar. Durante i 598 giorni della sua prigionia riporta la sua esperienza in alcuni diari. Attraverso gli occhi e la matita di un ragazzo poco più che ventenne, la prigionia e i sentimenti che l’accompagnano sono lucidamente descritti, fino al momento della liberazione che avviene in Algovia il 27 aprile 1945, dopo una lunga e pericolosa marcia verso il sud della Germania. L’8 maggio 1945 nonno ripartì per l’Italia insieme a uno dei gruppi organizzati dalle forze americane e arrivò a casa ai primi di giugno. Con lui, anche i suoi diari.

Per anni la sua testimonianza è stata racchiusa in una cartellina con su scritto “Documenti della Guerra”, dapprima nascosta in una vecchia valigia in cantina e successivamente nel cassetto di una scrivania. Dentro quaderni, foto e fogli che raccontavano di guerre, di paure, di speranze, di sentimenti patriottici, di 598 giorni di prigionia. Nonno mai ha voluto rimuovere dalla sua memoria tali avvenimenti. Così, ai figli e a noi nipoti sono giunti la sua testimonianza e i suoi diari, nelle cui pagine il tratto della matita appare schiarito dal passaggio del  tempo e delle mani che tante volte li hanno sfogliati.

Dopo oltre 70 anni da quegli eventi la nostra famiglia ha intrapreso un percorso a ritroso sulle orme di nonno giungendo fino al luogo di memoria di Nekarelz, sorto nei pressi dello scenario raccontato nei diari. Li le pagine hanno ritrovato pace e allo stesso tempo forza: l’energia e il coraggio spesi per scrivere quelle righe si sono trasformate in qualcosa di nuovo: una pubblicazione in italiano e tedesco. Un libro con documentazione iconografica che contribuisce a dare luce alla tragedia degli IMI, inserendola a buon diritto nella progettualità di conservazione della memoria storica relativa alla seconda guerra mondiale.

598 Giorni - Il diario di Attilio Iori (598giorni.wordpress.com), è stato presentato in Germania il 23 ottobre 2016 e verrà proposto a Castel Madama il 9 settembre 2017 con il patrocinio del Comune grazie al quale verrà anche allestita una mostra fotografica e documentale dal 8 al 10 settembre presso le sale del Castello Orsini.

Alessia Iori

 

 

 

 

 

GLI UOMINI INSIGNI ILLUSTRI E BENEMERITI NEL TEMPO DI CASTEL MADAMA

Il benemerito Prof. ANGELO MORESCHINI

autore del pregevole volume storico-artistico LE CHIESE DI CASTEL MADAMA

CulturaOsservando attentamente il nuovo Gonfalone del SS. Sacramento con l’effige di San Michele Arcangelo creato dal Prof. Picchi nel 1997, laddove è ritratta anche la SS. Vergine, s’intravede, tra una serie di personaggi, sul lato sinistro della Madonna, oltre a Mons. Ghezzi, il volto, di un Castellano: si tratta del concittadino Prof. Angelo Moreschini. Motivare tale scelta da parte dell’artista credo sia dovuta non all’appartenenza del Moreschini alla  Confraternita, ma ritenendolo meritevole  di tale privilegio per il suo attaccamento al mondo ecclesiastico, in modo particolare per aver pubblicato, dopo lunghe ricerche, una monografia storica sulle chiese e i luoghi sacri di Castel Madama dal titolo: LE CHIESE DI CASTEL MADAMA (1997) che mi riservo di commentare in altra favorevole circostanza.

Angelo nacque a Castel Madama il 30 agosto del 1914 all’interno di una famiglia di contadini (Luigi e Maria Scardala), non benestante.  I genitori per farlo studiare, come avveniva spesso in quei tempi, erano riusciti ad avviarlo, gratia et amore Dei, presso la congregazione laicale “Piccoli fratelli di Maria (fratelli Maristi) fondata da sacerdote Marcellino Champagnat (santo dal 1999) sede di Genova. Il giovane frequentò le medie, il ginnasio e il liceo e si laureò a pieni voti presso l’Università di Santa Caterina di Genova.

 Il nostro per un periodo espletò il ruolo d’insegnante con zelo e capacità e successivamente, transitò come funzionario dirigente, nei ruoli del Ministero dei Beni culturali presso la Sovraintendenza delle belle Arti sede di Roma, dove operava l’Ispettore Superiore suo compaesano Attilio Rossi.

Frattanto, il Moreschini trasferitosi a Castel Madama decise di mettere su famiglia e nel 1953 si congiunse in matrimonio, presso la Basilica di San Francesco di Assisi (in quell’anno, frequentavo la prima media presso il seminario del Sacro Convento di detta città, e servii da chierichetto quella messa) con la signorina Elide che diverrà mamma di Luigia e Antonella.

Stabilitosi permanentemente, nella sua città natale, oltre a svolgere il suo lavoro presso il Ministero, ebbe il tempo di prestarsi alla Politica, (ricoprendo l’incarico di Consigliere, di Assessore e nel 1982 di Vice Sindaco) interessandosi in modo particolare dell’Ambiente del rispetto del paesaggio e delle ricerche storiche della Comunità Castellana.

 Pur essendo più anziano di me a volte, mi intrattenevo con lui discutendo sulla storia e le origini del paese,Cultura1 sui fatti della Repubblica Empolitana (1800), sul libro Monte Frumentario (1615) del Libretto del Sale (1627), sul suo progetto di pubblicare un libro sulle chiese di Castel Madama e sul materiale interessante che giaceva nell’Archivio Storico della Comunità. Si congratulava elogiandomi spesso per le mie opere dialettali e soprattutto per la traduzione alla quale lavoravo presso l’Archivio di Stato del “ Ista  sunt statuta honorum virorum castri Sancti Angeli…(Statuto di Castel Madama) testo originale non  esistente presso l’archivio di Castel Madama,  che, guarda caso, avrei pubblicato contemporaneamente alla sua  opera che ho sempre ritenuta di una valenza storica-artistica assai pregevole.

 In paese era amato  e stimato per  il contributo volontario che sempre lo animava nel sostenere  le iniziative  culturali, religiose  sulle tradizioni popolari delle varie Associazioni. Ebbe buoni rapporti  con  il summenzionato Rossi, con  Attilio Testa il fondatore della Pro Loco di Castel Madama,  anche lui diplomatosi maestro presso il collegio dei fratelli Maristi  di Mondovì e altri uomini di cultura, il prof. Domenico Faccenna e il giovane Alfredo Scardala relatore in seguito della sua opera  E’ stato un esempio di onestà intellettuale, studioso, e soprattutto un innamorato della propria Comunità. La sua peculiarità è stata senza alcun dubbio l’umiltà e soprattutto  un pregio sicuramente acquisito come  Marista “Non mettersi troppo in evidenza e apparire il meno possibile,” ossia “ Fare, ma senza chiasso” ripeteva spesso il Santo Fondatore della Congregazione S. Marcellino. Anche nella sua opera, non a caso, “ Le chiese di Castel Madama, non inserisce un  curriculum vitae, né tanto meno un minimo cenno biografico.

Fu posto in quiescenza nel 1979 e fu insignito dell’Onorificenza di Cavaliere dell’OMRI.  Morì l’11 gennaio del 2000 all’età di 86 anni con il conforto religioso, di amici e familiari e il cordoglio e il rimpianto di tutta la città- Nel 2003 gli è stata intitolata la Biblioteca Comunale.

Alessandro Moreschini

 

 

 

 

 

CRISTIANO SALVATORI E FRANCESCO FONTANA SALGONO SUL PODIO AI 49° CAMPIONATI NAZIONALI DI NUOTO DI RICCIONE

Da giovedì 22 a domenica 25 giugno si sono svolti, presso lo stadio del Nuoto di Riccione, i 49° CampionatiNuoto Nazionali di Nuoto UISP. In vasca si sono affrontati più di 4.500 atleti tra esordienti, juniores, giovanissimi oltre che gli atleti della pallanuoto dai 6 ai 17 anni.

Tra le 156 società partecipanti, giunte da tutta Italia, anche la società SSD EMPOLUM 1983 era presente con le sue giovani promesse dell’agonistica:

BURLA Alexandro Classe 2009

BURLA Ilaria Classe 2007

CIAGLIA Giorgia Classe 2007

COLANTONI Isabella Classe 2007

CONDRAT Cristian Classe 2007

CRIELESI ALESSIO Classe 2010

FELIZZOLA Lavinia Classe 2008

FONTANA Francesco Classe 2008

GIORI Filippo Classe 2009

MILEA Cristian Manuel Classe 2010

PUSCASU Carla Anna Maria Classe 2009

SALVATORI Cristiano Classe 2008

SASTENI CHIARA Classe 2009

Tra gli Esordienti C, Francesco FONTANA e Cristiano SALVATORI sono saliti sul podio in due diversi stili a conclusione di due bellissime gare.

Nei 50 Rana maschi con un tempo di 45’70” Francesco FONTANA si è classificato al terzo posto ricevendo così la medaglia di bronzo, mentre nei 50 Dorso maschi con un tempo di 41’80” Cristiano SALVATORI ha invece conquistato un grandissimo secondo posto ricevendo la medaglia di argento.

La società SSD Empolum 1983 conclude questa bellissima esperienza a Riccione classificandosi 49° grazie anche ai punti ottenuti nella staffetta 4x50 misti maschi ES. – C, classificandosi ottavi ed alla staffetta 4x50 stile libero maschi ES. – C ottenendo un preziosissimo decimo tempo.

Nuoto1Il nuoto resta sicuramente uno sport fatto di grossi sacrifici e di grande dedizione al lavoro, con un impegno che deve essere sempre continuo e consolidato nel tempo. A conclusione di questa bellissima esperienza estiva, grandissima soddisfazione tra tutte le famiglie dei giovani atleti e per i tecnici della SSD Empolum 1983 Pina e Ramona che hanno visto in questa manifestazione un momento non solo di sport ma anche di crescita per tutti i partecipanti.

Un grandissimo in bocca al lupo a tutti gli atleti per la prossima stagione che li vedrà in vasca già dai primi di settembre !!!

a cura della Redazione

 

 

 

 

 

TRIONFO!!!

PallavoloNel mese di giugno la pallavolo castellana scrive un’altra pagina storica, conquistando il titolo provinciale del torneo Appio Maschile; questo torneo di fine stagione è il più importante del Lazio e vi partecipano tantissime società, che hanno la possibilità di inserire in organico anche atleti di categorie superiori, quindi provano già soluzioni in funzione della nuova stagione. Nel racconto delle gare, nel precedente numero de “La Piazza” avevamo raccontato la 2° giornata del torneo. La giornata n°3 del girone eliminatorio, la prima del ritorno ci mette davanti fuori casa Roma7, giochiamo alle 19 di mercoledì, un orario non proprio ideale per i nostri ragazzi, ma il torneo funziona così solo gara infrasettimanali. Ci schieriamo con Lenzi al palleggio, Marcangeli opposto, Nardi e Simone Marini martelli, Amabili e Arciero al centro. Giochiamo il 1°set con grande tranquillità, fa molto caldo, la palestra è molto piccola, quindi dobbiamo dosare bene i movimenti; il set scivola via tranquillo, in quanto ci basta battere bene per mettere in difficoltà i giovani atleti di Roma7; tra i migliori al servizio si distingue Giorgio Arciero in prestito per il torneo dal Tibur Volley. Vinciamo il 1°set 25/15. Nel 2°set invertendo come da prassi il campo di gioco, finiamo nella parte in cui c’è molto sole che finisce dritto negli occhi disturbando la visibilità dei giocatori. Questo elemento unito al calo di concentrazione, causato da avversari poco competitivi, ha l’effetto di riequilibrare il match che procede punto a punto, finchè la maggiore esperienza dei nostri riesce ad avere la meglio e chiudiamo 26/24. Nel 3°set la gara non ha storia entrano anche De Santis al palleggio al posto di Lenzi e Verna al posto di Amabili, i quali vogliosi di giocare ben figurano aiutandoci a chiudere per 25/17. Nell’ultima gara del girone consolidiamo il 1°posto con una netta vittoria per 3/0 contro il Tibur, arrivando a quattro vittorie consecutive per 3/0. Tra i nostri giocatori si rivede anche Leonardo Bruno entrato dalla panchina al posto di Simone Marini infortunato. Nei quarti di finale affrontiamo Pianeta Volley di Aprilia, ed avendo ottenuto il 2° miglior ranking nelle qualificazioni, giochiamo in casa il turno secco. Partiamo con Pierucci al palleggio, Marcangeli opposto, Romanzi e Amabili al centro, Bruno e Nardi martelli. Il 1°set parte molto bene siamo molto incisivi al servizio, difendiamo e giochiamo bene, chiudiamo 25/14 in nostro favore. Nel 2°set ci aspettiamo una gara agevole, invece gli avversari vanno al comando, sotto pressione sbagliamo troppe battute; il set sembra quasi perso ma una lunga serie di servizi di Romanzi, unito ad una grande attenzione nella fase difensiva ci portano a chiudere 25/23 il set. Nel 3°set il copione si ripete come nel 2°set, la gara è molto equilibrata, ma noi abbiamo un Nardi in grandissima condizione che metter giù le palle decisive e 25/22 in nostro favore. Vinciamo per 3/0 ed andiamo in semifinale dove ci aspetta il Freemind, squadra di prima divisione come noi, anch’essa ha sfiorato i playoff per la serie “D”. La gara è sempre a turno unico a Castel Madama. Ci schieriamo con la medesima formazione del turno precedente con l’aggiunta di Mario Luce nel ruolo di libero. Nel 1°set il livello di gioco è altissimo, gli ospiti vanno in vantaggio, il duo Nardi/Bruno (quest’ultimo in condizioni fisiche precarie per un problema alla spalla destra) dà nei momenti decisivi un apporto fondamentale, avendo a disposizione una vasta gamma di colpi. Come buono il supporto di Marcangeli e Romanzi. Il set termina 25/22. Nel 2°set riusciamo ad acquisiamo un leggero vantaggio, che ci portiamo fino al termine del set chiudendo 25/22 in nostro favore. Nel 3°set si ripete il copione dei set precedenti, quindi chiudiamo 25/22 vincendo per 3/0 (il sesto consecutivo), disputando una gara fantastica per concentrazione e cattiveria. Questo torneo iniziato un po’ per gioco ora si è fatto tremendamente serio, così si va in finale da disputare due giorni dopo (n.b. sabato) a Roma. In finale troviamo l’Apsia, squadra che nel suo organico ha inserito tre giocatori di serie “C” molto giovani. Nel 1°set ci schieriamo con Bruno e Nardi martelli, Amabili e Romanzi centrali, Pierucci al palleggio con Marcangeli opposto e Luce libero, come nella precedente gara. Il set parte in modo soporifero, con poca concentrazione da parte nostra, i nostri avversari vanno avanti, dimostrano un gioco veloce e concreto, soprattutto con il centrale ed una banda, ci mettono in grossa difficoltà. Il 1°set termina 21/25 per l’Apsia. Nel 2°set con formazioni invariate tentiamo una reazione, ma è blanda evidentemente stiamo pagando lo sforzo della gara precedente, in quanto recuperare in due giorni con questo caldo non è facile. Nella parte finale del set abbiamo la prima vera reazione, sotto di molti punti riusciamo a recuperare 23/23, ma commettiamo un errore, mandando al servizio i nostri avversari che non perdonano e chiudono 25/23. Questo potrebbe essere il set che ci taglia gambe e motivazioni, ma le squadre di questa società sono abituate a non mollare mai, il 3°set che vede Simone Marini in campo al posto di Marcangeli, un po’ spento, procede in modo equilibrato; la squadra dà segni di ripresa perché siamo riusciti a limitare le doti migliori dei nostri avversari. Siamo sotto 19/17, ma va in battuta Pierucci e cambia definitivamente la gara, perché con diversi Ace e una ricezione in difficoltà i giovani giocatori dell’Apsia perdono la bussola, vinciamo 25/21 riaprendo la gara. Nel 4°set dimostriamo ancora di più la nostra grandezza, schiantiamo gli avversari per 25/19 con alcuni attacchi di Bruno e Nardi semplicemente spettacolari, con la palla nei 2 metri!!!!! Nel 5°set completiamo la rimonta vincendo con ampio margine 15/10! E’ TRIONFO!!!! Vinciamo il torneo più ambito della regione scrivendo una pagina di storia, mai Castel Madama è arrivata così in alto. Questo risultato è esaltato ancor di più dal percorso seguito dalla squadra, abbiamo vinto 7 gare su 7 e perso solo 2 set su 23!!! Semplicemente MOSTRUOSI!!! Questo ci darà la spinta per costruire una squadra per centrare la serie D il prossimo anno!! Ci sentiamo a settembre!!!Forza Castelloooooooo!!!

Francesco Santolamazza

 

 

 

 

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